Un indirizzo IP è un identificatore utilizzato dal protocollo Internet per permettere ai dispositivi e alle reti di inviare e ricevere dati. Quando apri un sito, guardi un video o utilizzi un’app online, i pacchetti devono sapere dove andare e dove restituire la risposta: questi identificatori fanno parte del meccanismo di instradamento.

La definizione, però, diventa fuorviante se riduciamo tutto a “un numero univoco che identifica il tuo computer”. Il dispositivo può avere un IP privato nella rete locale, mentre i siti Internet vedono un IP pubblico associato alla connessione. Con NAT o CGNAT, più dispositivi e perfino più utenze possono inoltre condividere lo stesso indirizzo pubblico.

Capire questa differenza è utile anche quando vuoi trovare il dato della tua connessione: devi prima stabilire quale dato stai cercando. Quello visibile su Internet? Quello del PC nella rete Wi-Fi? Quello del router? In questa guida distinguiamo questi casi e vediamo come recuperarli senza confonderli.

ConcettoIn pratica
IP pubblicoÈ il valore con cui una connessione si presenta verso Internet
IP privatoIdentifica un dispositivo all’interno della rete locale
IP staticoÈ configurato o assegnato per rimanere stabile
IP dinamicoViene assegnato automaticamente e può cambiare
IPv4Usa indirizzi a 32 bit, per esempio 192.168.1.20
IPv6Usa indirizzi a 128 bit, per esempio 2001:db8::25

Cos’è un indirizzo IP e cosa identifica davvero

IP significa Internet Protocol. Questo dato è l’informazione che il protocollo utilizza per identificare sorgente e destinazione dei pacchetti e consentire ai router di inoltrarli attraverso le reti.

Immagina di aprire una pagina web. Il browser deve prima raggiungere il sistema che ospita quella risorsa. La richiesta attraversa la rete, arriva al destinatario e la risposta deve poter tornare verso la tua connessione.

Questo processo coinvolge valori di origine e destinazione, ma non significa che uno di questi valori corrisponda sempre in rapporto uno-a-uno a una persona o a un singolo dispositivo.

In una normale rete domestica, per esempio, potresti avere:

  • PC: 192.168.1.20
  • smartphone: 192.168.1.21
  • smart TV: 192.168.1.22
  • router: 192.168.1.1

Questi valori sono utilizzati all’interno della rete locale. Quando i dispositivi comunicano con Internet tramite IPv4, il router può tradurre le connessioni attraverso NAT e farle uscire con un indirizzo pubblico.

Per questo motivo, prima ancora di chiederti “qual è il mio indirizzo IP?”, conviene distinguere il contesto.

Come funziona quando apri un sito

Quando inserisci un dominio nel browser, normalmente non conosci il riferimento di rete del server. Entra quindi in gioco il DNS, che consente di risolvere il nome e ottenere il valore necessario per raggiungere la destinazione.

Una volta individuata la destinazione, il traffico può essere instradato attraverso Internet verso il server. Se vuoi approfondire questo passaggio, nella guida su cos’è il DNS e come funziona trovi spiegato l’intero processo di risoluzione, dai resolver ai nameserver autorevoli.

Sul lato opposto c’è il sistema che riceve la richiesta. Nel caso di un sito web, puoi approfondire anche come funziona un web server e in che modo browser, DNS, protocollo Internet e HTTP collaborano per consegnare una pagina.

DNS e indirizzamento: qual è la differenza

Un dominio e il riferimento numerico usato dalla rete svolgono funzioni diverse.

creativemotions.it, per esempio, è un nome pensato per essere ricordato da una persona. Quel riferimento serve invece nel processo di comunicazione. Il DNS collega questi due mondi attraverso record come A, usato per associare un nome a un indirizzo IPv4, e AAAA, utilizzato per IPv6.

Un dominio può inoltre essere associato a più valori e un singolo valore può servire più domini. Anche per questo non è corretto considerare automaticamente questo dato come l’identità di un singolo sito, dispositivo o individuo.

IP pubblico e IP privato: qual è la differenza

La distinzione tra IP pubblico e privato è una delle più importanti per capire come funziona una connessione.

Quello pubblico viene utilizzato per comunicare attraverso Internet. Quello privato appartiene invece a uno spazio riservato alle reti locali e non viene instradato sulla rete Internet pubblica.

In casa puoi quindi avere decine di dispositivi con valori privati differenti e una connessione che, verso l’esterno, utilizza un solo IPv4 pubblico.

