Il brainstorming è un metodo per generare idee e possibili soluzioni partendo da un problema, una domanda o un obiettivo. Il principio è semplice: nella prima fase si amplia il numero di alternative senza giudicarle troppo presto; solo dopo si passa a organizzarle, confrontarle e scegliere cosa vale la pena sviluppare.
È proprio questa separazione a fare la differenza. Una sessione in cui cinque persone discutono liberamente per un’ora non diventa automaticamente un buon brainstorming. Anzi, quando tutti devono aspettare il proprio turno, alcune persone dominano la conversazione o le prime proposte indirizzano tutto il resto, il gruppo può produrre meno idee di quanto ci si aspetterebbe.
Per questo conviene considerare il brainstorming come un processo di divergenza e convergenza: prima allarghi lo spazio delle possibilità, poi lo restringi usando criteri espliciti. Le tecniche servono a migliorare una di queste due fasi, non a rendere più creativa una riunione per magia.
In questa guida vediamo cosa significa brainstorming, come organizzare una sessione, quali tecniche usare nei diversi scenari e come trasformare una raccolta di idee in decisioni concrete.
Brainstorming: significato, origine e regole di base
Prima di scegliere una tecnica conviene capire cosa distingue il brainstorming da una normale discussione di gruppo. Il metodo nasce per separare temporaneamente la produzione delle idee dal loro giudizio: prima si cerca varietà, poi si applicano criteri, vincoli e fattibilità. Questa logica è più importante del numero di persone presenti o dello strumento utilizzato.
Che cosa significa brainstorming
In italiano il termine brainstorming viene normalmente utilizzato per indicare una sessione strutturata di generazione delle idee. Può essere svolta da una sola persona, da un gruppo oppure con modalità miste in cui i partecipanti lavorano prima individualmente e confrontano le proposte in un secondo momento.
L’obiettivo iniziale non è trovare immediatamente la soluzione migliore. È creare abbastanza alternative da evitare di fermarsi alla prima risposta plausibile.
Questa distinzione sembra piccola, ma cambia il modo in cui si conduce la sessione. Se a ogni proposta segue subito una discussione su costi, problemi e fattibilità, la fase creativa viene continuamente interrotta. Se invece la valutazione viene rimandata, è più facile esplorare direzioni diverse prima di decidere quali meritano attenzione.
Da Alex Osborn alle quattro regole classiche
Il metodo è associato al pubblicitario Alex Osborn, che formalizzò quattro principi diventati il riferimento del brainstorming classico:
- rimandare le critiche;
- accogliere anche idee insolite o apparentemente eccessive;
- puntare inizialmente sulla quantità;
- combinare e migliorare le proposte già emerse.
Una revisione della ricerca sul brainstorming ricostruisce queste regole e analizza i meccanismi che influenzano la produttività dei gruppi.
Le regole non significano che ogni idea sia buona o che la fattibilità non conti. Significano soltanto che il momento in cui produci alternative e quello in cui le giudichi hanno obiettivi diversi.
Durante la divergenza vuoi ampliare. Durante la convergenza vuoi selezionare.
Generare prima, valutare dopo: il principio che regge il metodo
Immagina di dover trovare nuovi modi per aumentare le richieste di contatto da un sito.
Se dopo la prima proposta — «creiamo un configuratore» — il gruppo passa dieci minuti a discutere costi, sviluppo e integrazioni, la sessione si è già trasformata in una riunione di valutazione.
Nel brainstorming la sequenza migliore è diversa:
problema → alternative → combinazioni → organizzazione → criteri → decisione
Il punto non è eliminare il giudizio critico. È usarlo quando serve.
Questo evita anche un equivoco frequente: generare molte idee e scegliere bene non sono la stessa competenza. In uno studio sulla generazione e selezione delle idee, una maggiore produttività nella fase di generazione non si tradusse automaticamente in una migliore selezione delle proposte.
Quindi la domanda utile non è soltanto «quante idee abbiamo trovato?», ma anche «con quali criteri sceglieremo cosa fare?».
Il limite del brainstorming di gruppo: perché parlare tutti insieme non basta
L’immagine classica del brainstorming è quella di un gruppo attorno a un tavolo che propone idee a raffica. È intuitiva, ma nasconde un problema: una conversazione è seriale, mentre il pensiero di più persone può procedere in parallelo.
