Un backlink è un collegamento che parte da una pagina di un altro sito e punta verso una pagina del tuo sito. È quindi un link in entrata: se un blog cita una tua guida e collega quella citazione al tuo URL, hai ricevuto un backlink.
Per la SEO questi collegamenti contano, ma non nel modo semplicistico con cui vengono spesso descritti. Google usa i link per scoprire nuove pagine e come uno dei segnali utili a comprenderne la pertinenza; inoltre, i suoi sistemi di analisi dei link comprendono ancora PageRank. Questo non significa però che ogni collegamento ricevuto migliori automaticamente il ranking o che basti aumentare il numero dei backlink.
La parte realmente utile inizia quindi dopo la definizione: da dove arriva il link, perché è stato inserito, in quale contesto si trova, quale pagina raggiunge e che tipo di profilo link sta costruendo nel tempo?
In questa guida vedremo proprio questo: cosa sono i backlink, come vengono interpretati, quali attributi devi conoscere e, soprattutto, come analizzare un profilo backlink senza farti guidare da un singolo numero o da una metrica proprietaria.
Cosa sono i backlink: significato ed esempio
Un backlink, chiamato anche inbound link o link in entrata, è un normale collegamento ipertestuale che conduce da un dominio esterno verso il tuo.
Supponiamo che un sito dedicato al marketing pubblichi un articolo sull’ottimizzazione dei contenuti e, parlando di analisi SEO, colleghi una tua guida. Quel collegamento è un backlink per il tuo sito.
Dal punto di vista HTML potrebbe essere semplicemente:
<a href="https://www.esempio.it/guida-seo/">guida SEO</a>
Se questo codice si trova su altrosito.it e la destinazione appartiene a esempio.it, per esempio.it quel link è un backlink.
La definizione è semplice. La valutazione, invece, richiede più attenzione perché due collegamenti tecnicamente identici possono avere caratteristiche molto diverse: uno può nascere come citazione editoriale pertinente, l’altro essere inserito automaticamente in migliaia di pagine senza alcuna relazione con il contenuto.
Backlink, link esterno e link interno: qual è la differenza
La stessa connessione può essere descritta diversamente in base al punto di osservazione.
Un link interno collega due pagine dello stesso sito. Un link esterno porta l’utente dal sito in cui si trova verso un dominio differente. Per il dominio che riceve quel collegamento, quello stesso link esterno diventa un backlink.
Questa distinzione è importante perché internal linking e backlink svolgono ruoli differenti. I primi dipendono direttamente dall’architettura del tuo sito; i secondi dipendono da collegamenti presenti su proprietà esterne, quindi sono molto meno controllabili.
La SEO off-page comprende proprio attività e segnali che si sviluppano fuori dalle pagine del sito, mentre l’analisi dei backlink si concentra specificamente sui collegamenti in ingresso.
Un backlink e un referring domain non sono la stessa cosa
Un altro errore frequente è confrontare il numero totale dei backlink senza considerare i referring domains, cioè i domini che li generano.
Se un singolo sito crea 500 collegamenti verso il tuo dominio, hai 500 backlink ma un solo dominio di riferimento. Se invece 20 siti differenti inseriscono ciascuno un collegamento, hai 20 backlink provenienti da 20 referring domains.
Questo non significa che il secondo scenario sia automaticamente migliore. Il dato sui domini di riferimento serve soprattutto a capire quanto è diversificato il profilo link e se una parte molto grande dei collegamenti dipende da poche fonti.
È una diagnosi, non una formula di ranking.
Perché i backlink contano ancora nella SEO
Google spiega nelle proprie best practice sui link che utilizza i collegamenti per trovare nuove pagine e come segnale per determinarne la pertinenza.
La documentazione sui sistemi di ranking conferma inoltre che Google dispone di diversi sistemi per comprendere come le pagine si collegano fra loro. Tra questi rientra PageRank, il cui funzionamento si è evoluto nel tempo ma continua a fare parte dei sistemi principali di ranking.
