Un link nofollow è un collegamento HTML che contiene rel="nofollow". Serve a qualificare la relazione con la pagina collegata quando gli altri valori disponibili non sono adatti e preferisci che Google non associ normalmente il tuo sito alla destinazione o non la raggiunga attraverso quel collegamento.
La parte importante è questa: non è un interruttore SEO con cui ordinare a Google di ignorare un link in modo assoluto. Google tratta nofollow, sponsored e ugc come hint, cioè segnali che i suoi sistemi possono usare nell’interpretazione dei collegamenti.
Se vuoi partire dal concetto più generale, nella guida su cosa sono i link e come funzionano trovi la distinzione tra collegamenti interni, esterni, anchor e hyperlink HTML.
| Situazione | Soluzione consigliata |
|---|---|
| Link editoriale normale verso una risorsa pertinente | Nessun valore rel speciale |
| Pubblicità, affiliazione o altro posizionamento compensato | rel="sponsored" |
| Link inserito dagli utenti in commenti, forum o altri UGC | rel="ugc" |
| Gli altri valori non sono adatti e non vuoi associare normalmente il tuo sito alla destinazione | rel="nofollow" |
| Vuoi impedire l’indicizzazione di una tua pagina | Valuta noindex, non questo attributo |
Il punto da ricordare è semplice: qualificare un link, controllare il crawling e controllare l’indicizzazione sono tre problemi diversi.
Cos’è questo attributo e cosa comunica a Google
Un normale hyperlink HTML può essere scritto così:
<a href="https://example.com/risorsa">Risorsa utile</a>
Se aggiungi:
<a href="https://example.com/risorsa" rel="nofollow">Risorsa utile</a>
il collegamento continua a funzionare normalmente per chi lo clicca. Cambia l’informazione che stai fornendo ai sistemi che interpretano l’attributo rel.
La documentazione ufficiale di Google sui link in uscita chiarisce che un normale collegamento non necessita di qualificazioni particolari. Questo valore entra in gioco quando sponsored e ugc non descrivono la relazione e preferisci che Google non associ normalmente il tuo sito alla pagina collegata o non la raggiunga attraverso quel link.
Sintassi HTML corretta
La forma corretta è:
<a href="https://example.com" rel="nofollow">Testo del link</a>
È quindi un valore dell’attributo rel, non un attributo autonomo.
Perché oggi è un hint e non un comando assoluto
Google introdusse in seguito sponsored e ugc e comunicò che i tre valori sarebbero stati trattati come hint per valutare i collegamenti.
La spiegazione storica di Google sull’evoluzione del sistema evita due errori opposti:
- considerarlo un comando che Google deve sempre rispettare;
- pensare che, essendo un hint, non serva più.
La lettura corretta è più semplice: continua a descrivere una relazione, ma non garantisce un risultato algoritmico deterministico.
Link standard, sponsored, UGC e qualificazione: quali sono le differenze
Google mette a disposizione valori diversi perché non tutti i collegamenti nascono dalla stessa relazione.
Link standard
Se citi liberamente una fonte, una documentazione, uno studio o una risorsa pertinente e non esiste una relazione che richieda una qualificazione specifica, normalmente non serve aggiungere nulla:
<a href="https://example.com">Approfondimento</a>
rel=”nofollow”
Usalo quando sponsored e ugc non descrivono il rapporto e preferisci non associare normalmente il tuo sito alla destinazione:
<a href="https://example.com" rel="nofollow">Risorsa citata</a>
rel=”sponsored”
È il valore pensato per:
- pubblicità;
- sponsorizzazioni;
- link di affiliazione;
- posizionamenti a pagamento;
- altre relazioni basate su un compenso.
<a href="https://example.com" rel="sponsored">Prodotto</a>
Google accetta ancora nofollow per qualificare collegamenti sponsorizzati, ma indica sponsored come valore preferito.
Questo è particolarmente rilevante nell’affiliate marketing, dove la qualificazione tecnica va tenuta distinta dalla disclosure commerciale verso il lettore.
rel=”ugc”
ugc significa User Generated Content e serve per collegamenti inseriti nei contenuti prodotti dagli utenti, per esempio commenti, forum, profili o community.
<a href="https://example.com" rel="ugc">Link inserito dall'utente</a>
Non significa automaticamente che il link o la pagina siano di bassa qualità. Descrive la provenienza del collegamento.
“Dofollow” non è un attributo HTML
Nel linguaggio SEO si parla spesso di link dofollow, ma tecnicamente non esiste un attributo rel="dofollow" da aggiungere.
Quello che molti strumenti chiamano “dofollow” è normalmente un link standard privo di qualificazioni speciali.
È possibile usare più valori rel nello stesso link?
Sì.
