Un SaaS, acronimo di Software as a Service, è un software che utilizzi come servizio senza dover gestire direttamente l’infrastruttura tecnologica su cui viene eseguito. Invece di acquistare un programma, installarlo su un server e occuparti dell’intero stack, accedi all’applicazione messa a disposizione e gestita dal provider.

CRM, piattaforme di email marketing, software di fatturazione, strumenti di collaborazione e gestionali online sono esempi comuni. Il browser è uno dei modi più frequenti per accedervi, ma non è ciò che rende un software “SaaS”: possono esistere anche app desktop o mobili collegate allo stesso servizio.

Il punto decisivo è come vengono distribuite le responsabilità. Il fornitore gestisce l’applicazione e gran parte dell’infrastruttura sottostante; tu continui invece a occuparti di utenti, accessi, configurazioni, dati e del modo in cui il servizio viene utilizzato nella tua organizzazione.

È questa distinzione che permette di capire sia i vantaggi del modello sia i suoi limiti.

Cos’è il SaaS e cosa significa Software as a Service

Software as a Service può essere tradotto come software fornito come servizio.

La definizione del NIST colloca il SaaS fra i principali modelli del cloud computing: il cliente utilizza le applicazioni del provider che vengono eseguite su un’infrastruttura cloud, senza amministrare direttamente rete, server, sistema operativo e storage sottostanti, salvo le possibilità di configurazione messe a disposizione dal servizio.

In pratica, quando apri un CRM online, un gestionale in cloud o una piattaforma di marketing automation, il tuo obiettivo non è amministrare il server che esegue il software. Vuoi utilizzare l’applicazione.

Se invece vuoi capire il modello più ampio su cui si basa questa distribuzione delle risorse, la guida al cloud computing approfondisce infrastruttura, provisioning, elasticità e differenze tra IaaS, PaaS e SaaS.

SaaS non significa semplicemente “software online”

Il fatto che un programma sia raggiungibile via Internet non basta per descrivere tutto il modello.

Un’applicazione web sviluppata internamente da un’azienda, per esempio, può essere accessibile tramite browser senza essere commercializzata o distribuita come SaaS. Allo stesso modo, un servizio SaaS può avere client desktop e applicazioni mobili senza smettere di esserlo.

Conviene quindi separare tre elementi:

interfaccia — browser, app, desktop client;
deployment — dove e come viene eseguito il software;
modello di servizio — quali componenti gestisce il provider e quali responsabilità rimangono al cliente.

Confondere questi livelli porta facilmente a chiamare SaaS qualsiasi web app.

SaaS significa sempre abbonamento?

No. L’abbonamento è molto comune, ma non è la caratteristica che definisce tecnicamente il SaaS.

Un fornitore può usare un prezzo mensile o annuale per utente, un modello freemium, tariffe legate al consumo, crediti, volumi, transazioni oppure combinazioni di più metriche.

Il modello commerciale può cambiare. Ciò che rimane centrale è l’erogazione del software come servizio gestito dal provider.

Questa distinzione diventa importante quando si confrontano due prodotti: una tariffa apparentemente semplice può diventare complessa se il costo finale dipende contemporaneamente da utenti, contatti, spazio, automazioni, API o consumo.

Come funziona un software SaaS

Dal punto di vista dell’utente, molti SaaS sembrano semplici: crei un account, effettui il login e inizi a lavorare.

Dietro questa semplicità, però, il provider deve gestire applicazione, infrastruttura, distribuzione degli aggiornamenti, disponibilità del servizio e tutti gli altri componenti previsti dalla propria architettura.

Il vero vantaggio operativo nasce proprio qui: non devi replicare internamente gran parte di questo lavoro per ogni cliente o postazione.

Dove gira l’applicazione e cosa gestisce il provider

Il software viene eseguito sull’infrastruttura predisposta dal fornitore o sui servizi cloud che il fornitore utilizza per erogarlo.

