Scegliere un password manager non significa soltanto trovare un programma che ricordi le password al posto tuo. I migliori gestori di password devono funzionare bene sui dispositivi che usi davvero, proteggere il vault, gestire password e passkey, offrire un sistema di recupero sensato e permetterti di cambiare servizio senza trasformare l’esportazione delle credenziali in un rischio.
La scelta cambia parecchio in base allo scenario. Bitwarden è una delle opzioni più equilibrate per chi vuole iniziare gratis senza rinunciare alla sincronizzazione tra dispositivi; 1Password ha più senso se cerchi un prodotto a pagamento molto strutturato per più piattaforme, famiglia e lavoro; Proton Pass è interessante se vuoi un piano gratuito ricco e apprezzi alias email e privacy; KeePassXC segue una logica diversa e privilegia il controllo locale.
Apple Passwords e Google Password Manager possono invece essere sufficienti se vivi quasi interamente nei rispettivi ecosistemi.
Per un’azienda il confronto cambia ancora. Autofill e generatore di password non bastano: diventano importanti provisioning, revoca degli accessi, vault condivisi, audit, policy, SSO e gestione degli utenti.
Vediamo quindi quali gestori di password hanno realmente senso nei diversi casi e quali differenze contano più della semplice lunghezza della lista delle funzionalità.
Come scegliere un password manager: i criteri che contano davvero
Prima del nome del prodotto viene il modello di utilizzo.
Un password manager può avere un’ottima scheda tecnica e risultare comunque una scelta sbagliata se non funziona sui dispositivi che utilizzi, rende scomodo l’autofill oppure complica condivisione e recupero dell’account.
La guida del National Cyber Security Centre alla scelta di un password manager insiste proprio sulla necessità di valutare sicurezza e usabilità insieme: un sistema che le persone aggirano perché troppo scomodo perde una parte importante del proprio valore.
Sicurezza del vault, MFA e recupero dell’account
Il vault contiene informazioni ad altissimo valore. Va quindi verificato come vengono protetti i dati, quali informazioni può effettivamente conoscere il provider e cosa accade se perdi la credenziale principale o tutti i dispositivi autorizzati.
Non fermarti alla sigla dell’algoritmo crittografico. Due servizi possono dichiarare entrambi AES-256 e implementare in modo diverso derivazione delle chiavi, recovery, sincronizzazione e autenticazione.
Per un gestore di password sincronizzato nel cloud, attiverei sempre una forma adeguata di autenticazione multifattore. Anche il NCSC raccomanda di valutare esplicitamente MFA e procedure di recupero quando si sceglie un gestore di credenziali.
Se vuoi distinguere TOTP, notifiche push, SMS, passkey e chiavi hardware, nella nostra guida all’autenticazione a due fattori trovi il confronto fra i diversi metodi.
C’è poi un limite che nessun password manager elimina: un dispositivo già compromesso rimane un dispositivo compromesso. Quando sblocchi il vault, il sistema deve necessariamente rendere utilizzabili le credenziali. Il password manager riduce molti rischi, ma non rende affidabile un endpoint infetto.
Passkey, autofill e compatibilità tra dispositivi

La distinzione tra password manager e gestore di passkey è sempre meno netta.
Bitwarden, Proton Pass, NordPass, Apple Passwords, Google Password Manager e KeePassXC supportano già le passkey in varie configurazioni. La documentazione di Google sulle passkey in Android mostra inoltre come il sistema possa lavorare con credential manager compatibili, non esclusivamente con il gestore Google.
Questo non rende irrilevanti le password. I due sistemi continueranno a convivere e il criterio vero diventa capire dove verranno custodite le diverse credenziali, come saranno sincronizzate e cosa accadrà quando cambierai dispositivo.
Anche l’autofill merita una prova pratica. Un gestore perfetto nel browser ma inaffidabile nelle app che utilizzi ogni giorno può diventare rapidamente frustrante.
Condivisione, export e rischio di lock-in
La condivisione dovrebbe permetterti di autorizzare un’altra persona senza copiare password in chat, email o fogli di calcolo.
Per una famiglia è importante anche la separazione: condividere la password di un servizio streaming o del Wi-Fi non dovrebbe significare mostrare automaticamente tutte le credenziali personali agli altri membri.
