Dal 30 settembre 2026 WhatsApp sta introducendo nuovi strumenti di parental control per gli account dei teenager. La novità permette ai genitori di intervenire su alcune impostazioni di privacy, gruppi, Stato, Canali e Meta AI, utilizzando un PIN per impedire che determinate protezioni vengano rese meno restrittive senza autorizzazione.

C’è però un limite da chiarire subito: il parental control WhatsApp non permette al genitore di leggere i messaggi o ascoltare le chiamate del figlio. Le conversazioni personali continuano a essere protette dalla crittografia end-to-end.

WhatsApp presenta i nuovi strumenti nel proprio annuncio ufficiale sui parental control per i teenager e li sta distribuendo gradualmente. Questo significa che l’opzione potrebbe non essere ancora disponibile su tutti gli account nello stesso momento.

La distinzione più importante, però, arriva subito dopo. Questi controlli per teenager non sono gli stessi account gestiti dal genitore introdotti da WhatsApp nel marzo 2026 per chi non ha ancora l’età necessaria per amministrare autonomamente il proprio account.

In questa guida vediamo quindi come funziona il nuovo parental control, cosa possono vedere i genitori, come attivarlo e quali differenze esistono rispetto agli account per i più piccoli e ai controlli del telefono. Se vuoi invece partire dall’app nel suo complesso, nella guida completa a WhatsApp trovi chat, gruppi, Community, Stato, Canali, Web, privacy e le altre funzioni principali.

Cosa cambia con il parental control di WhatsApp

I nuovi controlli non trasformano l’account del teenager in un account completamente amministrato dal genitore.

In pratica, il parental control WhatsApp aggiunge un livello di supervisione su alcune impostazioni sensibili senza trasformare l’account del teenager in un account completamente controllato dal genitore.

L’idea è più circoscritta: alcune aree considerate sensibili possono essere configurate insieme e protette da un PIN del genitore, mentre il ragazzo continua a utilizzare il proprio account e le proprie conversazioni.

WhatsApp descrive questi strumenti come opzionali. Non vengono quindi presentati come un sistema obbligatorio da applicare a qualsiasi adolescente.

In pratica, il parental control interviene su più livelli.

AreaCosa può fare il genitoreCosa non ottiene
Privacyscegliere impostazioni più adatte al teenageraccesso ai contenuti delle chat
Gruppilimitare chi può aggiungere il ragazzo e ricevere alcuni avvisi sull’attivitàlettura automatica dei messaggi del gruppo
Statogestire quali Stati può vedere e chi può vedere i suoiaccesso alle chat private
Canalidefinire come può utilizzare i Canaliaccesso alle conversazioni personali
Meta AIscegliere tra esperienza 13+ e un’impostazione più restrittivaaccesso generale a tutte le attività dell’account
Modifica delle protezionirichiedere il PIN del genitore per rendere meno restrittive alcune impostazionicontrollo totale dello smartphone

La tabella mostra il punto che conviene tenere a mente per tutto l’articolo: supervisione e lettura delle comunicazioni sono due cose differenti.

Quali impostazioni può gestire un genitore

Uno degli esempi indicati direttamente da WhatsApp riguarda l’immagine del profilo.

Il genitore può contribuire a decidere chi può visualizzarla e intervenire sulle impostazioni che regolano l’aggiunta del teenager ai gruppi. Se il ragazzo prova successivamente a rendere meno restrittiva una delle protezioni supervisionate, deve ottenere l’approvazione attraverso il PIN impostato dal genitore.

È una logica diversa da un blocco rigido dell’app.

Il teenager mantiene il proprio account, ma alcune decisioni che aumenterebbero l’esposizione dell’account richiedono un secondo livello di autorizzazione.

Gruppi, Stato, Canali e Meta AI: quali controlli arrivano

I gruppi rappresentano una delle aree più interessanti perché mettono in contatto la messaggistica privata con una rete più ampia di persone.

WhatsApp prevede avvisi quando il teenager entra o esce da un gruppo e quando un gruppo di cui fa parte aumenta significativamente di dimensione. Il genitore non riceve però per questo motivo una copia delle conversazioni.

Per capire meglio cosa implica essere aggiunti a una chat collettiva e quali impostazioni di privacy esistono, trovi un approfondimento separato nella guida ai gruppi WhatsApp.