Quale IP vedono i siti web

Quando visiti normalmente un sito, il servizio remoto vede il dato di origine con cui il traffico arriva su Internet.

In una connessione domestica IPv4 si tratta spesso del valore pubblico utilizzato dal router o, se il provider usa CGNAT, di quello condiviso dal sistema del provider.

Se utilizzi una VPN o un proxy configurato per quel traffico, il sito vedrà invece normalmente l’indirizzo di uscita del servizio utilizzato, non quello con cui la tua connessione accede direttamente al provider.

Questa è una differenza importante: il valore che trovi sul computer nelle impostazioni Wi-Fi non è necessariamente quello che vede un sito Internet.

Quale valore usa un dispositivo nella rete locale

Nella rete di casa o dell’ufficio, il router o un server DHCP assegna normalmente un valore locale ai dispositivi.

Un computer potrebbe quindi utilizzare 192.168.1.35, mentre il router utilizza 192.168.1.1.

Questi valori consentono ai dispositivi di comunicare nella LAN. Puoi averne bisogno, ad esempio, per raggiungere un NAS, una stampante, un server locale o un altro computer. Sono anche le destinazioni che puoi utilizzare in un ping test della rete locale per controllare se il computer riesce a raggiungere direttamente il router o un altro dispositivo.

Gli intervalli IPv4 privati

Lo standard RFC 1918 sugli indirizzi IPv4 privati riserva tre blocchi per questo utilizzo:

Blocco CIDRIntervallo
10.0.0.0/810.0.0.0 – 10.255.255.255
172.16.0.0/12172.16.0.0 – 172.31.255.255
192.168.0.0/16192.168.0.0 – 192.168.255.255

Ecco perché valori come 192.168.1.1, 192.168.0.15 o 10.0.0.5 compaiono così spesso nelle reti domestiche e aziendali.

Il fatto che un valore appartenga a uno di questi intervalli ti dice che stai osservando un IPv4 privato, non l’IPv4 pubblico con cui la connessione viene vista da Internet.

NAT e CGNAT: perché più dispositivi possono condividere lo stesso valore pubblico

Con IPv4, NAT permette a dispositivi con valori privati di condividere una connessione verso Internet utilizzando uno o più valori pubblici.

Il router conserva le informazioni necessarie per capire a quale dispositivo interno deve essere restituita ogni risposta. È così che PC, smartphone e TV possono navigare contemporaneamente pur utilizzando lo stesso IPv4 pubblico.

Con il Carrier-Grade NAT, o CGNAT, la traduzione viene applicata anche nella rete del provider. Più clienti possono quindi condividere lo stesso IPv4 pubblico.

Schema di dispositivi con IP privati che condividono un indirizzo IP pubblico tramite router, NAT e CGNAT
NAT e CGNAT spiegano perché l’indirizzo visto su Internet può non corrispondere direttamente a quello assegnato al singolo dispositivo.

La RFC 6598 riserva per questo scenario lo spazio:

100.64.0.0/10

che corrisponde all’intervallo da 100.64.0.0 a 100.127.255.255.

La distinzione conta soprattutto quando devi configurare connessioni in ingresso, port forwarding, alcuni servizi peer-to-peer, accesso remoto o un server raggiungibile da Internet. In questi casi conoscere soltanto il valore locale del PC non basta.

Se l’interfaccia WAN del router riceve un valore appartenente a questo intervallo e un servizio online mostra un altro IPv4 pubblico, è un forte segnale della presenza di CGNAT.

La distinzione conta soprattutto quando devi configurare connessioni in ingresso, port forwarding, client peer-to-peer come aMule, accesso remoto o un server raggiungibile da Internet. In questi casi conoscere soltanto il valore locale del PC non basta.

Se disponi invece di un IP pubblico raggiungibile ma dinamico, il problema è diverso dal CGNAT: l’indirizzo può cambiare nel tempo. In questo caso un DNS dinamico (DDNS) può mantenere un hostname associato automaticamente all’IP corrente, evitando di doverlo controllare e aggiornare manualmente. Il DDNS, però, non permette di aggirare un CGNAT imposto dal provider.

Un caso concreto è Starlink e il CGNAT: sui normali piani residenziali questa architettura può diventare rilevante se vuoi utilizzare port forwarding, raggiungere direttamente un NAS o un server domestico oppure ricevere connessioni IPv4 dall’esterno. Nella guida dedicata analizziamo anche il rapporto tra CGNAT, IP pubblico e utilizzo reale della connessione satellitare.

