Se gestisci un sito web, prima o poi avrai bisogno di capire non soltanto quanto velocemente si carica una pagina, ma anche quali risorse la rallentano, se il sito è raggiungibile e cosa succede quando un passaggio critico smette di funzionare. È qui che entra in gioco Pingdom.
Il nome è conosciuto soprattutto per Pingdom Tools, il test gratuito con cui puoi inserire un URL, scegliere una località e analizzare il caricamento della pagina. Pingdom, però, oggi è una piattaforma SolarWinds più ampia: oltre allo speed test offre Synthetic Monitoring, uptime monitoring, page speed monitoring, transaction monitoring e Real User Monitoring (RUM).
Questa distinzione è importante perché il test gratuito e la piattaforma di monitoraggio rispondono a esigenze diverse. Il primo è utile per fotografare una pagina in condizioni controllate e individuare problemi tecnici; il secondo serve a controllare nel tempo disponibilità, prestazioni, transazioni e comportamento osservato sugli utenti reali.
In questa guida vedremo quindi come usare Pingdom Tools, come interpretare correttamente il report e il diagramma a cascata, quali sono i limiti del test gratuito e cosa offre Pingdom quando si passa dal singolo speed test al monitoraggio continuativo.
Una precisazione fin dall’inizio: Pingdom è uno strumento diagnostico, non un misuratore diretto del posizionamento SEO. Le prestazioni fanno parte dell’esperienza di pagina e Google utilizza i Core Web Vitals nei propri sistemi di ranking, ma ottenere un determinato punteggio su Pingdom o su qualsiasi altro tool non garantisce una posizione migliore nei risultati di ricerca. Google stessa raccomanda di non inseguire punteggi perfetti solo per ragioni SEO.
Cos’è Pingdom oggi e a cosa serve
Pingdom è una piattaforma di web performance e digital experience monitoring di SolarWinds. Il prodotto combina strumenti sintetici, che simulano accessi e interazioni, con il Real User Monitoring, che raccoglie invece informazioni sull’esperienza degli utenti effettivi.
Conviene quindi distinguere subito due livelli.
Pingdom Tools è il servizio gratuito più conosciuto. Lo utilizzi quando vuoi controllare rapidamente una singola pagina e ottenere informazioni sul peso, sulle richieste e sul modo in cui le risorse vengono caricate.
Pingdom come piattaforma di monitoring serve invece quando vuoi osservare un sito nel tempo, ricevere notifiche quando diventa irraggiungibile o lento, controllare processi come login e checkout oppure analizzare le prestazioni vissute dagli utenti reali.
Questa differenza spiega anche perché non conviene giudicare Pingdom soltanto confrontando il suo speed test gratuito con PageSpeed Insights o GTmetrix. Lo speed test è una parte del prodotto, non l’intero prodotto.
Come usare Pingdom Tools per testare la velocità del sito
Il Website Speed Test di Pingdom rimane molto semplice da utilizzare. Pingdom lo presenta come uno strumento gratuito pensato per analizzare la velocità di caricamento e individuare elementi troppo lenti o pesanti.
La procedura richiede pochi passaggi:
- inserisci l’URL della pagina che vuoi analizzare;
- scegli la località da cui eseguire il test;
- avvia il test;
- attendi il report;
- analizza risultati e waterfall senza fermarti al solo voto complessivo.
Il consiglio più importante è proprio l’ultimo. Un pingdom test diventa utile quando lo usi per capire perché una pagina si comporta in un certo modo, non quando guardi soltanto il numero più evidente nella schermata.
Quale località scegliere per il Pingdom test
La posizione geografica da cui parte il test può influire sui risultati perché introduce una diversa latenza di rete tra il sistema di test e il server che ospita il sito.
Per questo conviene scegliere una località ragionevolmente vicina al pubblico che vuoi simulare, non necessariamente quella più vicina a te.
Se il sito si rivolge principalmente all’Italia, ad esempio, ha senso partire da una location europea. Se gestisci un ecommerce rivolto soprattutto agli Stati Uniti occidentali, una località sulla costa occidentale sarà più rappresentativa per quel particolare scenario.
Guide specialistiche aggiornate riportano sette località disponibili per il test gratuito: Tokyo, Francoforte, Londra, Washington D.C., San Francisco, Sydney e San Paolo. La disponibilità delle singole location può tuttavia cambiare temporaneamente.