Per esempio:
<a href="https://example.com" rel="ugc nofollow">Link</a>
oppure:
<a href="https://example.com" rel="sponsored nofollow">Link commerciale</a>
Sono combinazioni valide, ma non vanno usate per automatismo. Se sponsored descrive già correttamente la relazione, non devi aggiungere un secondo valore “per maggiore sicurezza”.
Quando usarlo
Ha senso quando gli altri valori disponibili non sono adatti e vuoi qualificare in modo più prudente il rapporto con la destinazione.
Quando non vuoi associare normalmente il tuo sito alla destinazione
Può succedere, per esempio, quando devi citare una pagina perché è oggetto della tua analisi ma non vuoi presentarla come risorsa raccomandata.
Potrebbe essere il caso di:
- un esempio negativo;
- una pagina problematica;
- un sito che devi menzionare senza avallarlo editorialmente;
- altri contesti in cui
sponsoredeugcnon sono appropriati.
Questo non significa però:
“Non conosco perfettamente il sito, quindi applico sempre questo attributo.”
Se una fonte serve a sostenere un’affermazione importante, la priorità resta verificarne l’affidabilità.
Link sponsorizzati: quando usare sponsored
Per pubblicità, sponsorizzazioni o accordi economici la prima scelta dovrebbe essere:
rel="sponsored"
Google continua ad accettare anche il valore storico per questi collegamenti, ma sponsored comunica in modo più preciso la natura commerciale.
La distinzione diventa importante quando un link viene acquistato con l’obiettivo di influenzare il ranking. Le spam policies di Google distinguono i normali rapporti pubblicitari dai comportamenti costruiti per manipolare i sistemi di ricerca.
Contenuti generati dagli utenti: quando usare UGC
Se un sito permette agli utenti di pubblicare collegamenti, ugc è più specifico di una qualificazione generica.
Per community molto aperte o esposte allo spam puoi scegliere anche:
<a href="https://example.com" rel="ugc nofollow">Sito dell'utente</a>
La moderazione resta comunque necessaria. Un attributo rel non sostituisce una buona gestione dello spam.
Quando non usarlo
Gran parte degli errori nasce dal suo utilizzo senza una ragione precisa.
Link editoriali normali verso fonti affidabili
Se stai citando una documentazione ufficiale, uno studio, una fonte primaria o un approfondimento pertinente, e non esiste una relazione commerciale o UGC da qualificare, non c’è una regola che richieda di applicare questo valore.
Un link standard è sufficiente.
Applicarlo automaticamente a tutti i collegamenti esterni perché “così non disperdo autorità” è una lettura troppo meccanica della SEO.
Link interni e PageRank sculpting
Il tema dell’uso sui link interni merita attenzione perché in passato l’attributo è stato usato anche per il cosiddetto PageRank sculpting: si cercava di limitarlo su alcuni collegamenti interni per concentrare valore su altre pagine.
Non costruirei oggi l’architettura di un sito in questo modo.
Se una pagina interna è importante per utenti e struttura, normalmente vuoi che sia raggiungibile attraverso link HTML chiari e contestuali.
Perché non sostituisce noindex o robots.txt
Un valore rel qualifica il link. noindex riguarda la presenza della pagina nei risultati. robots.txt riguarda l’accesso dei crawler alle URL.

Se vuoi evitare che una pagina compaia nei risultati di Google, la documentazione sui robots meta tag indica noindex come controllo appropriato:
<meta name="robots" content="noindex">
Se invece vuoi impedire a Googlebot di effettuare il crawl di una determinata area del sito, puoi valutare le regole in robots.txt.
Una pagina può comunque essere scoperta attraverso altri link, sitemap o siti esterni. Per questo qualificare un singolo collegamento non è un metodo affidabile per rendere invisibile la destinazione.
Che valore hanno questi link per la SEO?
Qui bisogna evitare sia “valgono sempre” sia “valgono zero”.
Un link può essere contemporaneamente:
- un collegamento utilizzabile da una persona;
- una citazione;
- una fonte di traffico referral;
- una relazione fra due documenti;
- un elemento che i motori possono interpretare.
Ridurre tutto alla domanda “passa o non passa PageRank?” elimina buona parte del contesto.
Cosa sappiamo da Google
Google ha spiegato che questi valori vengono trattati come hint.
Questo significa che non è corretto dire:
“Un backlink con questo attributo non può contribuire in alcun modo ai sistemi di Google.”
Ma non è corretto neppure dire:
“Google può considerarlo, quindi vale quanto un normale backlink.”
Non abbiamo una base per attribuire una quantità di valore SEO a un singolo collegamento.
Backlink, referral traffic e visibilità
Quando analizzi i backlink di un sito, l’attributo rel è una caratteristica da controllare, non il verdetto finale.
Un backlink qualificato può comunque:
- essere cliccato;
- generare visite;
- far conoscere un brand;
- portare nuovi lettori;
- generare citazioni successive;
- inserire una risorsa in un contesto editoriale pertinente.
