Le stablecoin sono criptoattività progettate per mantenere un valore relativamente stabile rispetto a un riferimento, spesso una valuta come il dollaro o l’euro. L’obiettivo è diverso da quello di Bitcoin e di molte altre criptovalute: invece di lasciare che il prezzo oscilli liberamente in base alla domanda e all’offerta, una stablecoin cerca di restare vicina a un valore prestabilito.

La parola stable, però, può essere ingannevole. Una stablecoin non è automaticamente stabile, garantita o priva di rischio. La tenuta del prezzo dipende da ciò che sostiene il token, dalla possibilità di convertirlo nel valore di riferimento, dalla liquidità disponibile, dall’emittente e, in alcuni modelli, da smart contract e meccanismi economici più complessi.

È anche importante non confondere il token con la tecnologia che lo trasporta. Come abbiamo visto nella guida dedicata alla blockchain, la rete è l’infrastruttura; la stablecoin è invece l’asset che può circolare su quella infrastruttura. Allo stesso modo, le stablecoin rappresentano soltanto una delle numerose categorie trattate nella guida generale sulle criptovalute e criptoattività.

Capire le stablecoin significa quindi rispondere a una domanda più interessante di “quanto vale il token?”: che cosa fa sì che un token negoziato liberamente sul mercato continui a valere circa un dollaro o un euro, e cosa succede quando quel meccanismo smette di funzionare?

Nota: questa guida ha finalità informative e tecnologiche. Non indica quali stablecoin acquistare e non costituisce una raccomandazione finanziaria o d’investimento.

Cosa sono le stablecoin e perché esistono

Una stablecoin è un token o una criptoattività che utilizza un determinato meccanismo per cercare di mantenere il proprio valore vicino a quello di un’attività di riferimento.

Il caso più intuitivo è una stablecoin collegata al dollaro:

1 token → obiettivo di valore ≈ 1 USD

Lo stesso principio può essere applicato all’euro o, attraverso strutture differenti, ad altri asset e combinazioni di valori.

Il punto importante è la parola obiettivo. Un token non vale automaticamente un dollaro perché il suo nome o il suo emittente lo afferma: deve esistere un meccanismo economico sufficientemente credibile da rendere conveniente o possibile acquistarlo, venderlo, emetterlo e rimborsarlo intorno al prezzo previsto.

Perché la volatilità delle criptovalute crea un problema

Bitcoin, Ether e molte altre criptoattività hanno un prezzo che può cambiare rapidamente.

Questa volatilità non impedisce loro di funzionare come asset digitali, ma diventa scomoda in alcune situazioni. Immagina di dover pagare un servizio, regolare una transazione o mantenere temporaneamente liquidità all’interno di un ecosistema blockchain: un asset che può cambiare sensibilmente prezzo introduce un rischio aggiuntivo.

Le stablecoin cercano di separare due caratteristiche:

trasferibilità e programmabilità degli asset blockchain → maggiore stabilità dell’unità di conto.

Questo spiega perché sono diventate particolarmente importanti negli exchange, nella finanza decentralizzata, nei trasferimenti internazionali e nelle applicazioni che hanno bisogno di rappresentare un valore più prevedibile on-chain.

Cosa significa che una stablecoin è “ancorata”

L’ancoraggio viene normalmente chiamato peg.

Se una stablecoin è progettata per seguire il dollaro, il suo peg sarà normalmente vicino a:

1 stablecoin = 1 USD

Questo non significa che ogni scambio sul mercato avvenga esattamente a 1,0000 dollari.

Su exchange e mercati secondari il prezzo può oscillare leggermente sopra o sotto il valore di riferimento. Ciò che conta è che esistano forze economiche capaci di riportarlo verso il peg.

Quando questa relazione si rompe in modo significativo si parla di depeg.

Stablecoin, criptovalute e denaro digitale non sono la stessa cosa

Una stablecoin è digitale, ma non tutto il denaro digitale è una stablecoin.

Il saldo del tuo conto corrente è già rappresentato digitalmente. Lo stesso vale per molti pagamenti eseguiti con carta o wallet. Non è però necessario utilizzare una blockchain.

Anche all’interno dell’universo crypto esistono differenze sostanziali.