Se il tuo pubblico è distribuito in più aree, eseguire lo stesso test da località differenti può aiutarti a capire quanto incide la distanza geografica. Differenze importanti possono anche suggerire di verificare configurazione dell’hosting, caching e utilizzo di una CDN.
Perché conviene ripetere il test nelle stesse condizioni
Uno speed test è una fotografia, non una misura assoluta e immutabile.
Cache DNS, cache della pagina, CDN, carico momentaneo del server e risorse di terze parti possono produrre risultati differenti tra un’esecuzione e quella successiva. Anche il competitor Kinsta, nella sua guida aggiornata, evidenzia come test successivi della stessa pagina possano restituire tempi diversi pur mantenendo invariati peso e numero di richieste.
Per confrontare un intervento prima e dopo, cerca quindi di mantenere costanti almeno:
- URL;
- località;
- strumento;
- configurazione;
- condizioni di cache, per quanto controllabili.
Se cambi contemporaneamente tool, località e condizioni di test, diventa molto più difficile capire se la modifica che hai effettuato abbia realmente prodotto un miglioramento.
Come leggere i risultati del Pingdom speed test
Il valore del report non sta in un singolo numero. Devi leggere insieme peso della pagina, numero delle richieste, performance grade, distribuzione delle risorse, codici HTTP e waterfall.
La piattaforma Pingdom utilizza questi dati anche nel proprio Page Speed Monitoring a pagamento: la documentazione ufficiale cita load time, numero di richieste, dimensione della pagina, performance grade e waterfall come elementi dell’analisi.
Performance Grade: utile, ma non inseguire il 100
Il Performance Grade è probabilmente il dato che attira maggiormente l’attenzione perché trasforma la complessità della pagina in un voto immediatamente leggibile.
Pingdom specifica ancora che il proprio page speed monitoring valuta la pagina utilizzando la performance matrix di YSlow. Questo rende il grade utile per individuare possibili aree di intervento, ma non lo trasforma in una metrica moderna dell’esperienza utente né, tantomeno, in un punteggio SEO.
Qui c’è una distinzione importante rispetto al vecchio modo di utilizzare Pingdom: non tutte le raccomandazioni che contribuiscono al grade meritano la stessa priorità.
Indicazioni come comprimere risorse testuali, evitare richieste inutili, correggere errori o ridurre redirect superflui hanno ancora un significato tecnico. Altre regole storiche, invece, vanno contestualizzate. Per esempio, il semplice numero di richieste non racconta da solo le prestazioni di una pagina moderna: contano anche peso delle risorse, protocollo utilizzato, priorità di caricamento e comportamento del browser.
Se vuoi approfondire questo aspetto su WordPress, nella guida su come ridurre le richieste HTTP trovi un’analisi più specifica.
La regola pratica è semplice: usa il Performance Grade per trovare domande da approfondire, non come obiettivo da portare artificialmente a 100.
Dimensione della pagina e numero di richieste
Due dati particolarmente utili sono il peso complessivo della pagina e il numero delle richieste necessarie per caricarla.
Il peso permette di capire rapidamente se immagini, JavaScript, CSS, font o altre risorse stanno trasferendo una quantità di dati sproporzionata rispetto alla funzione della pagina.
Il numero delle richieste indica invece quante risorse il browser deve recuperare. Un numero elevato può essere un segnale da investigare, ma non significa automaticamente che la soluzione sia concatenare tutti i file in pochi asset giganteschi.
Su siti moderni devi chiederti soprattutto:
- quali risorse sono realmente necessarie;
- quanto pesano;
- quando vengono richieste;
- se bloccano il rendering;
- se provengono dal tuo dominio o da servizi esterni;
- se vengono correttamente memorizzate in cache;
- se una singola risorsa lenta sta ritardando tutto il resto.
È qui che il waterfall diventa molto più informativo del semplice conteggio.
Content size e requests per tipo di contenuto
Pingdom suddivide anche le risorse in categorie, permettendoti di capire quali tipi di file contribuiscono maggiormente al peso e alle richieste della pagina.
Se scopri che la maggior parte dei dati trasferiti arriva dalle immagini, il problema non è genericamente “la pagina è lenta”: hai una prima direzione diagnostica concreta.
