Qwant è un motore di ricerca francese ed europeo che prova a risolvere un problema preciso: permetterti di cercare sul Web senza costruire, per impostazione predefinita, un profilo pubblicitario basato sulla cronologia delle tue ricerche.

Questa definizione, però, oggi non basta più.

Qwant dispone di propri crawler e di un indice del Web, utilizza anche tecnologie e partner esterni quando necessario, integra funzioni di intelligenza artificiale e, su smartphone, la sua applicazione funziona anche come un vero browser. Parlare semplicemente di “alternativa privata a Google” rischia quindi di nascondere proprio gli aspetti più interessanti del servizio.

C’è anche una distinzione importante sulla privacy. Qwant dichiara di non creare un profilo dell’utente partendo dalla cronologia delle ricerche e di non usarla per personalizzare i risultati. Questo non significa che durante una ricerca nessun dato venga trattato: query, informazioni tecniche e indirizzo IP possono essere elaborati per fornire il servizio, contrastare gli abusi e lavorare con i partner tecnologici.

In questa guida vediamo quindi come funziona Qwant, da dove arrivano realmente i risultati, quali dati vengono trattati, cosa cambia con le funzioni AI e in quali situazioni può avere senso utilizzarlo al posto di Google o di un altro motore.

Qwant in breve: che cos’è oggi

Qwant nasce come servizio di ricerca sul Web e questa rimane la sua funzione principale: inserisci una query e ricevi risultati, immagini, notizie e altri contenuti organizzati in base alla ricerca.

Negli anni il prodotto si è però allargato. Oggi parlare di Qwant può significare riferirsi al motore di ricerca, alle estensioni per i browser desktop, all’app mobile con browser integrato, alle funzioni AI oppure a Qwant Junior.

Per orientarsi è utile separare questi prodotti.

ComponenteA cosa serve
Qwant SearchCercare pagine, informazioni e altri contenuti sul Web
Estensioni QwantImpostare e usare più facilmente Qwant nei browser compatibili
App QwantCercare e navigare sul Web da smartphone
Browser integrato nell’appAprire siti, schede e link direttamente dentro Qwant mobile
Flash AnswersOttenere, per alcune query, una risposta sintetica generata con AI
RiepilogoRiassumere il contenuto di una pagina attraverso le funzioni AI
Qwant JuniorVersione del motore pensata per un pubblico più giovane

La conseguenza pratica è che due persone possono parlare di “Qwant” intendendo esperienze diverse.

Qwant è un motore di ricerca, ma l’app è anche un browser

Sul computer Qwant è prima di tutto un motore di ricerca. Puoi aprirlo in Chrome, Firefox, Edge, Safari o un altro programma e utilizzarlo al posto di Google o Bing.

Non va quindi confuso con il software che visualizza le pagine.

Se questa distinzione non è chiara, nella nostra guida su cos’è un browser trovi spiegato nel dettaglio cosa cambia tra browser, motore di ricerca e Web.

Su smartphone la situazione è diversa. L’app Qwant per Android e iOS comprende infatti un browser integrato: puoi effettuare una ricerca, aprire i risultati in nuove schede, salvare preferiti e visitare direttamente altri siti.

Ecco perché la query “Qwant browser” non è completamente sbagliata. Qwant non è soltanto un browser, ma la sua applicazione mobile può svolgere anche quella funzione.

Motore, app, estensioni e Qwant Junior: cosa comprende il servizio

Sul desktop non devi installare necessariamente un nuovo browser per utilizzare Qwant. Puoi visitare il motore direttamente oppure configurarlo come provider di ricerca nel programma che già utilizzi.

Qwant mette inoltre a disposizione estensioni per alcuni dei principali browser. Lo scopo è soprattutto rendere più semplice l’impostazione del motore predefinito.

Su mobile l’app assume invece un ruolo più ampio, perché la ricerca e la navigazione vengono integrate nello stesso ambiente.

A questo ecosistema si aggiunge Qwant Junior, pensato per i più giovani. La privacy policy di Qwant specifica che Junior non richiede la creazione di un account per essere utilizzato, non mostra pubblicità e non crea profili degli utenti.

Non considererei però Junior una caratteristica secondaria del normale motore: è un prodotto destinato a un’esigenza diversa.

Come funziona Qwant e da dove arrivano i risultati

La parte più interessante di Qwant è anche quella che genera maggiore confusione.