Controlla inoltre sempre le possibilità di esportazione. Un buon gestore deve offrirti una via d’uscita comprensibile.
Il punto delicato è che alcuni formati di export, soprattutto CSV, possono contenere le credenziali in chiaro. Quel file va trattato come una copia completa del vault, non come un normale documento da lasciare nella cartella Download o in uno spazio cloud non protetto.
Famiglia e azienda richiedono funzioni diverse
Un piano Family deve soprattutto separare vault personali e condivisi, semplificare il recupero e gestire più persone senza trasformare un membro della famiglia nell’amministratore di tutte le password.
Un gestore password aziendale deve affrontare problemi differenti. Quando entra o esce un dipendente, l’azienda deve poter assegnare e revocare accessi; quando una password è condivisa, deve essere possibile controllarne l’utilizzo; quando aumentano gli utenti diventano importanti directory, provisioning, SSO, gruppi, policy e log.
Sono proprio amministrazione, audit, credenziali condivise e processi di onboarding e offboarding alcuni degli elementi che il buyer’s guide del NCSC suggerisce di verificare in un contesto organizzativo.
Migliori password manager a confronto
La tabella serve a restringere rapidamente la scelta. Non assegna un voto unico perché controllo locale, facilità d’uso, famiglia e gestione enterprise rispondono a esigenze diverse.
| Password manager | Ideale soprattutto per | Modello | Punto forte | Limite da considerare |
|---|---|---|---|---|
| Bitwarden | Uso generale e piano gratuito | Freemium | Password e dispositivi illimitati nel Free, open source | Alcune funzioni avanzate richiedono piani superiori |
| 1Password | Più piattaforme, famiglia, professionisti | Abbonamento | Vault strutturati, condivisione e forte offerta business | Nessun piano personale gratuito permanente |
| Proton Pass | Piano gratuito, privacy e alias email | Freemium | Dispositivi illimitati, passkey e alias già nel Free | Diverse funzioni avanzate richiedono un piano superiore |
| NordPass | Semplicità d’uso | Freemium | Interfaccia accessibile e offerta consumer/business | Il Free ha limiti sulle sessioni simultanee |
| Keeper | Famiglia e azienda | Abbonamento | Condivisione e amministrazione avanzata | Alcune funzioni sono separate dal piano base |
| RoboForm | Autofill e moduli | Freemium | Compilazione automatica e gestione identità | Piano gratuito più limitato nell’uso multipiattaforma |
| KeePassXC | Controllo locale | Gratuito | Open source, database sotto il tuo controllo | Backup e sincronizzazione richiedono più responsabilità |
| Apple Passwords | Ecosistema Apple | Integrato | Password, passkey e codici 2FA integrati | Meno universale di un manager multipiattaforma |
| Google Password Manager | Chrome e Android | Integrato | Semplicità e integrazione con Account Google | Meno adatto a collaborazione e amministrazione avanzata |
I migliori gestori di password, uno per uno
Qui il confronto entra nel merito dei singoli prodotti. Non li ordino in una classifica assoluta, perché un password manager può essere eccellente per un utente e poco adatto a un altro: cambiano piano gratuito, compatibilità, condivisione, gestione delle passkey, controllo locale e funzioni per famiglia o azienda.
Per ciascun servizio guardiamo quindi dove offre un vantaggio reale, quali limiti bisogna conoscere e in quale scenario lo sceglierei. In questo modo Bitwarden, 1Password, Proton Pass, NordPass, Keeper, RoboForm, KeePassXC, Apple Passwords e Google Password Manager restano confrontabili senza ridurre tutto a un semplice elenco di funzionalità.
Bitwarden: equilibrio tra piano gratuito, open source e funzioni avanzate
Per molti utenti Bitwarden è il primo password manager che valuterei.
Il piano gratuito di Bitwarden comprende password e dispositivi illimitati e permette quindi di utilizzare seriamente il servizio su computer e smartphone senza scoprire subito che la sincronizzazione richiede un abbonamento.
È un vantaggio concreto perché il password manager diventa realmente utile quando è disponibile ovunque serva inserire una credenziale.