Lo stesso vale per JavaScript, CSS, font e richieste verso domini esterni.
Una pagina che carica pochi file può comunque essere pesante se uno di questi è enorme. Al contrario, una pagina con numerose richieste piccole e ben gestite può comportarsi meglio di quanto suggerisca il semplice conteggio.
Per questo non conviene trasformare la regola “meno richieste = sito più veloce” in un automatismo.
Codici di risposta HTTP: 2xx, 3xx, 4xx e 5xx
La sezione dedicata ai codici di risposta permette di individuare richieste fallite, redirect e altri comportamenti che possono richiedere attenzione.
Secondo la classificazione HTTP:
- 200–299 indicano risposte completate con successo;
- 300–399 indicano redirect;
- 400–499 sono errori lato client, come
404 Not Found; - 500–599 indicano errori lato server.
Quindi un codice 301 o 302 non significa che “tutto funziona correttamente” nello stesso senso di un 200. Il redirect può essere perfettamente intenzionale, ma richiede una richiesta aggiuntiva e va valutato nel contesto.
Se nel report trovi un 404 relativo a un’immagine, uno script o un foglio di stile, vale la pena capire perché il browser sta chiedendo una risorsa inesistente. Una catena di redirect, invece, può indicare URL non aggiornati o una configurazione migliorabile.
Non tutti gli status diversi da 200 sono necessariamente problemi, ma il report ti aiuta a individuare quelli che meritano una verifica.
Come leggere il diagramma a cascata di Pingdom
Il waterfall, o diagramma a cascata, è una delle parti più utili del report di Pingdom perché mostra ogni richiesta lungo una linea temporale.
Invece di dirti semplicemente che la pagina ha impiegato un certo tempo, ti permette di vedere quale risorsa è stata richiesta, quando è partita la richiesta e quanto tempo ha richiesto.
Puoi incontrare fasi come:
- risoluzione DNS;
- apertura della connessione;
- negoziazione TLS/SSL;
- invio della richiesta;
- attesa della risposta;
- ricezione dei dati.
La durata e la sequenza delle barre aiutano a distinguere problemi molto diversi tra loro.
Se molte richieste aspettano a lungo la risposta del server, il problema non è lo stesso di una pagina che scarica immagini enormi.
Se invece una lunga attesa appartiene a uno script di terze parti, l’hosting potrebbe non avere alcuna responsabilità.
Lo stesso ragionamento vale per font esterni, servizi pubblicitari, analytics, widget e plugin che aggiungono risorse remote.
Il waterfall è quindi particolarmente utile perché trasforma un generico “il sito è lento” in una domanda molto più precisa: quale richiesta sta contribuendo al ritardo e in quale fase?
I limiti di Pingdom Tools: cosa il test gratuito non ti dice
Pingdom Tools rimane utile per una prima analisi, ma non va utilizzato come se descrivesse tutta l’esperienza degli utenti.
La differenza fondamentale è tra test sintetico e misurazione sul campo.
Un test sintetico carica una pagina in condizioni determinate e ripetibili. È molto utile per confronti, debug e diagnosi.
I dati sul campo derivano invece da visite reali, quindi comprendono dispositivi, reti, località e comportamenti diversi.
Sono due prospettive complementari.
Pingdom non è un report Core Web Vitals
Questa è probabilmente la distinzione più importante da fare oggi.
Google definisce i Core Web Vitals come metriche dell’esperienza reale relative a caricamento, responsività e stabilità visiva. Le metriche correnti sono LCP, INP e CLS e Google raccomanda di valutarle attraverso dati real-user quando disponibili.
Il test gratuito di Pingdom utilizza invece un ambiente sintetico. Un’analisi indipendente recente di DebugBear rileva inoltre che il free test viene eseguito da desktop, senza network throttling configurabile e utilizzando metriche di caricamento più tradizionali rispetto ai Core Web Vitals.
Questo non rende Pingdom inutile. Significa semplicemente che sta rispondendo a una domanda diversa.
Pingdom Tools: cosa succede in questo test controllato e quali richieste stanno rallentando la pagina?
Core Web Vitals sul campo: quale esperienza stanno vivendo realmente gli utenti?
Confondere i due livelli può portare a conclusioni sbagliate.