Dire semplicemente “usa Bing” è troppo riduttivo. Dire che tutti i risultati arrivano esclusivamente da un indice completamente autonomo lo è altrettanto.

Il sistema attuale è più articolato: Qwant possiede infrastruttura di crawling e indicizzazione propria, utilizza provider complementari e partecipa allo sviluppo di una nuova infrastruttura europea attraverso European Search Perspective.

Schema del funzionamento dei risultati Qwant tra indice Qwant, European Perspective e provider complementari
I risultati di Qwant non dipendono da una sola fonte: il motore combina la propria infrastruttura di ricerca con European Perspective e, quando necessario, provider complementari.

QwantBot e l’indice sviluppato da Qwant

La documentazione ufficiale sull’indicizzazione conferma che Qwant gestisce un indice di pagine Web continuamente aggiornato.

Il crawler principale si chiama QwantBot.

Il meccanismo di base è simile a quello degli altri motori di ricerca. QwantBot scopre URL seguendo collegamenti o leggendo sitemap, controlla le direttive presenti nel file robots.txt, recupera le pagine accessibili e valuta quali risorse possano entrare nell’indice.

Crawling e indicizzazione non sono la stessa cosa.

Il crawler può visitare una pagina senza che questa venga automaticamente inserita nei risultati. Dopo il recupero, il contenuto deve essere elaborato e valutato prima di poter diventare un candidato per la ricerca.

Questo dettaglio è importante perché mostra che Qwant non è soltanto un’interfaccia grafica applicata a risultati ottenuti altrove. Esiste una tecnologia di ricerca propria.

Ma questa non è ancora tutta la storia.

Il ruolo di Microsoft nei risultati e nella pubblicità

L’attuale informativa sulla privacy di Qwant descrive una partnership con Microsoft utilizzata, tra le altre cose, per fornire risultati quando Qwant non dispone autonomamente di una risposta adeguata e per mostrare pubblicità contestuale.

Significa che l’esperienza di ricerca può essere costruita utilizzando più componenti.

È una situazione che ritroviamo anche in altri servizi. Nella nostra guida a Yahoo, per esempio, abbiamo visto quanto sia importante distinguere il marchio del motore dall’infrastruttura che fornisce i risultati.

Con Qwant la situazione è però diversa: esiste una propria attività di crawling e indicizzazione, affiancata da fonti e partner complementari.

Per questo eviterei entrambe le semplificazioni:

“Qwant è semplicemente Bing con un’altra grafica” non descrive correttamente il prodotto.

“Qwant è completamente indipendente da Microsoft per ogni ricerca” va oltre ciò che la documentazione corrente permette di sostenere.

La definizione più utile è che Qwant sta costruendo e utilizzando infrastruttura di ricerca propria, ma mantiene anche dipendenze tecnologiche esterne per parti del servizio.

EUSP: l’indice europeo sviluppato con Ecosia

Un altro tassello è European Search Perspective, la joint venture creata da Qwant ed Ecosia per sviluppare un indice di ricerca europeo.

L’obiettivo di European Search Perspective è costruire infrastruttura di indicizzazione e ranking utilizzabile dai motori di ricerca e, potenzialmente, da altri prodotti tecnologici e AI.

La tecnologia è indicata anche con il nome Staan in documenti recenti di Qwant.

Non è soltanto un progetto annunciato sulla carta. EUSP ha iniziato a fornire risultati e continua a essere esteso, anche se disponibilità, copertura e peso dell’indice possono cambiare in base al servizio e al mercato.

Il rapporto con Ecosia è quindi più profondo di una semplice somiglianza tra due alternative europee a Google: le due aziende collaborano direttamente alla costruzione dell’infrastruttura di ricerca.

Per l’utente la conseguenza è meno immediata di quanto sembri. Non esiste un pulsante che renda improvvisamente ogni ricerca “100% EUSP”. È più corretto vedere il progetto come una progressiva riduzione della dipendenza dai grandi indici statunitensi.

Qwant e privacy: quali dati vengono trattati davvero

La privacy è la ragione per cui molte persone scoprono Qwant, ma è anche l’area in cui le formulazioni assolute creano più problemi.

La promessa centrale è chiara: Qwant non vuole costruire un profilo dell’utente partendo dalle ricerche effettuate e usarlo per seguirne gli interessi nel tempo.

Questo non equivale a dire che il motore possa funzionare senza trattare alcuna informazione.