Bitwarden sviluppa inoltre client e componenti open source e utilizza un’architettura zero-knowledge nella quale il contenuto del vault viene cifrato prima della sincronizzazione.
I livelli superiori aggiungono funzioni come autenticatore TOTP integrato, accesso di emergenza, report di sicurezza e strumenti ulteriori; esistono poi piani separati per famiglie e organizzazioni.
Il limite è soprattutto di scenario. Chi cerca un’esperienza familiare particolarmente raffinata potrebbe preferire 1Password, mentre chi vuole evitare completamente un servizio cloud centralizzato dovrebbe guardare a KeePassXC.
Per una persona che vuole semplicemente smettere di riutilizzare password senza iniziare subito a pagare, Bitwarden rimane però una scelta molto convincente.
1Password: una scelta premium per famiglia, professionisti e più piattaforme
1Password segue una strategia diversa: non basa l’offerta personale su un piano gratuito permanente, ma su un prodotto a pagamento molto strutturato.
La pagina ufficiale di 1Password mostra una distinzione netta tra uso individuale, famiglia e organizzazioni. Families aggiunge account separati e vault condivisi senza eliminare gli spazi privati dei singoli membri.
Il vantaggio emerge soprattutto quando possiedi molti account, alterni diversi sistemi operativi oppure devi separare chiaramente informazioni personali, familiari e professionali.
Anche il modello di sicurezza ha una caratteristica distintiva: oltre alla password dell’account, 1Password utilizza una Secret Key generata sul dispositivo. La documentazione sulla Secret Key spiega il ruolo di questo secondo segreto nella derivazione delle chiavi utilizzate per proteggere i dati.
Questo approccio rende altrettanto importante conservare correttamente le informazioni necessarie al recupero dell’account.
Se stai considerando seriamente il servizio, nella nostra guida completa a 1Password analizziamo anche Watchtower, Travel Mode, recovery, sicurezza e alternative.
Lo sceglierei soprattutto quando organizzazione dei vault e qualità dell’esperienza quotidiana valgono più del risparmio sull’abbonamento.
Proton Pass: piano gratuito forte, passkey e alias email
Proton Pass è interessante perché il piano gratuito non funziona semplicemente come demo.
Il confronto ufficiale dei piani Proton Pass include nel Free login e dispositivi illimitati, supporto alle passkey e alias email, oltre alle normali funzioni di generazione e compilazione delle credenziali.
È quindi un concorrente diretto di Bitwarden sul gratuito, ma con una differenza di impostazione: gli alias email fanno parte in modo più evidente dell’esperienza Proton.
Un alias permette di registrarti a un servizio senza fornire necessariamente l’indirizzo email principale. Non sostituisce una password sicura, ma limita la diffusione del tuo indirizzo reale e rende più semplice distinguere le registrazioni.
I piani superiori aggiungono funzionalità come autenticatore 2FA integrato, maggiori possibilità di condivisione, monitoraggio e strumenti di sicurezza aggiuntivi.
Lo sceglierei soprattutto se vuoi un password manager gratuito realmente multipiattaforma oppure utilizzi già altri servizi Proton.
NordPass: facile da usare, ma il piano gratuito ha un limite importante
NordPass punta molto sulla semplicità.
La versione gratuita può sincronizzare le credenziali tra più dispositivi, ma esiste una differenza operativa importante: la documentazione NordPass sul confronto Free e Premium specifica che nel piano gratuito puoi utilizzare più dispositivi, mantenendo però una sola sessione attiva alla volta.
Questo dettaglio pesa poco se usi quasi sempre un solo computer. Diventa più evidente quando passi spesso da notebook a smartphone.
Premium elimina questa limitazione e aggiunge altre funzioni di sicurezza e condivisione.
NordPass dispone inoltre di piani specifici per organizzazioni: nella pagina dedicata alle soluzioni Business entrano progressivamente gestione centralizzata, gruppi, provisioning, SSO e strumenti destinati ai team IT.
Rimane quindi una scelta sensata per chi vuole un’esperienza poco tecnica e immediata, ma sul piano gratuito Bitwarden e Proton Pass risultano più permissivi in alcuni scenari.
Keeper: particolarmente interessante quando condivisione e amministrazione contano
Keeper acquista soprattutto valore quando il password manager non deve servire a una sola persona.