IP statico e IP dinamico: cosa cambia davvero

Pubblico/privato e statico/dinamico descrivono caratteristiche differenti.

Il valore pubblico può essere statico o dinamico. Anche quello privato può essere configurato manualmente, riservato tramite DHCP oppure assegnato dinamicamente.

Un valore statico viene mantenuto stabile per facilitare situazioni in cui è utile conoscere sempre lo stesso valore: server, connessioni remote, allowlist, sistemi di monitoraggio o determinate configurazioni aziendali.

Un valore dinamico viene invece assegnato attraverso un meccanismo automatico e può cambiare nel tempo.

“Dinamico”, però, non significa necessariamente che il valore cambi ogni volta che spegni e riaccendi il router. Il comportamento concreto dipende dalla configurazione della rete, dai lease e dalle politiche del provider.

Quando serve un IP statico

Un valore stabile è utile soprattutto quando altri sistemi devono poter raggiungere sempre la stessa destinazione oppure quando una regola dipende da uno specifico valore.

Può servire, ad esempio, per:

  • accesso remoto a sistemi aziendali;
  • server e servizi esposti;
  • VPN site-to-site;
  • regole di allowlist;
  • alcuni sistemi di videosorveglianza;
  • configurazioni DNS o infrastrutturali specifiche.

Per la normale navigazione domestica, invece, un valore pubblico dinamico è generalmente sufficiente.

Un IP dinamico rende più anonimi o più sicuri?

Non automaticamente.

Il cambio periodico del valore può ridurre la persistenza di un singolo identificatore di rete in alcuni scenari, ma non rende anonima la navigazione. Siti e piattaforme possono utilizzare molti altri segnali per riconoscere una sessione o un utente.

Allo stesso modo, un valore statico non è per definizione insicuro.

La sicurezza dipende soprattutto da quali servizi sono esposti, dalle regole del firewall, dagli aggiornamenti, dalle configurazioni, dalle credenziali e dall’architettura della rete.

Considerare un valore dinamico come una misura di sicurezza sostitutiva sarebbe quindi un errore.

IPv4 e IPv6: formati e differenze essenziali

IPv4 e IPv6 sono due versioni del protocollo Internet che convivono nelle reti.

Per questa guida è sufficiente comprenderne le differenze essenziali. Per entrare nelle caratteristiche dei protocolli, nei meccanismi di transizione e nelle differenze tecniche, trovi il confronto dedicato IPv4 vs IPv6.

CaratteristicaIPv4IPv6
Lunghezza indirizzo32 bit128 bit
RappresentazioneDecimale con puntiEsadecimale con due punti
Esempio192.0.2.252001:db8::25
Spazio di indirizzamentoCirca 4,3 miliardi di combinazioniMolto più ampio
NAT per scarsità degli indirizziMolto comuneNon richiesto per risolvere la stessa scarsità

Come riconoscere un indirizzo IPv4

IPv4 usa valori a 32 bit, normalmente rappresentati come quattro numeri decimali separati da punti.

Un esempio:

192.168.1.20

Ogni parte rappresenta un ottetto e può assumere valori da 0 a 255.

Non tutti i valori IPv4 sono però utilizzabili allo stesso modo. Alcuni intervalli sono riservati a reti private, loopback, documentazione, multicast o altri utilizzi specifici.

Come riconoscere un indirizzo IPv6

Secondo la specifica IPv6 RFC 8200, IPv6 porta la dimensione degli indirizzi da 32 a 128 bit.

Un esempio può apparire così:

2001:db8:1234:5678::25

La notazione IPv6 consente di abbreviare sequenze di zeri, motivo per cui spesso troverai indirizzi molto più corti della loro rappresentazione completa.

Anche in IPv6 esistono scope e tipologie differenti: non ogni valore che vedi su un dispositivo è necessariamente un indirizzo globale utilizzabile nello stesso modo su Internet.

IPv6 non significa automaticamente più velocità o sicurezza

La maggiore capacità di indirizzamento di IPv6 è un fatto tecnico. Trasformarla però nella formula “IPv6 è sempre più veloce e più sicuro” sarebbe una semplificazione.

La stessa RFC 8200 osserva che, dal punto di vista del formato di base e della trasmissione dei pacchetti, IPv6 presenta problematiche di sicurezza analoghe a IPv4. Tecnologie come IPsec possono proteggere le comunicazioni, ma la presenza di IPv6 non significa che tutto il traffico venga automaticamente cifrato.

Anche le prestazioni dipendono dal percorso di rete, dal provider, dal peering, dall’infrastruttura e dalla destinazione. Non si può quindi assegnare una vittoria universale a uno dei due protocolli guardando soltanto il numero della versione.

