Un link è un collegamento che permette di passare da una risorsa digitale a un’altra. Può condurre a una pagina web, un file, un’immagine, un indirizzo email, una sezione della stessa pagina oppure a un’altra destinazione identificata da un URL.
Lo utilizzi continuamente: quando apri un risultato di Google, selezioni una voce del menu di un sito, scarichi un PDF o segui un approfondimento inserito in un articolo, stai utilizzando un collegamento ipertestuale.
Il concetto è semplice, ma dietro quel clic ci sono elementi differenti che vengono spesso confusi. Link, URL, anchor text e attributo href non indicano la stessa cosa.
Capire questa distinzione è utile non soltanto a chi studia HTML. Serve anche se gestisci WordPress, produci contenuti, lavori sulla SEO o vuoi comprendere meglio come è costruito il Web.
Che cos’è un link e cosa significa davvero
La parola link significa collegamento. Nel contesto del Web viene normalmente utilizzata come abbreviazione di hyperlink, cioè collegamento ipertestuale.
La sua funzione consiste nel mettere in relazione un elemento di partenza con una destinazione. Quando lo attivi con un clic, un tap oppure tramite tastiera, il browser interpreta l’indirizzo associato e compie l’azione prevista.
Può quindi caricare una nuova pagina, raggiungere una sezione del documento corrente, aprire un file oppure avviare un’altra azione associata alla destinazione.
Link, hyperlink e collegamento ipertestuale indicano la stessa cosa?
Nel normale utilizzo del Web, sì.
Hyperlink è il termine inglese completo, link è la forma abbreviata entrata nel linguaggio comune e collegamento ipertestuale è l’equivalente italiano.
Dire:
- “mandami il link”;
- “inserisci un hyperlink”;
- “aggiungi un collegamento ipertestuale”;
significa quindi riferirsi allo stesso concetto generale.
Nel linguaggio tecnico esistono poi categorie più specifiche: collegamenti interni, esterni, backlink, riferimenti a file, anchor e così via.
Qual è la differenza tra un link e un URL?
Questa è la distinzione più importante da capire.
L’URL identifica la destinazione. Il collegamento crea il percorso attraverso cui puoi raggiungerla.
Prendiamo questo indirizzo:
https://www.creativemotions.it/cosa-e-url-sito-web/
Quello è un URL.
Se invece inserisco nel testo la frase che cos’è un URL e la rendo cliccabile verso quell’indirizzo, ho creato un hyperlink.
In pratica:
| Elemento | Funzione | Esempio |
|---|---|---|
| URL | identifica una risorsa o destinazione | https://example.com/guida/ |
| Collegamento | crea il percorso verso la destinazione | testo, immagine o elemento cliccabile |
| Anchor text | parte testuale visibile | leggi la guida |
href | contiene la destinazione nel markup HTML | href="https://example.com/guida/" |
Un URL può essere mostrato come semplice testo senza diventare necessariamente cliccabile. Al contrario, un hyperlink può nascondere completamente l’indirizzo dietro una frase, un’immagine o un altro elemento.
Un esempio semplice per capire subito come funziona
Immagina questa frase:
Puoi approfondire nella nostra guida WordPress.
Se “guida WordPress” è semplice testo, non succede nulla.
Se invece associamo a quelle parole un indirizzo:
<a href="https://www.creativemotions.it/guida-wordpress/">guida WordPress</a>
abbiamo creato un collegamento ipertestuale.
Il visitatore vede la frase “guida WordPress”; il browser sa invece che l’attivazione dell’elemento deve portare alla destinazione indicata nell’attributo href.
Questo è il meccanismo essenziale dietro gran parte della navigazione sul Web.
Come funziona un link quando fai clic
Un collegamento mette in relazione almeno due elementi: un punto di origine e una destinazione.
Il punto di origine è ciò con cui interagisci. Può essere una parola, una frase, un’immagine o un altro elemento predisposto per la navigazione.