Nei piani per privati e famiglie di Keeper compaiono sincronizzazione multipiattaforma, condivisione protetta e opzioni specifiche per più membri della famiglia.
Il salto diventa però più evidente sul lato aziendale.
La piattaforma Keeper Enterprise aggiunge gestione centralizzata, provisioning, integrazione con directory e identity provider, ruoli e strumenti di governance.
Lo prenderei quindi seriamente in considerazione quando il controllo di chi può accedere a cosa è importante almeno quanto la semplice conservazione delle password.
Per il singolo utente con esigenze essenziali può invece risultare più articolato del necessario.
RoboForm: forte soprattutto su autofill e compilazione dei moduli
RoboForm conserva una caratteristica che lo distingue da molti concorrenti: una forte attenzione alla compilazione automatica.
La pagina delle funzionalità RoboForm mostra come il prodotto non gestisca soltanto login, ma anche identità e informazioni utilizzabili per compilare moduli.
Questo può fare una differenza concreta se utilizzi frequentemente portali complessi, form amministrativi o procedure che richiedono più dati rispetto a semplice username e password.
I piani superiori aggiungono sincronizzazione multipiattaforma, condivisione, backup e altre funzioni, mentre l’offerta Business introduce gestione centralizzata, policy e controlli destinati alle organizzazioni.
Lo valuterei quindi quando l’autofill è una parte importante del flusso di lavoro, invece di sceglierlo esclusivamente sulla base del prezzo.
KeePassXC: controllo locale e open source senza cloud obbligatorio
KeePassXC segue un modello molto diverso dai servizi cloud.
Il progetto KeePassXC è gratuito e open source e salva le informazioni in un database cifrato controllato dall’utente. Non esiste un account KeePassXC centrale che custodisca il tuo vault su server proprietari.
Questo non significa che il database debba necessariamente vivere su un solo computer.
La documentazione ufficiale di KeePassXC spiega come il file .kdbx possa essere gestito e spostato secondo le esigenze dell’utente. Puoi quindi scegliere tu il sistema di sincronizzazione, mantenendo il database cifrato.
La conseguenza è semplice: guadagni controllo, ma ti assumi più responsabilità.
Backup, sincronizzazione e disponibilità del database dipendono dalle tue scelte. Se perdi l’unica copia senza un backup valido, nessun servizio centrale potrà ricostruirla per te.
KeePassXC dispone anche di integrazione con i browser e supporta funzioni moderne come le passkey.
Lo sceglierei se sai perché vuoi evitare un servizio cloud centralizzato e sei disposto a gestire seriamente disponibilità e backup del database.
Apple Passwords: quando il gestore integrato è già sufficiente
Con l’app Password, Apple ha reso molto meno netta la distinzione tra il vecchio Portachiavi iCloud e un vero gestore di credenziali.
La documentazione Apple sull’app Password mostra che il sistema può gestire password, passkey, codici di verifica e credenziali Wi-Fi, sincronizzandole attraverso iCloud.
Sono disponibili anche gruppi condivisi che permettono di mettere in comune soltanto determinate credenziali senza rendere accessibile l’intero archivio personale.
Se utilizzi soprattutto iPhone, iPad e Mac e non hai esigenze particolarmente sofisticate, potresti non avere alcun motivo concreto per aggiungere un servizio a pagamento.
L’ecosistema non è completamente isolato da Windows: Apple permette di utilizzare le password iCloud anche attraverso il relativo software per Windows e le estensioni browser supportate.
Resta comunque una soluzione Apple-first. Se alterni regolarmente Android, Linux e sistemi diversi o devi amministrare utenti aziendali, un prodotto indipendente è più naturale.
Google Password Manager: sufficiente per molti utenti Chrome e Android
Google Password Manager copre bene il caso d’uso più comune: creare, salvare, sincronizzare e compilare password e passkey attraverso l’Account Google.
La guida ufficiale di Google Password Manager include anche il controllo delle credenziali compromesse e gli strumenti per individuare password deboli o riutilizzate.
Per una persona che usa soprattutto Chrome e Android e non deve amministrare vault complessi, team o ecosistemi misti, può essere sufficiente.
