Scegliere un ad blocker nel 2026 è meno banale di quanto suggeriscano molte classifiche. Il problema non è trovare un’estensione capace di nascondere qualche banner: è capire a quale livello vuoi intervenire e quali limiti impone il browser che utilizzi.
La distinzione è diventata particolarmente importante su Chrome. La dismissione di Manifest V2 ha cambiato il funzionamento delle estensioni di content blocking e ha separato nettamente il caso di uBlock Origin Lite da quello del classico uBlock Origin. Su Firefox, invece, uBlock Origin completo continua a essere disponibile anche su Android.
Per questo una lista dei migliori ad blocker senza distinguere browser, dispositivo e tipo di filtraggio rischia di essere poco utile.
Se il tuo obiettivo è semplicemente bloccare pubblicità online, puoi partire da un’estensione. Se vuoi intervenire anche su altre applicazioni o su più dispositivi, devi invece considerare app di sistema, DNS o un browser con protezioni integrate.
Vediamo quindi prima la scelta pratica e poi il motivo per cui soluzioni apparentemente simili fanno in realtà lavori diversi.
Migliori ad blocker: la scelta rapida in base a quello che ti serve
Non esiste un vincitore indipendente dal contesto. Questa è la sintesi da cui partire.
| Scenario | Soluzione da valutare per prima | Perché | Limite principale |
|---|---|---|---|
| Chrome desktop | uBlock Origin Lite | Compatibile con Manifest V3 e sviluppato dal progetto uBlock | Non replica tutte le possibilità di uBlock Origin completo |
| Firefox desktop | uBlock Origin | Controllo molto ampio su filtri e contenuti | Protegge il traffico del browser, non tutto il dispositivo |
| Firefox Android | uBlock Origin | È disponibile anche nella versione Android di Firefox | Richiede Firefox invece di Chrome |
| Safari / ecosistema Apple | Content blocker progettato per Safari | Si integra con le API della piattaforma Apple | Funzioni e comportamento dipendono molto da Safari |
| Più browser e applicazioni | App di filtraggio come AdGuard | Può intervenire oltre la singola estensione | È un livello diverso dal semplice add-on |
| Nessuna estensione da gestire | Brave Shields | Il blocco è incorporato nel browser | Richiede cambiare browser |
| Privacy e visibilità sui tracker | Ghostery | Abbina blocco e informazioni sui tracker | Resta soprattutto una protezione del browser |
| Configurazione semplice | Adblock Plus | Facile da usare e con filtri consolidati | Acceptable Ads è abilitato per impostazione predefinita |
Questa tabella non va letta come una classifica assoluta. Serve a evitare l’errore più comune: confrontare prodotti che operano a livelli diversi come se fossero intercambiabili.
Se usi Chrome
Su Chrome desktop partirei oggi da uBlock Origin Lite.
La ragione non è che sia diventato improvvisamente “migliore” di qualsiasi alternativa, ma che è stato progettato per il modello Manifest V3 utilizzato dal Chrome attuale. Il classico uBlock Origin appartiene invece al mondo Manifest V2 e non è più la normale soluzione installabile e mantenibile attraverso il Chrome Web Store.
Se vuoi costruire un set più ampio di strumenti per il browser, nella guida alle migliori estensioni Chrome trovi anche criteri utili per verificare publisher, permessi e utilità reale delle estensioni prima di installarle.
Se cerchi semplicemente un ad blocker gratis per Chrome desktop, uBO Lite è quindi il primo candidato che valuterei. Se però vuoi regole avanzate e un controllo più vicino a quello del vecchio uBO, il problema non si risolve necessariamente installando un secondo blocker: può avere più senso cambiare browser.
Se usi Firefox
Con Firefox la situazione è diversa perché uBlock Origin completo continua a essere disponibile.
La pagina ufficiale dell’estensione su Mozilla Add-ons indica supporto sia per Firefox desktop sia per Firefox Android. Questo rende Firefox particolarmente interessante quando il content blocking avanzato è una priorità.
Non significa che Firefox sia automaticamente il browser migliore per chiunque. Significa che la scelta dell’ad blocker e quella del browser oggi sono più collegate di qualche anno fa.
Se vuoi configurazioni più granulari, filtri personalizzati e maggior controllo sul comportamento del content blocker, Firefox + uBlock Origin è uno degli abbinamenti più flessibili da valutare.