Questo è molto diverso dal dire che “ogni backlink è un voto” o che esista una relazione lineare fra numero di link e posizione.
Link analysis e PageRank: cosa conferma Google
Il principio alla base di PageRank nasce dall’osservazione delle relazioni fra documenti attraverso i collegamenti. La Ricerca moderna è però molto più complessa e utilizza numerosi sistemi e segnali.
Per questo ha poco senso ragionare così:
100 backlink sono meglio di 50 backlink.
Non sappiamo abbastanza sul contesto dei due profili per arrivare a quella conclusione.
È più utile domandarsi:
- quali pagine stanno creando quei link;
- quanto sono pertinenti al contenuto collegato;
- perché è stato inserito il collegamento;
- quale pagina del sito riceve il link;
- quale anchor text viene usato;
- se emerge un pattern artificiale;
- se i link portano anche persone realmente interessate.
La quantità è un dato. La qualità richiede interpretazione.
I link aiutano Google a scoprire e comprendere le pagine
Un collegamento non serve solo a trasferire segnali fra pagine. Permette anche ai crawler di raggiungere nuovi URL e crea una relazione esplicita tra il contenuto sorgente e la destinazione.
L’anchor text contribuisce a questa relazione: Google raccomanda testi di ancoraggio descrittivi, concisi e pertinenti rispetto alla pagina collegata.
Ciò non significa che devi cercare di ottenere sempre anchor contenenti la keyword esatta. In un profilo naturale è normale trovare nomi del brand, URL, titoli delle risorse, frasi descrittive e altri tipi di ancora.
Una distribuzione costruita artificialmente intorno alla stessa parola chiave commerciale, al contrario, merita attenzione.
Un backlink può portare traffico anche senza effetti SEO misurabili
La valutazione dei collegamenti diventa più sensata quando smetti di considerarli esclusivamente come “carburante per Google”.
Un link pubblicato su una pagina realmente letta da persone interessate al tuo argomento può generare:
- visite referral;
- nuovi lettori;
- contatti;
- citazioni successive;
- conoscenza del brand;
- relazioni editoriali.
Questo valore esiste anche quando non puoi attribuire al singolo backlink un cambiamento di ranking.
È un criterio pratico che evita di ridurre l’intera analisi a un indicatore numerico.
Cosa un backlink non garantisce
Ricevere un collegamento non garantisce:
- un miglioramento della posizione;
- un incremento misurabile del traffico organico;
- una maggiore “autorità” secondo una metrica universale;
- l’indicizzazione della pagina collegata;
- un vantaggio permanente.
Google utilizza molti sistemi e segnali contemporaneamente. Un profilo link può contribuire alla competitività di una pagina, ma deve convivere con pertinenza, qualità del contenuto, intent, struttura del sito e molti altri elementi.
Per questo un’analisi professionale dovrebbe evitare sia il mito “i backlink non servono più” sia l’estremo opposto “basta ottenere backlink per scalare Google”.
Tipi di backlink e attributi rel
Quando si parla di backlink SEO compaiono spesso termini come dofollow, nofollow, sponsored e UGC.
Qui conviene fare ordine, perché la terminologia utilizzata dai tool non coincide sempre con quella della documentazione HTML e Google.
| Tipo | Come viene indicato | Uso principale |
|---|---|---|
| Link standard | nessun attributo rel necessario | normale collegamento editoriale |
| Nofollow | rel="nofollow" | quando non vuoi che Google associ normalmente il sito alla destinazione o altri valori non sono adatti |
| Sponsored | rel="sponsored" | pubblicità, sponsorizzazioni e posizionamenti a pagamento |
| UGC | rel="ugc" | link inseriti nei contenuti generati dagli utenti |
Google descrive questi valori nella documentazione dedicata a come qualificare i link in uscita.
Link standard: cosa significa realmente “dofollow”
“Dofollow” è un’espressione diffusissima negli strumenti SEO, ma non esiste un attributo HTML rel="dofollow" da aggiungere a un normale link.
Se un collegamento non necessita di qualificazioni particolari, Google indica che non serve aggiungere un attributo rel.