Per il cliente, server fisici, virtualizzazione, sistemi operativi, runtime e deployment dell’applicazione sono normalmente astratti.

Non significa che questi componenti siano scomparsi. Significa che la loro amministrazione viene spostata a monte, verso il provider.

È la differenza fra usare un programma e dover costruire l’ambiente necessario per farlo funzionare.

Account, tenant, dati e configurazioni

Molte piattaforme SaaS devono separare dati, utenti e configurazioni appartenenti a organizzazioni differenti.

Il concetto di tenant indica in questo contesto un cliente o un ambiente logicamente separato. Un’architettura può essere multi-tenant, con infrastruttura condivisa fra più clienti mantenendo separazione logica dei dati, oppure adottare soluzioni differenti.

La multitenancy è frequente, ma non va trasformata in una definizione universale del SaaS.

Dal punto di vista di chi acquista il servizio, contano soprattutto domande più concrete:

  • quali dati appartengono alla mia organizzazione?
  • quali ruoli posso assegnare?
  • quali configurazioni sono isolate?
  • cosa posso esportare?
  • cosa succede ai dati se termino il contratto?

Sono domande molto più utili del sapere come il vendor ha chiamato internamente la propria architettura.

API e integrazioni

Un SaaS raramente vive completamente isolato.

Un CRM può ricevere lead dal sito, inviare informazioni a una piattaforma di marketing, sincronizzare ordini con un ecommerce e trasferire dati verso un sistema di business intelligence.

Per questo le API e il modo in cui permettono a software diversi di comunicare diventano un criterio di scelta importante.

Non basta però leggere “API disponibili” nella pagina commerciale. Conviene verificare quali dati sono accessibili, quali operazioni sono consentite, quali limiti esistono e se le API necessarie sono comprese nel piano che stai valutando.

Un’integrazione disponibile soltanto nel piano più costoso può cambiare completamente il costo reale della soluzione.

SaaS e cloud computing non sono sinonimi

SaaS e cloud vengono spesso usati come se indicassero la stessa cosa. Non è così.

Il cloud computing è il modello generale di erogazione delle risorse informatiche. SaaS descrive invece uno specifico livello di servizio nel quale ciò che utilizzi è l’applicazione.

Un’infrastruttura cloud può fornire macchine virtuali, storage, database, ambienti di sviluppo, funzioni serverless e molti altri servizi che non sono software SaaS destinati all’utente finale.

Il SaaS è quindi una parte dell’ecosistema cloud, non un sinonimo di cloud.

La distinzione è utile perché chiarisce immediatamente chi deve gestire cosa.

SaaS, PaaS e IaaS: dove cambia il livello di gestione

SaaS, PaaS e IaaS possono essere letti come livelli diversi di astrazione.

Più ti sposti verso il SaaS, più componenti vengono gestiti dal provider. Più ti avvicini all’infrastruttura, maggiore è normalmente il controllo che rimane al cliente, ma cresce anche il lavoro necessario per amministrarla.

Confronto visivo tra On-premise, IaaS, PaaS e SaaS con progressivo trasferimento della gestione al provider
Dal modello on-premise al SaaS aumenta la parte dello stack tecnologico gestita dal provider.
ModelloCosa utilizziIl provider gestisce soprattuttoIl cliente gestisce soprattutto
SaaSApplicazione completaApplicazione e gran parte dello stack sottostanteUtenti, dati, accessi, configurazioni disponibili
PaaSPiattaforma per sviluppare ed eseguire applicazioniInfrastruttura, sistema operativo, runtime e servizi di piattaformaApplicazione, codice, dati e configurazioni
IaaSRisorse infrastrutturaliHardware, rete, data center e virtualizzazioneSistema operativo, applicazioni, configurazioni e dati
On-premiseIntero stackNessuna parte per definizioneInfrastruttura, software e gestione operativa, direttamente o tramite fornitori

La tabella serve come modello mentale, non come contratto tecnico: la divisione concreta delle responsabilità cambia da servizio a servizio.