Se usi Safari, iPhone o iPad
Su Safari conviene ragionare in termini di content blocker compatibili con l’architettura Apple, non copiare automaticamente i consigli pensati per Chrome.
Il progetto uBO Lite distribuisce una versione anche attraverso l’App Store di Apple. AdGuard, invece, gestisce Safari attraverso una soluzione specifica che il produttore distingue dalla normale estensione disponibile per Chrome, Firefox, Edge e altri browser.
Questa differenza riflette il modo in cui funziona Safari: Mac, iPhone e iPad condividono lo stesso ecosistema, ma non tutte le estensioni o capacità desktop si trasferiscono identicamente sul mobile.
Se usi soprattutto dispositivi Apple, partirei quindi da un content blocker nativo per Safari. Se vuoi proteggere anche traffico generato da applicazioni diverse dal browser, devi salire di livello e valutare una soluzione di sistema o di rete.
Se vuoi bloccare la pubblicità anche fuori dal browser
Qui un’estensione non basta.
Un content blocker installato in Firefox o Chrome vede ciò che accade nel browser in cui è attivo. Non diventa automaticamente un filtro per le altre applicazioni, i giochi, una smart TV o gli altri dispositivi della rete.
Per estendere la copertura puoi intervenire con:
- un’app capace di filtrare traffico a livello di dispositivo;
- un servizio DNS con funzioni di blocco;
- un filtro configurato sulla rete;
- una combinazione di più livelli, purché ciascuno abbia un ruolo chiaro.
Il punto non è accumulare protezioni. È usare lo strumento nel punto giusto.
Estensione, browser, app o DNS: quattro modi diversi di bloccare la pubblicità


La differenza più importante tra gli ad blocker non è il logo. È dove avviene il filtraggio.
Pensare in questi termini evita confronti fuorvianti.
Estensioni e content blocker nel browser
Un’estensione come uBlock Origin, uBlock Origin Lite, Ghostery o Adblock Plus opera dentro il browser.
Può intervenire sulle richieste generate durante il caricamento della pagina e, a seconda delle capacità offerte dal browser e dall’estensione, anche sugli elementi visualizzati nel documento.
Questo secondo aspetto è importante.
Bloccare una richiesta pubblicitaria impedisce al browser di scaricare una determinata risorsa. Il filtraggio cosmetico può invece nascondere elementi della pagina che rimarrebbero visibili o lascerebbero spazi vuoti.
È uno dei motivi per cui un buon content blocker per browser può offrire un risultato visivamente più pulito rispetto a un filtro che opera soltanto sui domini richiesti.
L’altra faccia della medaglia è che un’estensione deve ricevere permessi sufficienti per svolgere il proprio lavoro. Questo rende importante verificare chi la pubblica, quali autorizzazioni richiede e da quale store la stai installando.
Browser con ad blocker integrato
Un browser come Brave sposta il content blocking dalla singola estensione al prodotto stesso.
Il vantaggio è immediato: installi il browser e le protezioni sono già parte della configurazione standard. Non devi affidare la stessa funzione a un componente esterno.
Questo modello riduce anche la dipendenza da un add-on aggiuntivo, ma non rende il browser immune da incompatibilità. Una protezione aggressiva può bloccare script o risorse utilizzate legittimamente dal sito.
La differenza pratica è quindi:
estensione: aggiungi il blocker al browser che già usi;
browser integrato: scegli un browser che considera il blocking parte delle proprie funzioni di base.
App che filtrano il traffico a livello di dispositivo
Le applicazioni di filtraggio possono superare il confine del singolo browser.
AdGuard, per esempio, distingue esplicitamente la propria estensione browser dalle applicazioni desktop: l’estensione protegge il browser, mentre le app possono agire a un livello più ampio.
Questo approccio è utile se utilizzi più browser oppure vuoi una protezione che non dipenda esclusivamente da una singola estensione.
Non significa però che “più ampio” equivalga automaticamente a “migliore”.
Un filtro di sistema può vedere più traffico, mentre un’estensione strettamente integrata nel browser può avere strumenti più precisi per modificare ciò che viene mostrato nella pagina. I due livelli possono quindi risolvere parti differenti dello stesso problema.
DNS e filtri di rete
Il filtraggio DNS lavora ancora più a monte.