La domanda corretta non è quindi se un gestore integrato nel browser sia automaticamente sicuro o insicuro. È quali capacità ti mancano rispetto a un prodotto dedicato.
Quando cominciano a servire vault separati, condivisione strutturata, recovery familiare, self-hosting, policy o amministrazione aziendale, piattaforme come Bitwarden, 1Password e Keeper offrono un modello più ampio.
Password manager per aziende e team: cosa cambia rispetto all’uso personale
Scegliere un gestore password aziendale non significa acquistare la versione con più funzioni dello stesso prodotto consumer.
In azienda devi gestire persone che entrano, cambiano ruolo e se ne vanno. Devi distinguere credenziali personali da quelle condivise, limitare l’invio di password attraverso canali impropri e revocare rapidamente accessi che non devono più esistere.
Credenziali personali e condivise devono restare separate
La password personale di un dipendente non dovrebbe diventare visibile all’amministratore solo perché l’organizzazione utilizza un password manager.
L’amministrazione deve invece concentrarsi sulle risorse aziendali: vault condivisi, gruppi, policy e autorizzazioni.
Anche il modello raccomandato dal NCSC distingue chiaramente la capacità di amministrare il sistema dalla possibilità di leggere indiscriminatamente i segreti personali degli utenti.
Il principio corretto è quindi governare l’accesso, non conoscere ogni password.
Offboarding: una funzione più importante di molte feature
Immagina un collaboratore che può accedere a hosting, analytics, CRM, strumenti social e servizi amministrativi.
Quando termina il rapporto di lavoro non dovresti dover ricostruire manualmente quali password conosceva.
Un buon password manager aziendale deve aiutarti a rimuovere l’utente dai gruppi, revocare i suoi accessi e identificare le credenziali condivise che richiedono eventualmente una rotazione.
È qui che provisioning, SCIM e integrazione con directory acquistano valore: l’account del password manager diventa parte del ciclo di vita dell’identità aziendale.
SSO e password manager risolvono problemi diversi
Se l’azienda dispone già di un sistema Single Sign-On, una parte degli account non richiederà più password indipendenti gestite dall’utente.
Non tutto però entra necessariamente nel perimetro SSO. Rimangono servizi legacy, account condivisi, applicazioni esterne, dispositivi e strumenti che richiedono ancora credenziali tradizionali.
Il password manager può quindi lavorare insieme all’identity provider, invece di sostituirlo.
Quali gestori password valutare per un’azienda
| Soluzione | Quando la valuterei | Funzioni aziendali rilevanti |
|---|---|---|
| Bitwarden | Vuoi flessibilità e possibilità di self-hosting | Directory integration, provisioning, SSO, log e controlli di accesso |
| 1Password Business | Vuoi vault maturi e forte integrazione identity | Gruppi, provisioning, SSO e audit |
| Keeper Enterprise | Governance e amministrazione sono prioritarie | SCIM, directory, SSO, ruoli e controlli centralizzati |
| NordPass Business | Vuoi deployment semplice e gestione centralizzata | Gruppi, provisioning, SSO e monitoraggio |
| Dashlane | Credential security e gestione utenti hanno molto peso | SSO, SCIM, policy e amministrazione |
| RoboForm Business | Autofill rimane importante anche in azienda | Gestione centralizzata, policy, provisioning e log |
Bitwarden separa chiaramente i livelli personali da quelli per organizzazioni e nella documentazione Enterprise integra strumenti di gestione destinati a deployment più strutturati.
1Password tratta provisioning e lifecycle degli utenti come parte integrante dell’offerta Business; la relativa documentazione sul provisioning mostra l’integrazione con sistemi di identity management.
Keeper spinge ancora più chiaramente sulla governance: le soluzioni business di Keeper comprendono amministrazione centralizzata e integrazione con ambienti enterprise.
NordPass dispone a sua volta di una piattaforma business con funzioni che vanno oltre la semplice condivisione delle password.
Dashlane oggi presenta il prodotto aziendale soprattutto come piattaforma di password management e protezione delle credenziali; nella documentazione per gli amministratori trovano spazio deployment, policy, provisioning e integrazioni.
Non sceglierei però una soluzione aziendale solo perché ha la tabella più lunga.
