Ecosia è un motore di ricerca che utilizza i profitti per finanziare azioni a favore del clima, destinandone la maggior parte a progetti di riforestazione. Puoi usarlo dal sito, impostarlo come motore predefinito oppure scegliere il suo browser. La parte meno conosciuta è che oggi Ecosia non coincide più semplicemente con “un motore che usa Bing”: i risultati possono provenire da Microsoft Bing, Google o dall’indice europeo EUSP, a seconda del mercato, del dispositivo e della configurazione.
Anche la famosa equivalenza “circa 45 ricerche per piantare un albero”, ancora presente in molte guide, racconta male il funzionamento attuale. Il sistema di impatto si basa sull’attività complessiva della piattaforma, sui progetti finanziati e su stime medie; non esiste un rapporto individuale preciso per cui un determinato numero di query corrisponde automaticamente a “un tuo albero”.
Il prodotto si è inoltre ampliato parecchio: oltre alla ricerca tradizionale ci sono un Ecosia Browser, funzioni di intelligenza artificiale come AI Overviews e AI Chat e persino un’impostazione che consente di disattivare le funzionalità AI.
In questa guida vediamo quindi cos’è Ecosia oggi, come funziona realmente, da dove arrivano i risultati, come vengono finanziati gli alberi, quali dati vengono trattati e quali compromessi comporta usarlo al posto di Google.
Ecosia: cos’è oggi
Il progetto nasce come motore di ricerca con una caratteristica economica molto precisa: utilizzare il business della ricerca online per finanziare attività ambientali.
Il progetto è stato fondato da Christian Kroll a Berlino nel 2009. Nel tempo l’attività si è allargata dalla sola riforestazione a interventi che comprendono anche energie rinnovabili, rigenerazione degli ecosistemi e altre iniziative climatiche.
La differenza importante rispetto a un normale motore commerciale non è quindi che “ogni ricerca pianta un albero”, ma cosa succede ai profitti generati dall’attività.
L’azienda dichiara di utilizzare il 100% dei propri profitti a favore del pianeta, destinando la parte maggiore a progetti legati agli alberi. Pubblica inoltre report finanziari periodici con ricavi e investimenti, consultabili nella documentazione sulla trasparenza di Ecosia.
Questa distinzione è importante perché evita una semplificazione piuttosto diffusa: il servizio non preleva una piccola quota da ogni singola query e la trasforma immediatamente in un albero. Il modello funziona a livello aggregato.
Motore di ricerca, browser e progetto ambientale
Oggi il servizio comprende almeno tre componenti differenti.
La prima è Ecosia Search, cioè il motore di ricerca vero e proprio. Inserisci una query, ricevi una pagina di risultati, annunci e varie funzionalità aggiuntive.
La seconda è Ecosia Browser, un browser desktop autonomo. Non sei quindi obbligato a utilizzare Chrome, Firefox o Edge con questo motore impostato come predefinito: puoi anche scegliere l’ambiente sviluppato direttamente dall’azienda.
La terza è l’ecosistema legato all’impatto ambientale, con account, livelli, Seeds e statistiche che cercano di rendere visibile il contributo complessivo generato dall’utilizzo della piattaforma.
Questa evoluzione rende ormai riduttivo descriverlo soltanto come “l’alternativa ecologica a Google”.
Se vuoi confrontarlo con DuckDuckGo, Brave Search, Startpage, Qwant, Kagi e gli altri servizi, la nostra guida ai motori di ricerca alternativi a Google è l’owner più adatto per quel confronto generale. Qui ci concentriamo invece sul servizio e sul suo funzionamento.
Chi c’è dietro Ecosia
Un’altra particolarità riguarda la struttura societaria.
L’azienda adotta un modello di steward ownership. Il fondatore ha formalizzato vincoli che impediscono di vendere l’azienda per estrarne profitto e di distribuire gli utili agli azionisti come in una società tradizionale. La logica è mantenere il capitale e il controllo legati alla finalità dell’impresa.
Questo non significa che sia un’associazione di volontariato o che non produca ricavi. È un’impresa che deve finanziare personale, tecnologia, infrastrutture e partnership. La differenza sta nella destinazione degli utili e nei vincoli applicati alla proprietà.