Come trovare il proprio indirizzo IP

Prima di cercarlo, stabilisci se ti serve:

  1. quello pubblico, cioè quello visto da un servizio Internet;
  2. quello privato, assegnato al dispositivo nella rete locale;
  3. il gateway del router, utilizzato come gateway nella LAN;
  4. il valore WAN del router, che può differire dal pubblico in presenza di CGNAT.

Questa distinzione evita gran parte degli errori.

Come vedere il proprio IP pubblico

Il sistema più semplice è utilizzare un servizio che restituisce il dato da cui riceve la richiesta.

Puoi, ad esempio, aprire WhatIsMyIP dal dispositivo collegato alla rete che vuoi controllare.

Ricorda però cosa stai misurando. Se hai attivato una VPN, il servizio mostrerà normalmente il valore di uscita della VPN. Se stai utilizzando una rete aziendale, un proxy o un’altra infrastruttura intermedia, il valore visto dal sito può essere quello di tale sistema.

Per diagnosticare una connessione, quindi, il dato va sempre interpretato nel suo contesto.

Come trovarlo su Windows

Su Windows puoi recuperare il valore locale sia dall’interfaccia grafica sia dal terminale.

Il percorso indicato anche nella documentazione Microsoft sulle impostazioni di rete è:

Impostazioni → Rete e Internet → Wi-Fi oppure Ethernet → proprietà/dettagli della connessione

Qui trovi l’IPv4 assegnato al computer.

Dal Prompt dei comandi puoi invece eseguire:

ipconfig

Cerca la scheda di rete effettivamente in uso e la voce relativa all’IPv4.

Attenzione a non copiare il primo numero che incontri: un PC può avere più interfacce, adattatori virtuali, VPN e valori IPv6. Devi identificare la connessione che stai realmente utilizzando.

Come trovarlo su macOS

Su macOS puoi aprire:

Impostazioni di Sistema → Rete → connessione attiva → Dettagli

Nelle impostazioni Wi-Fi documentate da Apple sono visibili sia il valore della connessione sia quello del router.

Questo secondo valore è particolarmente utile quando devi accedere al pannello del gateway o diagnosticare la rete locale.

Da Terminale puoi anche utilizzare strumenti di sistema, ma per la maggior parte degli utenti la sezione Rete è più immediata e riduce il rischio di confondere interfacce differenti.

Come trovarlo su Linux

Su una distribuzione Linux moderna, uno dei comandi più utili è:

ip address

oppure, per un risultato più compatto:

ip -br address

Vedrai i valori associati alle varie interfacce. Devi individuare quella realmente connessa, che potrebbe avere un nome come eth0, enp3s0, wlan0 o wlp2s0 a seconda del sistema.

Per visualizzare anche il percorso di routing e individuare il gateway puoi utilizzare:

ip route

La riga default via ... indica normalmente il router utilizzato come gateway predefinito.

Come trovarlo su Android e iPhone

Su smartphone devi distinguere ancora una volta il valore della connessione Wi-Fi da quello pubblico.

Su iPhone, apri:

Impostazioni → Wi-Fi → pulsante informazioni accanto alla rete connessa

Nei dettagli della rete trovi le informazioni di rete e il gateway del router.

Su Android, il percorso varia leggermente tra produttori, ma normalmente parte da:

Impostazioni → Rete e Internet / Connessioni → Wi-Fi → rete connessa → Dettagli

Cerca la voce relativa al valore assegnato alla connessione.

Quello mostrato nei dettagli Wi-Fi è normalmente il valore utilizzato dal telefono nella rete locale. Per conoscere invece ciò che vedono i siti, devi controllare quello pubblico della connessione.

Come trovare il gateway del router

Con “indirizzo del router” si possono intendere due cose diverse.

Il primo è il gateway LAN, quello che i tuoi dispositivi utilizzano per raggiungere il router. Spesso appartiene a intervalli come 192.168.x.x o 10.x.x.x, ma non devi presumere che sia sempre 192.168.1.1.

Il metodo corretto è leggere il gateway predefinito nelle impostazioni di rete del dispositivo.

Il secondo è il valore WAN che il router riceve dal provider.

Accedendo al pannello del router puoi normalmente trovare quest’ultimo nelle informazioni della connessione Internet. Se il valore WAN appartiene a un indirizzo privato o allo spazio CGN e non coincide con l’IPv4 mostrato da un servizio online, significa che tra il router e Internet è presente un ulteriore livello di traduzione degli indirizzi.