Un team di cinque persone senza identity provider ha esigenze molto diverse da un’organizzazione con centinaia di utenti, directory centralizzata e processi formali di onboarding e offboarding.
Migliori password manager gratis: quando puoi evitare l’abbonamento
Un password manager gratuito può essere perfettamente sufficiente. Bisogna però capire cosa significa “gratis” per ciascun prodotto.
Il piano Free di Bitwarden permette già di utilizzare password e dispositivi illimitati. Per il singolo utente non è quindi una semplice versione dimostrativa.
Anche il piano gratuito di Proton Pass consente di utilizzare il servizio su più dispositivi e include passkey e alias email, mentre alcune funzioni avanzate restano riservate ai livelli superiori.
KeePassXC segue una logica ancora diversa: non esiste un piano premium da sbloccare. Il software è gratuito e open source, ma sincronizzazione e backup dipendono dalle scelte dell’utente.
Apple Passwords e Google Password Manager sono invece integrati nei rispettivi ecosistemi e possono evitare completamente un ulteriore abbonamento.
NordPass e RoboForm dispongono di versioni gratuite, ma con compromessi più evidenti nell’utilizzo su più dispositivi o sessioni.
Anche LastPass offre un piano gratuito, ma con un limite diverso: puoi usare password illimitate scegliendo un solo tipo di dispositivo, computer oppure mobile. Se alterni normalmente notebook e smartphone, questo vincolo può diventare più importante del costo zero. Nella nostra guida a LastPass trovi il funzionamento del piano Free, l’analisi della sicurezza e il confronto con le principali alternative.
Se il criterio è quindi spendere zero continuando a usare comodamente computer e smartphone, partirei da Bitwarden e Proton Pass.
Se vuoi eliminare anche la dipendenza da un servizio cloud centralizzato, KeePassXC rappresenta un approccio differente e più manuale.
Quale password manager scegliere per la famiglia
La famiglia introduce un problema diverso dal semplice numero di utenti: bisogna decidere cosa condividere e cosa deve restare privato.
1Password Families mantiene vault personali separati e permette di creare spazi condivisi. La struttura dei piani Family di 1Password è pensata proprio per evitare che usare lo stesso abbonamento significhi condividere automaticamente ogni credenziale.
Bitwarden adotta una logica simile attraverso organizzazioni e raccolte condivise, mentre Keeper offre piani dedicati a più componenti della famiglia.
Se tutti utilizzano dispositivi Apple, prima di acquistare un servizio aggiuntivo verificherei però se i gruppi condivisi di Apple Passwords risolvono già il problema.
La funzione Password condivise di Apple permette infatti di condividere soltanto determinate credenziali e passkey con un gruppo di persone fidate.
Per la famiglia guarderei quindi soprattutto:
- separazione tra vault personali e condivisi;
- numero di account compresi;
- modalità di recovery;
- emergency access;
- facilità nel rimuovere un membro;
- piattaforme utilizzate da tutti.
Il numero massimo di password memorizzabili, ormai, è molto meno importante.
Password manager del browser o app dedicata?
Per anni la raccomandazione automatica è stata “non salvare le password nel browser”.
Oggi è una risposta troppo semplice.
Google Password Manager non è soltanto l’elenco delle password di Chrome: gestisce credenziali e passkey nell’Account Google, sincronizza i dati e offre controlli sulle password compromesse.
Se utilizzi già uno di questi sistemi ma non ricordi in quale archivio sia finita una credenziale, nella guida su dove trovare le password salvate partiamo proprio dal gestore effettivo: Google, Apple, Edge, Firefox, Samsung Pass o un password manager indipendente.
Apple Passwords è invece diventata un’applicazione dedicata che integra password, passkey, codici di verifica e condivisione.
Il vantaggio delle soluzioni integrate è evidente: meno software da installare, integrazione stretta con dispositivo e browser e nessun abbonamento aggiuntivo.
Un password manager indipendente acquista valore quando vuoi uscire da un singolo ecosistema oppure hai bisogno di vault più strutturati, condivisione avanzata, funzioni familiari, self-hosting o amministrazione aziendale.
Non passerei quindi da Google o Apple a un prodotto a pagamento solo perché una regola generica sostiene che “dedicato è sempre meglio”.