Come funziona Ecosia e come guadagna
Il modello economico parte da qualcosa di molto tradizionale: la pubblicità sui motori di ricerca.
Quando effettui una query possono comparire risultati sponsorizzati. Gli annunci vengono forniti attraverso partner pubblicitari collegati ai provider della ricerca. L’azienda genera così ricavi, paga i costi necessari per mantenere il servizio e impiega i profitti per finanziare azione climatica.
Quindi non è la ricerca in sé a creare denaro. Il valore economico deriva soprattutto dal mercato pubblicitario che ruota intorno alle query.
Questa distinzione permette anche di rispondere a una domanda frequente: devi cliccare sugli annunci per aiutare Ecosia?
Non ha senso cliccare intenzionalmente su pubblicità che non ti interessa. Un clic artificiale non è un gesto ecologico e può rientrare nei meccanismi che le piattaforme pubblicitarie cercano di individuare come traffico non valido. Usa il motore normalmente e interagisci con un annuncio soltanto quando è realmente pertinente alla tua ricerca.
Dove vanno i profitti
La formulazione corrente è più ampia rispetto alle vecchie guide che parlavano di una percentuale fissa destinata esclusivamente alla riforestazione.
L’azienda dichiara che tutti i profitti sono destinati al pianeta, mentre la maggior parte viene impiegata nei progetti di piantumazione e ripristino degli ecosistemi. Parte delle risorse può quindi finanziare altre attività climatiche, come energie rinnovabili o iniziative ambientali complementari.
Per verificarlo non è necessario fidarsi soltanto dello slogan. L’azienda pubblica periodicamente i propri report finanziari, nei quali mostra entrate e investimenti nei progetti sostenuti. La trasparenza documentale è uno dei punti più interessanti del modello, anche se un report pubblicato dall’azienda resta naturalmente una fonte first-party, non una certificazione indipendente di ogni singolo claim.
Servono davvero 45 ricerche per piantare un albero?
Non utilizzerei più “45 ricerche = un albero” come descrizione del funzionamento attuale di Ecosia.
È una formula storica che ha avuto enorme successo perché traduceva un meccanismo economico complesso in un numero facile da comprendere. Il problema è che può far pensare a un rapporto deterministico:
45 tue ricerche → denaro identificabile → 1 tuo albero
Oggi l’impatto personale viene descritto in modo diverso.
Con un account puoi accumulare growth points, salire di livello, ottenere Seeds e vedere statistiche climatiche. Ma la documentazione precisa che queste informazioni derivano dall’impatto complessivo della piattaforma e da valori medi associati al livello: non costituiscono un registro individuale esatto degli alberi finanziati da ogni persona.
Anche i Seeds non equivalgono ad alberi. Sono una valuta virtuale utilizzata nell’ecosistema del profilo.
Il modo più corretto di interpretare il meccanismo è quindi questo: l’utilizzo della piattaforma contribuisce all’attività che genera ricavi; i profitti finanziano progetti climatici; le statistiche personali cercano di rappresentare quella partecipazione attraverso valori medi, non attraverso una contabilità albero-per-query.

Ecosia pianta davvero alberi?
Sì: l’azienda finanzia e coordina progetti di riforestazione e ripristino ambientale con organizzazioni e comunità locali in diversi Paesi.
L’azienda ha superato il traguardo dei 250 milioni di alberi e dichiara di lavorare su decine di progetti distribuiti in oltre 35 Paesi.
Il numero, però, va interpretato correttamente.
Non basta mettere una piantina nel terreno perché un intervento di riforestazione funzioni. Sopravvivenza, specie utilizzate, biodiversità, gestione dell’acqua, incendi, agricoltura, coinvolgimento delle comunità e manutenzione nel tempo sono variabili molto più importanti della fotografia del giorno della piantumazione.
La documentazione ufficiale afferma infatti che i progetti vengono monitorati nel tempo e che nel conteggio globale vengono considerati gli alberi destinati a sopravvivere sul lungo periodo. Nella documentazione dedicata alle statistiche d’impatto spiega inoltre che vengono piantate più piantine rispetto al numero di alberi che ci si aspetta sopravvivano.
