Una tassonomia è un sistema usato per classificare e organizzare elementi sulla base di caratteristiche o relazioni comuni. Il termine nasce in ambito scientifico, ma oggi viene utilizzato anche in informatica, nella gestione dei contenuti, nell’architettura delle informazioni, nei siti web e in WordPress.

Nel web il concetto diventa particolarmente utile perché permette di rispondere a una domanda apparentemente semplice: come facciamo a mettere insieme contenuti che appartengono allo stesso argomento senza creare una struttura confusa?

Categorie, tag, attributi, filtri e tassonomie personalizzate sono alcune delle possibili risposte. Ma è importante non confondere il modello di classificazione con gli strumenti utilizzati per rappresentarlo: tassonomia, menu, struttura URL e internal linking sono elementi collegati, ma non sono la stessa cosa.

Cos’è una tassonomia e cosa significa

Tassonomia: definizione semplice

In senso generale, una tassonomia è un metodo di classificazione basato su criteri definiti.

La definizione di tassonomia della Treccani nasce dalle scienze naturali, dove il termine indica tradizionalmente la classificazione sistematica degli organismi. Lo stesso principio può però essere applicato a informazioni, documenti, prodotti, contenuti digitali o qualsiasi insieme di elementi che debba essere organizzato secondo relazioni riconoscibili.

Immagina una biblioteca.

Potresti mettere tutti i libri in ordine alfabetico. Oppure dividerli prima per genere, quindi distinguere narrativa, storia, scienze e tecnologia. All’interno della narrativa potresti creare ulteriori gruppi come thriller, fantasy e fantascienza.

Nel secondo caso non stai semplicemente ordinando dei libri: stai definendo una tassonomia, cioè un sistema che stabilisce quali caratteristiche determinano l’appartenenza di ogni elemento a un gruppo.

Nel web accade qualcosa di simile. Un sito con centinaia di contenuti ha bisogno di stabilire quali appartengono allo stesso argomento, quali sono subordinati ad altri e quali possono essere collegati trasversalmente.

Etimologia di tassonomia e significato di “tassonomico”

La parola deriva dal greco táxis, cioè ordine o disposizione, unito al suffisso -nomia. La stessa origine è riportata dal vocabolario Treccani.

L’aggettivo tassonomico indica quindi qualcosa che riguarda una tassonomia o che utilizza un criterio di classificazione. Treccani lo definisce infatti come ciò che riguarda o segue una tassonomia.

Possiamo quindi parlare di:

  • struttura tassonomica;
  • classificazione tassonomica;
  • modello tassonomico;
  • criterio tassonomico.

Nel contesto di un sito web, ad esempio, una struttura tassonomica può descrivere il modo in cui gli articoli vengono raggruppati per argomento.

Qual è un sinonimo di tassonomia: classificazione o categorizzazione?

Classificazione è probabilmente il termine più vicino a tassonomia nel linguaggio comune, ma i due concetti non coincidono sempre perfettamente.

Classificare significa assegnare elementi a determinate classi. Una tassonomia descrive anche il sistema di classi e le relazioni utilizzate per farlo.

La differenza sembra sottile, ma diventa importante quando lavoriamo con molti contenuti.

Dire:

Questo articolo appartiene alla categoria WordPress.

significa classificare un contenuto.

Stabilire invece che il sito avrà le macro-aree WordPress, SEO, Ecommerce e Intelligenza Artificiale, con determinate sottocategorie e criteri di assegnazione, significa progettare una tassonomia.

La stessa Treccani associa alla tassonomia termini come classificazione e sistematica in alcuni contesti specifici.

Come funziona un modello tassonomico

Una tassonomia diventa realmente utile quando non si limita a creare etichette, ma stabilisce che relazione esiste tra gli elementi.

Nel web possiamo incontrare almeno tre modelli particolarmente utili: gerarchico, non gerarchico e faccettato.

Confronto tra tassonomia gerarchica, non gerarchica e faccettata con relazioni padre-figlio, trasversali e attributi combinabili

Tassonomie gerarchiche: categorie e sottocategorie

Una tassonomia gerarchica organizza gli elementi secondo relazioni padre-figlio.

