I breadcrumb sono percorsi di navigazione secondari che mostrano la posizione di una pagina all’interno della gerarchia di un sito. Un esempio classico è:
Home > Blog > SEO > Breadcrumb
Permettono al visitatore di capire rapidamente dove si trova e di risalire a una sezione superiore senza dover tornare alla homepage o ricostruire il percorso attraverso il menu principale.
Il nome deriva dalle “briciole di pane” della fiaba di Hansel e Gretel, ma sul web il concetto è molto più preciso: un breadcrumb dovrebbe rappresentare una relazione utile tra la pagina corrente e i livelli superiori del sito.
Dal punto di vista SEO, è importante evitare una semplificazione ancora molto diffusa: aggiungere breadcrumb non produce automaticamente un aumento del ranking. Il loro valore nasce soprattutto dalla navigazione che offrono agli utenti, dai collegamenti interni che creano tra livelli gerarchici e dai dati strutturati che possono aiutare Google a interpretare il percorso della pagina.
Vediamo quindi come funzionano, quali tipi esistono, cosa Google conferma realmente, come gestire BreadcrumbList e quali soluzioni usare su WordPress senza creare duplicazioni.
Un breadcrumb è una sequenza di elementi che descrive la posizione della pagina corrente rispetto alle pagine o sezioni che la contengono.
Immagina un ecommerce:
Home > Scarpe > Running > Modello X
Oppure un blog:
Home > Blog > SEO > Guida ai breadcrumb
In entrambi i casi il visitatore può capire immediatamente il contesto della pagina e, quando i livelli intermedi sono collegamenti, tornare alla categoria o alla sezione superiore con un solo clic.
Il breadcrumb non sostituisce il menu principale. Il menu serve a mostrare le aree principali del sito e a permettere la navigazione globale; il breadcrumb serve invece a contestualizzare la pagina che stai già visitando.
Questa distinzione diventa particolarmente importante nei siti profondi, dove molti utenti arrivano direttamente da Google su una pagina interna senza passare dalla homepage.
Un esempio pratico di percorso breadcrumb
Supponiamo di avere un sito dedicato alla fotografia con questa organizzazione:
Home > Guide > Fotografia naturalistica > Fotografare gli uccelli
Un utente che arriva direttamente sull’articolo “Fotografare gli uccelli” può capire che il contenuto appartiene alla sezione “Fotografia naturalistica” e che questa, a sua volta, appartiene alle “Guide”.
Se vuole esplorare contenuti più generali può risalire di un livello senza aprire il menu.
Il valore del breadcrumb sta quindi nella relazione fra i livelli, non nel separatore grafico utilizzato. Puoi mostrare >, /, › o un’altra soluzione comprensibile: ciò che conta è che il percorso abbia senso.
Breadcrumb, menu e URL sono tre cose diverse
Uno degli errori più frequenti consiste nel trattare breadcrumb, navigazione principale e indirizzo della pagina come rappresentazioni equivalenti.
Non lo sono.
Un URL potrebbe essere:
example.com/articolo-123/
mentre il breadcrumb corretto potrebbe essere:
Home > Guide > SEO > Articolo
Allo stesso modo, un URL molto strutturato come:
example.com/blog/seo/breadcrumb/
non obbliga a mostrare esattamente:
Home > Blog > SEO > Breadcrumb
Il percorso deve riflettere la struttura informativa realmente utile all’utente. Per questo conviene distinguere sempre la navigazione dalla struttura tecnica di un URL.
La classificazione più utile distingue breadcrumb gerarchici, basati sugli attributi e basati sul percorso effettuato dall’utente.
Non hanno però tutti lo stesso valore come rappresentazione stabile dell’architettura del sito.
| Tipo | Cosa rappresenta | Quando è utile | Attenzione |
|---|---|---|---|
| Gerarchico | Posizione della pagina nella struttura | Blog, siti aziendali, magazine, documentazione, ecommerce | È normalmente il modello più chiaro |
| Basato su attributi | Caratteristiche o filtri applicati | Ecommerce e cataloghi complessi | Non confondere ogni filtro con una gerarchia permanente |
| Basato sul percorso | Sequenza di pagine visitate dall’utente | Interfacce particolari e navigazioni contestuali | Può cambiare da una sessione all’altra |
Breadcrumb gerarchici o basati sulla posizione
Sono quelli che incontrerai più spesso.