È un approccio più sensato del semplice “abbiamo messo a terra X piantine”, anche se per giudicare ogni progetto specifico bisogna poi guardare metodologia, partner, area geografica e risultati sul campo.
Alberi, biodiversità e rigenerazione
Un altro dettaglio spesso perso nel racconto del progetto è che riforestazione non significa necessariamente creare file di alberi tutti uguali.
La strategia dichiarata comprende foreste, sistemi agroforestali, rigenerazione naturale e protezione degli ecosistemi esistenti. L’azienda afferma di utilizzare numerose specie autoctone e di lavorare con organizzazioni locali per scegliere interventi coerenti con il territorio.
Questo è importante perché piantare alberi nel posto sbagliato può essere inefficace o persino controproducente. Un progetto serio deve partire dall’ecosistema, non dal numero più semplice da comunicare.
Cosa misura il tuo profilo Ecosia
Se crei un account, il profilo può mostrare informazioni come:
- livello raggiunto;
- Seeds disponibili;
- stime relative ad alberi e piantine;
- area ripristinata;
- ore dedicate alla cura degli alberi;
- energia rinnovabile collegata all’impatto complessivo.
Non leggere però quei numeri come una ricevuta personale.
La documentazione specifica che sono stime basate su medie globali e sull’attività complessiva, scalate in relazione al livello dell’utente.
Il vantaggio del sistema è rendere più comprensibile un impatto che altrimenti resterebbe astratto. Il limite è inevitabile: una rappresentazione gamificata non deve essere confusa con la misurazione diretta di ogni ricerca.
Da dove arrivano i risultati di ricerca di Ecosia
Questa è probabilmente la parte più importante per capire il servizio oggi.
I risultati non provengono necessariamente sempre da Bing. Il servizio può utilizzare:
- Microsoft Bing;
- Google;
- EUSP, European Search Perspective.
Il provider effettivo può dipendere da Paese, dispositivo, browser, disponibilità e impostazioni/privacy. In alcune configurazioni può inoltre essere possibile esprimere una preferenza per il provider.
Se vuoi sapere quale fonte sta alimentando una specifica ricerca, puoi controllarla dalle informazioni associate ai risultati.
Ecosia riordina i risultati di Bing o Google?
Secondo la documentazione ufficiale, il servizio non riordina manualmente i risultati organici ricevuti dai partner.
Questo significa che, quando la SERP è fornita da Google o Bing, il ranking di base deriva dai sistemi del provider. La piattaforma aggiunge poi la propria interfaccia e funzionalità specifiche.
Una SERP, cioè la pagina dei risultati di un motore di ricerca, non è quindi necessariamente costruita da un unico soggetto dall’inizio alla fine. Front-end, indice, ranking, annunci e funzioni aggiuntive possono provenire da componenti differenti.
È proprio questo il motivo per cui definirlo “un motore basato su Bing” non basta più.
Cos’è EUSP e perché conta
EUSP, European Search Perspective, è un progetto sviluppato da Ecosia e Qwant per costruire un’infrastruttura di ricerca europea.
Il punto strategico non è soltanto geografico. Disporre di un proprio indice significa poter eseguire crawling, indicizzazione e ranking senza dipendere completamente dagli indici delle grandi piattaforme statunitensi.
La transizione è progressiva. EUSP non alimenta ancora tutte le ricerche del servizio in tutti i Paesi e la disponibilità può cambiare con l’espansione del servizio. La documentazione ufficiale sui provider di Ecosia resta quindi la fonte da controllare se vuoi conoscere lo stato corrente.
In altre parole, Ecosia è più indipendente di quanto fosse in passato, ma non produce ancora autonomamente ogni risultato visualizzato nel mondo.
Questa sfumatura è molto più utile di un’etichetta “indipendente: sì/no”.
Ecosia è sicuro? Privacy, indirizzo IP e dati raccolti
La piattaforma ha una proposta privacy più restrittiva rispetto a molti servizi pubblicitari, ma dire che non raccoglie alcun dato personale sarebbe scorretto.
Per fornire le ricerche e difendere il servizio da bot, spam e frodi, la società dichiara di trattare informazioni che possono includere:
- termini di ricerca;
- indirizzo IP;
- dati tecnici necessari al funzionamento del servizio;
- cookie o archiviazione locale in funzione delle preferenze e del provider utilizzato.