Production blocking: cosa succede mentre aspetti il tuo turno
Quando una persona sta parlando, le altre devono aspettare.
Nel frattempo potresti dimenticare l’idea che avevi in mente, perdere il filo del ragionamento oppure spostare l’attenzione su ciò che sta dicendo qualcun altro. Questo fenomeno è noto nella ricerca come production blocking.
Gli esperimenti di Diehl e Stroebe hanno individuato il production blocking come una causa importante della perdita di produttività osservata nei gruppi di brainstorming interattivi. Ricerche successive hanno mostrato che i ritardi tra il momento in cui un’idea nasce e quello in cui può essere espressa possono interferire con l’organizzazione e la flessibilità del processo di ideazione.
Questo non significa che «il brainstorming di gruppo non funziona».
Significa che far parlare le persone una alla volta non è sempre il modo migliore per sfruttare la presenza di più persone, soprattutto nella fase iniziale.
Una soluzione semplice consiste nel concedere alcuni minuti in cui tutti annotano idee contemporaneamente. Solo dopo si apre la condivisione.
Voci dominanti, conformità e fissazione sulle prime idee
Il secondo problema è meno meccanico.
In un gruppo alcune persone parlano più facilmente, hanno maggiore autorità oppure formulano le proprie idee con maggiore sicurezza. Una proposta espressa presto può quindi diventare il punto di riferimento implicito della discussione.
Il risultato è che il gruppo rischia di esplorare variazioni della stessa direzione invece di aprire strade realmente diverse.
Per ridurre questo effetto puoi:
- raccogliere una prima serie di idee in modo individuale;
- chiedere contributi scritti prima della discussione;
- evitare di commentare immediatamente ogni proposta;
- raccogliere tutte le idee in uno spazio comune prima di raggrupparle;
- far intervenire il ruolo o la gerarchia solo dopo il primo giro di generazione.
Non serve rendere anonima qualsiasi sessione. Serve evitare che la qualità percepita della persona diventi un sostituto della qualità dell’idea.
Perché spesso conviene iniziare a generare idee individualmente
Il vantaggio della fase individuale non è l’isolamento in sé. È la possibilità di lavorare in parallelo.
Se sei in un gruppo di sei persone e concedi cinque minuti di generazione silenziosa, hai sei processi di ideazione attivi nello stesso momento. Se invece inizi immediatamente con una conversazione aperta, gran parte dell’attenzione viene assorbita dall’ascolto e dai turni di parola.
La ricerca sui gruppi nominali ha rilevato vantaggi nella quantità di idee generate rispetto al brainstorming puramente interattivo, anche se il quadro cambia in base a formato, dimensione del gruppo, compito e modalità di collaborazione.
La soluzione pratica non è quindi scegliere ideologicamente tra «da soli» e «insieme».
È usare le due modalità in momenti diversi:
prima produzione parallela → poi condivisione → poi sviluppo collettivo → infine selezione.
Come fare brainstorming: dalla domanda iniziale alle azioni successive
Una buona sessione comincia prima che venga proposta la prima idea. Il problema deve essere abbastanza preciso da dare una direzione, ma non così chiuso da contenere già la risposta.

1. Definisci il problema, l’obiettivo e i vincoli
«Come possiamo migliorare il sito?» è troppo generico.
«Come possiamo aiutare un nuovo visitatore a capire più rapidamente quale servizio fa per lui?» produce uno spazio di ricerca molto più utile.
La domanda iniziale dovrebbe chiarire almeno:
- che cosa vuoi cambiare;
- per chi;
- quale risultato stai cercando;
- quali vincoli sono realmente non negoziabili.
I vincoli non sono necessariamente nemici della creatività. Spesso aiutano a eliminare idee inutilizzabili prima ancora che vengano formulate.
Se stai progettando una campagna, per esempio, conoscere pubblico, canali disponibili e obiettivo rende il brainstorming più concreto. Lo stesso vale quando la generazione delle idee entra in una più ampia strategia di content marketing: una buona idea editoriale ha valore solo se risponde a un pubblico e a un obiettivo riconoscibili.
2. Fai generare le prime idee senza valutarle
Ora apri la fase divergente.
Per alcuni minuti ogni partecipante produce alternative senza doverle difendere. Possono essere parole, frasi brevi, bozze, schizzi o note adesive digitali.
In questa fase conviene evitare domande come:
- «Quanto costerebbe?»
- «Siamo sicuri che funzioni?»