Seguono una struttura relativamente stabile:
Home > Categoria > Sottocategoria > Pagina
Per un articolo WordPress, ad esempio:
Home > WordPress > Guide WordPress > Titolo articolo
Il loro vantaggio è che non dipendono dal percorso seguito dal singolo visitatore. Due persone che raggiungono la stessa pagina da sorgenti diverse vedono generalmente lo stesso contesto gerarchico.
Per siti editoriali, documentazione, portali aziendali ed ecommerce con categorie ben definite sono normalmente il punto di partenza migliore.
Breadcrumb basati sugli attributi negli ecommerce
In un catalogo potresti incontrare percorsi come:
Home > Scarpe > Running > Uomo
oppure elementi che riflettono attributi quali marca, tipologia o categoria.
Sono utili quando permettono realmente all’utente di modificare il contesto o risalire verso insiemi di prodotti significativi.
Bisogna però evitare di trasformare automaticamente ogni combinazione di filtri in un livello gerarchico. Colore, taglia, prezzo, disponibilità e ordinamento possono produrre migliaia di combinazioni senza rappresentare altrettante sezioni autonome del sito.
Il breadcrumb deve aiutare a capire dove si trova il prodotto, non replicare indiscriminatamente lo stato di tutti i filtri dell’interfaccia.
Breadcrumb basati sul percorso: perché sono un caso diverso
Un breadcrumb basato sulla cronologia può assomigliare a:
Risultati ricerca > Categoria > Prodotto
oppure dipendere dalle pagine effettivamente visitate.
Può essere utile come elemento di interfaccia, ma è molto meno adatto a rappresentare una gerarchia SEO stabile perché la stessa pagina potrebbe generare percorsi differenti in base alla sessione.
Quando l’obiettivo è comunicare a utenti e motori di ricerca la collocazione del contenuto, è generalmente preferibile ragionare su una gerarchia editoriale stabile.
Breadcrumb e SEO: cosa Google conferma davvero
I breadcrumb hanno una relazione reale con la SEO, ma è importante descriverla correttamente.
La documentazione ufficiale di Google sui dati strutturati breadcrumb afferma che un percorso breadcrumb indica la posizione della pagina nella gerarchia del sito e può aiutare gli utenti a comprenderlo ed esplorarlo.
Google può inoltre utilizzare il markup breadcrumb per classificare le informazioni della pagina nel contesto dei risultati di ricerca.
Questo è diverso dal dire che “aggiungere breadcrumb aumenta il ranking”.
Non esiste nella documentazione una promessa secondo cui la semplice presenza di breadcrumb provochi un miglioramento delle posizioni.
Gerarchia, navigazione e link interni
Ogni elemento cliccabile di un breadcrumb è anche un link interno.
In:
Home > SEO > SEO tecnica > Breadcrumb
la pagina corrente può collegare la sezione SEO tecnica e, eventualmente, altri livelli superiori.
Questo contribuisce alla rete di collegamenti del sito e offre ulteriori percorsi di navigazione. Se vuoi approfondire questo aspetto, il breadcrumb va considerato all’interno di una più ampia strategia di link interni, non come un elemento isolato.
La differenza è importante: un breadcrumb non può correggere da solo una struttura editoriale confusa.
Se categorie, tassonomie e relazioni tra contenuti non hanno una logica chiara, aggiungere una sequenza di link in cima alla pagina non risolve il problema di fondo.
I breadcrumb sono un fattore di ranking?
È più corretto evitare questa formulazione.
Google documenta i breadcrumb come elemento di navigazione e come tipo di dati strutturati utilizzabile nella presentazione dei risultati. Non documenta invece un “breadcrumb ranking factor” da attivare aggiungendo il componente.
Il loro contributo va quindi letto attraverso meccanismi concreti:
- forniscono un percorso navigabile verso livelli superiori;
- rendono più esplicita la collocazione di una pagina;
- aggiungono collegamenti interni coerenti;
- possono fornire a Google dati strutturati sulla gerarchia.