Per esempio:

Tecnologia
└── Smartphone
    ├── Android
    └── iPhone

Tecnologia rappresenta il livello superiore, Smartphone un livello intermedio, mentre Android e iPhone sono classificazioni più specifiche.

Questo modello è utile quando esiste realmente una relazione di inclusione.

Un contenuto dedicato agli smartphone Android può ragionevolmente appartenere al gruppo smartphone, che a sua volta appartiene alla categoria tecnologia.

Il vantaggio principale è che la struttura permette di passare dal generale allo specifico.

Il rischio nasce quando la gerarchia viene costruita artificialmente. Creare cinque livelli di categorie soltanto perché tecnicamente possibile non rende automaticamente il sito più ordinato. Può invece aumentare la distanza tra contenuti, generare archivi quasi vuoti e rendere difficile capire dove collocare una nuova pagina.

Tassonomie non gerarchiche: etichette e relazioni trasversali

Non tutte le relazioni hanno bisogno di un genitore.

Consideriamo un blog dedicato agli strumenti musicali. Gli articoli potrebbero appartenere alle categorie:

  • DJ;
  • produzione musicale;
  • sintetizzatori.

Potrebbero però essere associati anche a termini come:

  • Native Instruments;
  • Ableton;
  • Pioneer DJ;
  • MIDI;
  • Windows;
  • macOS.

Questi attributi attraversano categorie differenti e non hanno necessariamente una relazione padre-figlio.

Una tassonomia non gerarchica serve proprio a questo: creare relazioni trasversali tra elementi accomunati da una caratteristica.

In WordPress il comportamento tipico dei tag segue questa logica, mentre le categorie possono essere gerarchiche. La documentazione WordPress distingue infatti tassonomie gerarchiche e non gerarchiche e utilizza categorie e tag come esempi dei due modelli.

Tassonomie faccettate: classificare lo stesso elemento con più attributi

La classificazione diventa più complessa negli ecommerce o nei grandi cataloghi.

Una scarpa, per esempio, può essere descritta contemporaneamente attraverso:

FaccettaPossibili valori
CategoriaScarpe
UtilizzoRunning
BrandNike
ColoreNero
Taglia42
GenereUomo
Prezzo100–150 €

Non avrebbe senso trasformare tutte queste combinazioni in una gigantesca gerarchia.

Il modello faccettato permette invece all’utente di combinare più caratteristiche per restringere progressivamente l’insieme dei risultati.

È il principio alla base di molta navigazione a faccette utilizzata negli ecommerce e nei cataloghi.

Dal punto di vista dell’esperienza utente è molto potente. Dal punto di vista tecnico richiede però attenzione, perché ogni combinazione di filtri può potenzialmente produrre un URL differente.

Google documenta esplicitamente questo problema: una navigazione faccettata basata su parametri può generare un numero enorme, persino teoricamente infinito, di combinazioni URL e consumare risorse di crawling su pagine poco utili.

Questo è un buon esempio di come una tassonomia utile per l’utente possa richiedere una strategia SEO specifica per il crawler.

Che cos’è una tassonomia in informatica

In informatica il termine tassonomia viene utilizzato per descrivere sistemi di classificazione di dati, documenti, oggetti o concetti.

Il principio resta identico: definiamo caratteristiche e relazioni, quindi utilizziamo quelle regole per organizzare un insieme di elementi.

La tassonomia può servire, ad esempio, per:

  • classificare documenti in un archivio;
  • organizzare articoli in un CMS;
  • strutturare prodotti in un catalogo;
  • raggruppare risorse in una knowledge base;
  • organizzare elementi all’interno di un sistema informativo.

La definizione Treccani in ambito scientifico estende infatti il concetto ai metodi con cui dati, conoscenze e teorie vengono ordinati in sistemi.

Dai dati ai contenuti: cosa viene realmente classificato

Una distinzione utile è quella tra tipo di elemento e classificazione dell’elemento.

Supponiamo di avere un sito dedicato al cinema.