La privacy policy spiega inoltre che i dati necessari possono essere condivisi con il provider che deve elaborare la ricerca.
Se vuoi capire perché un indirizzo IP è rilevante in questo contesto, è l’identificativo di rete che consente ai servizi online di comunicare con la tua connessione e può contribuire anche a determinare una posizione approssimativa.
Ecosia conserva l’IP?
La società dichiara di anonimizzare internamente l’indirizzo IP entro un massimo di sette giorni.
Il punto da non trascurare è che entrano in gioco anche i provider della ricerca, che applicano proprie procedure e periodi di trattamento. La documentazione ufficiale indica infatti tempi differenti per Microsoft e Google.
Per questo eviterei entrambe le semplificazioni:
- “Ecosia non raccoglie niente”;
- “Ecosia è anonimo”.
La formulazione più corretta è: il servizio cerca di ridurre raccolta e profilazione rispetto a modelli più invasivi, ma una ricerca online richiede comunque il trattamento di dati tecnici e coinvolge, a seconda della configurazione, provider esterni.
Gli annunci sono personalizzati?
La documentazione dichiara che, nel normale utilizzo, gli annunci possono essere pertinenti alla query e alla posizione generale senza dover necessariamente costruire un profilo pubblicitario personale.
Esistono però configurazioni e consensi che possono cambiare il trattamento, specialmente quando entrano in gioco servizi dei partner. Per questo la privacy va valutata sull’intera catena:
utente → Ecosia → provider della ricerca/advertising → sito aperto
Anche scegliendo un motore più rispettoso della privacy, quando clicchi su un risultato il sito di destinazione può raccogliere i propri dati.
Privacy-friendly non significa invisibilità su Internet.
Ecosia Browser, app o semplice motore di ricerca?
Oggi hai tre modi principali per usare il servizio:
- andare sul sito e cercare direttamente;
- impostarlo come motore predefinito nel browser che utilizzi già;
- installare il browser dedicato o l’app mobile.
Non serve quindi cambiare necessariamente browser.
Se utilizzi Chrome, Safari, Firefox, Edge, Brave, Opera o Vivaldi puoi mantenere il tuo ambiente abituale e configurarlo per le ricerche. L’azienda mantiene una guida aggiornata per impostarlo sui diversi browser.
Ecosia Browser su desktop
Esiste anche un browser desktop dedicato.
Durante la configurazione puoi importare dati come cronologia, preferiti e password dal browser precedente e impostarlo come applicazione predefinita. La compatibilità e i requisiti dei sistemi operativi possono cambiare nel tempo, quindi conviene controllare la guida ufficiale di configurazione di Ecosia Browser prima dell’installazione.
Sceglierei il browser completo se vuoi adottare questo ecosistema come ambiente di navigazione principale.
Se invece il tuo unico obiettivo è finanziare il modello di ricerca ambientale, cambiare browser non è necessario: puoi semplicemente cambiare motore di ricerca.
Ecosia su smartphone
Su mobile puoi utilizzare l’app dedicata oppure configurare il motore nei browser e nei sistemi che lo consentono.
Anche qui eviterei di scegliere in base all’idea che “l’app pianta più alberi”. La decisione pratica riguarda soprattutto quale esperienza di navigazione preferisci, quali funzioni ti servono e quanto vuoi integrare questo ecosistema nella tua attività quotidiana.
Ecosia AI: AI Overviews, AI Chat e ricerca senza intelligenza artificiale
La piattaforma integra ormai funzionalità di AI generativa direttamente nell’esperienza di ricerca.
Le principali sono:
- AI Overviews, che sintetizzano informazioni provenienti dai risultati;
- AI Chat, che permette di continuare la ricerca in forma conversazionale.
Le AI Overviews sono disponibili anche in Italia e possono comparire con diversi provider di ricerca. La documentazione dichiara attualmente l’uso di un modello Mistral Small per le sintesi e un modello della stessa famiglia per AI Chat.
Modelli e implementazioni AI cambiano rapidamente, quindi non farei dipendere la scelta del motore dal nome della versione utilizzata oggi. Il dato più interessante è un altro: la piattaforma sta cercando di integrare ricerca classica, indice europeo e risposta generativa nello stesso prodotto.