La distinzione decisiva è fra dati necessari a fornire e proteggere il servizio e utilizzo di quei dati per costruire un profilo persistente dell’utente.

Cosa Qwant non usa per profilare le tue ricerche

Secondo la documentazione corrente, Qwant non collega la cronologia delle ricerche a un profilo personale per decidere quali risultati mostrarti in base ai tuoi interessi passati.

La pubblicità standard può essere contestuale: se cerchi una determinata categoria di prodotto, l’annuncio può dipendere dalla query che stai effettuando in quel momento, senza richiedere la costruzione di una cronologia pubblicitaria personale.

È una differenza importante rispetto a un ecosistema nel quale attività, account e preferenze possono essere utilizzati per personalizzare l’esperienza.

Non significa però che due utenti debbano vedere necessariamente una SERP identica. Qwant può usare elementi come la regione selezionata per adattare risultati locali, lingua e contenuti pertinenti a un determinato mercato.

Assenza di profilazione storica e assenza di qualunque contestualizzazione non sono la stessa cosa.

Query, indirizzo IP e dati tecnici: cosa serve comunque al motore

L’informativa sulla privacy di Qwant è molto più utile dei vecchi slogan perché mostra concretamente cosa succede ai dati.

Quando effettui una ricerca vengono necessariamente trattati elementi che possono comprendere:

  • le parole della query;
  • informazioni tecniche sul dispositivo e sul browser;
  • dati relativi a lingua e mercato;
  • informazioni necessarie a sicurezza, prevenzione delle frodi e funzionamento del servizio;
  • indirizzo IP o sue rappresentazioni pseudonimizzate, a seconda del trattamento.

Per alcune funzioni Qwant collabora inoltre con partner come Microsoft, European Perspective, Mistral AI, Piwik Pro e altri fornitori indicati nella policy.

Questo non annulla il modello privacy-first del servizio, ma lo rende più preciso.

Qwant non è un sistema nel quale nessun dato esiste o transita. È un motore che dichiara di limitare la raccolta e, soprattutto, di non utilizzare la cronologia delle ricerche per costruire per impostazione predefinita un profilo comportamentale dell’utente.

È una promessa diversa dall’anonimato assoluto.

Account, cookie, consensi e partner: dove cambiano le regole

Un’altra semplificazione da evitare è pensare che l’esperienza sia identica con qualsiasi scelta di consenso.

L’attuale privacy policy distingue fra trattamenti necessari al servizio e attività subordinate al consenso.

Con un account puoi salvare preferenze e accedere a funzioni aggiuntive. In determinati contesti puoi inoltre consentire cookie e trattamenti legati a misurazione, personalizzazione o pubblicità.

Per questo la frase “Qwant non mostra mai pubblicità personalizzata” è troppo assoluta rispetto alla documentazione legale corrente.

Il comportamento di default rimane orientato alla pubblicità contestuale e alla mancata costruzione di una cronologia di ricerca personale, ma alcuni trattamenti opzionali possono cambiare se l’utente fornisce esplicitamente il consenso.

Quando valuti un servizio sulla privacy, questa è la differenza che conta: non fermarti alla tagline della homepage. Controlla cosa succede senza consenso, cosa viene attivato volontariamente e quali partner partecipano al trattamento.

Qwant non è rimasto estraneo alla trasformazione dei motori di ricerca causata dall’intelligenza artificiale.

Oggi può mostrare risposte sintetiche direttamente sopra i risultati e offre strumenti capaci di riassumere una pagina. Queste funzioni cambiano l’esperienza perché il motore non si limita più a proporti collegamenti: in alcuni casi prova a elaborare direttamente una risposta.

Qui è importante distinguere le funzioni e soprattutto ricordare che una sintesi generata non diventa automaticamente una fonte.

Flash Answers nei risultati di ricerca e come disattivarle

Le Flash Answers sono risposte generate dall’AI che possono comparire nella parte superiore della SERP per alcune ricerche.

Secondo la documentazione Qwant sulle Flash Answers, vengono attivate quando il sistema ritiene che una risposta sintetica possa aiutare a trovare più rapidamente l’informazione.

Non vengono mostrate per qualsiasi query.

Le risposte utilizzano pagine presenti nei risultati di ricerca e mostrano le fonti su cui si basano. Questo è utile per verificare da dove arriva l’informazione, ma non elimina i normali limiti dei sistemi generativi.