Potremmo avere:

Tipo di contenuto:
Film

Tassonomia:
Genere

Termini:
Thriller
Commedia
Fantascienza
Drammatico

Film risponde alla domanda:

che tipo di oggetto è?

Genere risponde invece:

secondo quale criterio voglio raggrupparlo?

Fantascienza è uno dei valori disponibili all’interno di quella classificazione.

Questa distinzione diventa molto concreta in WordPress, dove post type e tassonomie rappresentano due concetti differenti.

Un Custom Post Type può definire l’oggetto Film; una tassonomia personalizzata può definire Genere. La guida Creativemotions sui Custom Post Type WordPress mostra proprio come i due meccanismi possano essere utilizzati insieme.

Tassonomia, architettura delle informazioni e navigazione non sono la stessa cosa

È facile utilizzare questi termini come sinonimi, ma descrivono livelli differenti.

La tassonomia definisce come classifichiamo le informazioni.

L’architettura delle informazioni decide invece come quelle informazioni vengono organizzate e rese comprensibili all’interno del sistema.

La navigazione stabilisce come l’utente può raggiungerle.

Un menu è quindi una forma di navigazione, non necessariamente la rappresentazione completa della tassonomia.

Una categoria può esistere nella tassonomia senza apparire nel menu principale. Allo stesso modo, nel menu potremmo inserire una landing page commerciale che non rappresenta una categoria tassonomica.

Questa distinzione evita un errore frequente: progettare la tassonomia copiando semplicemente le voci del menu.

Un esempio pratico di tassonomia applicata a un sito web

Immaginiamo un sito che parla di fotografia.

Una possibile tassonomia potrebbe essere:

Fotografia
├── Tecnica fotografica
│   ├── Esposizione
│   ├── Composizione
│   └── Illuminazione
├── Attrezzatura
│   ├── Fotocamere
│   ├── Obiettivi
│   └── Accessori
└── Post-produzione
    ├── Lightroom
    └── Photoshop

A questa struttura potremmo aggiungere una classificazione trasversale per:

Brand
Canon
Nikon
Sony
Fujifilm

Il primo sistema descrive che cosa tratta il contenuto.

Il secondo permette di collegare articoli appartenenti ad aree diverse ma accomunati dallo stesso produttore.

Questa è già una tassonomia molto più utile di una semplice lista di keyword.

Tassonomia di un sito web: categorie, tag, filtri e archivi

Nel sito reale il modello tassonomico produce elementi visibili.

Categorie, tag e filtri permettono agli utenti di esplorare i contenuti secondo criteri differenti. Gli archivi possono trasformare quei criteri in vere pagine navigabili.

Ma non tutti questi elementi devono necessariamente svolgere la stessa funzione.

Categorie e sottocategorie organizzano relazioni gerarchiche

Le categorie funzionano bene per rappresentare macro-argomenti relativamente stabili.

Se gestisci un blog WordPress dedicato al digital marketing, potresti avere:

SEO
Social Media
Email Marketing
Analytics
Advertising

All’interno di SEO potrebbe avere senso distinguere:

SEO
├── SEO tecnica
├── SEO on-page
└── Link building

Una sottocategoria ha senso quando rappresenta un insieme sufficientemente riconoscibile da permettere al lettore di esplorarlo autonomamente.

Se serve soltanto a classificare due articoli, probabilmente non abbiamo creato una struttura: abbiamo creato un contenitore.

Tag e attributi collegano contenuti attraverso caratteristiche comuni

Un tag può attraversare categorie differenti.

Per esempio Google Search Console potrebbe comparire in articoli appartenenti sia alla SEO tecnica sia all’analisi delle performance.

In questo scenario il tag non significa:

questo articolo appartiene a Search Console.

Significa piuttosto:

Search Console è uno degli elementi rilevanti di questo articolo.

Questa distinzione rende più semplice decidere quando usare categorie e quando usare tag.

Se vuoi approfondire il funzionamento operativo nel CMS, trovi una guida specifica su categorie e tag WordPress.

Filtri e navigazione a faccette: utili per l’utente, delicati per crawler e URL

I filtri rispondono ancora a una logica diversa.