Pingdom e SEO: quale relazione c’è davvero
Google conferma che i Core Web Vitals sono utilizzati dai propri ranking system, ma chiarisce anche che ottenere buoni risultati nei Core Web Vitals o nei tool di terze parti non garantisce automaticamente un buon posizionamento.
Di conseguenza:
un Performance Grade alto su Pingdom non è un ranking factor noto;
un Performance Grade basso non dimostra automaticamente un problema SEO;
migliorare problemi tecnici reali individuati tramite Pingdom può invece migliorare l’esperienza degli utenti e, quando coinvolge aspetti rilevanti della page experience, avere un valore che va oltre il semplice voto del tool.
Se il tuo obiettivo specifico è valutare Core Web Vitals e distinguere dati reali da dati di laboratorio, usa PageSpeed Insights come complemento, non come sostituto automatico di Pingdom.
Quando usare Pingdom, PageSpeed Insights, GTmetrix o WebPageTest
Non esiste un solo strumento che risponde perfettamente a ogni domanda.
Pingdom Tools è particolarmente comodo quando vuoi eseguire velocemente un test da una località specifica e analizzare richieste e waterfall.
PageSpeed Insights è la scelta naturale quando devi verificare i Core Web Vitals disponibili attraverso CrUX e affiancarli a una diagnosi di laboratorio Lighthouse.
GTmetrix offre un ambiente di analisi più articolato e può essere utile quando vuoi approfondire waterfall, rendering e diagnostica; trovi un approfondimento nella nostra guida a GTmetrix.
WebPageTest è particolarmente interessante quando hai bisogno di un controllo più granulare sulle condizioni del test e sulle diverse fasi del caricamento.
Se invece vuoi una panoramica della categoria e non soltanto di Pingdom, abbiamo raccolto diversi strumenti nella guida ai test di velocità per siti web.
Il metodo migliore è scegliere lo strumento in base alla domanda. Usarne quattro e confrontare soltanto i punteggi produce spesso più confusione che informazione.
Cosa offre Pingdom oltre al test gratuito
La parte gratuita è soltanto l’ingresso nell’ecosistema Pingdom.
SolarWinds presenta oggi Pingdom come piattaforma di web performance e digital experience monitoring articolata principalmente intorno a Synthetic Monitoring e Real User Monitoring. Le funzionalità comprendono uptime, page speed, transaction monitoring, alerting e analisi degli utenti reali.
Synthetic Monitoring: controlli eseguiti automaticamente
Il Synthetic Monitoring simula in modo automatico accessi e interazioni con il sito senza aspettare che sia un visitatore reale a incontrare un problema.
La piattaforma comprende uptime check, page speed check e transaction check. Pingdom descrive questi controlli come un modo per individuare indisponibilità, rallentamenti o flussi critici interrotti.
La differenza rispetto al Website Speed Test gratuito è soprattutto la continuità.
Non stai più chiedendo “quanto è veloce questa pagina adesso?”, ma:
questa pagina continua a rispondere correttamente nel tempo?
le prestazioni stanno peggiorando?
un checkout o un login continuano a funzionare?
È questo cambio di prospettiva che rende il servizio interessante per siti aziendali, ecommerce e applicazioni.
Uptime Monitoring: sapere quando il sito non risponde
L’uptime monitoring verifica periodicamente la disponibilità del sito.
SolarWinds indica controlli di disponibilità fino a ogni minuto e più di 60 polling location globali per il prodotto di monitoraggio.
Se il sito smette di rispondere, Pingdom può quindi rilevare l’evento e attivare il sistema di alert.
Questo tipo di controllo è utile perché un problema di uptime può essere intermittente: se visiti manualmente il sito quando è tornato online, potresti non accorgerti che durante la notte o in una determinata fascia oraria si è verificata un’interruzione.
I dati storici permettono invece di osservare frequenza e durata degli incidenti e di confrontarli con eventuali interventi su hosting, applicazione o infrastruttura.
Page Speed Monitoring: osservare le prestazioni nel tempo
Il Page Speed Monitoring estende il concetto dello speed test singolo.
Pingdom indica che può eseguire automaticamente un test della pagina ogni 30 minuti, conservando dati storici e visualizzazioni utili a confrontare le prestazioni nel tempo. Include inoltre waterfall, performance grade e filmstrip del caricamento.
È un vantaggio importante quando stai cercando di capire se un rallentamento è occasionale oppure strutturale.