- «Chi dovrebbe realizzarlo?»
- «Non l’abbiamo già provato?»
Sono domande legittime. Semplicemente appartengono alla fase successiva.
Se il gruppo tende a discutere troppo presto, il brainwriting è spesso più efficace di una conversazione libera: ognuno scrive prima le proprie idee e le condivide soltanto al termine del primo giro.
3. Condividi, combina e sviluppa le proposte
La condivisione non dovrebbe trasformarsi immediatamente in una votazione.
Prima cerca relazioni.
Due idee apparentemente separate potrebbero essere parti della stessa soluzione. Una proposta debole può contenere un elemento che rende migliore un’altra. Un’idea troppo ambiziosa può suggerire una versione più piccola e testabile.
È qui che il gruppo può offrire un valore che la generazione individuale non offre nello stesso modo: vedere connessioni fra contributi provenienti da prospettive diverse.
Una buona domanda del facilitatore è:
«Cosa possiamo prendere da questa idea anche se non la realizziamo esattamente così?»
È molto più produttiva di «vi piace?».
4. Raggruppa le idee simili e chiarisci quelle ambigue
Dopo una fase divergente potresti avere trenta idee che in realtà rappresentano cinque direzioni.
Raggrupparle aiuta a capire il materiale che hai prodotto.
Puoi creare cluster come:
- semplificazione;
- acquisizione;
- automazione;
- contenuti;
- assistenza;
- prodotto;
- esperienza utente.
Le categorie non devono essere decise prima della sessione. È spesso meglio farle emergere dalle idee.
Se alcune proposte sono vaghe, chiariscile prima della valutazione. «Migliorare la homepage» non è ancora un’idea valutabile. «Mostrare tre percorsi diversi in base al bisogno del visitatore» lo è molto di più.
5. Valuta con criteri espliciti
Solo ora inizia la convergenza.
Prima di votare, definisci quali caratteristiche deve possedere una buona soluzione.
A seconda del problema potresti usare:
- impatto atteso;
- fattibilità;
- costo;
- tempo;
- rischio;
- reversibilità;
- coerenza con il pubblico;
- capacità di essere testata.
Il criterio deve precedere la preferenza personale.
Se chiedi semplicemente «quale vi piace di più?», le proposte più familiari o facili da spiegare possono avere un vantaggio ingiustificato.
La ricerca sulla selezione delle idee mostra proprio quanto questa fase possa essere problematica: produrre più alternative non garantisce che il gruppo identifichi automaticamente quelle più creative o più efficaci.
6. Scegli cosa testare e assegna il prossimo passo
Il brainstorming non dovrebbe terminare con una fotografia della lavagna.
Per ogni idea selezionata definisci almeno:
azione → responsabile → verifica successiva
Non tutte le idee richiedono un progetto completo. Alcune meritano prima un piccolo test.
Una proposta per una nuova homepage può diventare un wireframe. Un’idea per una campagna può diventare tre concept da mostrare a un campione di utenti. Una nuova funzionalità può essere verificata con un prototipo prima dello sviluppo.
Una sessione è utile quando riduce l’incertezza sul prossimo passo, non quando produce semplicemente molte note adesive.
Tecniche di brainstorming: quale scegliere in base al problema
Non esiste una tecnica migliore in assoluto.
La domanda corretta è: qual è il problema che sta limitando questa sessione?
| Problema | Tecnica utile | Perché può aiutare | Limite da ricordare |
|---|---|---|---|
| Parlano sempre le stesse persone | Brainwriting | Tutti producono idee in parallelo prima del confronto | Serve comunque una fase successiva di sintesi |
| Il gruppo deve garantire spazio a ogni partecipante | Round robin | Impone una distribuzione più ordinata dei contributi | Il turno obbligato può rallentare la generazione |
| Le soluzioni sembrano tutte uguali | Brainstorming inverso | Cambia prospettiva partendo da come creare o peggiorare il problema | Le risposte vanno poi riconvertite in soluzioni |
| Un prodotto o processo sembra arrivato a un vicolo cieco | SCAMPER | Forza trasformazioni sistematiche dell’esistente | Funziona meglio quando esiste già qualcosa da modificare |
| Le idee sono connesse ma poco organizzate | Mind mapping | Rende visibili associazioni e ramificazioni | Può favorire una struttura troppo centrata sul concetto iniziale |
| Sono emerse molte proposte frammentate | Affinity mapping | Fa emergere temi e famiglie di idee | È principalmente una tecnica di organizzazione, non di generazione |
| Il team lavora in orari o luoghi diversi | Raccolta asincrona | Permette contributi paralleli senza turni di parola | Richiede una fase esplicita di convergenza |
Brainwriting e round robin quando partecipano sempre le stesse persone
Nel brainwriting ogni partecipante scrive le proprie idee prima che inizi la discussione.