In un ecommerce di notebook, l’utente potrebbe voler selezionare contemporaneamente:

Notebook
+ 16 GB RAM
+ SSD 1 TB
+ schermo 15"
+ prezzo sotto 1.000 €

Dal punto di vista dell’utente è perfettamente sensato.

Il problema nasce se ogni combinazione diventa automaticamente una nuova pagina raggiungibile e indicizzabile.

La documentazione corrente di Google sulla gestione del crawling della navigazione a faccette raccomanda di decidere esplicitamente se gli URL generati dalle faccette debbano essere disponibili ai crawler e, quando non servono nei risultati di ricerca, di limitarne il crawling con soluzioni appropriate.

La decisione quindi non è:

filtri sì o filtri no.

La domanda corretta è:

quali combinazioni rappresentano pagine realmente utili e quali esistono soltanto per modificare temporaneamente una lista di prodotti?

Tassonomia WordPress: cosa sono tassonomie, termini, categorie e tag

In WordPress la parola tassonomia assume anche un significato tecnico preciso.

La documentazione ufficiale definisce le tassonomie come il sistema utilizzato dal CMS per raggruppare contenuti e dati simili. Categorie e tag sono gli esempi più comuni, ma WordPress permette anche di registrare tassonomie personalizzate.

Categorie e tag sono tassonomie predefinite di WordPress

Quando assegni una categoria a un articolo non stai semplicemente aggiungendo un’etichetta.

Stai associando quel contenuto a un termine appartenente a una tassonomia.

Possiamo rappresentarlo così:

Tassonomia: Categoria
Termine: SEO
Contenuto: Guida alla SEO tecnica

Oppure:

Tassonomia: Tag
Termine: Google Search Console
Contenuto: Come analizzare le query organiche

Il modello diventa ancora più chiaro quando introduciamo tassonomie personalizzate.

Tassonomia e termine: la differenza che evita molta confusione

Questa distinzione è fondamentale.

La tassonomia è il sistema di classificazione. Il termine è uno dei valori presenti all’interno di quel sistema.

Immaginiamo un sito di ricette.

Tassonomia:
Tipo di cucina

Termini:
Italiana
Giapponese
Messicana
Indiana

Tipo di cucina è la tassonomia.

Italiana è un termine.

Un singolo contenuto può essere associato a uno o più termini della tassonomia, secondo le regole definite dal progetto.

In WordPress esistono infatti funzioni specifiche per recuperare i termini associati a una tassonomia e agli oggetti di contenuto.

Quando serve una tassonomia personalizzata

Categorie e tag sono sufficienti per moltissimi siti.

Una tassonomia personalizzata diventa interessante quando esiste un criterio di classificazione autonomo che non dovrebbe essere confuso con l’argomento principale del contenuto.

Immaginiamo un sito immobiliare.

Potremmo avere un Custom Post Type:

Immobile

e tassonomie come:

Tipologia
Appartamento
Villa
Ufficio
Locale commerciale

e:

Località
Ancona
Jesi
Senigallia
Pesaro

Utilizzare una normale categoria Ancona insieme a categorie come Guide immobiliari, News e Mercato renderebbe il modello meno chiaro.

Località rappresenta invece una dimensione specifica del contenuto.

Quando il progetto richiede questa separazione puoi approfondire la procedura nella guida su come creare tassonomie personalizzate in WordPress.

Quando è meglio usare categorie o tag esistenti

Non serve una nuova tassonomia ogni volta che trovi una nuova caratteristica.

Prima di crearla chiediti:

  • il criterio verrà utilizzato da molti contenuti?
  • ha un significato autonomo per l’utente?
  • verrà usato per navigare o filtrare?
  • deve avere una gestione distinta dalle categorie?
  • i suoi termini resteranno sufficientemente stabili nel tempo?

Se la risposta è quasi sempre no, probabilmente stai aggiungendo complessità senza ottenere una nuova funzione.

La tassonomia migliore non è quella che descrive ogni possibile proprietà di un contenuto. È quella che permette di ritrovare e comprendere i contenuti attraverso relazioni che hanno realmente valore.

