Un backlink è un link che parte da una pagina web esterna e punta verso una pagina del tuo sito. Se un blog cita una tua guida, una testata collega una tua ricerca o un’azienda rimanda a una tua risorsa, hai ricevuto un backlink.

La definizione è semplice. La parte più delicata arriva quando proviamo a stabilire quanto quel link conti per la SEO.

Google conferma di utilizzare i link per comprendere le relazioni tra le pagine, determinarne la rilevanza e scoprire nuovi URL. Inoltre, PageRank continua a far parte dei sistemi principali di ranking di Google. Questo, però, non significa che ogni backlink sia un voto positivo né che ottenere un link produca automaticamente un miglioramento delle posizioni.

È proprio qui che nasce buona parte della confusione.

Domain Rating, Domain Authority, Trust Flow, Zoom Authority, Spam Score e metriche simili possono aiutare nell’analisi, ma appartengono ai rispettivi SEO tool. Non sono punteggi assegnati da Google e non permettono di conoscere quanto Google abbia valorizzato un determinato backlink.

In questa guida vediamo quindi cosa sono i backlink, perché hanno ancora un ruolo nella SEO, quali attributi possono avere e soprattutto come analizzare un link senza ridurlo a un singolo numero.

Cosa sono i backlink e cosa significa “backlink” nella SEO

Nel linguaggio SEO, backlink, incoming link, inbound link e link in entrata vengono utilizzati per indicare sostanzialmente la stessa cosa: un collegamento che una pagina esterna crea verso una tua pagina.

Il concetto dipende quindi dal punto di osservazione.

Supponiamo che il sito A pubblichi un articolo e inserisca un collegamento alla pagina B del tuo sito. Per il sito A quello è un link esterno; per la pagina B è un backlink.

Se vuoi partire dal concetto più generale, nella guida sul significato di link e collegamento ipertestuale trovi il funzionamento tecnico del link indipendentemente dalla SEO.

Backlink, link esterno e link interno: le differenze

I tre termini descrivono relazioni differenti:

Tipo di linkDa dove parteDove arrivaEsempio
Link internodal tuo sitoa un’altra pagina del tuo sitoun articolo rimanda a una tua guida
Link esternodal tuo sitoa un altro dominiouna tua guida cita Google
Backlinkda un altro sitoal tuo sitoun blog cita una tua risorsa

La distinzione è importante perché link interni e backlink possono avere funzioni SEO differenti.

Con l’internal linking controlli direttamente quali pagine colleghi, con quali anchor e all’interno di quale architettura. Un backlink, invece, dipende normalmente da una pagina che non controlli.

Questo cambia anche il modo in cui deve essere valutato. Non basta verificare che il link esista: serve capire chi sta linkando, quale pagina lo fa, in quale contesto e perché.

Backlink e dominio referente: perché non sono la stessa cosa

Un altro errore comune consiste nel confondere numero di backlink e numero di domini referenti.

Se un unico sito collega la tua pagina da 200 URL differenti, puoi avere 200 backlink provenienti da un solo dominio referente.

Se invece 20 siti differenti inseriscono un collegamento verso la stessa risorsa, avrai almeno 20 backlink distribuiti su 20 domini referenti.

È una differenza importante durante l’analisi. Un numero molto alto di backlink può essere prodotto, per esempio, da un link presente in un template, in un footer o in centinaia di pagine dello stesso dominio.

Il dato aggregato “backlink totali” da solo non ti dice quindi quanto sia realmente diversificato il profilo né quale relazione editoriale esista fra le pagine coinvolte.

Perché i backlink contano ancora per Google

La risposta breve è: perché i link fanno ancora parte dei sistemi che Google utilizza per comprendere il web.

Google spiega nella sua guida ai sistemi di ranking di avere sistemi capaci di comprendere come le pagine si collegano fra loro, sia per determinarne il significato sia per stabilire quali potrebbero essere utili rispetto a una ricerca. Fra questi sistemi rientra PageRank.

La formulazione è molto diversa da “più backlink hai, più sali”.