Questi benefici sono sufficienti per considerarli utili. Non serve aggiungere promesse su CTR, bounce rate, tempo di permanenza o aumenti di ranking che non possiamo attribuire direttamente alla loro presenza.
Breadcrumb nei risultati Google: desktop sì, mobile no
C’è inoltre una differenza importante fra desktop e mobile.
Dal 23 gennaio 2025, Google ha semplificato l’elemento URL mostrato nei risultati mobile e non visualizza più i breadcrumb nei risultati di ricerca da smartphone. Sul desktop il dominio può invece continuare a essere accompagnato dal percorso breadcrumb.
Google ha chiarito che il markup breadcrumb continua comunque a essere supportato e che non è necessario rimuoverlo: continua a essere utilizzabile per i risultati desktop e rimane verificabile attraverso gli strumenti dedicati.
Quindi:
breadcrumb utili sul sito ≠ breadcrumb necessariamente visibili in ogni SERP.
Ed è proprio per questo che non conviene implementarli soltanto per ottenere un risultato visivo su Google.
Breadcrumb HTML e dati strutturati BreadcrumbList non sono la stessa cosa
Un altro errore frequente è confondere il percorso che vede il visitatore con il markup utilizzato dai motori di ricerca.
Puoi avere un breadcrumb HTML perfettamente navigabile senza dati strutturati.
Puoi anche avere markup BreadcrumbList generato da un plugin o da un tema.
La configurazione migliore deve assicurarsi che navigazione visibile, struttura del sito e markup raccontino una storia coerente, evitando più componenti che generano percorsi differenti.

Se vuoi capire il principio generale prima di entrare nello specifico di BreadcrumbList, trovi una spiegazione più ampia nella guida allo Schema Markup e ai dati strutturati.
Come deve essere costruito il percorso secondo Google
Google raccomanda di rappresentare un normale percorso che l’utente potrebbe seguire per raggiungere la pagina, invece di copiare automaticamente la struttura dell’URL.
Questa indicazione è particolarmente utile.
Supponiamo di avere:
example.com/p/38915/
L’URL non contiene alcuna gerarchia significativa, ma il breadcrumb potrebbe essere:
Libri > Fantascienza > Titolo
Viceversa, un URL può contenere directory create per ragioni tecniche che non hanno alcun valore per il visitatore.
Il breadcrumb dovrebbe seguire la logica del contenuto.
Google consente anche di specificare più percorsi breadcrumb quando una pagina appartiene legittimamente a più gerarchie. Non è quindi sempre necessario forzare una relazione artificiale solo per ottenere un’unica sequenza.
Proprietà principali di BreadcrumbList
Per Google, un breadcrumb strutturato utilizza BreadcrumbList e contiene una sequenza ordinata di ListItem.
Gli elementi fondamentali sono:
itemListElement, che contiene la lista;position, che definisce l’ordine;name, che identifica il livello;item, che indica l’URL associato al livello quando richiesto.
Google richiede almeno due ListItem perché il contenuto sia idoneo alla feature breadcrumb.
Per l’ultimo elemento, item non è obbligatorio: se viene omesso, Google può utilizzare l’URL della pagina che contiene il markup.
Un esempio JSON-LD essenziale può essere:
<script type="application/ld+json">
{
"@context": "https://schema.org",
"@type": "BreadcrumbList",
"itemListElement": [
{
"@type": "ListItem",
"position": 1,
"name": "Blog",
"item": "https://example.com/blog/"
},
{
"@type": "ListItem",
"position": 2,
"name": "SEO",
"item": "https://example.com/blog/seo/"
},
{
"@type": "ListItem",
"position": 3,
"name": "Breadcrumb"
}
]
}
</script>
Non copiare però questo esempio cambiando semplicemente i nomi.
Il markup deve descrivere il percorso effettivo della pagina e deve rimanere coerente con ciò che il sito comunica all’utente.
JSON-LD, Microdata e RDFa: cosa serve davvero sapere
Google documenta esempi breadcrumb in JSON-LD, Microdata e RDFa.
In un sito WordPress la scelta del formato è spesso già determinata dal tema, dal plugin SEO o dal componente che gestisce i dati strutturati.