Invece di analizzare il contenuto della pagina, impedisce o modifica la risoluzione di determinati domini noti per pubblicità, tracking o altri contenuti indesiderati.
Il vantaggio è la copertura: configurato nel punto giusto, può proteggere più dispositivi senza installare una singola estensione su ciascuno.
Il limite deriva dallo stesso meccanismo.
Un DNS conosce il dominio richiesto, non comprende il DOM della pagina come un’estensione. Se pubblicità e contenuto legittimo provengono dallo stesso dominio, il filtro non può semplicemente bloccare quel dominio senza rischiare di eliminare anche ciò che ti serve.
Per questo considero il DNS un livello complementare, non il sostituto universale del content blocker.
I migliori ad blocker da valutare nel 2026
A questo punto possiamo confrontare i principali strumenti senza ridurli a una classifica numerica.
uBlock Origin Lite: la scelta da valutare su Chrome e Chromium
uBlock Origin Lite, spesso abbreviato in uBOL, è il content blocker del progetto uBlock costruito intorno alle API Manifest V3.
Il progetto ufficiale lo descrive come un blocker dichiarativo: gran parte del lavoro viene eseguita attraverso le API del browser e i relativi ruleset.
Questo approccio gli permette di essere compatibile con la piattaforma attuale di Chrome, ma comporta differenze concrete rispetto a uBlock Origin completo.
Non lo presenterei quindi come “la nuova versione” di uBlock Origin.
È più corretto considerarlo un prodotto distinto, progettato per vincoli tecnici differenti.
Lo sceglierei soprattutto se:
- vuoi restare su Chrome;
- vuoi una soluzione gratuita e open source;
- preferisci una configurazione relativamente semplice;
- non hai bisogno dei controlli più avanzati del classico uBO.
Ha meno senso se il tuo obiettivo principale è ricreare esattamente la flessibilità di uBlock Origin completo. In quel caso guarderei prima Firefox.
uBlock Origin: il riferimento per Firefox e il controllo avanzato
uBlock Origin su Mozilla Add-ons continua a rappresentare una delle opzioni più complete per Firefox.
Mozilla indica esplicitamente che l’estensione è disponibile anche per Firefox Android e che lo sviluppatore dichiara di non richiedere raccolta dati per il funzionamento dell’add-on.
Il punto forte non è semplicemente “blocca più pubblicità”.
uBO mette a disposizione un sistema molto ampio di liste, filtri personalizzati e controlli che può essere usato in modo semplice con la configurazione predefinita oppure approfondito da utenti più esperti.
Non installerei però contemporaneamente più content blocker con lo stesso ruolo. Lo stesso progetto uBO sconsiglia l’utilizzo insieme ad altri blocker perché le interazioni tra estensioni possono produrre risultati peggiori o rendere più difficile capire quale componente stia bloccando cosa.
Lo sceglierei quindi per Firefox quando vuoi un blocker principale, non un altro elemento da aggiungere a una pila di estensioni simili.
AdGuard: quando il blocco deve andare oltre il browser
AdGuard è interessante perché lo stesso nome identifica soluzioni che operano a livelli differenti.
La documentazione dell’estensione AdGuard chiarisce che il componente browser è gratuito e protegge soltanto il browser in cui viene installato. Il produttore distingue questa soluzione dalle applicazioni desktop che possono avere capacità di sistema più ampie.
È una distinzione utile perché spiega quando AdGuard entra davvero nel confronto.
Se vuoi semplicemente un’estensione, confrontalo con gli altri content blocker.
Se invece il tuo requisito è filtrare traffico oltre il browser, devi confrontare l’applicazione con altri strumenti a livello di dispositivo, non con uBO come se fossero lo stesso prodotto.
Lo sceglierei soprattutto quando il valore sta nella copertura più ampia, non nella necessità di avere il maggior numero possibile di opzioni dentro il browser.
Ghostery: ad blocking e controllo dei tracker
Ghostery combina ad blocking e protezione dal tracking con un’interfaccia che rende più visibile ciò che viene rilevato durante la navigazione.
Il produttore mantiene gratuite le funzioni principali della propria estensione e dichiara disponibilità sui maggiori browser.
La differenza rispetto a una soluzione puramente orientata a “far sparire gli annunci” è soprattutto nel modo in cui presenta il tracking all’utente.