Un link è uno dei tanti elementi che possono concorrere alla comprensione e valutazione delle pagine. Non esiste nella documentazione pubblica di Google una semplice equazione del tipo:

1 backlink autorevole = X posizioni guadagnate

Ed è meglio ragionare così fin dall’inizio.

PageRank e sistemi di analisi dei link: cosa Google conferma

PageRank nasce dall’idea di analizzare la struttura dei collegamenti tra le pagine. Un link non viene considerato soltanto come un collegamento tecnico: entra in una rete di relazioni fra documenti.

Il sistema originario si è evoluto profondamente. Google stesso specifica che il funzionamento di PageRank è cambiato molto rispetto alle origini, pur continuando a far parte dei suoi core ranking systems.

Se vuoi approfondire il meccanismo senza confonderlo con le metriche dei SEO tool, trovi una guida separata dedicata al PageRank di Google.

C’è poi una seconda funzione più semplice ma altrettanto concreta: i collegamenti permettono ai crawler di muoversi da una risorsa all’altra.

Nelle best practice ufficiali sui link, Google conferma di utilizzare i collegamenti sia come segnale per comprendere la rilevanza delle pagine sia per trovare nuove pagine da sottoporre a crawling.

Questo spiega perché i link appartengono contemporaneamente al tema del crawling, della comprensione delle pagine e dei ranking system.

Perché un backlink non è una garanzia di ranking

Se i backlink entrano nei sistemi di Google, perché un nuovo link non comporta necessariamente un miglioramento visibile?

Perché il ranking non dipende da un singolo sistema.

La pagina deve prima di tutto essere una buona risposta alla ricerca. Entrano poi in gioco molti altri elementi relativi alla query, al contenuto e ai sistemi utilizzati da Google.

Inoltre non conosciamo il peso eventualmente attribuito a un singolo collegamento.

Due backlink che in un report sembrano simili possono avere origini completamente diverse:

  • uno può essere una citazione editoriale inserita perché la tua risorsa è utile;
  • uno può derivare automaticamente da un template;
  • uno può essere sponsorizzato;
  • uno può trovarsi in un contenuto generato dagli utenti;
  • uno può far parte di uno schema costruito con lo scopo di manipolare il ranking.

Tecnicamente sono tutti link. Editorialmente e algoritmicamente non hai motivo di assumere che siano equivalenti.

Questa è anche la ragione per cui considerare ogni backlink come un “voto di fiducia” è una semplificazione utile solo fino a un certo punto. Aiuta a capire l’idea storica del PageRank, ma diventa fuorviante se la trasformiamo in una regola operativa.

Traffico referral e scoperta delle pagine: il valore oltre il posizionamento

Un backlink può avere valore anche senza produrre un miglioramento SEO misurabile.

Se una pagina frequentata dal pubblico giusto collega una tua risorsa, il link può portare traffico referral, far conoscere il brand o mettere il contenuto davanti a persone che potrebbero citarlo nuovamente.

C’è quindi una distinzione utile:

valore del backlink ≠ solo eventuale effetto sul ranking

Un link può essere interessante perché porta utenti qualificati. Oppure perché rende una risorsa più facile da scoprire. Oppure perché nasce da una relazione editoriale importante per il tuo settore.

Questo è uno dei motivi per cui un semplice score di dominio non riesce a descrivere completamente il valore di una citazione.

Tipi di backlink e attributi rel

Quando si parla di backlink compaiono spesso termini come dofollow e nofollow. In realtà “dofollow” non è un attributo HTML da aggiungere al link.

Un normale link non necessita di un attributo rel particolare per essere considerato tale.

Gli attributi diventano rilevanti quando chi pubblica il collegamento vuole specificarne la natura.

Link standard e “dofollow”: cosa significa davvero

Consideriamo questo normale collegamento:

<a href="https://example.com/">Risorsa di esempio</a>

Non contiene rel="dofollow".

Nel linguaggio SEO viene comunemente definito “dofollow”, ma tecnicamente si tratta semplicemente di un link senza una delle qualificazioni che stiamo per vedere.