Prima di aggiungere codice manualmente, controlla quindi il sorgente della pagina.
Se trovi già un BreadcrumbList, aggiungerne un secondo attraverso un altro plugin potrebbe creare output ridondanti o, peggio, descrivere percorsi differenti.
Il criterio non è “più Schema è meglio”.
Il criterio è un markup corretto, coerente e mantenibile.
Il percorso deve funzionare anche come elemento di navigazione, non soltanto come dato per Google.
Il pattern Breadcrumb dell’ARIA Authoring Practices Guide del W3C prevede che il percorso sia inserito in una regione di navigazione identificabile e che la pagina corrente possa essere indicata con aria-current="page".
Un esempio semplice:
<nav aria-label="Breadcrumb">
<ol>
<li><a href="/">Home</a></li>
<li><a href="/seo/">SEO</a></li>
<li><span aria-current="page">Breadcrumb</span></li>
</ol>
</nav>
In questo esempio il separatore può essere gestito tramite CSS e trattato come elemento decorativo, mentre la struttura della lista comunica l’ordine del percorso.
nav, struttura della lista e aria-label
Usare un elemento <nav> permette di identificare il breadcrumb come zona di navigazione.
Poiché una pagina può avere più aree <nav> — menu principale, navigazione footer, breadcrumb — un’etichetta come aria-label="Breadcrumb" aiuta a distinguerle.
Una lista ordinata <ol> è inoltre una scelta naturale perché il percorso ha una sequenza precisa.
L’obiettivo non è aggiungere attributi ARIA ovunque, ma costruire prima di tutto HTML semanticamente comprensibile.
Come indicare correttamente la pagina corrente
La pagina corrente non deve necessariamente essere un link verso sé stessa.
Può essere mostrata come ultimo elemento non cliccabile.
Se viene rappresentata come link, aria-current="page" consente alle tecnologie assistive di distinguerla dagli altri livelli.
La scelta deve restare coerente in tutto il sito: evitare template nei quali alcune pagine mostrano la corrente, altre no e altre ancora generano percorsi completamente differenti senza una ragione precisa.
Su WordPress la prima domanda non dovrebbe essere “quale plugin installo?”, ma:
il mio sito sta già generando breadcrumb?
Controlla tema, block theme, plugin SEO, plugin ecommerce e altri componenti prima di aggiungerne uno nuovo.
Nelle versioni recenti di WordPress è disponibile anche un blocco Breadcrumbs nativo, introdotto con WordPress 7.0. La documentazione ufficiale del blocco Breadcrumbs spiega che può essere inserito in una singola pagina oppure in un template o template part tramite il Site Editor, così da essere riutilizzato automaticamente.
Per le pagine gerarchiche segue la struttura parent/child; per gli articoli può usare categorie o tag; supporta inoltre archivi, pagine di ricerca, 404 e custom post type.
Questa novità cambia parecchio il vecchio approccio “per avere breadcrumb su WordPress devi installare un plugin”.
Il plugin può ancora essere la scelta corretta, ma non è più l’unica.
| Soluzione | Quando ha senso | Punto di forza | Cosa controllare |
|---|---|---|---|
| Blocco Breadcrumbs di WordPress | Sito aggiornato e compatibile con Block Editor/Site Editor | Soluzione nativa | Gerarchia prodotta e dati strutturati presenti |
| Breadcrumb del tema | Il tema li gestisce già correttamente | Nessun componente aggiuntivo | Markup, accessibilità e personalizzazione |
| Yoast SEO | È già il plugin SEO del sito | Breadcrumb integrati nel sistema SEO | Non duplicarli con tema o altri plugin |
| Rank Math | È già utilizzato per la SEO | Configurazione e integrazione con tassonomie | Disattivare eventuali breadcrumb concorrenti |
| Breadcrumb NavXT | Serve controllo dedicato della gerarchia | Plugin specializzato | Integrazione con tema e output Schema |
| Codice custom | Gerarchia molto specifica | Controllo completo | Manutenzione, sicurezza e aggiornamenti |
Se vuoi passare dalla scelta alla configurazione concreta, la procedura va tenuta separata dalla guida concettuale: nella guida su come aggiungere i breadcrumb su WordPress trovi il tutorial dedicato ai diversi metodi.