Quindi, quando un tool parla di backlink dofollow, normalmente sta descrivendo un link standard che non presenta attributi come nofollow, sponsored o ugc.
È una distinzione apparentemente piccola, ma evita un errore concettuale importante: non esiste un interruttore HTML chiamato “dofollow” che garantisce il trasferimento di una quantità misurabile di valore SEO.
rel=”nofollow”: non significa automaticamente “link inutile”
Il valore nofollow viene utilizzato quando gli altri attributi non sono appropriati e non vuoi normalmente associare il tuo sito alla pagina collegata o consentire la normale gestione del link da parte di Google.
Ridurre tutto a “nofollow = zero valore” è però poco utile.
Un collegamento può comunque:
- essere visibile agli utenti;
- generare traffico referral;
- far conoscere una risorsa;
- contribuire a una citazione editoriale;
- essere scoperto attraverso altri percorsi.
Se stai valutando un backlink, quindi, l’attributo è una delle informazioni da osservare, non il verdetto finale sulla qualità della relazione.
rel=”sponsored” per pubblicità e link a pagamento
Quando un collegamento nasce da una pubblicità o da un posizionamento a pagamento, Google preferisce l’attributo sponsored.
Questo punto è particolarmente importante perché pagare per visibilità sul web non è di per sé vietato. Il problema nasce quando un accordo economico viene utilizzato per creare link con lo scopo di manipolare i sistemi di ranking senza qualificare correttamente la relazione.
È la differenza tra advertising e link spam.
rel=”ugc” per contenuti generati dagli utenti
ugc significa user-generated content e viene raccomandato per collegamenti pubblicati dagli utenti, ad esempio all’interno di commenti o forum.
Anche qui l’attributo descrive la natura della relazione. Non serve a classificare automaticamente la pagina di destinazione come buona o cattiva.
Come capire se un backlink è di qualità
La domanda “questo è un buon backlink?” non può essere risolta guardando un solo indicatore.
Un collegamento va interpretato nel suo contesto.
Personalmente userei questa sequenza mentale:
sorgente → pertinenza → contesto → destinazione → anchor → attributi → pattern complessivo.
Solo dopo guarderei gli score dei tool.

Pertinenza tra pagina sorgente e destinazione
Immagina un sito che parla di fotografia e pubblica una guida approfondita sulla compressione delle immagini. All’interno cita una risorsa tecnica sulle performance web.
La relazione è comprensibile: chi legge può realmente voler approfondire quel tema.
Ora immagina lo stesso link inserito in una pagina dedicata alle scommesse, senza alcun collegamento logico con il contenuto.
Il codice HTML può essere identico. Il contesto editoriale no.
Per questo la pertinenza della pagina sorgente è uno dei primi elementi che controllerei.
Qualità della pagina che contiene il link
Non fermarti al dominio.
Anche su un sito noto possono esistere pagine irrilevanti, abbandonate, generate automaticamente o prive di vero valore editoriale. Allo stesso modo, una pubblicazione verticale meno famosa può avere un pubblico molto specifico e una pagina perfettamente pertinente alla tua risorsa.
Quando analizzi il link apri quindi la pagina sorgente, non solo la dashboard del tool.
Controlla:
- argomento;
- qualità del testo;
- motivo della citazione;
- presenza reale del collegamento;
- posizione nella pagina;
- altri link presenti;
- eventuali segnali evidenti di contenuto costruito solo per ospitare collegamenti.
Questa verifica manuale richiede più tempo, ma separa una vera analisi backlink dalla semplice lettura di una tabella.
Posizione del link e anchor text
Un link contestuale inserito in una frase che spiega perché quella risorsa è utile comunica qualcosa di diverso da un collegamento nascosto in un footer replicato su migliaia di URL.
Anche l’anchor text aiuta a capire come viene descritta la destinazione.