La destinazione è invece la risorsa associata.
Quando attivi l’elemento, il browser interpreta l’indirizzo e determina come raggiungerlo. Se si tratta di una normale pagina HTTPS, per esempio, richiede la risorsa al relativo server e ne carica il contenuto.
Da una pagina alla destinazione: origine, URL e risorsa
Il modello mentale più semplice è questo:
pagina di origine → collegamento → URL → risorsa di destinazione
Il collegamento, quindi, non è la pagina di arrivo e non coincide nemmeno con il suo indirizzo. È la relazione navigabile tra il contenuto che stai consultando e la risorsa che vuoi raggiungere.
Questa logica è alla base dell’ipertesto.
Un documento tradizionale viene normalmente letto seguendo una sequenza. Un documento ipertestuale può invece creare percorsi tra informazioni differenti e lasciare al lettore la possibilità di scegliere dove continuare.
È l’insieme di queste connessioni a trasformare pagine separate in una rete.

A cosa può puntare un collegamento
Un hyperlink non deve necessariamente condurre a un’altra pagina web.
La documentazione dell’elemento HTML <a> di MDN mostra come possa essere utilizzato con diversi tipi di destinazione.
Per esempio:
<a href="https://example.com/guida/">Apri la guida</a>
porta a una pagina web.
<a href="/documenti/listino.pdf">Scarica il listino</a>
può puntare a un file.
<a href="mailto:[email protected]">Scrivici</a>
può avviare la composizione di un’email.
<a href="#prezzi">Vai alla sezione prezzi</a>
porta invece a un punto specifico dello stesso documento.
Il principio rimane identico, ma il comportamento finale dipende dalla destinazione indicata.
Anchor text: la parte che vedi e clicchi
Quando il collegamento contiene del testo, la parte visibile e cliccabile viene chiamata anchor text, o testo di ancoraggio.
Per esempio:
<a href="https://example.com/corso-html/">corso HTML per principianti</a>
l’URL di destinazione è:
https://example.com/corso-html
mentre l’anchor text è:
corso HTML per principianti
L’anchor non serve soltanto a rendere cliccabile una frase. Aiuta il lettore a capire cosa troverà dopo il clic.
Per questo una formulazione come “guida alla sicurezza WordPress” comunica normalmente più informazione di un generico “clicca qui”.
Se vuoi approfondire questo aspetto specifico, nella guida dedicata spieghiamo come funziona l’anchor text nella SEO.
Com’è fatto un link HTML
Nel codice HTML, il modo standard per creare un normale collegamento navigabile consiste nell’utilizzare l’elemento <a> insieme all’attributo href.
La struttura minima è:
<a href="URL">testo cliccabile</a>
È un frammento molto semplice, ma contiene già gli elementi essenziali.
Il tag <a> e l’attributo href
Prendiamo questo esempio:
<a href="https://example.com/servizi/">Scopri i nostri servizi</a>
Possiamo dividerlo in quattro parti:
<a>apre l’elemento anchor;href="https://example.com/servizi/"indica la destinazione;Scopri i nostri serviziè il contenuto visibile e cliccabile;</a>chiude l’elemento.
Se quindi stai cercando il significato di href, il concetto da ricordare è che questo attributo specifica la destinazione associata all’hyperlink.
Anche nelle best practice di Google sui collegamenti crawlable, il formato di riferimento per un normale hyperlink analizzabile è un elemento <a> con attributo href.
Questo non significa che Google ignori qualsiasi navigazione costruita con tecnologie più complesse. Significa che, quando devi creare un normale collegamento, usare il markup HTML previsto per quella funzione è la soluzione più chiara e robusta.
Come leggere un collegamento HTML riga per riga
Consideriamo un esempio più realistico:
<p> Per approfondire consulta la <a href="https://example.com/seo-tecnica/">guida alla SEO tecnica</a>. </p>
Il lettore vede:
guida alla SEO tecnica
Il browser interpreta anche:
https://example.com/seo-tecnica
Qui emerge una caratteristica utile del Web: testo leggibile e destinazione tecnica possono essere separati.