Se stai lavorando sull’acquisizione dei collegamenti, conviene valutare anche pertinenza, sorgente, contesto, anchor e destinazione: sono elementi centrali anche in una strategia di link building.
Perché non esiste un rapporto ideale tra link standard e qualificati
Non cercherei mai di ottenere una percentuale prefissata tra link standard e qualificati per far apparire il profilo “naturale”.
Non esiste una proporzione universale indicata da Google.
La distribuzione dipende da tipo di sito, fonti che lo citano, community, PR, partnership, piattaforme e modalità con cui le citazioni sono state ottenute.
Meglio chiedersi perché esistono quei link e in quale contesto sono stati creati.
Come aggiungere l’attributo a un link
Dal punto di vista tecnico l’implementazione è semplice.
Esempio HTML
Parti da un collegamento normale:
<a href="https://example.com">Visita la risorsa</a>
e aggiungi il valore:
<a href="https://example.com" rel="nofollow">Visita la risorsa</a>
Se il link contiene già altri valori rel, puoi inserirne più di uno separandoli con uno spazio.
Per esempio:
<a href="https://example.com" rel="noopener nofollow">Visita la risorsa</a>
noopener e il valore SEO svolgono funzioni differenti.
Come aggiungerlo in WordPress
Con l’editor a blocchi non è normalmente necessario installare un plugin soltanto per applicarlo a un singolo collegamento.
La documentazione ufficiale di WordPress sul controllo dei link prevede direttamente l’opzione Mark as nofollow nelle impostazioni avanzate.
La procedura è:
- seleziona il testo collegato;
- apri il controllo del link;
- entra nelle opzioni avanzate;
- abilita Mark as nofollow;
- salva o aggiorna il contenuto.
Se stai facendo un audit, conviene comunque controllare il markup finale per verificare che tema, plugin o altri sistemi non abbiano modificato il collegamento.
Come combinare i diversi valori rel
Puoi trovare combinazioni come:
<a href="https://example.com" rel="sponsored nofollow">Prodotto</a>
oppure:
<a href="https://example.com" rel="ugc nofollow">Link utente</a>
Il criterio migliore è:
identifica la relazione → scegli il valore più specifico → aggiungi altri valori soltanto se hanno una funzione reale.
Come verificare l’attributo rel
Per controllare un singolo collegamento non serve necessariamente un tool SEO.
Controllare un singolo link dal browser
- Apri la pagina.
- Fai clic con il tasto destro sul collegamento.
- Scegli Ispeziona.
- Individua l’elemento
<a>. - Controlla il valore di
rel.
Potresti trovare:
<a href="https://example.com" rel="nofollow">Link</a>
oppure:
<a href="https://example.com" rel="sponsored">Link</a>
oppure nessuna qualificazione speciale:
<a href="https://example.com">Link</a>
Controllare gli attributi rel con un crawler
Su un sito con centinaia o migliaia di pagine, un crawler SEO può estrarre gli outlink e classificare i valori rel.
Puoi così cercare problemi concreti come:
- link commerciali non qualificati;
- qualificazioni aggiunte ai link interni senza motivo;
- attributi incoerenti tra template;
- regole applicate automaticamente da plugin o temi.
Quello che eviterei è usare il numero totale di collegamenti qualificati come KPI.
L’audit deve trovare relazioni sbagliate, non una percentuale ideale.
Domande frequenti
Un link qualificato può comunque portare a una pagina indicizzata?
Sì. Applicare questo valore a un collegamento non garantisce che la destinazione resti sconosciuta o non indicizzata.
Google può scoprire la stessa URL attraverso altri link, sitemap o altri percorsi.
Cambia qualcosa per chi clicca sul link?
No. Il collegamento continua normalmente a portare alla destinazione.
rel=”noopener” e rel=”nofollow” sono la stessa cosa?
No. Hanno funzioni differenti e possono comparire nello stesso attributo rel.
Bisogna applicarlo a tutti i link verso i social network?
No. La destinazione social, da sola, non è un motivo sufficiente.
Devi valutare la natura del collegamento come faresti con qualsiasi altra destinazione: editoriale, commerciale, UGC o altro.
Conclusione
Il modo più utile per ragionare su questo attributo non è chiederti quanta “autorità” stai trattenendo.
Chiediti invece che relazione esiste tra la tua pagina e quella che stai collegando.
Se è un normale riferimento editoriale, non serve un valore speciale.
Se deriva da pubblicità o compensi, sponsored descrive meglio la relazione.
Se nasce da contenuti generati dagli utenti, usa ugc.
Se sponsored e ugc non sono appropriati e preferisci non associare normalmente il tuo sito alla destinazione, il valore nofollow rimane lo strumento previsto.
E se il tuo vero obiettivo è impedire il crawling o l’indicizzazione di una pagina, cambia problema e cambia strumento: un attributo sul link non sostituisce robots.txt o noindex.