Non cercherei però una distribuzione “perfetta” basata su percentuali prefissate. Mi interesserebbe piuttosto individuare anomalie evidenti: per esempio una quantità insolita di domini differenti che usano tutti la stessa anchor commerciale, specialmente se le pagine sorgenti sembrano costruite artificialmente.
Pattern sospetto e singolo link sospetto non sono la stessa cosa.
Backlink e domini di riferimento: perché la quantità da sola dice poco
Contare i backlink è utile per descrivere la dimensione del profilo. Non basta per valutarlo.
Un sito può ricevere migliaia di collegamenti perché una sola fonte lo include in un template ripetuto. Un altro può averne meno ma provenienti da articoli differenti e pertinenti.
Non esiste comunque una regola universale secondo cui “più domini = automaticamente meglio”. Bisogna osservare anche chi sono quei domini, quali pagine stanno linkando e perché.
Vale lo stesso per estensioni come .edu o .gov: l’estensione del dominio, da sola, non rende automaticamente un backlink migliore.
DA, DR, Authority Score e Zoom Authority non sono metriche Google
Qui è facile prendere una scorciatoia sbagliata.
Tool SEO differenti costruiscono metriche proprietarie per riassumere caratteristiche di un dominio o del suo profilo link. Ahrefs utilizza, tra le altre, Domain Rating; Semrush dispone di Authority Score; SEOZoom utilizza proprie metriche di authority e analisi.
Sono strumenti utili per confrontare domini, filtrare grandi dataset e trovare casi da approfondire.
Ma non sono PageRank e non sono punteggi forniti da Google.
Se due tool assegnano valori diversi allo stesso dominio non significa necessariamente che uno dei due sia “sbagliato”: database, formule e obiettivi delle metriche sono differenti.
La decisione migliore è usare gli score come filtri diagnostici, poi tornare alle pagine reali.
Come fare un’analisi backlink utile
Nel tuo GSC la query analisi backlink è particolarmente interessante perché esprime un bisogno diverso dalla semplice definizione: chi la cerca vuole capire cosa controllare e come interpretare i dati.
Un audit utile non inizia dal colore di uno score. Inizia dalle domande.
Quali pagine del sito ricevono collegamenti? Da quali domini? Con quali anchor? Esistono fonti importanti che stanno citando contenuti secondari mentre le risorse strategiche non ricevono nulla? Ci sono pattern anomali? I competitor conquistano link grazie a risorse che tu non possiedi?
Da dove partire con Google Search Console
Il primo strumento che controllerei su un sito di cui possiedi i dati è il Report Link di Google Search Console.
Permette di esaminare, tra le altre cose:
- pagine con più link esterni;
- siti che linkano maggiormente il dominio;
- testo principale dei link;
- link interni.
C’è però una limitazione fondamentale: Google specifica che il report non rappresenta l’elenco completo di tutti i link conosciuti. Mostra un campione utile a comprendere il profilo complessivo.
Inoltre, il report non indica se un collegamento è contrassegnato come nofollow.
Questo significa che Search Console è un ottimo punto di partenza first-party, ma non sostituisce necessariamente un indice backlink esterno quando devi svolgere un’analisi più ampia.
Pagine linkate, domini sorgente e anchor: cosa controllare
Una prima lettura può essere organizzata in tre livelli.
1. Pagine di destinazione
Controlla quali contenuti ricevono più collegamenti.
Se le risorse più citate sono realmente quelle che distinguono il sito, hai un segnale interessante. Se invece quasi tutti i link puntano a pagine marginali o obsolete, vale la pena capire perché.
2. Domini sorgente
Non chiederti solo quanti sono. Aprili.
Un dominio che appare poco familiare non è automaticamente spam, così come un brand conosciuto non garantisce che ogni sua pagina abbia valore per il tuo topic.
3. Anchor text
Cerca una distribuzione comprensibile rispetto al brand e ai contenuti.
Nomi del sito, URL, titoli delle risorse e descrizioni naturali sono normali. Pattern fortemente ripetitivi meritano invece un controllo più approfondito.