Questo chiarimento evita un errore frequente: pensare che sia necessario aggiungere un attributo specifico per “passare valore”.

nofollow, sponsored e ugc: come interpretarli

Google documenta tre valori principali per qualificare determinate relazioni fra le pagine.

AttributoUso principale
rel="sponsored"link pubblicitari, sponsorizzati o inseriti a seguito di un pagamento
rel="ugc"link provenienti da contenuti generati dagli utenti, come commenti e forum
rel="nofollow"casi in cui gli altri valori non si applicano e non si vuole associare normalmente il proprio sito alla pagina collegata

Per i normali link editoriali che Google può analizzare senza qualificazioni particolari, non è necessario aggiungere un attributo rel. Google raccomanda invece sponsored per pubblicità e paid placement e ugc per i link inseriti dagli utenti.

Questo cambia anche il modo di valutare un backlink ricevuto.

Un backlink nofollow non va automaticamente classificato come “inutile”, così come un link privo di nofollow non va automaticamente classificato come “potente”. Prima viene la natura del collegamento e del contesto; l’attributo è una delle informazioni disponibili.

Come valutare la qualità di un backlink

Non esiste un indicatore pubblico di Google che restituisca il “valore SEO” di ogni backlink.

Di conseguenza, analizzare la qualità significa costruire una valutazione a partire da più elementi, sapendo che stiamo osservando proxy e caratteristiche del link, non leggendo direttamente il ranking system di Google.

Qui c’è una distinzione importante: alcuni criteri derivano da ciò che Google documenta sui link e sulle sue spam policy; altri sono criteri diagnostici utilizzati dai SEO per interpretare il contesto.

Pertinenza della pagina, contesto editoriale e provenienza

Partirei dalla pagina che contiene il link, non dal suo Domain Rating.

Chiediti:

  • l’argomento della pagina ha una relazione comprensibile con quella linkata?
  • il collegamento aiuta realmente il lettore?
  • è chiaro perché quella risorsa viene citata?
  • il contenuto che ospita il link ha una funzione editoriale reale?
  • la pagina sembra esistere per gli utenti o principalmente per ospitare collegamenti?

Google dichiara esplicitamente di utilizzare i link come segnale per comprendere la rilevanza delle pagine. Nelle sue linee guida raccomanda inoltre anchor descrittive e coerenti sia con la pagina di origine sia con quella di destinazione.

Non possiamo trasformare questa indicazione in una formula del tipo “pertinenza = 37% del valore del backlink”. Possiamo però usarla per costruire un’analisi molto più sensata di quella basata esclusivamente sul numero di link.

Immagina due collegamenti verso una guida sulla sicurezza WordPress.

Il primo arriva da un articolo tecnico che sta spiegando come mettere in sicurezza un’installazione e cita la guida nel passaggio appropriato.

Il secondo arriva da una pagina generica dedicata a coupon, casinò e software che contiene decine di link verso settori senza alcuna relazione.

Anche prima di aprire un SEO tool, hai già informazioni qualitative molto diverse.

Posizione del link e anchor text

L’anchor text è il testo cliccabile del collegamento.

Google spiega che un’anchor dovrebbe essere descrittiva, ragionevolmente concisa e pertinente alla pagina in cui compare e a quella verso cui punta. Specifica inoltre che anche le parole che circondano il collegamento contribuiscono a fornire contesto.

Per questo non analizzerei l’anchor isolandola dalla frase.

Una citazione naturale come:

per approfondire puoi consultare questa guida ai backlink

ha una funzione comprensibile.

Un profilo dominato artificialmente da centinaia di anchor exact-match commerciali merita invece un’analisi più attenta, soprattutto se quelle anchor derivano da attività costruite deliberatamente per influenzare il ranking.

Google include infatti fra gli esempi di link spam alcuni collegamenti con anchor ottimizzate inseriti in advertorial, guest post, comunicati distribuiti o commenti di forum quando lo scopo è manipolare i segnali di ranking.

Per il funzionamento dell’anchor puoi approfondire la nostra guida dedicata all’anchor text nella SEO.

DR, DA, Trust Flow e Zoom Authority: metriche utili, non fattori Google

Gli strumenti SEO cercano di sintetizzare sistemi molto complessi con metriche utilizzabili in un’analisi.