Il parental control raggiunge anche la scheda Aggiornamenti.

Per lo Stato WhatsApp, il genitore può intervenire su quali aggiornamenti il teenager può vedere e su chi può visualizzare i suoi.

I Canali WhatsApp hanno invece una logica di pubblicazione one-to-many distinta dalle normali chat: anche qui WhatsApp permette alla famiglia di scegliere in che modo il teenager può utilizzare la funzione.

Infine c’è Meta AI. WhatsApp indica due livelli: l’esperienza predefinita 13+ e l’opzione più restrittiva Contenuti limitati.

Queste aree fanno capire perché definire la novità semplicemente come “controllo delle chat” sarebbe fuorviante. Gran parte del sistema riguarda chi può raggiungere il teenager, quali superfici dell’app può utilizzare e quanto facilmente può ridurre le protezioni.

A cosa serve il PIN del genitore

Il PIN è il meccanismo che protegge le impostazioni supervisionate.

Quando il parental control è configurato, il teenager non può semplicemente entrare nelle impostazioni e allentare liberamente ogni restrizione concordata con il genitore.

WhatsApp parla di un unico PIN e di avvisi destinati a mantenere il genitore informato. Il PIN non cifra ulteriormente le conversazioni e non sostituisce il codice del telefono: serve a governare il livello di supervisione.

Sono tre funzioni diverse:

PIN parentale → autorizza determinate modifiche ai controlli.

Codice o biometria del telefono → protegge l’accesso fisico al dispositivo.

Crittografia end-to-end → protegge il contenuto delle comunicazioni durante la conversazione.

Confonderle porta facilmente ad aspettarsi dal parental control capacità che non possiede.

Cosa vedono i genitori su WhatsApp e cosa resta privato

Una delle query più importanti dietro questa novità è molto più semplice del nome della funzione: cosa vedono i genitori su WhatsApp quando attivano il parental control?

La risposta breve è che possono ricevere informazioni e avvisi su alcune attività, ma non ottengono una finestra attraverso cui leggere tutte le conversazioni del teenager.

WhatsApp cita, per esempio, notifiche relative all’ingresso o all’uscita da gruppi e alla crescita significativa di un gruppo; la pagina dedicata ai parental control indica inoltre aggiornamenti importanti come l’aggiunta di un nuovo contatto.

Attività e avvisi che il genitore può ricevere

Gli avvisi servono soprattutto a mostrare cambiamenti che possono aumentare l’esposizione dell’account.

Sapere che il ragazzo è entrato in un nuovo gruppo è diverso dal leggere ciò che viene scritto in quel gruppo.

Sapere che è stato aggiunto un contatto è diverso dal vedere automaticamente tutti i messaggi scambiati con quella persona.

È questa separazione che permette a WhatsApp di costruire una supervisione dell’esperienza senza consegnare al genitore una copia dell’intero account.

Messaggi e chiamate restano privati

WhatsApp è esplicita su questo punto: anche quando il parental control è attivo, i messaggi personali e le chiamate del teenager restano privati e protetti dalla crittografia end-to-end.

Se vuoi capire cosa significa tecnicamente questa protezione e, soprattutto, quali cose non risolve, nella guida alla crittografia WhatsApp trovi il funzionamento dell’E2EE e i suoi limiti.

La precisazione è importante anche dal punto di vista educativo.

Il parental control può ridurre alcuni rischi e rendere certe impostazioni meno facili da modificare, ma non sostituisce una conversazione con il ragazzo su contatti, gruppi, richieste sospette e condivisione di informazioni personali.

Il parental control non permette di leggere le chat

Quindi no: attivare il parental control ufficiale di WhatsApp non permette di aprire dal telefono del genitore la cronologia delle chat del figlio.

Questo distingue nettamente lo strumento nativo dalle promesse di alcune applicazioni di monitoraggio di terze parti.

Quando una soluzione dichiara di poter mostrare contenuti privati, notifiche, registrazioni o attività che WhatsApp non rende disponibili attraverso il proprio parental control, non stai più valutando la stessa funzione.

Cambiano tecnologia, modello di accesso, implicazioni di privacy e rischio di sicurezza.