Lo sceglierei se vuoi capire con maggiore immediatezza quali tracker vengono intercettati e preferisci un’esperienza meno tecnica rispetto ai controlli avanzati di uBlock Origin.
Resta però una soluzione centrata sul browser. Se il requisito è proteggere applicazioni diverse dal browser, devi ancora una volta cambiare livello.
Adblock Plus: semplicità, filtri e Acceptable Ads
Adblock Plus è uno dei nomi storicamente più riconoscibili della categoria.
Il punto da conoscere prima dell’installazione riguarda Acceptable Ads.
La documentazione ufficiale di Adblock Plus spiega che, con le impostazioni predefinite, alcuni annunci classificati come non invasivi possono essere mostrati. L’opzione può essere disattivata.
Questo non rende automaticamente Adblock Plus una scelta buona o cattiva. È una caratteristica del suo modello che devi conoscere prima di confrontarlo con strumenti che adottano un’impostazione diversa.
Lo sceglierei soprattutto se vuoi semplicità e un’interfaccia familiare, ma controllerei subito le impostazioni relative agli annunci accettabili per decidere consapevolmente quale comportamento preferisci.
Brave Shields: il blocco integrato direttamente nel browser
Brave Shields segue un approccio ancora diverso.
Non devi installare un’estensione separata: le protezioni contro tracker, cookie cross-site e numerosi contenuti pubblicitari fanno parte del browser.
Se vuoi approfondire cosa cambia rispetto a Chrome e Firefox, nella guida a Brave Browser abbiamo separato il ruolo di Shields da VPN, Rewards e dalle altre funzioni dell’ecosistema Brave.
La cosa interessante è che Brave cambia la domanda.
Non chiedi più soltanto “quale ad blocker installo?”, ma:
mi conviene utilizzare direttamente un browser che integra questa funzione?
Lo sceglierei se vuoi Chromium e preferisci avere content blocking e protezioni privacy già presenti nell’esperienza standard.
Ha meno senso cambiare browser soltanto per questo se il tuo ambiente di lavoro dipende fortemente da una configurazione Chrome già consolidata e uBO Lite risolve bene il problema.
Manifest V3 ha cambiato la scelta degli ad blocker su Chrome
Manifest V3 non è un nome da aggiungere al testo per renderlo più tecnico. È il motivo per cui molte vecchie guide sugli ad blocker per Chrome sono diventate inaccurate.
La cronologia ufficiale di Chrome per Manifest V2 indica che dal 24 luglio 2025 Manifest V2 era ormai disabilitato per gli utenti Chrome e che il 31 agosto 2026 le estensioni MV2 residue sono state rimosse dal Chrome Web Store.
Questo ha conseguenze concrete sul content blocking.
Perché uBlock Origin classico non è più la soluzione Chrome
uBlock Origin completo è un’estensione Manifest V2.
Il progetto ufficiale ha chiarito che non esiste una semplice versione MV3 di uBO capace di riprodurre esattamente lo stesso funzionamento.
Quindi una guida che nel 2026 suggerisce ancora genericamente:
“Installa uBlock Origin su Chrome”
senza spiegare la differenza tra uBO e uBO Lite sta saltando un passaggio necessario.
Non è una questione di nome.
È cambiata la piattaforma tecnica sulla quale l’estensione deve funzionare.
uBlock Origin Lite non è semplicemente uBlock Origin per Manifest V3
uBO Lite nasce come risposta compatibile con Manifest V3, ma non è un port uno-a-uno.
Il progetto utilizza un modello di filtraggio più dichiarativo, affidandosi maggiormente alle API e alle regole gestite dal browser.
Questa architettura può essere efficiente e adatta a molti utenti, ma pone limiti diversi rispetto al modello utilizzato da uBO completo.
La conseguenza pratica è semplice:
- Chrome + uBO Lite è una scelta coerente se vuoi restare su Chrome;
- Firefox + uBO ha più senso se cerchi il livello di controllo del prodotto completo.
Non serve trasformare Manifest V3 in una battaglia ideologica tra browser. Basta riconoscere che modifica il set di strumenti disponibile.
Quando ha più senso cambiare livello di protezione invece di cambiare estensione
Se stai confrontando cinque estensioni perché nessuna risolve la pubblicità che compare fuori dal browser, probabilmente stai cercando nel posto sbagliato.