Il problema non sono le metriche. Il problema nasce quando attribuiamo loro un significato che non possiedono.

MetricaProviderCosa rappresentaCosa non rappresenta
Domain RatingAhrefsforza relativa del profilo backlink del dominio nel database Ahrefspunteggio assegnato da Google
Domain AuthorityMozmetrica proprietaria di confronto dell’autorità/ranking potential“autorità Google” del dominio
Trust FlowMajesticmodello proprietario legato alla qualità del profilo linkvalore PageRank assegnato da Google
Zoom AuthoritySEOZoommetrica proprietaria basata su performance organica, trust, stabilità e opportunitàpunteggio Google del dominio

Ahrefs definisce il proprio Domain Rating come una misura della forza relativa del profilo backlink di un sito rispetto agli altri siti presenti nel suo database, su una scala da 0 a 100.

Majestic definisce il Trust Flow come una propria metrica SEO che modella la qualità dei backlink.

SEOZoom definisce la Zoom Authority come una metrica proprietaria su scala 0–100 costruita sulle performance organiche e su componenti quali trust, stabilità e opportunità. Nella documentazione corrente specifica inoltre che i backlink non entrano direttamente nel calcolo della ZA.

Questo è particolarmente importante perché una vecchia interpretazione diffusa consiste nel considerare tutte queste metriche come varianti dello stesso concetto.

Non lo sono.

Un DR elevato può essere un dato utile quando confronti profili link attraverso Ahrefs. Una buona ZA può aiutarti a interpretare la visibilità organica di un dominio attraverso il modello di SEOZoom. Il Trust Flow osserva il web attraverso il modello di Majestic.

Nessuno di questi numeri ti dice direttamente quanto Google apprezzerà un backlink proveniente da quel dominio.

Per approfondire la distinzione puoi consultare anche la nostra guida alla Domain Authority.

Analisi backlink: cosa controllare davvero

Una buona analisi backlink parte da una domanda, non dal tool.

Vuoi capire perché un concorrente riceve molte citazioni? Vuoi verificare quali risorse del tuo sito attirano link? Stai controllando una campagna? Hai ricevuto una manual action relativa ai link? Stai cercando opportunità editoriali?

Lo stesso report assume significati diversi in funzione del problema.

Search Console e tool SEO non mostrano gli stessi dati

Google Search Console può essere un primo punto di osservazione perché lavora direttamente sulla proprietà che gestisci.

Dal report Links puoi esportare dati relativi ai collegamenti rilevati da Google e utilizzarli come base per ulteriori verifiche; la stessa documentazione del Disavow rimanda al report Links come possibile fonte per l’export dei collegamenti.

I tool SEO esterni lavorano invece con crawler, indici e metodologie proprie.

È quindi normale che Ahrefs, Semrush, Majestic, SEOZoom e Search Console restituiscano quantità differenti.

Numero diverso non significa necessariamente che uno degli strumenti sia “sbagliato”. Significa che non stai interrogando lo stesso database con la stessa metodologia.

Per un’analisi professionale è più utile comprendere questa differenza che cercare un numero assoluto di backlink da considerare “vero”.

Domini referenti, pagine linkate, anchor, attributi e link nuovi o persi

Quando apro un profilo backlink, non mi fermerei al totale complessivo.

Controllerei almeno:

Pagine che ricevono link.
Ti permette di capire quali risorse hanno conquistato citazioni. Se quasi tutti i backlink convergono sull’homepage, il profilo racconta qualcosa di diverso rispetto a un sito che riceve citazioni distribuite su guide, studi, tool e risorse editoriali.

Domini referenti.
Serve a distinguere la quantità di link dalla diversità delle fonti.

Pagina sorgente.
È spesso più importante del semplice dominio, perché è lì che puoi vedere contenuto, contesto e motivo della citazione.

Anchor text.
Aiuta a capire come viene presentata la risorsa e a individuare eventuali pattern costruiti artificialmente.

Attributi del link.
nofollow, sponsored e ugc forniscono informazioni sulla relazione dichiarata da chi pubblica il collegamento.