Passerei quando so indicare esattamente quale limite del sistema attuale devo risolvere.
Password manager e passkey: serviranno ancora entrambi?
Le passkey non stanno eliminando i password manager. Stanno cambiando ciò che questi strumenti devono gestire.
Una passkey utilizza crittografia a chiave pubblica invece di una password condivisa e riutilizzabile. La credenziale privata deve però essere custodita da qualche parte.
Può occuparsene il sistema operativo, un credential manager integrato oppure un servizio di terze parti.
Apple Passwords e Google Password Manager gestiscono già passkey. Bitwarden, Proton Pass, NordPass e KeePassXC hanno introdotto a loro volta funzioni compatibili.
Il password manager sta quindi diventando progressivamente un gestore di credenziali, non soltanto un archivio di password.
Se vuoi capire cosa cambia nel protocollo e perché una passkey è più resistente al phishing, nella nostra guida alle passkey trovi l’approfondimento completo.
La conseguenza pratica è che il supporto alle passkey non è più una funzione marginale da ignorare quando scegli oggi un password manager.
Come cambiare password manager senza lasciare credenziali in chiaro
Cambiare gestore è fattibile, ma proprio durante la migrazione potresti creare la copia meno protetta dell’intero vault.
- Controlla prima il formato accettato dal nuovo password manager. Evita di esportare dati senza sapere se potranno essere importati correttamente.
- Esporta dal vecchio gestore seguendo la procedura ufficiale. Se il file è CSV o in altro formato non cifrato, trattalo come una copia leggibile delle credenziali.
- Importa subito nel nuovo vault e verifica un campione di password, URL, note e campi personalizzati.
- Controlla separatamente passkey e codici 2FA. La loro portabilità non coincide necessariamente con quella delle password.
- Configura MFA e recovery sul nuovo account prima di considerare terminata la migrazione.
- Elimina i file di esportazione non cifrati da computer, cloud e backup temporanei dopo avere verificato che tutto funzioni.
Il passaggio più sottovalutato è il quarto.
Password, passkey e token TOTP possono seguire percorsi di migrazione differenti. Se utilizzi molte credenziali passwordless, verifica esplicitamente cosa supportano il gestore di origine e quello di destinazione.
Non eliminerei neppure il vecchio vault immediatamente dopo l’importazione. Prima userei il nuovo sistema sui dispositivi reali, verificando autofill, app mobile, recovery e accesso alle credenziali più importanti.
Solo dopo chiuderei definitivamente quello precedente.
Conclusione
Se dovessi ridurre il confronto a poche decisioni concrete, Bitwarden sarebbe il mio punto di partenza per la maggior parte degli utenti: il piano gratuito è realmente utilizzabile su più dispositivi e lascia spazio a funzioni superiori senza costringerti a cambiare piattaforma.
Sceglierei 1Password quando preferisco pagare per un’esperienza più strutturata, soprattutto tra più piattaforme, famiglia e lavoro.
Proton Pass è una delle alternative gratuite più interessanti quando alias email e privacy hanno particolare importanza.
KeePassXC ha invece senso quando il requisito centrale è controllare direttamente il database ed evitare un servizio cloud obbligatorio, accettando però maggiore responsabilità nella gestione di backup e sincronizzazione.
Per chi vive quasi interamente nell’ecosistema Apple o Google, partirei da Apple Passwords o Google Password Manager: possono già coprire molto bene le esigenze di base e non c’è motivo di aggiungere un altro servizio se non sai quale problema dovrebbe risolvere.
Per una famiglia guarderei soprattutto separazione dei vault, recovery e condivisione selettiva.
Per un’azienda, infine, non sceglierei sulla base della qualità dell’app consumer. Il gestore password aziendale deve entrare correttamente nei processi di onboarding, provisioning, autorizzazione e offboarding dell’organizzazione.
Quando servono SSO, SCIM, ruoli e audit, Bitwarden, 1Password, Keeper, NordPass, Dashlane e RoboForm vanno confrontati sul modello organizzativo reale, non soltanto sul prezzo per utente.
Il principio rimane lo stesso in ogni scenario: il password manager migliore è quello che ti permette di utilizzare credenziali uniche e robuste ogni giorno senza spingerti verso scorciatoie meno sicure.