Come attivare il parental control WhatsApp

WhatsApp ha pubblicato anche una pagina dedicata alla configurazione del sistema. Il percorso iniziale parte dal telefono del teenager, non da un pannello Web esterno.

La procedura ufficiale disponibile al 30 settembre 2026 è riportata nella pagina Parental Controls di WhatsApp.

Collegare la supervisione all’account del teenager

Sul telefono del teenager:

  1. apri WhatsApp;
  2. entra in Impostazioni;
  3. tocca Parental control;
  4. conferma la data di nascita del teenager;
  5. segui le indicazioni mostrate dall’app per collegare l’account a quello del genitore.

Durante la configurazione viene impostato il collegamento con il genitore e viene creato il PIN utilizzato per gestire le impostazioni supervisionate.

Dopo l’associazione, il genitore può intervenire sulle opzioni rese disponibili da WhatsApp e ricevere gli avvisi previsti.

Modificare o disattivare le impostazioni

WhatsApp descrive i controlli per teenager come facoltativi e modificabili nel tempo.

Questo è importante perché la configurazione non deve necessariamente rimanere identica per tutta l’adolescenza.

Una famiglia può partire da impostazioni più restrittive e rivalutarle successivamente, oppure disattivare la supervisione quando non è più utile.

L’obiettivo del PIN non è quindi rendere permanente una configurazione: è evitare che le protezioni supervisionate vengano ridotte unilateralmente senza il passaggio concordato con il genitore.

Cosa fare se il parental control non compare ancora

La prima cosa da controllare è la disponibilità.

WhatsApp dichiara che il parental control è in distribuzione graduale e potrebbe non essere ancora disponibile nella propria area o sul proprio account.

Prima di cercare procedure alternative:

  1. aggiorna WhatsApp sul telefono del genitore e su quello del teenager;
  2. controlla nuovamente Impostazioni;
  3. verifica che l’account e la data di nascita corrispondano allo scenario previsto;
  4. considera che il rollout può raggiungere account diversi in momenti differenti.

L’assenza dell’opzione il giorno dell’annuncio non dimostra quindi che il telefono sia incompatibile o che la funzione non arriverà.

Teenager e under 13: due sistemi WhatsApp da non confondere

Il punto più facile da sbagliare è mettere nello stesso contenitore i parental control per teenager e gli account gestiti dal genitore.

WhatsApp li tratta come due esperienze differenti.

Gli account gestiti dal genitore sono stati annunciati l’11 marzo 2026 e sono pensati per chi non ha ancora raggiunto l’età necessaria per gestire autonomamente WhatsApp. I nuovi parental control del 30 settembre si applicano invece al modello di account del teenager.

AspettoParental control teenagerAccount gestito dal genitore
Tipo di accountaccount del teenager con supervisione opzionaleaccount creato e gestito dal genitore/tutore
Funzione principaleguidare privacy e alcune superfici dell’appoffrire un’esperienza limitata soprattutto a messaggi e chiamate
Contattisupervisione e avvisi previstiil genitore decide chi può contattare l’account
Gruppiimpostazioni e avvisi sull’attivitàil genitore controlla i gruppi a cui il minore può partecipare
Stato, Canali, Meta AIdisponibili con controlli dedicatinon fanno parte dell’esperienza limitata iniziale
Messaggi privatirestano privatirestano privati
PINprotegge le impostazioni supervisionateprotegge le impostazioni gestite dal genitore

I controlli parentali per gli account dei teenager

Sul normale account del teenager il genitore non sostituisce il titolare dell’account.

Aggiunge un livello di supervisione.

Questo modello ha senso per un ragazzo che utilizza già WhatsApp autonomamente ma per il quale la famiglia vuole concordare impostazioni più prudenti su contatti, gruppi, Stato, Canali o Meta AI.

Come funziona un account WhatsApp gestito da genitore

Un account WhatsApp gestito da genitore ha invece un punto di partenza differente.

La procedura richiede il telefono utilizzato dal minore e il dispositivo del genitore. Dopo il collegamento, il genitore può decidere chi può contattare l’account, quali gruppi può utilizzare, rivedere le richieste provenienti da contatti sconosciuti e gestire le impostazioni di privacy.

WhatsApp presenta questi account come un’esperienza limitata principalmente a messaggistica e chiamate. Anche qui le conversazioni personali restano protette dalla crittografia end-to-end.