Se preferisci utilizzare una SERP più tradizionale, puoi disattivare Flash Answer dalle impostazioni di ricerca. Senza account la scelta viene conservata localmente nel browser; con l’accesso effettuato può essere salvata nelle preferenze.

È una caratteristica che apprezzo proprio perché lascia una scelta abbastanza chiara: AI disponibile, ma non necessariamente obbligatoria nell’esperienza di ricerca.

Riepilogo delle pagine e funzioni AI legate all’account

Qwant presenta anche una funzione chiamata Riepilogo, progettata per produrre una sintesi del contenuto di una pagina Web.

È un job diverso dalle Flash Answers.

Una Flash Answer prova a rispondere alla query direttamente nella pagina dei risultati. Riepilogo parte invece da una pagina e ne sintetizza il contenuto.

Le funzionalità AI più avanzate sono integrate nell’esperienza legata all’account Qwant. La documentazione sulla privacy indica inoltre che, quando viene utilizzato il modulo AI per produrre una sintesi, le parole chiave necessarie possono essere trasmesse ai partner coinvolti nella funzione, tra cui Mistral AI ed European Perspective.

Questo è un buon esempio del motivo per cui bisogna leggere “privacy” in modo granulare: il motore di ricerca di base, l’account e una funzione AI non comportano necessariamente lo stesso flusso di dati.

Privacy e AI: quali informazioni richiedono più attenzione

Se utilizzi l’AI per cercare informazioni generiche, il problema può essere limitato.

Se invece la query contiene dati personali, informazioni aziendali riservate, credenziali, documenti non pubblici o dettagli sensibili, la domanda da farsi non è soltanto “Qwant è più privato di Google?”.

La domanda corretta diventa:

quali informazioni sto inviando, a quale funzione e quali partner servono per elaborarla?

È una regola utile con Qwant come con qualunque altro motore o assistente AI.

La politica privacy-first del servizio riduce alcuni tipi di profilazione, ma non trasforma una funzione cloud in uno spazio privato nel quale sia opportuno incollare qualsiasi informazione.

Qwant browser e app: come usarlo su computer e smartphone

Per provare Qwant non devi cambiare tutto il tuo ambiente di navigazione.

Sul computer puoi continuare a utilizzare il browser che conosci e sostituire soltanto il motore predefinito. Sullo smartphone puoi fare la stessa cosa oppure installare l’app Qwant e utilizzarla anche per navigare.

Questa gradualità è utile: puoi testare la qualità dei risultati senza dover migrare immediatamente preferiti, password, estensioni e abitudini.

Chrome, Firefox ed Edge: motore predefinito ed estensioni

Su browser desktop compatibili puoi utilizzare Qwant direttamente dal sito oppure impostarlo come motore di ricerca.

Qwant mette a disposizione anche estensioni dedicate. La sezione ufficiale Apps & Browser raccoglie le procedure aggiornate per i diversi programmi.

Il consiglio più semplice è non cambiare contemporaneamente motore e browser se vuoi capire se Qwant fa per te.

Mantieni inizialmente il tuo programma abituale e cambia soltanto il provider di ricerca. In questo modo puoi confrontare i risultati senza introdurre altre differenze nell’esperienza.

Dopo qualche giorno di utilizzo reale sarà più facile capire se senti la mancanza di determinati risultati, moduli locali o funzioni che utilizzavi nel motore precedente.

Safari: perché la configurazione è diversa

Safari merita una precisazione perché Qwant non compare necessariamente nell’elenco nativo dei motori selezionabili nello stesso modo di altri provider.

Qwant mette a disposizione una propria procedura per utilizzare Qwant con Safari, che può prevedere l’estensione dedicata oppure altre impostazioni del browser.

Il punto non è memorizzare una sequenza di clic che può cambiare con una nuova versione di macOS.

È capire la differenza tra:

motore supportato direttamente dal browser → provider aggiunto tramite estensione o configurazione.

Quando un’interfaccia cambia, questa distinzione rimane valida.

Android e iPhone: quando Qwant diventa anche un browser completo

Su Android e iOS l’app Qwant integra un browser.

Puoi quindi effettuare ricerche e aprire i risultati senza passare a Chrome, Safari o un altro programma. L’app comprende normali funzioni di navigazione come schede e preferiti e può essere impostata, sui sistemi supportati, come browser predefinito.

Questa è la ragione per cui Qwant su mobile va valutato in due modi.

Il primo riguarda la qualità e la privacy del motore di ricerca.