Non sei quindi costretto a mostrare indirizzi lunghi all’interno della prosa. Puoi rendere cliccabile una frase che descrive meglio ciò che il visitatore troverà.
URL assoluti, relativi e collegamenti con #
Un hyperlink può utilizzare un URL assoluto:
<a href="https://example.com/contatti/">Contatti</a>
oppure un percorso relativo:
<a href="/contatti/">Contatti</a>
Nel primo caso l’indirizzo contiene anche protocollo e dominio. Nel secondo viene risolto rispetto al contesto del sito o del documento corrente.
Esistono poi i collegamenti a un frammento:
<a href="#faq">Vai alle FAQ</a>
In questo caso #faq identifica una parte specifica della pagina associata a quell’ID.
È il principio utilizzato, per esempio, da molti indici dei contenuti per portarti direttamente a un H2 o H3.
Perché <a> e <link> non indicano la stessa cosa
Qui c’è una distinzione tecnica che crea spesso confusione.
Un normale hyperlink nel contenuto viene costruito con:
<a href="...">...</a>
HTML possiede però anche un elemento chiamato <link>:
<link rel="stylesheet" href="/style.css">
Quest’ultimo non crea una parola cliccabile nel corpo della pagina.
Come specifica l’HTML Living Standard, HTML utilizza diversi elementi per rappresentare hyperlink e relazioni tra documenti o risorse.
Un elemento <link> può, per esempio, associare un foglio di stile al documento. Un elemento <a href> può invece creare un collegamento che l’utente segue durante la navigazione.
Se il tuo obiettivo è rendere cliccabile una frase e portare il visitatore a un’altra risorsa, nella maggior parte dei casi stai cercando un elemento <a>.
Come creare un link in pratica
Il metodo cambia leggermente a seconda che tu scriva HTML direttamente oppure utilizzi un CMS, ma il principio rimane identico:
scegli la destinazione → scegli l’elemento cliccabile → associa i due.
Come creare un link HTML
Il codice minimo è:
<a href="https://example.com/">Visita Example</a>
Per collegare una pagina dello stesso sito:
<a href="/chi-siamo/">Chi siamo</a>
Per un file:
<a href="/documenti/catalogo.pdf">Scarica il catalogo</a>
Per una sezione:
<a href="#contatti">Vai ai contatti</a>
La sintassi è semplice. La parte più importante diventa quindi scegliere la destinazione corretta e descriverla in modo comprensibile.
Come inserire un collegamento in WordPress
Nel Block Editor di WordPress non devi normalmente scrivere manualmente il markup HTML.
La documentazione WordPress sul controllo dei collegamenti descrive il flusso utilizzato dall’editor per associare un testo a una destinazione.
In pratica:
- selezioni il testo;
- utilizzi il comando per inserire il collegamento;
- cerchi una pagina interna oppure incolli l’indirizzo;
- confermi.
WordPress genera poi il markup necessario.
Questo rende l’operazione molto più semplice, ma il principio tecnico non cambia: un contenuto visibile viene associato a una destinazione.
Come trasformare un’immagine in un collegamento cliccabile
Non sei obbligato a utilizzare soltanto delle parole.
Puoi racchiudere anche un’immagine all’interno di un elemento <a>:
<a href="/portfolio/">
<img
src="/images/progetto.jpg"
alt="Progetto ecommerce realizzato per un negozio online"
>
</a>
In questo caso è l’immagine a diventare l’elemento attraverso cui l’utente raggiunge la destinazione.
Qui il testo alternativo assume un’importanza particolare perché deve contribuire a comunicare correttamente il contenuto o la funzione dell’immagine.
La domanda editoriale rimane la stessa: chi utilizza questo elemento riesce a capire dove porta?