È una soluzione particolarmente utile quando vuoi ridurre il peso delle voci dominanti e ottenere contributi contemporanei. Il vantaggio principale è proprio la parallelizzazione: nessuno deve aspettare che un’altra persona finisca di parlare per catturare un’idea.
Il round robin interviene sullo stesso problema in modo diverso. Ogni partecipante riceve un turno per contribuire.
È più strutturato, ma meno parallelo. Lo sceglierei quando il problema principale è garantire spazio a tutti, non quando l’obiettivo è massimizzare la velocità di generazione.
Reverse brainstorming e SCAMPER quando il team è bloccato
Il brainstorming inverso ribalta la domanda.
Invece di chiedere:
«Come possiamo rendere più semplice il checkout?»
chiedi:
«Come potremmo rendere il checkout così frustrante da far abbandonare quasi chiunque?»
Le risposte potrebbero essere:
- nascondere i costi fino all’ultimo;
- chiedere troppi dati;
- obbligare a creare un account;
- mostrare errori poco comprensibili;
- aggiungere passaggi inutili.
A questo punto inverti nuovamente le risposte e ottieni aree concrete su cui lavorare.
SCAMPER è invece adatto quando hai già un prodotto, un processo, un contenuto o un servizio e vuoi trasformarlo sistematicamente. L’acronimo invita a ragionare su azioni come sostituire, combinare, adattare, modificare, trovare altri usi, eliminare e invertire.
Il suo punto di forza è impedire al gruppo di ripetere sempre la stessa domanda generica: «che altra idea abbiamo?».
Mind mapping e affinity mapping per collegare e organizzare le idee
La mind map parte da un concetto centrale e sviluppa ramificazioni successive.
È utile quando vuoi esplorare relazioni: problema → cause → utenti → touchpoint → opportunità.
L’affinity mapping lavora quasi nella direzione opposta. Prima hai molte idee sparse, poi le raggruppi in famiglie che emergono dal materiale.
Per questo non considererei le due tecniche intercambiabili:
- mind mapping → esplorazione e connessioni;
- affinity mapping → sintesi e organizzazione.
Brainstorming rapido e raccolta asincrona quando tempo o distanza sono un limite
Un team distribuito non deve necessariamente riunirsi in videochiamata per fare brainstorming.
Una prima fase asincrona può essere persino più adatta alla generazione: ogni persona contribuisce quando può concentrarsi, senza aspettare il proprio turno.
La ricerca sui sistemi elettronici di ideazione mostra che la possibilità di inserire contributi in parallelo può ridurre il production blocking; i risultati, però, dipendono anche dalla dimensione del gruppo e dal tipo di sistema utilizzato.
L’errore sarebbe fermarsi alla raccolta asincrona.
Prima o poi devi convergere: eliminare duplicati, creare cluster, chiarire le proposte e scegliere quali meritano un passo successivo.
Brainstorming individuale, di gruppo, online o con AI?
Il formato dovrebbe dipendere dalla fase del lavoro.
Lavorare individualmente, confrontarsi in presenza, raccogliere contributi online o coinvolgere un sistema di AI non sono quattro alternative assolute. Possono essere passaggi differenti dello stesso workflow. La scelta migliore dipende da ciò che devi ottenere in quel momento: produrre più alternative, combinarle, organizzarle oppure valutarle.
Quando lavorare da soli e quando entra in gioco il gruppo
Se devi produrre la prima serie di alternative, una fase individuale può evitare molti limiti della conversazione di gruppo.
Se devi invece:
- combinare competenze differenti;
- sviluppare le proposte di altri;
- negoziare vincoli;
- riconoscere dipendenze;
- decidere priorità;
il gruppo torna a essere molto utile.
Un protocollo semplice è:
5–10 minuti individuali → condivisione → sviluppo → cluster → selezione
Non è una formula universale. È un buon default quando il team tende a trasformare troppo presto l’ideazione in discussione.