Nuovi e persi.
Sono utili soprattutto se stai misurando attività specifiche o vuoi capire perché un asset che prima riceveva citazioni non è più disponibile.

Poi viene la verifica manuale.

Aprire dieci pagine sorgente realmente importanti può insegnarti più di una dashboard con migliaia di righe mai contestualizzate.

Come analizzare i backlink dei competitor senza copiarne il profilo

La competitor backlink analysis ha senso se la usi per capire perché qualcuno viene citato.

Non deve diventare una lista di domini da contattare meccanicamente.

Supponiamo che un competitor riceva numerosi link verso uno studio originale.

L’informazione utile non è soltanto:

devo ottenere link dagli stessi domini.

La domanda più interessante è:

che cosa possiede quella pagina che la rende una fonte?

Potrebbe essere un dataset, un tool, una ricerca, una definizione particolarmente chiara, una visualizzazione originale oppure una risorsa continuamente aggiornata.

A quel punto l’analisi del backlink diventa anche un’analisi di information gain e linkability.

Il profilo dei concorrenti serve così a individuare formati, fonti di citazione e gap editoriali. Copiare semplicemente lo stesso elenco di domini rischia invece di farti inseguire il risultato visibile senza comprenderne la causa.

Backlink tossici e link spam: quando preoccuparsi

“Backlink tossico” è un termine dei tool e del linguaggio SEO, non una categoria ufficiale utilizzata da Google per assegnare un toxic score ai siti.

Questo non significa che non esistano link problematici.

Google possiede specifiche spam policies relative ai link e cita, fra gli altri esempi, acquisto o vendita di link per manipolare il ranking, scambi eccessivi, programmi automatici per creare link, link pubblicitari che trasferiscono ranking credit, directory di bassa qualità, link distribuiti in widget o template e commenti di forum con anchor ottimizzate.

La distinzione evita due errori opposti:

  • credere che qualsiasi link da un sito brutto o sconosciuto causi una penalizzazione;
  • ignorare veri schemi artificiali costruiti deliberatamente per manipolare i ranking systems.

Cosa considera link spam Google

Per Google il punto centrale è l’intento manipolativo e la natura dello schema, non il fatto che un dominio abbia semplicemente una metrica bassa.

Un piccolo blog appena nato può avere DR o DA molto bassi senza essere spam.

Viceversa, un dominio con metriche elevate può essere coinvolto in pratiche incompatibili con le spam policies.

Google considera tra gli esempi di link spam l’acquisto o vendita di link per ranking purposes e diversi sistemi artificiali di creazione o distribuzione dei collegamenti. Specifica però che comprare pubblicità o sponsorizzazioni non è di per sé vietato: i link commerciali possono essere qualificati correttamente con rel="sponsored" o rel="nofollow".

Questo è il motivo per cui non valuterei mai un link soltanto attraverso il valore del dominio.

Perché Spam Score e Toxic Score non equivalgono a una penalizzazione

Uno score prodotto da un SEO tool è un modello diagnostico del provider.

Può essere utile per filtrare migliaia di link e decidere quali controllare manualmente. Non dimostra però che Google abbia penalizzato il sito, né che consideri quello specifico backlink dannoso.

La sequenza corretta è:

metrica del tool → segnale da investigare → verifica del link e del contesto → confronto con le policy → decisione

non:

toxic score alto → Google penalty → disavow

La seconda sequenza sembra più semplice, ma sostituisce l’analisi con un numero.

Sul sito trovi anche una guida specifica dedicata a come analizzare i backlink sospetti. Va letta tenendo presente questa distinzione: la decisione finale deve derivare dalle policy e dalle caratteristiche effettive dei collegamenti, non dal solo score del software.

Disavow: quando ha senso e perché non va usato in automatico

Il Disavow è probabilmente il punto in cui serve maggiore cautela.

Google afferma esplicitamente che la maggior parte dei siti non ha bisogno dello strumento, perché i suoi sistemi sono normalmente in grado di stabilire quali link considerare. Raccomanda di valutare il disavow quando esiste un numero considerevole di link spam, artificiali o di bassa qualità e questi hanno causato, o è probabile che causino, una manual action.