Come funziona AI Chat
AI Chat restituisce una risposta conversazionale invece della classica lista di link e permette di approfondire la domanda con richieste successive.
Come accade con qualsiasi sistema generativo, la stessa documentazione avverte che le risposte possono essere:
- errate;
- incomplete;
- non aggiornate;
- distorte da interpretazioni sbagliate della domanda.
Per informazioni importanti conviene quindi verificare le fonti originarie invece di fermarsi alla sintesi AI.
È una distinzione che conta: una risposta più comoda non diventa automaticamente una risposta più affidabile.
Puoi usare Ecosia senza AI?
Sì.
La piattaforma permette di disattivare le AI Overviews individualmente e ha introdotto anche una modalità AI-free search, pensata per chi vuole un’esperienza più vicina alla ricerca tradizionale.
Quando la modalità è disponibile e attiva, vengono rimosse le principali funzioni AI dall’esperienza di ricerca.
È una scelta che considero particolarmente interessante perché separa due domande che spesso vengono confuse:
- “voglio usare Ecosia?”;
- “voglio che un modello generativo intervenga nelle mie ricerche?”.
Puoi rispondere sì alla prima e no alla seconda.
Ecosia vs Google: quali differenze contano davvero
Confrontare i due servizi come se fossero due motori costruiti nello stesso modo porta rapidamente a conclusioni sbagliate.
Google gestisce un proprio sistema di crawling, indicizzazione e ranking. La documentazione di Google descrive una pipeline composta da scansione del web, costruzione del proprio indice e successiva pubblicazione dei risultati.
Ecosia, invece, combina la propria esperienza di ricerca con risultati provenienti da più provider e con lo sviluppo progressivo di EUSP.
| Criterio | Ecosia | |
|---|---|---|
| Origine dei risultati | Bing, Google o EUSP in base al contesto | Indice e sistemi di ranking Google |
| Modello economico | Advertising; profitti destinati all’azione climatica | Ampio ecosistema commerciale finanziato anche dalla pubblicità |
| Indice indipendente | In sviluppo attraverso EUSP, non ancora unico provider globale | Sì, indice Google |
| Privacy | Raccolta dichiaratamente limitata ai dati necessari, con condizioni legate anche ai provider | Dati e personalizzazione dipendono da account, attività e impostazioni |
| Personalizzazione | Più limitata come proposta di base; dipende anche dal provider e dai consensi | Può personalizzare parte dell’esperienza in funzione delle impostazioni e dell’attività |
| AI | AI Overviews e AI Chat, disattivabili | Funzioni AI integrate nella ricerca |
| Browser proprio | Sì | Chrome appartiene all’ecosistema Google |
| Finalità ambientale | Centrale nel modello societario | Non è la finalità economica primaria del motore |
Google stesso precisa che la personalizzazione non modifica necessariamente tutti i risultati e può essere gestita attraverso le impostazioni dell’account.
La differenza più utile da ricordare non è quindi “Ecosia rispetta la privacy, Google no” o “Google ha risultati buoni, Ecosia peggiori”.
Sono generalizzazioni troppo grossolane.
La differenza strutturale è questa: Google controlla direttamente una parte molto più ampia dell’infrastruttura della ricerca; Ecosia usa una combinazione di partner e tecnologia propria emergente e lega il proprio modello economico a una finalità climatica.
Quando sceglierei Ecosia
Lo sceglierei se:
- vuoi collegare le ricerche quotidiane al finanziamento di progetti climatici;
- apprezzi un’impresa con vincoli societari orientati alla missione;
- vuoi ridurre la dipendenza da un unico ecosistema di ricerca;
- ti interessa l’evoluzione di un’infrastruttura europea attraverso EUSP;
- preferisci poter disattivare esplicitamente le funzioni AI;
- sei disposto a verificare, sulle query più importanti, se i risultati soddisfano realmente le tue esigenze.
Per molte ricerche quotidiane il passaggio può essere poco traumatico.
Quando Google può restare più adatto
Google può continuare a essere preferibile quando il tuo flusso dipende molto da:
- risultati locali estremamente specifici;
- prodotti e servizi profondamente integrati nell’ecosistema Google;
- workflow professionali nei quali devi verificare esattamente ciò che appare nella SERP Google;
- funzionalità o verticali che trovi più completi nell’ecosistema Google.