Brainstorming online e asincrono: ridurre i colli di bottiglia della conversazione
Online non significa semplicemente trasferire la stessa riunione davanti a una webcam.
Gli strumenti digitali hanno un vantaggio quando consentono a più persone di scrivere contemporaneamente. Lavagne condivise, documenti, moduli o board possono trasformare una conversazione seriale in una fase di generazione parallela.
Il criterio di scelta dello strumento dovrebbe essere molto semplice:
permette di catturare rapidamente le idee senza costringere il team ad aspettare?
Se la risposta è sì, può essere utile.
Le funzioni aggiuntive — template, animazioni, timer, votazioni — vengono dopo.
Brainstorming con AI: ampliare le alternative senza delegare il giudizio
Un sistema di AI generativa può essere usato per tre compiti particolarmente utili:
- produrre variazioni di un’idea;
- organizzare proposte in temi;
- mettere in discussione una direzione chiedendo alternative, rischi o ipotesi nascoste.
OpenAI presenta ChatGPT come supporto al brainstorming per ampliare le opzioni, aggiungere struttura e mettere alla prova un piano. Il punto importante, però, è mantenere il giudizio sul problema e sulle alternative in mano a chi conosce realmente il contesto.
Il modo in cui inserisci l’AI nel processo conta.
Se il team legge immediatamente venti proposte generate dall’AI, quelle risposte possono diventare il terreno su cui tutti continueranno a ragionare. Per questo, quando cerco varietà reale, preferisco una sequenza diversa:
primo giro umano → confronto → AI per espandere o sfidare → valutazione umana
L’AI diventa così un ulteriore generatore di alternative, non l’arbitro della sessione.
Lo stesso criterio vale quando il brainstorming riguarda concept visuali. Puoi usare strumenti generativi per esplorare direzioni e prototipi, ma devi mantenere distinta l’ideazione dalla valutazione del risultato. Se il tuo lavoro riguarda immagini e concept, nella guida dedicata a DALL·E e alla generazione di immagini con l’intelligenza artificiale trovi un approfondimento specifico su quel tipo di workflow.
Esempi di brainstorming applicati al lavoro
La teoria diventa più chiara quando la applichiamo a problemi concreti.
Gli esempi seguenti non vogliono fornire una formula da copiare. Mostrano piuttosto come cambia la qualità della sessione quando si parte da una domanda sufficientemente precisa, si mantiene aperta la fase divergente e si introducono i criteri soltanto quando arriva il momento di scegliere.
Esempio 1: trovare direzioni per una campagna di marketing
Problema: un’azienda deve promuovere un nuovo servizio e le campagne precedenti sembrano tutte molto simili.
Una domanda debole sarebbe:
«Che campagna facciamo?»
Una domanda migliore:
«Quali situazioni fanno percepire al nostro pubblico il problema prima ancora che inizi a cercare una soluzione?»
Primo giro individuale:
- errori ricorrenti;
- tempo perso;
- costi invisibili;
- workaround;
- frustrazione;
- risultati mancati.
Il gruppo condivide le idee e crea tre territori:
- costo del problema;
- momento in cui il problema diventa evidente;
- trasformazione dopo la soluzione.
A quel punto puoi sviluppare concept, headline e formati all’interno di ogni territorio.
Il vantaggio è che il brainstorming non produce direttamente «la campagna». Produce prima direzioni strategiche distinte.
Esempio 2: generare soluzioni per un sito o un prodotto digitale
Problema: gli utenti arrivano su una pagina di servizio ma non capiscono quale soluzione scegliere.
Domanda:
«Come possiamo aiutare una persona a riconoscere il percorso corretto senza obbligarla a conoscere la nostra organizzazione interna?»
Prime idee:
- selettore per obiettivo;
- confronto tra servizi;
- domande guidate;
- casi d’uso;
- esempi per tipo di cliente;
- configuratore;
- chatbot;
- tre percorsi in homepage;
- prova iniziale;
- call conoscitiva.
In fase divergente non importa decidere subito se il configuratore sia troppo costoso.
Durante la convergenza, invece, puoi utilizzare criteri come:
- chiarezza per l’utente;
- tempo di implementazione;
- manutenzione;
- possibilità di test;
- valore informativo.
Il configuratore potrebbe risultare interessante ma costoso. I tre percorsi in homepage potrebbero offrire gran parte del beneficio con uno sforzo minore.