Se devi soltanto usare un CRM, difficilmente vuoi amministrare una macchina virtuale per ottenere lo stesso risultato. Se devi invece costruire un’applicazione con requisiti infrastrutturali particolari, il minor controllo di un SaaS potrebbe essere esattamente ciò che vuoi evitare.

SaaS vs software on-premise: cosa cambia davvero

Il confronto più interessante non è “software moderno contro software vecchio”.

È quanta responsabilità vuoi mantenere direttamente.

Un prodotto installato sui tuoi sistemi può offrire molto controllo, ma quel controllo ha un costo operativo. Devi decidere dove eseguirlo, come aggiornarlo, come proteggerlo, come effettuare i backup e chi deve intervenire quando qualcosa non funziona.

Con un SaaS una parte consistente di queste attività viene assorbita dal servizio.

Installazione, manutenzione e aggiornamenti

Nel modello tradizionale puoi dover installare il software sulle postazioni o predisporre un server centrale.

Con un SaaS l’aggiornamento dell’applicazione è normalmente gestito centralmente dal provider. Questo riduce il problema di avere organizzazioni che utilizzano versioni diverse dello stesso programma.

La contropartita è altrettanto chiara: non controlli completamente quando e come il prodotto cambia.

Una modifica dell’interfaccia, la dismissione di una funzione o un cambiamento nelle API possono avere conseguenze sui tuoi processi anche se non hai richiesto un upgrade.

Controllo e personalizzazione

Un software installato e fortemente personalizzabile può consentire modifiche che un SaaS non permette.

La piattaforma SaaS deve trovare un equilibrio fra configurabilità e mantenibilità del prodotto condiviso fra molti clienti.

Per processi standard questo può essere un vantaggio: meno libertà significa anche meno infrastruttura e codice personalizzato da mantenere.

Per un’organizzazione con workflow molto particolari può invece diventare un limite.

Il criterio corretto non è quindi “più personalizzazione è meglio”, ma quanto del tuo vantaggio operativo dipende davvero da una personalizzazione che il prodotto non supporta.

Costi iniziali e costi ricorrenti

Il SaaS tende a spostare una parte della spesa dall’acquisto iniziale verso costi ricorrenti.

Questo può rendere l’avvio più semplice, ma non dimostra che il SaaS sia sempre meno costoso.

Se una piattaforma costa per utente, un team che passa da 10 a 150 persone può trovarsi con un’economia molto diversa rispetto all’inizio. Lo stesso vale per prodotti che fatturano contatti, transazioni, spazio, automazioni o consumo.

Il confronto serio va fatto sul costo totale nel periodo in cui prevedi di utilizzare il sistema, non sulla prima rata mensile.

I vantaggi del SaaS

Il successo del modello SaaS deriva soprattutto dalla possibilità di utilizzare software complessi senza dover costruire internamente tutta l’infrastruttura che li sostiene.

I vantaggi, però, vanno collegati allo scenario.

Meno infrastruttura da gestire

Se acquisti un SaaS non devi normalmente predisporre server per eseguire l’applicazione, installare il suo sistema operativo o gestirne direttamente il deployment.

Questo riduce il numero di componenti tecnici sotto la tua responsabilità.

Per una piccola azienda senza reparto IT può essere decisivo. Per una grande organizzazione con infrastruttura e competenze già disponibili il vantaggio può pesare meno.

Attivazione più rapida

Molti servizi possono essere configurati immediatamente dopo la creazione dell’account.

Ma “attivare” non equivale sempre a “implementare”.

Un CRM può essere tecnicamente disponibile in cinque minuti e richiedere comunque settimane di lavoro per definire pipeline, proprietà, permessi, importare dati, costruire automazioni e formare il team.

Il SaaS riduce il provisioning tecnico; non elimina la progettazione del processo.