Potresti, ad esempio, osservare un peggioramento dopo:
- l’installazione di un plugin;
- l’aggiunta di uno script di marketing;
- una modifica al tema;
- un cambio di hosting;
- l’inserimento di nuove immagini;
- una modifica della CDN o della cache.
Il singolo test ti mostra il presente. Il monitoraggio storico ti permette di vedere quando qualcosa è cambiato.
Transaction Monitoring: controllare login, ricerca e checkout
Un sito può essere online e apparentemente veloce ma avere una funzione fondamentale non operativa.
È il problema che cerca di intercettare il Transaction Monitoring.
Pingdom permette di costruire una sequenza di passaggi e ripeterla automaticamente a intervalli stabiliti. La documentazione ufficiale cita casi come registrazione, login, ricerca e checkout. I test vengono eseguiti in un browser Chrome reale e possono essere programmati con frequenze differenti.
Per un ecommerce, ad esempio, non basta sapere che la homepage risponde con 200 OK.
Può essere molto più importante controllare che un utente possa:
- aprire il sito;
- cercare un prodotto;
- aggiungerlo al carrello;
- raggiungere il checkout;
- completare correttamente i passaggi previsti.
Se la sequenza si interrompe, Pingdom può rilevare il fallimento e generare un alert.
È una differenza sostanziale rispetto al semplice uptime monitoring: il sito può essere tecnicamente online mentre una funzione decisiva è inutilizzabile.
Real User Monitoring: vedere cosa succede agli utenti reali
Il Real User Monitoring (RUM) affronta il problema dal lato opposto rispetto ai test sintetici.
Invece di simulare una visita da un sistema controllato, raccoglie informazioni dalle sessioni degli utenti effettivi e permette di segmentare i dati per comprendere dove emergono problemi di performance. Pingdom lo presenta come uno strumento per analizzare la web application performance dalla prospettiva dell’utente.
Questa differenza conta molto.
Un test sintetico può essere eseguito da un data center veloce e stabile.
I tuoi utenti possono invece navigare:
- da smartphone;
- con hardware molto diverso;
- da Paesi differenti;
- su reti lente o instabili;
- in condizioni che il tuo test di laboratorio non riproduce.
Per questo synthetic monitoring e RUM non sono alternative perfettamente intercambiabili: uno offre controllo e ripetibilità, l’altro mostra la variabilità del mondo reale.

Pingdom stesso presenta la combinazione dei due approcci come il modo per avere una visione più completa delle prestazioni.
Alert, API e integrazioni
Il monitoraggio è utile solo se un problema arriva alla persona giusta in tempo utile.
SolarWinds indica per Pingdom alert tramite SMS, email e notifiche in-app. La piattaforma mette inoltre a disposizione webhooks e una Public API attraverso cui è possibile automatizzare interazioni con il sistema o integrare Pingdom in workflow più ampi.
Per team tecnici o agenzie che gestiscono più siti, questa parte può diventare più importante dello speed test stesso: Pingdom passa da strumento che consulti manualmente a sistema che segnala autonomamente quando qualcosa non funziona come previsto.
Prezzi di Pingdom e prova gratuita: cosa sapere
Pingdom non utilizza un unico piano fisso valido per qualsiasi progetto.
La pagina pricing distingue Synthetic Monitoring e Real User Monitoring e consente di dimensionare il servizio in funzione dei controlli sintetici o del volume di pageview RUM. Le soluzioni possono essere combinate, mentre per esigenze superiori sono previste opzioni Enterprise.
SolarWinds indica attualmente Pingdom con un prezzo di ingresso a partire da 10 dollari al mese, ma il costo effettivo dipende dalla configurazione scelta. Per questo, se devi fare un preventivo reale, è meglio utilizzare il configuratore ufficiale invece di basarti su un prezzo riportato in una guida che potrebbe diventare rapidamente obsoleto.
C’è anche un dettaglio da conoscere sulla prova gratuita: le pagine ufficiali Pingdom non sono al momento perfettamente allineate sulla durata.
Le pagine dedicate al pricing di Synthetic Monitoring e RUM riportano una prova iniziale di 14 giorni, mentre altre pagine di prodotto Pingdom/SolarWinds mostrano riferimenti a 30 giorni.