Cosa si può sapere da questo dato

Questo dato può fornire informazioni utili sulla connessione da cui proviene il traffico, ma bisogna evitare di attribuirgli una precisione che non possiede.

A seconda dei database e del tipo di indirizzo, possono essere associate informazioni come:

  • paese;
  • regione o città approssimativa;
  • provider o organizzazione;
  • Autonomous System;
  • tipo di rete o hosting in alcuni database.

Questi dati non equivalgono però alla posizione fisica precisa di una persona.

Geolocalizzazione basata sull’IP: quanto può essere precisa

La geolocalizzazione basata sull’IP è una stima costruita a partire da database e informazioni di rete.

La documentazione di MaxMind sulla geolocalizzazione IP chiarisce un punto particolarmente importante: questo tipo di localizzazione è intrinsecamente impreciso e non dovrebbe essere utilizzato per identificare uno specifico indirizzo civico o una singola abitazione.

La precisione può variare molto in base al provider, alla rete, alla regione, agli indirizzi mobili, alle VPN, ai proxy e ad altre infrastrutture.

Una localizzazione che indica una determinata città non significa quindi che il dispositivo si trovi necessariamente in quel preciso punto.

Identifica una persona?

Non da solo.

Lo stesso valore può essere condiviso da più dispositivi nella stessa abitazione attraverso NAT e, con CGNAT, anche da più clienti di un provider.

Può inoltre essere dinamico, appartenere a una VPN, a un proxy, a una rete aziendale, a una rete mobile o a un’infrastruttura cloud.

Questo dato rimane molto utile per log, sicurezza e analisi delle connessioni, ma la formula:

indirizzo di rete = persona

è troppo semplicistica.

Per associare una determinata attività a uno specifico soggetto servono normalmente ulteriori elementi, contesto e informazioni provenienti dai sistemi coinvolti.

IP, privacy e sicurezza: cosa cambia con VPN, proxy e firewall

Quando si parla di privacy, tre strumenti vengono spesso messi nello stesso gruppo: VPN, proxy e firewall. In realtà svolgono funzioni diverse.

Una VPN crea un collegamento attraverso un server o una rete intermediaria. Per il traffico che passa nel tunnel, i servizi Internet vedono normalmente come origine l’indirizzo di uscita della VPN.

Un proxy svolge anch’esso un ruolo di intermediario per il traffico configurato per utilizzarlo. Il comportamento preciso dipende dal tipo di proxy e dal protocollo.

Un firewall, invece, non serve di per sé a nascondere il tuo dato pubblico. Il suo compito è applicare regole al traffico di rete, consentendo, rifiutando o filtrando determinate comunicazioni.

Sono quindi problemi differenti:

  • cambiare il valore osservato dal servizio remoto → può entrare in gioco una VPN o un proxy;
  • controllare quali connessioni sono consentite → entra in gioco il firewall;
  • proteggere una comunicazione da intercettazioni → serve un protocollo di cifratura appropriato;
  • rendere anonima un’attività online → non può essere ridotto al semplice cambio del dato.

Anche utilizzare una VPN non significa diventare automaticamente anonimi. Account autenticati, cookie, sessioni, browser e molti altri segnali possono continuare a collegare attività differenti.

La regola utile è quindi semplice: non trattare questo dato come l’unico elemento della sicurezza o della privacy online.

Conclusione

Capire cos’è un indirizzo IP diventa molto più semplice quando smettiamo di cercare una definizione valida per ogni situazione e distinguiamo i diversi livelli della rete.

Se vuoi sapere quale valore vede un sito, devi cercare quello pubblico di uscita. Se devi configurare una stampante, un NAS o comunicare con un altro computer nella stessa LAN, ti serve invece quello privato. Se devi entrare nel pannello del modem o del router, devi individuare il gateway locale. Se vuoi aprire un servizio verso Internet, oltre all’IP pubblico devi verificare anche NAT, firewall e possibile CGNAT.

Statico e dinamico indicano poi il modo in cui il valore viene mantenuto o assegnato; non dicono se sia pubblico o privato e non determinano, da soli, il livello di sicurezza.

Infine, IPv4 e IPv6 utilizzano formati e spazi di indirizzamento differenti, ma nessuno dei due sostituisce la necessità di configurare correttamente rete, servizi e protezioni.

Il punto decisivo è quindi identificare prima quale dato ti serve e per quale operazione. Solo dopo ha senso cercarlo, configurarlo o modificarlo.