Prima controlla tema e plugin
Una duplicazione tipica può nascere così:
- il tema mostra già un percorso breadcrumb;
- il plugin SEO ne aggiunge un secondo;
- un page builder inserisce un altro widget;
- un ulteriore plugin genera anche dati strutturati.
Visivamente potresti accorgerti del problema perché compaiono due percorsi. In altri casi la duplicazione può riguardare soltanto il markup e quindi non essere evidente guardando la pagina.
Controlla sempre sia il front-end sia il codice generato.
Il blocco WordPress, Yoast, Rank Math o Breadcrumb NavXT?
Non esiste una scelta universalmente migliore.
Se il blocco nativo risponde alla gerarchia del sito e il tuo stack non ha esigenze particolari, aggiungere un ulteriore plugin soltanto per visualizzare un percorso può essere inutile.
Se stai già usando Yoast o Rank Math, invece, può essere più logico mantenere una sola sorgente per breadcrumb e dati strutturati.
Breadcrumb NavXT resta interessante quando serve una gestione dedicata e più granulare.
Il codice custom ha senso quando hai una gerarchia realmente particolare e puoi mantenerla nel tempo. Copiare uno snippet trovato online dentro header.php è molto diverso dal progettare un componente breadcrumb robusto.
La parte più importante non è scegliere il plugin.
È scegliere quale relazione mostrare.
Un breadcrumb tecnicamente valido ma semanticamente confuso offre poco valore.
Rappresentare la gerarchia utile, non copiare semplicemente l’URL
Considera questa struttura:
example.com/blog/2025/03/articolo/
Le directory 2025/03 potrebbero dipendere dalla configurazione dei permalink, ma non rappresentare un percorso che l’utente dovrebbe utilizzare per esplorare il sito.
Potrebbe essere molto più utile:
Home > Blog > SEO > Articolo
La gerarchia nasce dall’architettura informativa.
L’URL è un indirizzo.
Spesso sono coerenti, ma non devono essere trattati come la stessa cosa.
Categorie, tassonomie e pagine con più percorsi possibili
Il problema diventa più interessante quando una pagina appartiene a più categorie.
Un articolo potrebbe essere classificato contemporaneamente in:
- WordPress;
- SEO;
- Ecommerce.
Mostrare tutte e tre le categorie in sequenza sarebbe sbagliato, perché non esiste necessariamente una relazione gerarchica fra loro.
Serve una regola.
Puoi scegliere una tassonomia principale, una categoria primaria o un percorso definito dall’architettura del progetto.
Quando esistono realmente più percorsi gerarchici validi, Google permette anche di descrivere più breadcrumb trail nei dati strutturati. Non significa però che ogni combinazione debba essere pubblicata: la soluzione deve rimanere comprensibile agli utenti.
Breadcrumb per blog, ecommerce e siti complessi
Per un blog, una struttura essenziale può essere:
Home > Categoria > Articolo
Per una documentazione tecnica:
Home > Documentazione > Prodotto > Funzione
Per un ecommerce:
Home > Categoria > Sottocategoria > Prodotto
La quantità di livelli non deve dipendere da una regola SEO.
Deve dipendere dalla struttura reale.
Se hai:
Home > Negozio > Abbigliamento > Uomo > Giacche > Giacche tecniche > Prodotti impermeabili > Prodotto
il problema potrebbe non essere il design del breadcrumb, ma l’architettura troppo profonda che sta cercando di rappresentare.
Un breadcrumb è un elemento semplice, ma gli errori più seri nascono quando viene trattato come decorazione invece che come parte dell’architettura.
Attivare più sistemi contemporaneamente
È probabilmente l’errore più comune su WordPress.
Tema, plugin SEO e plugin dedicato possono essere tutti in grado di generare breadcrumb.
Scegline uno come sorgente principale e verifica ciò che producono gli altri componenti.
Il controllo riguarda sia il percorso visibile sia i dati strutturati.
Creare percorsi incoerenti con la struttura del sito
Se una pagina appartiene alla categoria “SEO tecnica” ma il breadcrumb la colloca sotto “Web design” soltanto perché quella è stata l’ultima pagina visitata, il percorso non sta più comunicando una gerarchia affidabile.