A quel punto le alternative reali sono:
- un’app di filtraggio a livello di sistema;
- un DNS;
- un browser con blocking integrato;
- una configurazione di rete.
È una regola che vale oltre Manifest V3.
Quando continui a cambiare prodotto senza risolvere il problema, chiediti se il limite riguarda lo strumento o il livello in cui lo hai installato.
Cosa un ad blocker non riesce sempre a bloccare
Anche il miglior blocker possibile non può promettere di eliminare qualsiasi forma di advertising in ogni situazione.
Chi sostiene il contrario sta semplificando troppo un problema in continuo movimento.
Pubblicità video, YouTube e altri casi difficili
La pubblicità video è uno degli esempi più evidenti.
Piattaforme come YouTube modificano continuamente il modo in cui annunci, player e sistemi anti-adblock interagiscono. Un filtro che funziona oggi può richiedere un aggiornamento delle liste o incontrare un nuovo metodo di distribuzione domani.
Per questo eviterei qualsiasi promessa del tipo “blocca sempre gli annunci YouTube”.
Un content blocker può funzionare molto bene per lunghi periodi, ma nessuna configurazione seria dovrebbe essere presentata come garanzia permanente contro una piattaforma che può cambiare lato server.
Lo stesso vale per altri servizi video e streaming.
Annunci serviti dallo stesso dominio e sistemi anti-adblock
Bloccare una richiesta è facile quando il dominio che distribuisce l’annuncio è chiaramente separato dal dominio che fornisce il contenuto.
La situazione diventa più difficile quando la pubblicità viene servita attraverso la stessa infrastruttura del contenuto oppure è integrata nel flusso che vuoi effettivamente vedere.
Qui emergono soprattutto i limiti dei filtri DNS: bloccare completamente il dominio potrebbe eliminare anche il contenuto utile.
I sistemi anti-adblock aggiungono un altro livello. Il sito può rilevare che determinate risorse non sono state caricate e reagire mostrando un messaggio, limitando il contenuto o chiedendo di inserire il dominio nella whitelist.
Non esiste una soluzione universale. Devi decidere se quel sito merita un’eccezione, se vuoi rinunciare al contenuto oppure se esiste un modo compatibile di usarlo.
Quando il blocker rompe un sito
Un ad blocker modifica deliberatamente ciò che il sito può caricare o mostrare.
È quindi inevitabile che in alcuni casi blocchi anche una risorsa utilizzata per una funzione legittima.
I sintomi tipici sono:
- pulsanti che non funzionano;
- moduli che non vengono caricati;
- login incompleti;
- video assenti;
- componenti dell’interfaccia che scompaiono;
- pagine che restano apparentemente vuote.
La prima cosa da fare non è disinstallare tutto.
Disattiva temporaneamente il blocker solo sul dominio interessato e ricarica la pagina. Se il problema scompare, hai identificato un conflitto.
A quel punto puoi mantenere l’eccezione per quel sito oppure capire quale filtro sta causando il problema, se lo strumento offre controlli sufficientemente granulari.
Popup, notifiche e adware: problemi simili solo in apparenza
Un ad blocker non è la risposta automatica a qualsiasi finestra o pubblicità indesiderata.
Un pop-up può essere una funzione legittima del sito, una finestra pubblicitaria, una richiesta di login o un elemento già gestito dal blocco integrato del browser.
Una notifica web è ancora diversa: può comparire perché in passato hai autorizzato un sito a inviartela.
E se continui a vedere annunci strani su molti siti, redirect, modifiche al motore di ricerca o pubblicità anche fuori dal browser, il problema potrebbe essere un adware o un altro software indesiderato.
In quel caso installare un altro blocker rischia di coprire temporaneamente il sintomo senza eliminare la causa.
La diagnosi corretta parte da dove compare il problema:
- solo su un sito → controlla prima il sito e i suoi permessi;
- solo in un browser → controlla configurazione ed estensioni;
- in più browser o fuori dal browser → guarda anche applicazioni e sistema;
- come notifica → verifica le autorizzazioni;
- dopo una nuova installazione → controlla ciò che hai aggiunto.
Come scegliere e installare un ad blocker senza aggiungere nuovi rischi
Un content blocker ha necessariamente accesso a una parte importante della tua navigazione. Installare il primo risultato con un nome rassicurante è quindi una pessima scorciatoia.