Per esempio, se lavori nella SEO, sostituire completamente Google non avrebbe molto senso: devi poter osservare il motore sul quale stai lavorando.
Questo non impedisce di utilizzare Ecosia per una parte consistente delle ricerche quotidiane.
Non è obbligatorio scegliere un solo motore.
Ecosia funziona davvero? Limiti e aspetti da valutare
La risposta breve è sì: si tratta di un vero servizio di ricerca e il finanziamento di progetti climatici fa parte concretamente del suo modello economico.
Questo però non significa che ogni claim promozionale debba essere accettato senza distinguere tra promessa, meccanismo e risultato.
Ci sono almeno quattro limiti da considerare.
1. Ecosia dipende ancora da provider esterni
EUSP aumenta progressivamente l’autonomia tecnologica, ma il motore continua a dipendere in parte da Bing e Google.
Se la tua motivazione è utilizzare esclusivamente un indice totalmente indipendente dai grandi motori, il servizio non soddisfa ancora quel requisito in ogni mercato.
Brave Search o Mojeek rispondono in modo più diretto a quell’esigenza, come spieghiamo nel confronto tra motori di ricerca alternativi.
2. La qualità dei risultati può cambiare
Poiché il provider può variare, anche l’esperienza può cambiare in funzione di query, area geografica e dispositivo.
Non considererei corretto dichiarare che il servizio produce risultati “più neutrali” o che Google è sempre “più preciso”.
Sono affermazioni che richiederebbero benchmark controllati su insiemi di query, mercati e task differenti.
Il test più utile è molto più semplice: prova per alcuni giorni le ricerche che effettui realmente e osserva in quali casi senti il bisogno di tornare a Google o usare un secondo motore.
3. Privacy non significa anonimato assoluto
La piattaforma tratta comunque dati tecnici necessari alla ricerca e può inviare informazioni ai provider che generano risultati e annunci.
È un modello che punta a limitare la profilazione, non un sistema che rende invisibile l’utente.
4. L’impatto personale è una stima
Livelli, Seeds e statistiche aiutano a visualizzare il contributo, ma non devi interpretarli come una misura scientifica del numero preciso di alberi finanziati dalle tue query.
Questo è forse il cambiamento concettuale più importante rispetto al vecchio racconto del servizio.
La credibilità del progetto non dipende dall’idea che tu possa contare i tuoi alberi ricerca per ricerca. Dipende dalla capacità dell’azienda di trasformare ricavi aggregati in progetti verificabili e rendicontati.
Ecosia è una buona alternativa a Google?
Sì, soprattutto se la sostenibilità del modello economico è una delle tue priorità. Ma lo sceglierei per ciò che il servizio fa realmente, non per una versione idealizzata del prodotto.
Non è un motore che non raccoglie alcun dato.
Non possiede ancora un unico indice indipendente per tutte le ricerche.
Non trasforma meccanicamente un numero fisso di query in un tuo albero.
Non garantisce risultati migliori di Google per qualsiasi esigenza.
In compenso offre qualcosa di abbastanza raro: un servizio di ricerca utilizzabile ogni giorno, un modello societario vincolato alla missione, rendicontazione pubblica, investimenti ambientali e uno sviluppo tecnologico che sta cercando di ridurre progressivamente la dipendenza dai grandi provider.
È questo il criterio con cui lo valuterei.
Se la tua priorità assoluta è l’indipendenza dell’indice, guarderei prima a Brave Search o Mojeek. Se vuoi un motore a pagamento senza advertising, Kagi segue un’altra strada. Se cerchi principalmente maggiore privacy, DuckDuckGo e Startpage meritano un confronto.
Se invece vuoi trasformare una parte dell’economia generata dalle tue ricerche in finanziamento per progetti climatici, Ecosia rimane una delle alternative più riconoscibili.
Domande frequenti su Ecosia
Cos’è Ecosia?
È un motore di ricerca e una società tecnologica che utilizza i propri profitti per finanziare azione climatica, destinandone la maggior parte a progetti legati alla riforestazione. Offre anche un browser e funzioni di ricerca basate sull’intelligenza artificiale.