Quali tipi di link esistono
Non esiste una sola classificazione possibile. Puoi distinguere gli hyperlink in base alla destinazione, al rapporto tra le pagine o alla funzione che svolgono.
Per chi gestisce un sito web, alcune categorie sono particolarmente utili.
Collegamenti interni ed esterni
Un collegamento interno mette in relazione due risorse appartenenti allo stesso sito.
Per esempio, un articolo sulla SEO può rimandare a un’altra guida dello stesso dominio.
Un collegamento esterno porta invece verso un dominio differente.
La distinzione è relativa al punto di osservazione: ciò che per il sito A è un riferimento esterno in uscita può essere considerato un backlink dal sito B che lo riceve.
Progettare questi percorsi in modo sistematico è un’attività più ampia rispetto alla semplice creazione tecnica del collegamento. Per questo abbiamo una guida specifica dedicata alla strategia dei link interni.
Homepage, deep link e risorse specifiche
Un collegamento verso:
https://example.com
porta alla homepage.
Uno verso:
https://example.com/guide/creare-sito
conduce invece direttamente a una pagina più profonda.
In questo contesto si parla spesso di deep link, perché il visitatore viene indirizzato direttamente alla risorsa pertinente invece di passare dalla homepage.
Questo è utile anche dal punto di vista editoriale.
Se stai citando una guida precisa, collegare quella pagina aiuta il lettore molto più di un generico riferimento alla home del sito.
Il termine deep linking viene utilizzato anche nel mondo delle app, dove assume implicazioni tecniche più specifiche. È però un argomento distinto dal significato generale trattato qui.
Testo, immagini e altri elementi cliccabili
Un collegamento può essere presentato attraverso:
- testo;
- immagini;
- elementi di navigazione;
- file;
- indirizzi email;
- numeri telefonici;
- punti interni alla stessa pagina.
Il formato cambia, ma la qualità dipende sempre anche dalla capacità di comunicare cosa accadrà dopo l’attivazione.
Un elemento che sembra cliccabile ma non comunica bene la propria funzione crea un problema di usabilità, indipendentemente dalla SEO.
Collegamenti normali, nofollow, sponsored e ugc
Nel linguaggio SEO incontrerai spesso la contrapposizione tra “dofollow” e “nofollow”.
Qui conviene evitare una semplificazione molto diffusa.
Non esiste un attributo HTML dofollow da aggiungere a un normale hyperlink.
Un riferimento editoriale standard non necessita di un attributo dofollow.
Esistono invece valori rel che permettono di qualificare determinate relazioni. Google descrive, tra gli altri:
rel="sponsored"per pubblicità, sponsorizzazioni o collegamenti compensati;rel="ugc"per riferimenti all’interno di contenuti generati dagli utenti;rel="nofollow"quando gli altri valori non sono appropriati e non vuoi che la destinazione venga normalmente associata al tuo sito.
La distinzione corrente è spiegata nella documentazione Google su come qualificare i collegamenti in uscita.
Se vuoi approfondire l’argomento dal punto di vista SEO, trovi una guida separata sull’attributo nofollow.
Perché i link sono fondamentali per il Web
Una pagina può tecnicamente esistere senza collegamenti verso altre risorse. Ma un insieme di documenti isolati non offre la stessa esperienza di una rete navigabile.
Sono gli hyperlink a permettere di passare da un’informazione all’altra seguendo relazioni invece di percorsi obbligatori.
I collegamenti trasformano documenti separati in un ipertesto
Immagina cento pagine pubblicate ma completamente scollegate.
Se conosci l’indirizzo di una pagina puoi raggiungerla.
Per trovare le altre, però, devi già sapere che esistono oppure affidarti a un altro sistema di scoperta.
Quando le pagine vengono messe in relazione compare invece una struttura:
argomento → approfondimento → esempio → argomento correlato
L’hyperlink rende esplicita quella relazione.