La consistenza è particolarmente importante quando categorie e tassonomie hanno significato editoriale.
Usare breadcrumb troppo lunghi o poco leggibili
Ogni livello aggiunto dovrebbe offrire una possibilità reale di orientamento.
Percorsi pieni di tassonomie marginali, tag, archivi temporali e livelli tecnici possono diventare più difficili da interpretare del menu che volevano semplificare.
Su schermi piccoli è inoltre importante progettare bene wrapping, overflow e dimensioni dei target cliccabili.
Il fatto che Google non mostri più breadcrumb nei risultati mobile non significa che la navigazione breadcrumb sul tuo sito sia inutile su smartphone.
Sono due superfici differenti.
Confondere markup valido con risultato Google garantito
Un BreadcrumbList senza errori non garantisce che Google mostrerà il relativo elemento nei risultati.
La documentazione ufficiale sui dati strutturati è esplicita: Google non garantisce che una funzione basata su structured data venga visualizzata.
Il Rich Results Test serve quindi a verificare idoneità tecnica e problemi del markup, non a ottenere una promessa sulla SERP.
Pensare che il breadcrumb possa riparare una cattiva architettura
Se le pagine importanti sono difficili da raggiungere, le categorie sono incoerenti o esistono contenuti orfani, il percorso breadcrumb può essere solo una parte della soluzione.
Prima viene l’architettura.
Poi viene il modo in cui la rappresenti e la colleghi.
Dopo aver implementato o modificato i breadcrumb, non fermarti alla verifica visuale.
Serve controllare almeno tre livelli:
- ciò che vede l’utente;
- l’HTML e i dati strutturati generati;
- ciò che Google riesce effettivamente a leggere.
Controllo visuale
Apri diverse tipologie di pagina:
- articolo;
- pagina gerarchica;
- categoria;
- archivio;
- prodotto;
- custom post type, se presenti;
- pagina 404 e ricerca interna, quando il sistema li gestisce.
Verifica che il percorso cambi correttamente e non generi livelli inattesi.
Controllalo anche da mobile.
Rich Results Test
Utilizza il Rich Results Test di Google per verificare la presenza e la validità del BreadcrumbList.
Gli errori critici devono essere corretti.
Gli avvisi richiedono invece interpretazione: non tutti impediscono automaticamente l’idoneità.
Verifica anche che non esistano due breadcrumb strutturati generati da componenti differenti con percorsi contraddittori.
Search Console
Dopo una modifica importante al template, utilizza Controllo URL per verificare come Google vede alcune pagine rappresentative.
Search Console dispone inoltre del reporting relativo ai breadcrumb, utile per individuare variazioni nel numero di elementi validi o non validi.
Un improvviso aumento degli errori dopo una modifica di tema, plugin o template è un segnale da investigare.
Ricorda però la distinzione fondamentale:
markup valido → pagina idonea
non significa:
markup valido → breadcrumb sicuramente mostrato da Google.
Conclusione
I breadcrumb funzionano bene quando risolvono un problema reale: spiegano dove si trova una pagina e permettono di risalire una gerarchia comprensibile.
Per la SEO il loro valore non deriva da un fantomatico “boost”, ma dall’integrazione fra navigazione, architettura, collegamenti interni e dati strutturati.
Il percorso migliore è quindi quello che:
- rappresenta una gerarchia utile all’utente;
- rimane coerente nelle diverse pagine;
- evita duplicazioni fra tema, WordPress e plugin;
- utilizza markup corretto quando previsto;
- è accessibile;
- viene verificato dopo modifiche a template o tassonomie.
Su WordPress, inoltre, non partire più automaticamente dall’installazione di un plugin: nelle versioni recenti esiste un blocco Breadcrumbs nativo e, prima di aggiungere altri componenti, conviene controllare cosa offre già il tuo stack.
Se il sito ha un’architettura semplice, potrebbe bastare un percorso essenziale. Se invece gestisci molte categorie, tassonomie, prodotti o custom post type, il lavoro più importante viene prima del breadcrumb: decidere quale gerarchia vuoi realmente comunicare.