Di conseguenza, trovare alcuni domini sospetti in un tool non è sufficiente per partire con un file di disavow.

Prima dovresti capire:

  1. da dove provengono i link;
  2. se sono stati creati nell’ambito di attività controllate da te o da chi gestiva la SEO;
  3. se rientrano effettivamente in uno schema contrario alle spam policies;
  4. se esiste una manual action o un rischio concreto compatibile con le condizioni indicate da Google;
  5. quali link stai chiedendo a Google di ignorare.

Se devi arrivare a questo livello di intervento, utilizza la guida specifica al Disavow Tool insieme alla documentazione ufficiale di Google.

Il punto da ricordare è semplice: il disavow non è un detergente SEO da utilizzare periodicamente per rendere “pulito” un grafico di backlink.

Come ottenere backlink senza confondere backlink e link building

Capire che cosa sia un buon backlink e costruire una strategia per acquisirlo sono due problemi collegati, ma diversi.

La prima domanda è analitica:

questo link che caratteristiche possiede e come devo interpretarlo?

La seconda è strategica:

come posso creare le condizioni perché altre pagine pertinenti abbiano un motivo reale per citarmi?

Per ottenere backlink sostenibili, partirei quindi da ciò che può essere effettivamente citato.

Un articolo generico riscritto da ciò che esiste già in SERP offre poche ragioni per ricevere un collegamento spontaneo. Una risorsa originale può averne molte di più.

Sono potenzialmente linkabili, per esempio:

  • dati e ricerche originali;
  • strumenti gratuiti;
  • template realmente utili;
  • statistiche con metodologia trasparente;
  • diagrammi e risorse visuali originali;
  • guide che risolvono un problema meglio delle alternative esistenti;
  • documentazione tecnica;
  • casi reali documentati;
  • definizioni o framework sufficientemente chiari da diventare una fonte.

Poi serve distribuzione. Anche un ottimo asset può restare invisibile se nessuno che potrebbe citarlo sa che esiste.

Qui però entriamo nella link building, che merita un processo autonomo: scelta delle opportunità, outreach, digital PR, partnership editoriali, link earning e controllo delle pratiche potenzialmente manipolative.

Per questo trovi il processo completo nella guida dedicata a come fare link building e ottenere backlink.

La separazione è utile anche operativamente:

analisi backlink → capisci ciò che esiste

link building → costruisci nuove opportunità

disavow → gestisci soltanto situazioni specifiche che richiedono quell’intervento

Trattarle come un’unica attività porta facilmente a decisioni sbagliate.

Conclusione

Il backlink resta un elemento importante del web e della SEO perché collega pagine, aiuta la scoperta delle risorse e rientra nei sistemi con cui Google comprende le relazioni fra i documenti. Ma proprio perché il meccanismo è più complesso di un semplice conteggio, la qualità di un profilo link non può essere ridotta a “più backlink = più ranking”.

Il modo più utile di leggere un backlink è partire dal contesto: quale pagina lo crea, perché lo crea, quale relazione esiste con la risorsa collegata, quale anchor utilizza e che tipo di link è.

Solo dopo entrano in gioco DR, DA, Trust Flow, Zoom Authority e gli altri score. Servono a osservare il web attraverso il modello del rispettivo strumento, non a leggere direttamente il giudizio di Google.

Lo stesso principio vale per i link sospetti: uno score elevato può suggerire un controllo, ma non equivale automaticamente a una penalizzazione. E il Disavow ha senso soltanto nelle condizioni molto più ristrette indicate da Google.

Se devi prendere una decisione pratica, quindi, parti sempre dalla domanda che stai cercando di risolvere. Se vuoi capire il tuo profilo, fai un’analisi backlink. Se vuoi guadagnare nuove citazioni, lavora sulla link building e sulla qualità delle risorse. Se sospetti uno schema artificiale, verifica prima le policy e soltanto dopo valuta eventuali interventi.

È questa distinzione, più di qualsiasi singola metrica, che permette di trattare i backlink come un dato SEO da interpretare invece che come un numero da inseguire.