Tassonomia e SEO: cosa conta davvero

La tassonomia può incidere sulla SEO, ma non perché esista una regola secondo cui “più categorie ordinate = ranking migliore”.

Il vantaggio nasce indirettamente dal modo in cui la classificazione influenza:

  • navigazione;
  • collegamenti interni;
  • discovery delle pagine;
  • archivi;
  • duplicazioni;
  • crawlability;
  • comprensione delle relazioni tra contenuti.

Separare questi meccanismi evita molte semplificazioni.

Una tassonomia ordinata aiuta soprattutto navigazione, discovery e relazioni tra pagine

Una buona classificazione permette di costruire percorsi coerenti.

Un articolo dedicato alla cache WordPress può collegarsi alla categoria WordPress Performance; quella categoria può mostrare altri contenuti pertinenti; gli articoli possono collegarsi tra loro attraverso link contestuali.

Google conferma che utilizza i link per scoprire nuove pagine e come segnale per comprenderne la rilevanza. Nelle sue best practice sui link raccomanda inoltre anchor text descrittivi e collegamenti realmente comprensibili.

La tassonomia può quindi creare le condizioni per una migliore rete di navigazione, ma è il collegamento effettivo tra le pagine a rendere quella relazione utilizzabile da utenti e crawler.

La struttura URL non coincide con la struttura del sito

Qui vale la pena correggere un equivoco molto diffuso.

Un URL come:

/smartphone/android/google-pixel/

sembra rappresentare chiaramente una gerarchia.

Questo non significa però che Google ricostruisca automaticamente l’architettura del sito leggendo quella sequenza.

Nella documentazione dedicata alla struttura degli ecommerce, Google afferma esplicitamente che in generale non utilizza la struttura degli URL per determinare la struttura del sito, ma analizza soprattutto i collegamenti tra le pagine.

Questo non rende inutili gli URL leggibili.

Google continua a raccomandare strutture URL semplici e comprensibili, anche perché strutture eccessivamente complesse o piene di parametri possono generare problemi di crawling.

Il punto è diverso:

URL pulito e architettura informativa sono due problemi collegati, non la stessa cosa.

Quando una pagina di tassonomia merita di essere indicizzata

Non esiste una regola universale secondo cui:

categorie = index
tag = noindex

oppure il contrario.

La decisione dovrebbe dipendere dalla pagina reale.

Un archivio tassonomico può essere utile quando:

  • intercetta un bisogno riconoscibile;
  • raggruppa un insieme coerente di contenuti;
  • offre un percorso di navigazione utile;
  • contiene informazioni sufficienti per funzionare come destinazione autonoma;
  • non replica sostanzialmente altre pagine del sito.

Immagina un ecommerce di arredamento.

Una pagina Sedie da ufficio con descrizione, prodotti coerenti, filtri utili e collegamenti alle sottocategorie può rappresentare una destinazione significativa.

Un tag interessante contenente quattro articoli casuali difficilmente svolge la stessa funzione.

Quindi non è il tipo tecnico di tassonomia a decidere il valore SEO della pagina. È ciò che quella pagina offre realmente.

Quando categorie, tag e filtri producono pagine inutili o duplicate

Il problema opposto nasce quando il CMS genera automaticamente una nuova pagina per ogni combinazione possibile.

Potresti ritrovarti con archivi:

/tag/seo/
/tag/seo-google/
/tag/google-seo/
/tag/seo-tips/

che contengono quasi gli stessi articoli.

Negli ecommerce la moltiplicazione può essere ancora più grande attraverso ordinamenti e filtri.

Google spiega che varianti prodotte da funzioni di sorting e filtering possono creare URL duplicati; la canonicalizzazione serve proprio a identificare una versione rappresentativa quando più URL contengono contenuti uguali o molto simili.

La soluzione non consiste quindi nel creare più tassonomie sperando di coprire più keyword.

Significa piuttosto chiedersi:

questa nuova pagina esiste perché aiuta davvero qualcuno oppure soltanto perché il CMS può generarla?