Come funziona Ecosia?
Genera principalmente ricavi attraverso gli annunci mostrati nelle ricerche. Dopo aver sostenuto i costi del servizio, destina i profitti ad attività climatiche. I risultati organici possono provenire da Bing, Google o EUSP in funzione della configurazione.
Ecosia pianta davvero alberi?
Sì. Finanzia progetti di riforestazione, rigenerazione e tutela degli ecosistemi con partner locali e ha superato i 250 milioni di alberi. Il numero va però letto come impatto complessivo dei progetti, non come conteggio individuale generato direttamente dalle query di ogni utente.
Quante ricerche servono per piantare un albero con Ecosia?
Non è più corretto utilizzare un numero fisso di ricerche come misura esatta dell’impatto individuale. Oggi le statistiche personali si basano su valori medi legati all’impatto complessivo e ai livelli dell’utente.
Ecosia usa Bing?
Anche Bing, ma non soltanto. Le ricerche possono essere fornite da Microsoft Bing, Google o EUSP in funzione di mercato, dispositivo, disponibilità e impostazioni.
Ecosia ha un proprio motore di ricerca?
Sviluppa insieme a Qwant l’infrastruttura EUSP, che comprende un indice europeo autonomo. Tuttavia continua a utilizzare anche provider esterni, quindi non tutte le ricerche globali vengono ancora prodotte esclusivamente da un indice proprio.
Ecosia è sicuro?
Utilizza HTTPS e applica politiche orientate alla riduzione della raccolta e della profilazione. Tratta comunque dati necessari al funzionamento della ricerca, come query e indirizzo IP, e alcuni dati possono essere elaborati anche dai provider che generano i risultati.
Ecosia è anonimo?
No. “Privacy-friendly” e “anonimo” non sono sinonimi. Il servizio limita alcune forme di raccolta e profilazione, ma una ricerca online comporta comunque trattamento di dati tecnici e comunicazioni con altri servizi.
Ecosia è gratis?
Sì, l’utilizzo normale del motore di ricerca non richiede un abbonamento. Il servizio viene finanziato principalmente tramite advertising.
Esiste un browser Ecosia?
Sì. Offre un proprio browser desktop. Puoi comunque continuare a utilizzare Chrome, Safari, Firefox, Edge, Brave e altri browser impostando Ecosia come motore di ricerca.
Ecosia utilizza l’intelligenza artificiale?
Sì. Offre AI Overviews e AI Chat. Le funzioni possono essere gestite dalle impostazioni e, dove disponibile, è possibile utilizzare una modalità AI-free per mantenere una ricerca più tradizionale.
È meglio Ecosia o Google?
Non esiste una risposta universale. Ha senso soprattutto se dai valore al modello climatico, alla progressiva infrastruttura europea e a una minore centralità della profilazione. Google mantiene un’infrastruttura di ricerca propria molto più ampia e un ecosistema di servizi più integrato. La scelta migliore dipende quindi dal tipo di ricerca che fai, non dal brand in astratto.
Conclusione
Il progetto è diventato molto più interessante da quando ha smesso di poter essere descritto con una formula semplice come “usa Bing e pianta un albero ogni 45 ricerche”.
Oggi è un ecosistema più complesso: ricerca alimentata da provider differenti, sviluppo dell’indice europeo EUSP, browser proprietario, AI opzionale, account con metriche d’impatto e un modello economico che destina i profitti all’azione climatica.
Questa complessità non indebolisce necessariamente l’idea iniziale. La rende più concreta.
Lo userei se il mio obiettivo fosse spostare una parte delle ricerche quotidiane verso un servizio che lega esplicitamente i propri profitti a progetti ambientali, sapendo però che privacy, indipendenza tecnologica e conteggio degli alberi richiedono più sfumature di quanto suggeriscano molti slogan.
E non trasformerei il passaggio in una scelta ideologica tra i due servizi. Proverei il motore sulle ricerche che faccio realmente, controllerei la qualità dei risultati e terrei un secondo motore a disposizione quando serve.
È il modo più semplice per capire se può diventare il tuo motore principale senza affidarti né alla promozione dell’azienda né alle vecchie descrizioni rimaste online.