StrumentoChi determina o sostiene il valoreValore previstoInfrastruttura tipica
Eurosistema monetario dell’Eurosistema1 euro = 1 euroinfrastruttura monetaria e bancaria
Bitcoinmercato e regole del protocollovariabilerete Bitcoin
Stablecoin fiat-backedemittente + riserve + meccanismo di rimborsovicino alla valuta di riferimentouna o più blockchain/DLT
Stablecoin crypto-backedcollaterale on-chain + protocollovicino al riferimentosmart contract e blockchain
Euro digitalesarebbe moneta di banca centrale1 euro digitale = 1 euroinfrastruttura dell’Eurosistema

Le categorie possono sembrare simili quando osservi soltanto il numero mostrato sullo schermo. Cambiano però chi emette lo strumento, contro chi hai eventualmente un diritto, quali rischi assumi e quale infrastruttura viene utilizzata.

Come funzionano le stablecoin

Non esiste un unico meccanismo valido per tutte le stablecoin.

Una stablecoin sostenuta da riserve bancarie funziona diversamente da un protocollo che utilizza criptoattività come collaterale. Un modello algoritmico introduce logiche ancora diverse.

Il modo più utile per comprenderle è separare cinque componenti:

riferimento → collaterale/riserve → emissione e rimborso → mercato → meccanismo di stabilizzazione

Cos’è il peg e perché il prezzo dovrebbe tornare verso il riferimento

Supponiamo che una stablecoin sia convertibile dall’emittente a un dollaro.

Se il token viene scambiato sul mercato a 0,98 dollari, un operatore che può acquistarlo a 0,98 e convertirlo in 1 dollaro ha teoricamente un incentivo economico a farlo.

La domanda generata dall’arbitraggio tende così a spingere il prezzo verso l’alto.

Se invece la stablecoin viene scambiata a 1,02 dollari e soggetti autorizzati possono ottenere nuovi token pagando 1 dollaro, può essere conveniente crearli e venderli sul mercato a un prezzo superiore.

In forma molto semplificata:

prezzo < peg → compra → riscatta → pressione verso il peg

prezzo > peg → emetti/acquista al valore nominale → vendi → pressione verso il peg

Questo modello funziona però soltanto quando il mercato crede che il rimborso sia realmente disponibile e sostenibile.

Schema visuale del peg di una stablecoin con riserve, emissione, rimborso e arbitraggio
Riserve e convertibilità danno credibilità al valore; emissione, rimborso e arbitraggio aiutano il mercato a riportare il prezzo verso il peg.

Riserve, emissione e rimborso nelle stablecoin fiat-backed

Nel modello più intuitivo un emittente riceve valuta tradizionale e crea una quantità corrispondente di token.

Quando entra valore:

fiat ricevuta → riserva aumenta → nuovi token vengono emessi

Quando il token viene rimborsato:

token restituito → fiat restituita → token eliminato dalla circolazione

La creazione di token viene comunemente chiamata mint, mentre la loro eliminazione viene indicata come burn.

La parte decisiva non è però il nome tecnico dell’operazione. Conta che cosa c’è nelle riserve e quanto facilmente quelle attività possono essere utilizzate per soddisfare i rimborsi.

Una riserva composta da attività liquide e con basso rischio non equivale a una riserva formata da asset difficili da vendere, fortemente volatili o esposti a un singolo soggetto.

Non a caso anche il Regolamento europeo MiCA dedica requisiti specifici a riserve, liquidità, emissione e rimborso dei token che cercano di mantenere un valore stabile.

Come l’arbitraggio contribuisce a mantenere il peg

L’arbitraggio è uno dei passaggi che molte spiegazioni sulle stablecoin saltano, ma è essenziale.

Le riserve spiegano perché dovrebbe esistere un valore dietro il token. L’arbitraggio aiuta invece a capire come il prezzo di mercato può essere riportato verso quel valore.

Non serve che ogni utilizzatore riscatti direttamente i token dall’emittente. È sufficiente che esistano operatori in grado di sfruttare le differenze di prezzo perché il mercato incorpori questa possibilità.