Per questo un buon collegamento non dovrebbe essere inserito soltanto perché “serve alla SEO”. Deve creare un percorso sensato per il lettore.
Come aiutano utenti e tecnologie assistive a orientarsi
Un collegamento ben costruito comunica la propria funzione prima ancora di essere attivato.
Per chi scansiona velocemente la pagina, un testo descrittivo aiuta a decidere se vale la pena seguire il percorso.
Per chi utilizza la tastiera o tecnologie assistive, la semantica HTML corretta diventa ancora più importante.
Utilizzare un vero elemento <a href> per una funzione di navigazione significa sfruttare un comportamento già progettato per essere riconosciuto da browser e tecnologie assistive, invece di ricostruirlo artificialmente con elementi generici.
Come Google usa i collegamenti
Gli hyperlink hanno anche una funzione importante nei sistemi di ricerca.
Google dichiara nella propria documentazione di utilizzarli per scoprire nuove pagine e per ricavare informazioni sulla relazione tra le risorse.
Questo non significa che aggiungerne in quantità produca automaticamente un miglior posizionamento.
Il meccanismo va letto nella direzione opposta: se un collegamento esprime una relazione utile e comprensibile, può aiutare contemporaneamente il lettore e i sistemi che analizzano il sito.
Link e SEO: cosa conta davvero
Quando dal significato tecnico si passa alla SEO, le semplificazioni diventano facilmente fuorvianti.
Un hyperlink rimane prima di tutto un percorso tra risorse.
La SEO entra in gioco perché quella relazione può aiutare motori di ricerca e utenti a scoprire, contestualizzare e navigare i contenuti.
Un collegamento non diventa migliore perché contiene più keyword
Inserire parole chiave nell’anchor non rende automaticamente migliore un riferimento.
Confronta:
clicca qui
con:
guida alla configurazione HTTPS su WordPress
La seconda formulazione comunica molto meglio la destinazione.
Questo, però, non significa trasformare ogni anchor in una stringa artificiale di keyword.
La priorità è descrivere cosa troverà il lettore e perché quel collegamento è pertinente nel contesto.
In altre parole, la domanda utile non è:
“Quante keyword devo mettere nell’anchor?”
ma:
“Il lettore capisce dove arriverà?”
Perché il testo di ancoraggio deve anticipare la destinazione
Un’anchor efficace funziona come una piccola etichetta editoriale.
Se scrivo:
la nostra guida
la destinazione rimane vaga.
Se scrivo:
la guida ai permalink WordPress
il lettore può anticipare molto meglio il contenuto della pagina collegata.
Questa logica migliora l’information scent del contenuto: chi scansiona la pagina riesce a interpretare velocemente i percorsi disponibili.
Internal linking, backlink e link building non sono la stessa cosa
A questo punto bisogna separare il concetto generale dalle diverse discipline SEO costruite intorno ai collegamenti.
Internal linking significa organizzare i percorsi tra pagine dello stesso sito.
Un backlink è invece un collegamento proveniente da un’altra risorsa web verso una tua pagina. Se vuoi approfondire questa relazione puoi leggere la guida su cosa sono i backlink.
La link building riguarda le attività finalizzate a ottenere collegamenti da siti esterni. È quindi un tema molto più ampio rispetto al semplice “come creare un link”. Lo trattiamo separatamente nella guida alla link building e acquisizione di backlink.
Capire questa gerarchia evita di confondere tre problemi differenti:
creare tecnicamente un collegamento → progettare la navigazione interna → ottenere riferimenti da altri siti.
Gli errori più comuni quando si inserisce un link
Creare tecnicamente un hyperlink richiede pochi secondi. Crearne uno realmente utile richiede invece di verificare testo, destinazione e funzione.
Usare anchor come “clicca qui” senza contesto
“Clicca qui” non è automaticamente sbagliato.
Diventa debole quando è l’unico indizio sulla destinazione.