Accesso distribuito

Quando l’applicazione è accessibile tramite rete, persone in sedi e dispositivi diversi possono utilizzare lo stesso ambiente centralizzato.

Il vantaggio non consiste semplicemente nel “poter lavorare da casa”. Conta soprattutto avere dati e configurazioni nello stesso sistema, invece di copie indipendenti distribuite tra diverse postazioni.

Naturalmente questo rende anche più importante governare identità, permessi e sicurezza degli account.

Aggiornamenti centralizzati

Il provider può distribuire nuove versioni senza richiedere un’installazione manuale su ogni dispositivo.

È particolarmente utile nei software che cambiano frequentemente.

La stessa centralizzazione, però, significa che il cliente ha generalmente meno possibilità di congelare indefinitamente una versione.

Scalabilità commerciale e operativa

Aggiungere utenti, capacità o funzionalità può essere più semplice rispetto alla predisposizione di nuova infrastruttura interna.

Ma la scalabilità tecnica e quella economica non coincidono.

Un prodotto può supportare senza problemi centinaia di utenti e diventare economicamente poco conveniente proprio perché ogni nuovo utente genera un costo aggiuntivo.

Quando valuti la scalabilità di un SaaS, quindi, controlla sia cosa può gestire sia quanto costa arrivarci.

Limiti e svantaggi del SaaS

Delegare una parte dello stack semplifica la gestione, ma crea una dipendenza più forte dal servizio.

Il problema non è stabilire se questa dipendenza sia “buona” o “cattiva”. Devi capire quanto sarebbe costoso cambiare idea in futuro.

Vendor lock-in e portabilità

Il lock-in non coincide con l’impossibilità di scaricare un file CSV.

Puoi riuscire a esportare clienti, ordini o contatti e avere comunque una migrazione complessa perché il valore reale del sistema comprende:

  • workflow;
  • automazioni;
  • campi personalizzati;
  • dashboard;
  • template;
  • permessi;
  • integrazioni;
  • logiche costruite intorno alla piattaforma.

Il dato grezzo è soltanto una parte dell’uscita.

Nell’Unione Europea il Data Act interviene anche sul passaggio tra servizi di elaborazione dati. La Commissione europea chiarisce che il perimetro comprende anche modelli come Software as a Service e introduce requisiti pensati per facilitare switching, interoperabilità e portabilità dei dati.

È un passo importante, ma non rende magicamente equivalenti due piattaforme. Portare i dati non significa ricreare automaticamente processi, configurazioni e funzionalità del prodotto di partenza.

Meno controllo sull’infrastruttura

Non puoi normalmente scegliere ogni componente dello stack sottostante.

Per la maggior parte delle aziende questo è il motivo per cui il SaaS è comodo. In contesti con requisiti tecnici molto particolari può invece diventare il motivo per non sceglierlo.

Dipendenza dal servizio e dalla connettività

Se il provider ha un’interruzione, una parte del tuo lavoro può diventare indisponibile.

La presenza di una SLA non elimina il rischio: specifica piuttosto livelli di servizio, responsabilità e possibili rimedi contrattuali.

Per processi critici conviene quindi verificare:

  • disponibilità dichiarata;
  • storico degli incidenti quando disponibile;
  • procedure di continuità;
  • possibilità di lavorare temporaneamente offline;
  • modalità di recupero dei dati.

Il prezzo può crescere rapidamente

Un SaaS economico per tre persone non è necessariamente economico per cinquanta.

Lo stesso problema si presenta quando il pricing dipende da database, contatti, messaggi, storage, API o automazioni.

Prima di adottarlo conviene simulare almeno lo scenario di oggi, uno scenario realistico di crescita e uno scenario in cui hai bisogno delle funzioni avanzate.

È un controllo semplice che evita molte sorprese successive.