Verifica publisher, store ufficiale e aggiornamenti
Il nome dell’estensione non basta.
Cloni, fork e prodotti con nomi quasi identici possono rendere difficile distinguere il progetto ufficiale.
Prima di installare controlla:
- il publisher indicato nello store;
- il sito o repository ufficiale collegato;
- la data degli aggiornamenti;
- la pagina del progetto;
- i permessi richiesti;
- che il prodotto sia davvero quello consigliato dalla documentazione ufficiale.
Per uBlock Origin e uBO Lite questo controllo è particolarmente importante perché i due nomi sono simili ma identificano prodotti differenti.
Evita inoltre portali di download che riconfezionano estensioni o applicazioni. Per questo tipo di software il browser store, l’App Store o il sito ufficiale del produttore sono il punto di partenza più sensato.
Controlla permessi, privacy e modello economico
Un’estensione capace di filtrare contenuti deve poter interagire con le pagine che visiti.
Quindi una richiesta di accesso ai siti non è automaticamente sospetta.
La domanda utile è un’altra:
il livello di accesso è coerente con quello che l’estensione deve fare e con la documentazione del progetto?
Controlla anche:
- se vengono raccolti dati;
- con quale finalità;
- se il codice è open source;
- come viene finanziato il progetto;
- se esistono programmi come Acceptable Ads;
- quali funzioni richiedono un pagamento;
- se puoi disattivare facilmente il prodotto.
La privacy non va dedotta dal fatto che un’estensione contiene le parole “ad blocker” o “anti tracking” nel nome.
Perché installare due ad blocker insieme di solito non è una buona idea
Se un blocker funziona male, installarne un secondo può sembrare una soluzione logica.
Spesso non lo è.
Due estensioni che cercano di modificare le stesse richieste o gli stessi elementi della pagina possono creare conflitti, duplicare il lavoro e soprattutto rendere più difficile capire chi ha causato un malfunzionamento.
Il progetto uBlock Origin sconsiglia esplicitamente di utilizzare uBO insieme ad altri content blocker.
La configurazione che preferisco è quindi:
un blocker principale per quel livello + eventuali protezioni complementari con uno scopo differente.
Per esempio un content blocker nel browser e un DNS possono avere senso perché lavorano in punti diversi. Due estensioni generaliste che fanno sostanzialmente lo stesso lavoro molto meno.
Eccezioni e whitelist: quando e come usarle
Disattivare un ad blocker su un sito non significa rinunciare alla protezione ovunque.
Le eccezioni servono proprio a gestire i casi in cui:
- il sito smette di funzionare;
- vuoi sostenere un publisher che reputi affidabile;
- una funzione importante dipende da una risorsa filtrata;
- devi diagnosticare un problema.
La scelta più prudente è fare un’eccezione per il singolo dominio, non spegnere globalmente il blocker.
Se un sito funziona soltanto con il blocco completamente disattivato e non ti senti a tuo agio con questa condizione, puoi sempre scegliere di non utilizzarlo.
Un ad blocker deve restare uno strumento sotto il tuo controllo, non un insieme di regole che applichi senza capire cosa stanno facendo.
Conclusione
Nel 2026 non sceglierei un ad blocker partendo da una classifica generale.
Partirei dal livello che vuoi proteggere.
Se usi Chrome desktop e vuoi un content blocker semplice e attuale, uBlock Origin Lite è il primo candidato da valutare. Se utilizzi Firefox e vuoi maggiore controllo, uBlock Origin completo resta una scelta più flessibile e funziona anche su Firefox Android.
Se vuoi protezione senza gestire un’estensione separata, Brave Shields sposta il blocco direttamente nel browser. Se vuoi intervenire oltre il browser, soluzioni di sistema come AdGuard o un filtro DNS rispondono a un problema diverso e vanno valutate come tali.
La distinzione che conta davvero è questa:
browser extension, browser integrato, sistema e rete non sono quattro nomi per la stessa tecnologia.
Una volta scelto il livello corretto, confrontare i prodotti diventa molto più semplice.
E se il problema non è la normale pubblicità di un sito ma popup persistenti, notifiche, redirect o annunci che compaiono anche dove non dovrebbero, non aggiungere blocker alla cieca: prima identifica la causa. Potresti non avere affatto un problema da ad blocker.