La disponibilità degli account gestiti è graduale e può dipendere dal Paese o dall’account.

Cosa cambia quando il minore può gestire autonomamente l’account

Quando il ragazzo raggiunge i 13 anni, o l’eventuale età minima superiore richiesta nel proprio Paese o territorio, WhatsApp prevede una transizione fuori dall’account gestito dal genitore.

Dopo la transizione diventano disponibili funzioni come Stato, Canali e Meta AI; le impostazioni di privacy vengono portate su default considerati sicuri e il ragazzo può iniziare a gestirle autonomamente.

Questo passaggio rende ancora più importante non trattare “under 13” come una regola universale indipendente dal Paese.

La formulazione ufficiale di WhatsApp è sempre collegata anche all’eventuale età minima superiore richiesta localmente.

WhatsApp per minori in Italia: età minima, privacy ed EU KIDS Act

Quando si parla di WhatsApp per minori in Italia si incontrano almeno tre livelli diversi:

  • le condizioni contrattuali di WhatsApp;
  • la normativa italiana sul consenso al trattamento dei dati;
  • le nuove proposte legislative italiane ed europee sulla sicurezza online dei minori.

Mettere tutto sotto l’etichetta “la legge dice che WhatsApp si può usare da X anni” elimina distinzioni che invece sono decisive.

Età minima WhatsApp e consenso digitale a 14 anni non sono la stessa cosa

I Termini di servizio WhatsApp per lo Spazio economico europeo indicano che per utilizzare autonomamente il servizio bisogna avere almeno 13 anni oppure l’età minima superiore richiesta nel proprio Paese o territorio. Quando l’età non è stata raggiunta, un genitore o tutore può creare un account gestito, se la funzione è disponibile.

In Italia esiste però anche la soglia dei 14 anni prevista dall’articolo 2-quinquies del Codice Privacy.

Il Garante Privacy, nella sezione dedicata ai minori, chiarisce che dai 14 anni un minore può esprimere autonomamente il consenso al trattamento dei dati nell’offerta diretta di servizi della società dell’informazione quando ricorrono le condizioni previste dalla norma. Sotto tale soglia, per quel trattamento basato sul consenso, interviene chi esercita la responsabilità genitoriale.

Questa regola non equivale automaticamente a dire che “in Italia WhatsApp è vietato sotto i 14 anni”.

Condizioni del servizio, consenso privacy, capacità contrattuale e specifica base giuridica del trattamento sono livelli differenti.

È la stessa distinzione che diventa importante su altre piattaforme: nella guida a Instagram Teens e ai controlli per i genitori abbiamo separato proprio le soglie della piattaforma dalle regole italiane sul consenso.

Cosa cambia con l’EU KIDS Act del settembre 2026

Il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha presentato l’EU KIDS Act, una proposta di regolamento destinata a rafforzare la sicurezza online dei minori.

La proposta prevede, tra le altre cose, un accesso graduale ai social media: niente social media sotto i 13 anni, account gestiti dal genitore tra 13 e 14 anni e account autonomi dai 15 anni, insieme a requisiti di age assurance, impostazioni sicure per default e strumenti di controllo parentale.

La pagina ufficiale della Commissione europea sull’EU KIDS Act precisa però un punto fondamentale: è una proposta. Parlamento europeo e Consiglio devono ancora negoziare e approvare il testo prima che possa diventare legislazione applicabile.

C’è poi un secondo limite all’interpretazione.

La Commissione parla di un perimetro “Social Media+” che comprende social media, piattaforme di condivisione video, determinati giochi online, chatbot e companion AI.

WhatsApp è principalmente un servizio di messaggistica, pur avendo oggi funzioni più social come Stato e Canali.

Per questo non presenterei la soglia proposta dei 15 anni come una nuova età minima WhatsApp già decisa dall’Unione europea. Servono il testo definitivo e una qualificazione giuridica corretta del servizio e delle sue singole funzioni.

La vicinanza temporale tra EU KIDS Act e nuovi parental control WhatsApp non prova neppure che una cosa sia stata causata dall’altra.