Sicurezza SaaS: cosa protegge il provider e cosa resta responsabilità tua

Una delle semplificazioni più pericolose è pensare che “SaaS” significhi automaticamente “sicurezza gestita”.

Il provider gestisce una parte molto più ampia dello stack rispetto a un’installazione self-hosted, ma la sicurezza resta distribuita fra servizio e cliente.

Non devi installare patch del sistema operativo che non amministri, ma puoi comunque compromettere l’ambiente assegnando privilegi eccessivi, lasciando account inutilizzati, utilizzando autenticazioni deboli o configurando male una condivisione.

Account, ruoli e autenticazione

Controlla almeno:

  • autenticazione multifattore;
  • ruoli e permessi granulari;
  • Single Sign-On quando necessario;
  • gestione degli utenti disattivati;
  • audit log;
  • criteri per amministratori e account privilegiati.

Per un team di tre persone alcuni controlli possono essere meno importanti. In un’organizzazione con molti reparti, collaboratori e fornitori esterni diventano rapidamente decisivi.

Backup, retention ed export

Chiedere “fate backup?” è troppo generico.

Meglio capire:

  • di quali dati viene effettuato il backup;
  • con quale logica possono essere ripristinati;
  • quali retention sono previste;
  • cosa puoi esportare autonomamente;
  • in quale formato;
  • cosa accade dopo la chiusura dell’account.

Backup del provider ed export per il cliente risolvono problemi diversi.

Data residency, privacy e contratti

Se il servizio tratta dati personali o informazioni sensibili, la valutazione deve includere anche elementi contrattuali e organizzativi.

Dove necessario, verifica localizzazione e trasferimenti dei dati, condizioni del trattamento, subfornitori, DPA, misure di sicurezza e requisiti specifici applicabili alla tua organizzazione.

Non esiste una risposta corretta basata sulla sola etichetta “cloud”.

Incidenti e continuità

Un provider può avere infrastrutture e team di sicurezza molto più avanzati di quelli che una piccola organizzazione potrebbe mantenere internamente. Questo non rende impossibili incidenti, errori o indisponibilità.

La domanda utile è quindi:

“Questo fornitore gestisce il rischio in modo compatibile con l’importanza che il servizio avrà per la mia attività?”

È un criterio molto più concreto di “SaaS è sicuro?” formulato in astratto.

Quanto costa un SaaS: l’abbonamento è solo una parte

Per confrontare due soluzioni bisogna guardare oltre il prezzo mostrato nella prima tabella commerciale.

Il costo reale può essere composto da più livelli.

Utenti, piani e consumo

I modelli più frequenti includono:

  • prezzo per utente;
  • prezzo per organizzazione;
  • fasce per numero di contatti o record;
  • consumo;
  • transazioni;
  • crediti;
  • volume di email o messaggi;
  • combinazioni di più metriche.

Il primo controllo è capire quale unità economica crescerà insieme alla tua azienda.

Funzionalità e add-on

Una funzione indicata nella documentazione può non essere disponibile nel piano che stai valutando.

API avanzate, automazioni, SSO, reporting, storage aggiuntivo, supporto prioritario e ambienti sandbox sono esempi di elementi che possono essere separati o limitati in base all’offerta.

Non confrontare quindi soltanto “Piano A: 20 euro, Piano B: 30 euro”.

Confronta quanto costa ottenere il set di capacità che realmente utilizzerai.

Implementazione e integrazioni

Anche quando il prodotto non richiede installazione può richiedere lavoro.

Importazione e pulizia dei dati, configurazione, integrazioni, formazione, consulenza e cambiamento dei processi hanno un costo.

In alcuni software il canone è una parte relativamente semplice da prevedere; il costo maggiore nasce dal progetto che serve per farli funzionare bene nell’organizzazione.

Il costo di uscita

La migrazione futura dovrebbe entrare nella valutazione iniziale.

Non devi stimarne il costo al centesimo. Devi almeno capire se esiste una via d’uscita praticabile.