Internal linking e breadcrumb rendono esplicite le relazioni tra contenuti

Se una tassonomia descrive una gerarchia, dobbiamo poi renderla navigabile.

I link interni sono uno degli strumenti principali.

Anche i breadcrumb possono aiutare l’utente a capire dove si trova all’interno della struttura. Google descrive il breadcrumb come un percorso che indica la posizione della pagina nella gerarchia e permette all’utente di risalire i livelli del sito.

Un possibile percorso potrebbe essere:

Home
→ WordPress
→ Performance
→ Cache WordPress

Ma anche qui il breadcrumb non crea la tassonomia.

La rappresenta.

La tassonomia viene prima: stabilisce quali relazioni hanno senso. Navigazione, breadcrumb e internal linking sono gli strumenti con cui rendiamo quelle relazioni utilizzabili.

Come progettare una tassonomia efficace per un sito

La parte più difficile non è creare categorie in WordPress.

È decidere quali categorie dovrebbero esistere.

Una tassonomia sostenibile dovrebbe nascere dall’incontro tra contenuti realmente disponibili, bisogni degli utenti e struttura futura del progetto.

Parti dai contenuti e dai bisogni degli utenti, non da un elenco di keyword

Una keyword research può aiutarti a capire come le persone descrivono un argomento.

Non dovrebbe però diventare automaticamente la tassonomia del sito.

Se trovi queste query:

seo
ottimizzazione seo
seo google
posizionamento seo
consulenza seo
seo wordpress

non significa che devi creare sei categorie.

Alcune query descrivono lo stesso concetto, altre esprimono un bisogno commerciale, altre ancora rappresentano un sottoargomento.

La domanda utile è:

quali insiemi di contenuti l’utente si aspetterebbe realmente di poter esplorare?

Prima viene il modello informativo. Poi decidiamo come le query possono essere soddisfatte dalle pagine disponibili.

Definisci poche relazioni chiare e prevedi come cresceranno

Non esiste un numero ideale di categorie valido per ogni sito.

Ma ogni nuovo livello dovrebbe avere una funzione comprensibile.

Supponiamo di creare:

Marketing
└── Digital Marketing
    └── Web Marketing
        └── Strategie Web Marketing
            └── Strategie Web Marketing per aziende

Il modello potrebbe essere tecnicamente corretto, ma editorialmente inutile se ciascun livello contiene quasi gli stessi articoli.

Una struttura più semplice:

Web Marketing
├── Content Marketing
├── Email Marketing
└── Social Media Marketing

può essere più efficace perché ogni gruppo rappresenta un percorso autonomo.

La profondità della tassonomia deve essere giustificata dai contenuti, non dal desiderio di costruire un albero perfettamente simmetrico.

Dai a categorie, tag e filtri una funzione distinta

Se categorie, tag e filtri finiscono tutti per produrre gli stessi gruppi, qualcosa nel modello probabilmente non funziona.

Un approccio più chiaro può essere:

StrumentoFunzione principale
CategoriaMacro-argomento stabile
SottocategoriaSpecializzazione di un macro-argomento
TagRelazione trasversale
Tassonomia personalizzataDimensione autonoma del contenuto
FiltroRiduzione dinamica di un insieme
ArchivioPagina che raccoglie elementi appartenenti a un criterio

Non è una legge tecnica. È un modello decisionale.

In alcuni progetti un tag può diventare una landing editoriale molto importante. In altri può essere completamente inutile.

Quello che conta è che ogni strumento abbia un compito riconoscibile.

Decidi quali archivi devono diventare vere pagine di destinazione

Una tassonomia può creare automaticamente molti archivi, ma non tutti meritano necessariamente lo stesso investimento editoriale.

Per gli archivi importanti possiamo lavorare su:

  • titolo chiaro;
  • introduzione utile;
  • contenuti realmente coerenti;
  • navigazione interna;
  • eventuali sottocategorie;
  • informazioni che aiutino a scegliere il prossimo contenuto.

In questo modo la pagina smette di essere semplicemente:

elenco automatico degli ultimi dieci articoli con questo termine.

e diventa una vera destinazione.