È questo il passaggio che trasforma il brainstorming in una decisione.
Esempio 3: sviluppare concept, naming o direzioni visuali
Quando devi creare un logo o sviluppare un’identità visuale, iniziare direttamente a disegnare può restringere troppo presto lo spazio delle possibilità.
Puoi invece separare il lavoro.
Domanda: quali concetti deve rendere riconoscibili il brand prima ancora di scegliere forma e stile?
Brainwriting individuale:
- precisione;
- movimento;
- modularità;
- affidabilità;
- semplicità;
- connessione.
Poi chiedi:
«Quali di questi concetti sono distintivi e quali potrebbero descrivere qualunque concorrente?»
Elimini quelli generici, combini quelli compatibili e costruisci territori creativi diversi.
Solo a quel punto inizi ad associare:
concetto → metafora → forma → tipografia → composizione
In questo scenario il brainstorming non serve a decidere se il logo debba essere blu o rosso. Serve a evitare di scegliere una forma prima di avere capito cosa dovrebbe comunicare.
Gli errori che trasformano il brainstorming in una riunione inconcludente
Una sessione può seguire una buona tecnica e comunque produrre poco valore se il problema è formulato male, la valutazione entra troppo presto o nessuno sa cosa fare alla fine. Gli errori più costosi non riguardano quindi il nome del metodo scelto, ma il passaggio da problema a ideazione e da ideazione a decisione.
Partire da una domanda troppo vaga
Più la domanda è generica, più le idee saranno difficili da confrontare.
«Come possiamo vendere di più?» apre quasi tutto il business.
«Come possiamo aumentare il valore percepito del servizio prima della richiesta di preventivo?» restringe il problema senza imporre una soluzione.
Un buon prompt di brainstorming definisce il campo; non contiene già la risposta.
Criticare le idee mentre vengono generate
Il problema non è soltanto che qualcuno potrebbe sentirsi scoraggiato.
Ogni discussione critica interrompe la generazione.
Se dopo ogni proposta devi spiegare perché potrebbe funzionare o perché potrebbe fallire, il gruppo passa continuamente dalla divergenza alla convergenza.
Meglio annotare eventuali dubbi e recuperarli nella fase di valutazione.
Confondere quantità di idee e qualità della decisione
Generare cinquanta idee non rende automaticamente la sessione migliore di una che ne produce venti.
La quantità è utile durante la divergenza perché aumenta lo spazio esplorato. Ma arriva un momento in cui il problema cambia: devi distinguere le idee, comprenderle e scegliere.
La ricerca sulla selezione mostra che questa fase non migliora automaticamente solo perché la generazione è stata produttiva.
Per questo conviene valutare separatamente:
efficacia della generazione e qualità della selezione.
Finire la sessione senza criteri, responsabili o prossimi passi
Una lavagna piena può dare una piacevole impressione di produttività.
Ma se nessuno sa cosa succede dopo, il lavoro non è terminato.
Prima di chiudere chiedi:
- quali idee passano al prossimo step?
- quali restano in parcheggio?
- quale verifica serve?
- chi se ne occupa?
- quando sarà possibile decidere con informazioni migliori?
Il passaggio da ideazione a priorità, responsabilità e azione è ciò che distingue una raccolta di proposte da un processo utilizzabile.
Conclusione
Il brainstorming è utile quando viene trattato come un processo, non come una conversazione creativa senza regole.
La parte più importante non è conoscere decine di tecniche. È capire quale ostacolo devi rimuovere.
Se le persone si bloccano aspettando il turno, fai generare idee in parallelo. Se partecipano sempre gli stessi, usa brainwriting o una struttura che distribuisca i contributi. Se il team continua a proporre variazioni della stessa soluzione, cambia prospettiva con SCAMPER o brainstorming inverso. Se hai già molte idee, smetti di generarne altre e passa all’organizzazione e alla selezione.
E soprattutto non mescolare troppo presto due lavori diversi: inventare possibilità e decidere cosa fare.
Se devi organizzare una sessione, puoi partire da un protocollo essenziale: formula una domanda precisa, lascia qualche minuto di ideazione individuale, raccogli le proposte senza giudicarle, raggruppale, definisci i criteri e assegna un prossimo passo alle idee che superano la selezione.
A quel punto il brainstorming smette di essere una riunione piena di post-it e diventa quello che dovrebbe essere: uno strumento per ampliare le opzioni prima di prendere una decisione.