Verifica export, API, formati, tempi di retention dopo la cessazione e dipendenze che dovranno essere ricostruite altrove.

Se nessuno nel progetto riesce a rispondere alla domanda “come portiamo via i nostri dati e processi?”, il rischio merita attenzione prima della firma.

Esempi di SaaS che utilizzi probabilmente già

Il modo più semplice per riconoscere il modello è guardare software utilizzati per attività quotidiane.

CategoriaEsempioFunzione principale
CRM e piattaforme commercialiHubSpotGestione clienti, vendite e marketing
Email marketingMailchimpNewsletter, audience e automazioni
Marketing automationActiveCampaignAutomazioni, email e CRM
Ecommerce marketingKlaviyoMarketing e customer data per ecommerce
FatturazioneFatture in CloudFatturazione e gestione amministrativa
ProduttivitàGoogle Workspace, Microsoft 365Documenti, posta e collaborazione
Project managementAsana, monday.comAttività, progetti e workflow
EcommerceShopifyGestione di un negozio online

Su Creativemotions abbiamo analizzato separatamente diversi di questi prodotti. Puoi quindi approfondire HubSpot, Mailchimp, ActiveCampaign, Klaviyo e Fatture in Cloud quando il tuo interesse passa dal modello generale alla singola piattaforma.

Anche i CRM gratuiti e open source mostrano bene il trade-off fra servizi SaaS pronti all’uso e soluzioni self-hosted che richiedono più gestione ma possono offrire maggiore controllo.

Una web app è sempre un SaaS?

No.

“Web app” descrive soprattutto il modo in cui interagisci con un’applicazione. “SaaS” descrive un modello di erogazione del software e il rapporto operativo tra cliente e provider.

Un gestionale interno sviluppato per una singola azienda può essere una web app senza essere un SaaS.

Viceversa, un SaaS può offrire browser, app mobile, client desktop e API contemporaneamente.

Come scegliere una soluzione SaaS senza fermarti al prezzo

La lista delle funzioni è utile, ma raramente basta per scegliere.

Due piattaforme possono dichiarare entrambe “CRM”, “automazioni” o “reporting” e avere costi, limiti e architetture operative molto diversi.

Userei questi criteri nell’ordine.

Parti dal processo che devi gestire

Definisci prima cosa deve accadere, chi deve farlo e quali dati servono.

Soltanto dopo confronta i prodotti.

Altrimenti rischi di adattare il processo aziendale alle funzioni più vistose della demo.

Simula il pricing sul tuo utilizzo reale

Calcola il prezzo con utenti, volumi e funzioni che prevedi davvero di utilizzare.

Poi ripeti il calcolo con uno scenario di crescita ragionevole.

Se il prezzo esplode non appena aggiungi un’automazione, un reparto o una quantità di contatti plausibile, è meglio scoprirlo prima della migrazione.

Verifica integrazioni e API

Controlla quali sistemi devono scambiarsi dati con il SaaS.

Non limitarti all’elenco dei loghi delle integrazioni. Verifica cosa sincronizzano, in quale direzione e con quali limiti.

Controlla export e portabilità prima di importare i dati

Sembra controintuitivo, ma il momento migliore per pianificare l’uscita è prima dell’ingresso.

Fai almeno un inventario di:

dati → formati → API → automazioni → configurazioni → integrazioni → dipendenze

Più elementi restano proprietari della piattaforma, maggiore sarà probabilmente il costo di migrazione.

Valuta sicurezza e governance per il tuo scenario

Un freelance che utilizza un software con pochi dati ha esigenze diverse da un’impresa con centinaia di utenti, informazioni sensibili e requisiti normativi.

Il prodotto “più sicuro” in astratto non è un criterio operativo.

Serve quello che offre controlli adeguati al rischio che gli affidi.

Leggi SLA e condizioni di cessazione

La documentazione commerciale racconta come entrare nel servizio.