Confronta:
Per sapere come configurarlo clicca qui.
con:
Consulta la guida alla configurazione del certificato SSL.
La seconda versione permette al lettore di capire il percorso disponibile anche durante una scansione veloce della pagina.
Collegare una destinazione sbagliata o non più disponibile
Un collegamento può essere scritto correttamente ma portare alla risorsa sbagliata.
La destinazione può inoltre essere eliminata, spostata o sostituita nel tempo.
Per questo nei contenuti editoriali evergreen è utile controllare periodicamente i riferimenti in uscita, soprattutto quando rimandano a documentazione, strumenti, software o pagine che possono cambiare.
Un href sintatticamente corretto non garantisce che il contenuto di destinazione sia ancora disponibile o pertinente.
Usare JavaScript al posto di un vero hyperlink quando non serve
JavaScript può gestire interazioni estremamente complesse.
Questo non significa che debba sostituire il normale HTML quando l’azione richiesta consiste semplicemente nel navigare verso una pagina.
Se il comportamento desiderato è:
clic → apri una destinazione
l’elemento <a href> esiste già esattamente per questo scopo.
Utilizzare un elemento semantico appropriato riduce la necessità di ricostruire manualmente comportamento, navigazione da tastiera e interpretazione del collegamento.
Applicare nofollow automaticamente a tutti i riferimenti esterni
Un’altra pratica datata consiste nell’aggiungere nofollow a qualunque collegamento verso un dominio esterno.
Non esiste una regola generale che richieda questo comportamento.
L’attributo appropriato dipende dalla relazione reale tra le due risorse.
Un collegamento pubblicitario deve essere qualificato correttamente; un riferimento inserito dagli utenti può avere una relazione diversa; una normale citazione editoriale è un altro caso ancora.
La regola utile è quindi descrivere correttamente la relazione, non applicare lo stesso attributo indiscriminatamente a qualunque destinazione esterna.
Come riconoscere, aprire, copiare e condividere un link
Per riconoscere un collegamento non puoi affidarti soltanto al colore blu e alla sottolineatura.
Sono convenzioni molto diffuse, ma il design di un sito può modificarle.
Un hyperlink può apparire come:
- testo evidenziato;
- voce di menu;
- pulsante;
- immagine;
- icona;
- titolo di una card;
- URL mostrato direttamente.
Su desktop puoi normalmente attivarlo con il mouse oppure raggiungerlo tramite tastiera quando il componente supporta correttamente il focus.
Su smartphone e tablet è sufficiente normalmente un tap.
Per copiare la destinazione senza aprirla, browser e sistemi operativi offrono comandi come “Copia indirizzo link” o formulazioni equivalenti.
Qui torna utile la distinzione iniziale:
quando nel linguaggio quotidiano dici “copiami il link”, quasi sempre stai chiedendo di copiare l’URL associato al collegamento.
È un uso linguistico del tutto normale. Tecnicamente, però, i due concetti rimangono differenti.
Il punto da ricordare sui link
Il link è uno dei meccanismi più semplici del Web e, allo stesso tempo, uno di quelli che ne definiscono meglio il funzionamento.
La distinzione fondamentale è questa:
l’URL identifica una risorsa; il collegamento crea il percorso che permette di raggiungerla.
Nel codice HTML quel percorso viene normalmente costruito attraverso un elemento <a> con attributo href.
Il contenuto cliccabile può essere testo, un’immagine o un altro elemento compatibile. Quando è testuale, l’anchor text aiuta a descrivere la destinazione.
Da questo concetto di base derivano poi internal linking, backlink, link building, attributi rel e molte delle strategie SEO legate ai collegamenti.
Quando gestisci un sito, quindi, il criterio non dovrebbe essere inserire più link possibile.
Dovrebbe essere creare collegamenti comprensibili, tecnicamente corretti e realmente utili al percorso dell’utente.
È questo che trasforma una raccolta di pagine separate in un Web navigabile.