Si può osservare che entrambe si muovono verso age assurance, impostazioni più sicure e maggiore supervisione. Attribuire però il lancio di WhatsApp direttamente alla proposta europea, senza una dichiarazione della società o un obbligo già vigente, significherebbe trasformare una correlazione temporale in causalità.

Parental control WhatsApp, Family Link e Tempo di utilizzo: cosa cambia

Schema che confronta parental control WhatsApp, account gestito dal genitore e Family Link o Tempo di utilizzo
Parental control WhatsApp, account gestito dal genitore e controlli del dispositivo rispondono a esigenze diverse e nessuno consente di leggere automaticamente le chat.

Il parental control interno di WhatsApp non sostituisce i controlli del sistema operativo.

Risolvono problemi differenti.

Se vuoi…Strumento più pertinente
limitare chi può raggiungere il teenager dentro WhatsAppparental control WhatsApp
supervisionare privacy, gruppi, Stato, Canali o Meta AIparental control WhatsApp
impedire che alcune protezioni WhatsApp vengano allentateparental control WhatsApp + PIN
limitare il tempo quotidiano passato nell’appcontrollo parentale Android/iOS
bloccare completamente WhatsApp in determinate fasce orariecontrollo parentale Android/iOS
limitare download o installazione di appcontrollo parentale Android/iOS
leggere automaticamente le chat WhatsApp del figlionessuno di questi strumenti

Quando bastano i controlli interni di WhatsApp

Se il problema è principalmente come il teenager usa WhatsApp, partirei dal parental control WhatsApp e dagli altri controlli nativi disponibili nell’app.

Permettono di lavorare esattamente sulle superfici dell’app: privacy, contatti, gruppi, Stato, Canali e Meta AI.

Hanno anche un vantaggio concettuale: la famiglia può discutere le regole di utilizzo di WhatsApp senza dover necessariamente bloccare l’intero telefono o imporre lo stesso limite a tutte le applicazioni.

Quando serve anche il controllo del dispositivo

Se il problema riguarda invece quanto tempo viene utilizzata l’app, gli strumenti del sistema operativo sono più adatti.

Su Android, Google Family Link permette di impostare limiti per singole app e di bloccarne l’accesso quando necessario.

Su iPhone e iPad, Tempo di utilizzo di Apple permette di gestire app, contenuti e orari di utilizzo all’interno del gruppo In famiglia.

Usare entrambi i livelli può quindi avere senso:

WhatsApp governa meglio ciò che succede dentro WhatsApp.

Il sistema operativo governa meglio disponibilità dell’app, orari e tempo di utilizzo.

Perché nessuno dei due sistemi dà accesso automatico alle chat

Family Link e Tempo di utilizzo possono limitare un’app, bloccarla o regolare quando può essere aperta.

Questo non li trasforma in lettori delle conversazioni WhatsApp.

Allo stesso modo, il parental control nativo può comunicare al genitore alcuni eventi dell’account senza consegnargli il contenuto dei messaggi.

È una distinzione utile anche quando valuti prodotti di terze parti.

“Posso limitare WhatsApp” e “posso leggere WhatsApp” sono due promesse tecnicamente molto diverse.

Conclusione

Il nuovo parental control WhatsApp aggiunge finalmente un livello di supervisione pensato per i teenager senza trasformare il telefono del genitore in una copia dell’account del figlio.

Se il tuo obiettivo è controllare privacy, gruppi, Stato, Canali e Meta AI, partirei dagli strumenti interni di WhatsApp. Se invece vuoi decidere quanto e quando l’app può essere utilizzata, aggiungerei Family Link su Android o Tempo di utilizzo sui dispositivi Apple.

Per chi non ha ancora raggiunto l’età necessaria per gestire autonomamente WhatsApp, il percorso è diverso: vanno verificati gli account gestiti dal genitore, dove disponibili.

E soprattutto non confonderei il lancio del 30 settembre con una nuova legge già in vigore. L’EU KIDS Act è una proposta europea molto rilevante per la sicurezza online dei minori, ma il suo iter è ancora aperto e non autorizza a riscrivere oggi l’età minima di WhatsApp come se il nuovo regime fosse già applicabile.

La scelta utile, quindi, non è “controllare tutto”. È usare il livello di supervisione che risponde al rischio reale, mantenendo chiaro ciò che il genitore può gestire e ciò che deve restare una conversazione privata.