Quando serve un backlink checker esterno
Gli strumenti specializzati diventano particolarmente utili quando vuoi:
- ampliare il campione oltre Search Console;
- confrontare il tuo profilo con quello dei concorrenti;
- osservare nuovi e vecchi collegamenti;
- filtrare grandi quantità di dati;
- confrontare referring domains;
- studiare pagine e anchor;
- individuare opportunità da verificare manualmente.
Ahrefs, Semrush, SEOZoom e altri provider costruiscono propri indici del web. È quindi normale che due backlink checker restituiscano numeri differenti sullo stesso dominio.
Non chiederti subito “quale ha il numero giusto?”. Chiediti piuttosto quale dataset è sufficiente per la decisione che devi prendere.
Come confrontare i competitor senza inseguire uno score
L’analisi competitiva diventa molto più utile quando passi da:
Il competitor ha DR più alto del mio.
a:
Quali sue pagine stanno ottenendo citazioni che le mie non riescono a ottenere?
Un processo pratico può essere questo:
- individua i concorrenti che competono realmente nelle SERP importanti;
- trova le loro pagine maggiormente collegate;
- raggruppa le fonti per tipologia;
- osserva quali risorse vengono citate e per quale motivo;
- identifica gap che puoi colmare con contenuti migliori, dati, strumenti, esempi o risorse originali.
A questo punto l’analisi backlink smette di essere una raccolta di numeri e diventa una domanda editoriale: che cosa possiede il competitor che rende naturale citarlo?
Se invece devi diagnosticare l’intero sito insieme a problemi tecnici, contenuti e visibilità organica, un SEO audit consente di leggere il profilo backlink nel contesto più ampio della strategia, senza trattarlo come un elemento isolato.
Backlink spam, link a pagamento e rischio di penalizzazioni
Uno dei temi che genera più confusione riguarda i cosiddetti “backlink tossici”.
Molti strumenti classificano automaticamente alcuni collegamenti come rischiosi o sospetti. Può essere un segnale utile per stabilire quali link controllare, ma un’etichetta generata da un tool non equivale automaticamente a una penalizzazione Google.
La domanda corretta è se esiste un comportamento che rientra nelle norme sul link spam e quale sia la storia reale del profilo.
Cosa Google considera link spam
Nelle proprie norme relative allo spam, Google definisce link spam la creazione di collegamenti verso o da un sito principalmente allo scopo di manipolare il ranking.
Tra gli esempi indicati rientrano:
- acquisto o vendita di link per finalità di ranking;
- scambi di link eccessivi;
- servizi automatizzati per creare collegamenti;
- advertorial e native advertising che trasferiscono segnali senza qualificazione appropriata;
- link di bassa qualità distribuiti in directory;
- collegamenti ottimizzati inseriti in widget, footer o template su larga scala;
- commenti e contenuti creati principalmente per generare link manipolativi.
Il filo conduttore non è semplicemente “il link è stato ottenuto intenzionalmente”. È l’uso dei collegamenti per manipolare i sistemi di ranking.
Comprare backlink: il problema è la manipolazione
Una ricerca come “comprare backlink” può indicare intenzioni molto diverse.
Un’azienda può legittimamente acquistare pubblicità, sponsorizzazioni o visibilità editoriale. Google stesso riconosce che comprare e vendere link può fare parte dell’economia del web.
Il punto è qualificare correttamente la relazione quando il collegamento deriva dal pagamento, utilizzando sponsored o, quando appropriato, nofollow.
Ciò che entra nel territorio del link spam è pagare affinché link destinati a influenzare il ranking vengano presentati come normali raccomandazioni editoriali.
È una distinzione molto più utile di “link comprato = penalizzazione”.
Non ogni backlink strano richiede un intervento
Internet genera continuamente collegamenti che non hai richiesto: scraper, siti automatici, aggregatori, domini di scarsa qualità e pagine che possono apparire o sparire rapidamente.
Vedere qualche link improbabile nel proprio profilo non significa che devi immediatamente creare un file Disavow.
Google dichiara che, nella maggior parte dei casi, è in grado di valutare quali collegamenti considerare senza indicazioni aggiuntive.