Per le pagine che invece non aggiungono valore autonomo bisogna valutare la gestione tecnica più appropriata caso per caso, considerando crawling, indicizzazione, canonicalizzazione e struttura interna.

Controlla periodicamente duplicazioni, categorie vuote e termini ridondanti

Le tassonomie tendono a deteriorarsi.

All’inizio hai quattro categorie ben definite. Dopo tre anni potresti ritrovarti con:

  • categorie quasi sinonime;
  • tag utilizzati una sola volta;
  • termini creati per campagne ormai terminate;
  • archivi vuoti;
  • filtri che generano migliaia di combinazioni;
  • contenuti che potrebbero appartenere a tre categorie differenti.

È normale.

La tassonomia non dovrebbe quindi essere trattata come una configurazione immutabile.

Periodicamente conviene verificare:

Termine ancora utile?
→ sì → mantenere

Termine sovrapposto?
→ consolidare

Archivio senza funzione?
→ rivalutare

Nuovo cluster cresciuto abbastanza?
→ valutare nuova classificazione

Per siti già complessi questo controllo può rientrare in un audit SEO più ampio, soprattutto quando la proliferazione delle tassonomie si accompagna a problemi di crawling, duplicazione o architettura interna.

Esempio completo: dalla tassonomia astratta alla struttura reale di un sito

Vediamo ora come lo stesso principio cambia in base al progetto.

Esempio di blog editoriale

Immaginiamo un magazine dedicato alla tecnologia.

Tipi di contenuto

Articoli
Recensioni
Guide

Categorie tematiche

Smartphone
Computer
Intelligenza artificiale
Gaming

Tag trasversali

Apple
Google
Microsoft
OpenAI
Samsung

Un articolo come:

Recensione Samsung Galaxy X

potrebbe essere:

Tipo:
Recensione

Categoria:
Smartphone

Tag:
Samsung
Android

Ogni classificazione risponde a una domanda differente.

Esempio di ecommerce con categorie e faccette

Consideriamo invece un negozio di scarpe.

La tassonomia principale potrebbe essere:

Scarpe
├── Uomo
├── Donna
└── Bambino

con sottocategorie:

Running
Trekking
Sneakers
Eleganti

e faccette:

Brand
Numero
Colore
Materiale
Prezzo

L’utente può così passare dalla classificazione generale alla selezione estremamente specifica:

Donna
→ Running
→ Adidas
→ numero 39
→ nero

La struttura editoriale e il sistema di filtering collaborano, ma non devono necessariamente produrre una pagina indicizzabile per ogni combinazione.

Lo stesso modello applicato in WordPress

WordPress può rappresentare una struttura simile attraverso:

Post type:
Recensione

Tassonomia:
Categoria

Termini:
WordPress
SEO
Ecommerce

e magari una tassonomia personalizzata:

Software

Termini:
Rank Math
WooCommerce
Elementor
WordPress

Un contenuto potrebbe così appartenere alla categoria SEO e contemporaneamente essere associato al software Rank Math.

Il primo dato descrive il tema editoriale.

Il secondo descrive l’entità specifica trattata.

Questa separazione permette di costruire relazioni più precise senza trasformare ogni caratteristica in una nuova categoria.

Una buona tassonomia deve aiutare a scegliere, non semplicemente a ordinare

La tassonomia diventa utile quando rende più semplice capire dove si trova un contenuto, a cosa è collegato e quale percorso ha senso seguire dopo.

Per questo progettare una tassonomia non significa compilare una lista di categorie.

Significa decidere:

  • quali relazioni tra contenuti hanno valore;
  • quali devono essere gerarchiche;
  • quali devono attraversare la gerarchia;
  • quali devono diventare pagine navigabili;
  • quali devono restare semplici filtri;
  • quali non meritano affatto di esistere.

La distinzione più importante da ricordare è questa:

la tassonomia è il modello di classificazione. Categorie, tag, filtri, URL, breadcrumb e link interni sono strumenti che possono rappresentare o sfruttare quel modello.

Quando questa distinzione è chiara, anche la struttura di un sito complesso diventa molto più facile da progettare, mantenere e ottimizzare.