Per evitare di basare la scelta su un’informazione che può cambiare o dipendere dal percorso di registrazione, verifica durata, condizioni e prezzo direttamente nella pagina di iscrizione al momento dell’attivazione.
Domande frequenti su Pingdom
Cos’è Pingdom e a cosa serve?
Pingdom è una piattaforma SolarWinds per il monitoraggio di disponibilità, prestazioni e digital experience dei siti web. Include il test gratuito Pingdom Tools, Synthetic Monitoring, uptime e page speed monitoring, transaction monitoring e Real User Monitoring.
Pingdom Tools è gratuito?
Sì. Pingdom Tools mette a disposizione gratuitamente il Website Speed Test per analizzare una pagina e individuarne peso, richieste e possibili problemi di caricamento. Le funzionalità di monitoraggio continuativo appartengono invece ai servizi a pagamento.
Come si esegue un Pingdom test?
Inserisci l’URL nel Website Speed Test, scegli la località da cui vuoi eseguire l’analisi e avvia il test. Al termine non fermarti al Performance Grade: controlla anche peso della pagina, richieste, codici di risposta e waterfall.
Quale località devo scegliere?
Scegli una località vicina al pubblico che vuoi simulare. Se hai utenti distribuiti in Paesi diversi, esegui più test mantenendo costanti le altre condizioni in modo da poter confrontare i risultati.
Pingdom misura i Core Web Vitals?
Il test gratuito di Pingdom non va considerato equivalente a un report Core Web Vitals basato sui dati real-user di Google. Pingdom offre un test sintetico utile per la diagnosi delle richieste e del caricamento; i Core Web Vitals misurano invece aspetti dell’esperienza reale degli utenti. Per questo tipo di analisi conviene affiancare strumenti come PageSpeed Insights e i dati CrUX quando disponibili.
Un Performance Grade alto migliora la SEO?
Non direttamente. Il Performance Grade di Pingdom non è un ranking factor Google noto. Google utilizza i Core Web Vitals nei propri ranking system, ma chiarisce che buoni punteggi nei report di performance non garantiscono automaticamente un buon posizionamento.
È meglio Pingdom o PageSpeed Insights?
Dipende dalla domanda che devi risolvere. Pingdom è pratico per test sintetici da località differenti e analisi waterfall; PageSpeed Insights è più adatto quando devi distinguere i dati real-user CrUX dall’analisi Lighthouse e lavorare sui Core Web Vitals. Spesso ha più senso usarli insieme che scegliere un vincitore assoluto.
Pingdom può controllare se il checkout di un ecommerce funziona?
Sì, attraverso il Transaction Monitoring puoi configurare sequenze che simulano interazioni come login, ricerca e checkout e ricevere un alert quando uno dei passaggi non viene completato correttamente.
Quanto costa Pingdom?
SolarWinds pubblicizza attualmente Pingdom a partire da 10 dollari al mese, mentre il prezzo effettivo dipende da quantità di controlli, pageview RUM, modalità di pagamento e configurazione scelta. Per un costo aggiornato conviene utilizzare il configuratore ufficiale.
Conclusione
Pingdom rimane utile soprattutto quando lo utilizzi per la domanda giusta.
Se vuoi controllare rapidamente una pagina, confrontare test eseguiti dalla stessa località e capire quali richieste stanno rallentando il caricamento, Pingdom Tools offre un approccio immediato e un waterfall ancora molto utile per la diagnosi.
Il limite nasce quando si pretende che quel singolo test racconti tutta l’esperienza degli utenti o fornisca un voto SEO. Non lo fa. Il Performance Grade utilizza ancora una logica legata a YSlow e un test sintetico non sostituisce i dati real-user dei Core Web Vitals.
La piattaforma completa diventa invece più interessante quando devi passare dalla diagnosi occasionale al monitoraggio continuativo: uptime, page speed storico, transaction monitoring, alert e Real User Monitoring permettono di osservare problemi che un test eseguito manualmente una volta ogni tanto non può intercettare.
Il modo più sensato di usare Pingdom è quindi questo: Tools per individuare e confrontare problemi tecnici; monitoring sintetico per controllare ciò che deve continuare a funzionare; RUM e strumenti dedicati ai dati sul campo per capire l’esperienza reale degli utenti.
Non serve inseguire il 100. Serve capire quale dato sta segnalando un problema reale e intervenire sulla causa.