Per capire quanto sei dipendente dal provider devi leggere anche cosa succede quando il servizio non è disponibile o quando vuoi uscirne.

È spesso qui che emergono le differenze più importanti fra prodotti apparentemente equivalenti.

Quando scegliere SaaS e quando può avere meno senso

Non esiste un modello migliore in assoluto.

ScenarioValutazioneMotivo
Vuoi partire rapidamente senza gestire serverSaaS molto adattoIl provider gestisce gran parte dello stack
Hai un piccolo team senza competenze infrastrutturali dedicateSaaS molto adattoRiduce l’onere tecnico interno
Lavori con persone distribuiteSaaS spesso adattoAmbiente e dati possono essere centralizzati
Il processo è abbastanza standardSaaS spesso adattoConfigurazione più semplice della personalizzazione profonda
Devi controllare completamente infrastruttura e runtimeSaaS meno adattoIl controllo resta al provider
Richiedi personalizzazioni strutturali molto profondeDa valutare con cautelaI limiti della piattaforma possono diventare vincolanti
Moltissimi utenti rendono oneroso il pricing per seatConfronta il TCOLa semplicità SaaS può diventare costosa
Devi integrare sistemi legacy molto particolariVerifica prima API e connettoriL’integrazione può diventare il vero costo
La portabilità è un requisito criticoVerifica exit strategy prima dell’acquistoExport dei record non equivale a migrazione completa
Devi lavorare per lunghi periodi senza connettivitàSaaS da verificareLe capacità offline cambiano molto da prodotto a prodotto

Il criterio che userei è semplice: scegli SaaS quando il valore di delegare infrastruttura e gestione supera il valore del controllo che stai cedendo.

È una valutazione molto più robusta della domanda “cloud o server?”.

Domande frequenti sul SaaS

SaaS e cloud sono la stessa cosa?

No. Il cloud computing è il modello generale di erogazione di risorse informatiche. Il SaaS è uno dei modelli di servizio costruiti su quell’infrastruttura e permette di utilizzare direttamente un’applicazione gestita dal provider.

SaaS significa sempre pagare un abbonamento?

No. L’abbonamento è molto diffuso, ma possono esistere modelli freemium, per consumo, per transazione, per volume o combinati. Il sistema di pagamento non è ciò che definisce tecnicamente il SaaS.

Un SaaS può funzionare offline?

Dipende dal prodotto. Alcune applicazioni permettono di lavorare temporaneamente offline e sincronizzare i dati in seguito; altre richiedono una connessione continua. La presenza di un client installabile non implica automaticamente una reale modalità offline.

Qual è un esempio semplice di SaaS?

Un CRM online è un buon esempio: accedi all’applicazione, inserisci e gestisci i dati dei clienti, mentre infrastruttura e applicazione vengono amministrate dal provider. Anche strumenti di email marketing, fatturazione online e collaborazione possono seguire lo stesso modello.

Conclusione

Il SaaS ha ridotto drasticamente la quantità di infrastruttura che un’azienda deve possedere e gestire per utilizzare software anche molto complessi. È questo, più dell’abbonamento o del fatto che l’applicazione si apra nel browser, il cuore del modello.

La convenienza emerge quando vuoi utilizzare il software senza trasformarti anche nel gestore del suo stack tecnologico.

La stessa delega crea però i trade-off da controllare: dipendenza dal provider, evoluzione dei prezzi, portabilità, limiti di personalizzazione, sicurezza degli account e costo di una futura migrazione.

Per questo non sceglierei una piattaforma SaaS partendo dalla demo o dalla prima riga del listino. Partirei dal processo che deve supportare e controllerei, nell’ordine, dati, integrazioni, governance, crescita dei costi e possibilità di uscita.

Se queste cinque aree sono compatibili con il tuo scenario, delegare il resto al provider è probabilmente esattamente il vantaggio che stai cercando.