Per questo eviterei qualsiasi pulizia aggressiva basata soltanto su uno score di tossicità.
Quando usare il Disavow e quando è meglio non farlo
La documentazione Google sul Disavow è molto esplicita: si tratta di una funzionalità avanzata, da utilizzare con cautela, e la maggior parte dei siti non ne ha bisogno.
Google indica il Disavow quando esiste un numero considerevole di collegamenti spam, artificiali o di bassa qualità e questi hanno causato un’azione manuale o esiste una concreta probabilità che la causino.
Se hai semplicemente aperto un backlink checker e hai trovato una lista di domini con indicatori bassi, queste condizioni non sono automaticamente soddisfatte.
Il criterio operativo dovrebbe quindi essere:
tool segnala rischio → verifica manuale → ricostruisci origine e storia del link → controlla eventuali azioni manuali → intervieni solo se esiste una ragione concreta.
Il Disavow non è uno strumento di manutenzione ordinaria del sito.
Backlink e link building: qual è la differenza
I due concetti sono collegati, ma non sono sinonimi.
Il backlink è il collegamento in entrata.
La link building è l’insieme delle attività attraverso cui cerchi di ottenere collegamenti da altri siti.
Questa distinzione sembra banale, ma serve a mantenere chiara la strategia. Puoi analizzare backlink senza avviare una campagna di acquisizione; allo stesso modo, non dovresti progettare una campagna senza aver prima capito la situazione del profilo link esistente.
Il backlink è il risultato, la link building è il processo
Quando analizzi un link già presente, le domande sono diagnostiche:
- chi mi sta linkando?
- da quale pagina?
- verso quale URL?
- perché?
- con quale anchor?
- il collegamento fa parte di un pattern naturale o artificiale?
Quando fai link building, invece, entri nel campo dell’acquisizione:
- quali risorse possono meritare citazioni?
- quali editori o siti hanno reale affinità?
- posso produrre dati originali?
- esistono contenuti migliori da creare?
- posso costruire relazioni editoriali utili?
Per strategie, approcci ed errori specifici conviene quindi passare alla guida dedicata alla link building e all’acquisizione di backlink, invece di comprimere due intent diversi nella stessa pagina.
Quando passare dall’analisi alla strategia di acquisizione
Non partire dalla domanda “quanti backlink devo ottenere?”.
Parti da ciò che hai scoperto.
Se i competitor ottengono collegamenti verso statistiche e ricerche originali, potresti avere un content gap.
Se una guida del tuo sito riceve link spontaneamente mentre altre non ne ricevono, potresti avere già un formato editoriale da sviluppare.
Se il profilo è fortemente dipendente da pochissimi domini, potresti voler aumentare la diversificazione.
Se invece il problema principale è che le pagine non soddisfano l’intento o presentano criticità tecniche, costruire altri link potrebbe non essere la priorità.
È qui che backlink, contenuti, SEO tecnica e consulenza SEO devono tornare a essere parti dello stesso sistema invece di tattiche indipendenti.
Conclusione
Capire cosa sono i backlink richiede pochi secondi: sono link provenienti da altri siti che puntano verso il tuo.
Capire se un backlink è utile richiede molto di più.
Devi osservare la pagina che lo contiene, la pertinenza del contesto, la destinazione, l’anchor text, gli attributi e soprattutto il pattern complessivo del profilo. Le metriche dei tool possono velocizzare questa analisi, ma non sostituiscono il giudizio e non rappresentano punteggi assegnati da Google.
La regola pratica che terrei a mente è semplice: non cercare il backlink con il numero più alto accanto. Cerca collegamenti che abbiano senso per chi legge e che esistano per una ragione editoriale credibile.
Per analizzare il tuo sito, parti dai dati disponibili in Search Console, integra un backlink checker quando hai bisogno di maggiore copertura e verifica manualmente le fonti che contano davvero.
Solo dopo ha senso passare alla domanda successiva: come ottenere nuovi collegamenti che meritino di esistere.