Il secondo riguarda l’esperienza del browser integrato.

Potresti apprezzare i risultati di Qwant e preferire comunque un altro browser. Oppure potresti usare l’app come ambiente unico per ricerca e navigazione.

Non sono decisioni obbligatoriamente collegate.

Qwant è sicuro? Cosa significa davvero

“Sicuro” è una parola troppo ampia per dare una risposta sì/no sensata.

Un motore può utilizzare una connessione HTTPS correttamente protetta, limitare la profilazione delle ricerche e comunque non renderti anonimo. Allo stesso modo, un motore rispettoso della privacy non può garantire che ogni sito aperto dopo una ricerca rispetti le stesse regole.

La valutazione deve quindi separare sicurezza tecnica, privacy e anonimato.

Privacy, sicurezza e anonimato non sono la stessa cosa

Qwant utilizza HTTPS per proteggere la connessione tra il browser e il servizio, come descritto nella documentazione dedicata alla sicurezza di Qwant.

HTTPS protegge le informazioni durante il trasferimento e aiuta a garantire che la connessione sia stabilita con il servizio corretto.

La privacy riguarda invece quali dati il servizio tratta, perché lo fa, con chi li condivide e per quanto tempo.

L’anonimato è ancora un’altra cosa.

Poiché per fornire una normale connessione Internet vengono comunque elaborati dati tecnici come l’indirizzo IP, usare Qwant non equivale a diventare anonimi online.

Questa distinzione evita una delle aspettative più pericolose associate ai motori privacy-first.

Navigare su un sito esterno esce dal perimetro del motore

Finché stai usando la pagina dei risultati, stai interagendo con Qwant e con i partner necessari a quella specifica funzione.

Quando clicchi su un risultato e apri un altro dominio, entri invece nell’ambiente di quel sito.

Il sito di destinazione può utilizzare propri cookie, sistemi analytics, fingerprinting, login, advertising e altri strumenti di tracciamento. Le scelte privacy del motore non cancellano automaticamente quelle della pagina visitata.

Qui torna utile la distinzione tra motore e browser: il primo decide come gestire la ricerca; il secondo può applicare ulteriori protezioni durante la navigazione; il sito finale mantiene comunque una propria politica e una propria infrastruttura.

Per questo “uso un motore privato” non significa “tutto ciò che faccio dopo è automaticamente privato”.

I limiti da conoscere prima di usarlo come motore principale

Il limite più importante di Qwant non è necessariamente una singola funzione mancante.

È il compromesso fra riduzione della profilazione e maturità dell’ecosistema di ricerca.

Qwant possiede infrastruttura propria, ma utilizza ancora tecnologie complementari. La qualità o la composizione dei risultati può cambiare in base al mercato e al tipo di ricerca. Alcune funzioni AI coinvolgono partner. Su desktop non ottieni automaticamente un nuovo browser completo semplicemente impostando Qwant come motore.

Sono compromessi reali, non motivi per scartarlo.

Anzi, sono proprio gli elementi da conoscere per scegliere il servizio per ciò che fa davvero, invece che per l’idea astratta di un “Google europeo senza alcun tracciamento”.

Qwant vs Google e altri motori: per chi ha davvero senso

Qwant e Google rispondono allo stesso bisogno di base, cercare informazioni, ma seguono modelli differenti.

Il primo mette al centro una riduzione della profilazione basata sulla cronologia delle ricerche e sta costruendo maggiore indipendenza infrastrutturale in Europa.

Google integra la ricerca in un ecosistema molto più ampio e può utilizzare informazioni dell’account e attività salvate per personalizzare alcune parti dell’esperienza quando le relative impostazioni sono attive. La stessa documentazione di Google sulla personalizzazione della ricerca specifica che non tutti i risultati sono personalizzati e che posizione, lingua, dispositivo e contesto continuano comunque a influire sulla SERP.

CriterioQwantGoogle Search
Profilazione basata sulla cronologia delle ricercheNon è il modello predefinito dichiarato da QwantPuò essere utilizzata per esperienze personalizzate in base alle impostazioni
PubblicitàContestuale per impostazione predefinita; alcuni trattamenti opzionali dipendono dal consensoIntegrata nell’ecosistema pubblicitario Google
IndiceQwantBot/indice proprio + tecnologie e provider complementariInfrastruttura e indice Google
Infrastruttura europea condivisaEUSP / European PerspectiveNo
App mobileMotore + browser integratoRicerca e browser Chrome sono prodotti distinti
AI nella ricercaFlash Answers e RiepilogoFunzioni AI integrate nella ricerca, con modello ed esperienza differenti
PersonalizzazioneLimitata rispetto a un modello basato sulla cronologia personale; regione e contesto possono inciderePuò utilizzare attività e informazioni dell’account quando abilitate

Questa tabella non dice quale motore sia “migliore”. Serve a capire quale compromesso stai scegliendo.

Quando Qwant è una scelta coerente

Qwant ha soprattutto senso se vuoi ridurre il ruolo della cronologia personale nella ricerca senza rinunciare alla comodità di un normale motore generalista.

È interessante anche se per te conta il fatto che una parte crescente dell’infrastruttura venga sviluppata in Europa o se vuoi provare un provider diverso senza cambiare necessariamente browser.

Può essere una buona scelta anche come secondo motore.

Non devi necessariamente decidere che una piattaforma debba sostituire tutte le altre. Per ricerche normali puoi usare Qwant e mantenere un secondo provider per casi nei quali desideri confrontare risultati o sfruttare funzioni specifiche.

Questo approccio consente di valutare il servizio sul campo invece di decidere sulla base di uno slogan.

Quando Google può continuare a essere più pratico

Google può risultare più comodo se utilizzi intensamente il suo ecosistema e vuoi che informazioni, attività e preferenze contribuiscano a creare un’esperienza più personalizzata.

Lo stesso vale quando una specifica tipologia di ricerca produce risultati o moduli che ritieni più utili in Google.

Non c’è una contraddizione.

Scegliere Qwant significa attribuire maggiore peso a un determinato modello di privacy e indipendenza. Scegliere Google può significare dare maggiore valore all’integrazione, alla personalizzazione o semplicemente alla qualità che percepisci nelle query che effettui più spesso.

L’unico confronto sensato è quello fatto sulle tue ricerche reali.

Per qualche giorno prova a cercare gli stessi argomenti sui due servizi: query informative, ricerche locali, prodotti, problemi tecnici, notizie e contenuti di nicchia. Guarda quali risultati ti aiutano davvero a completare il task.

Per confrontarlo con DuckDuckGo, Ecosia, Brave e le altre alternative

Qwant non è l’unico servizio che prova a costruire un modello diverso da Google.

DuckDuckGo punta fortemente sulla privacy, Brave Search dispone di una propria infrastruttura di ricerca, Ecosia lega il motore a un modello ambientale e altri provider seguono strategie ancora differenti.

Trasformare questa guida in una classifica completa renderebbe però meno chiaro il suo scopo.

Se la tua domanda è “quale alternativa a Google scegliere?”, nella guida ai motori di ricerca alternativi trovi il confronto tra i diversi approcci.

Qui il punto da portare a casa è un altro: Qwant oggi non è soltanto una versione europea di un vecchio motore privacy-first. Ha un proprio sistema di crawling, sta partecipando alla costruzione di un indice europeo, integra AI e offre anche un browser mobile.

È un prodotto più complesso — e più interessante — di quanto suggeriscano molte descrizioni ancora presenti online.

Conclusione

Qwant merita attenzione soprattutto per il modo in cui prova a separare la ricerca dalla costruzione di un profilo permanente dell’utente.

Il suo vantaggio non è la promessa impossibile di una navigazione completamente anonima. Durante una ricerca vengono comunque elaborati dati tecnici, esistono partner esterni e alcune funzioni avanzate introducono trattamenti aggiuntivi.

La differenza sta nel modello: la cronologia delle tue query non deve diventare, per impostazione predefinita, il materiale con cui costruire un profilo pubblicitario personale.

Allo stesso tempo Qwant non è più soltanto “il motore francese che usa Bing”. Possiede QwantBot e una propria attività di indicizzazione, utilizza Microsoft quando necessario e sta contribuendo con Ecosia allo sviluppo di European Search Perspective.

Se vuoi capire se può sostituire il tuo motore abituale, il test migliore è molto semplice: usalo per qualche giorno sulle ricerche che fai davvero.

Se la qualità dei risultati soddisfa il tuo modo di cercare e preferisci limitare la profilazione basata sulla cronologia, Qwant può avere senso come motore principale. Se alcune query funzionano meglio altrove, puoi continuare a utilizzarlo come alternativa senza trasformare la scelta del motore di ricerca in una decisione tutto-o-niente.