Il meccanismo può tuttavia indebolirsi se:

  • il rimborso viene sospeso o diventa difficile;
  • il mercato dubita della qualità delle riserve;
  • la liquidità diminuisce;
  • le commissioni rendono l’arbitraggio poco conveniente;
  • il collaterale perde valore rapidamente;
  • la rete o gli smart contract non funzionano come previsto.

Il peg è quindi un equilibrio sostenuto da incentivi e fiducia, non una proprietà intrinseca del token.

Cosa succede quando la fiducia diminuisce

Il problema più serio nasce quando molti possessori vogliono uscire contemporaneamente.

Se il mercato teme che una stablecoin non sia più convertibile al valore nominale, gli utenti possono cercare di venderla prima degli altri. Il prezzo scende, il depeg aumenta e la perdita di fiducia può generare ulteriori vendite.

È un meccanismo simile, per alcuni aspetti economici, a una corsa ai rimborsi:

dubbio sulle riserve/rimborso → vendite → depeg → ulteriore perdita di fiducia → nuove vendite

La BCE identifica proprio depeg e run fra le vulnerabilità strutturali da considerare quando si analizzano le stablecoin.

Blockchain e smart contract: quale ruolo hanno davvero

La blockchain registra e trasferisce il token. Non crea automaticamente il valore che dovrebbe sostenerlo.

Una stablecoin centralizzata può avere:

  • smart contract trasparenti;
  • transazioni pubblicamente verificabili;
  • una blockchain molto robusta;

e contemporaneamente dipendere da un emittente centralizzato che controlla le riserve e il rimborso.

Viceversa, una stablecoin crypto-backed può gestire buona parte del collaterale attraverso smart contract senza eliminare rischi di prezzo, oracle, governance e liquidazione.

On-chain non significa automaticamente decentralizzato e decentralizzato non significa automaticamente stabile.

Tipi di stablecoin

La classificazione più comune distingue le stablecoin in base a ciò che cerca di sostenere il valore.

È utile come modello mentale, ma non deve essere confusa con la classificazione giuridica prevista da MiCA.

Stablecoin garantite da valuta fiat

Sono il modello più semplice da comprendere.

L’emittente crea token collegati a una valuta e mantiene riserve denominate nella stessa valuta o in strumenti compatibili con il proprio modello.

Due esempi molto conosciuti sono USDT e USDC, entrambi progettati per mantenere un valore vicino al dollaro.

Tether dichiara nella propria documentazione sulla trasparenza delle riserve che i token USDT sono sostenuti dalle riserve dell’emittente. Circle descrive invece USDC come un token riscattabile 1:1 rispetto al dollaro e pubblica informazioni periodiche sulle attività di riserva. Queste sono dichiarazioni e documentazioni degli emittenti: quando valuti una stablecoin, vanno lette insieme alle condizioni di rimborso, alla struttura legale e alle verifiche applicabili.

Il vantaggio del modello è intuitivo: il valore di riferimento non deve essere creato attraverso la volatilità di un’altra criptovaluta.

Il compromesso è altrettanto chiaro: entrano in gioco emittente, custodi, banche, riserve e possibilità di rimborso.

Stablecoin garantite da criptoattività

Un modello diverso utilizza altre criptoattività come collaterale.

Poiché il collaterale può essere molto più volatile del valore che si cerca di mantenere, questi sistemi utilizzano spesso sovracollateralizzazione.

Per creare 100 unità di stablecoin potrebbe quindi essere necessario bloccare criptoattività per un valore superiore a 100.

Se il collaterale scende troppo, il protocollo può attivare liquidazioni per evitare che il valore delle garanzie diventi insufficiente.

Il sistema riduce la dipendenza da riserve bancarie tradizionali ma introduce altri rischi:

volatilità del collaterale → oracle → smart contract → liquidazioni → governance

USDS, per esempio, è la stablecoin nativa dell’attuale ecosistema Sky Protocol e viene descritta dal progetto come sostenuta da collaterale del protocollo. DAI continua inoltre a esistere nell’ecosistema, mentre USDS rappresenta l’evoluzione del modello originariamente associato a MakerDAO.

Stablecoin collegate a materie prime o altri asset

Il valore di riferimento non deve necessariamente essere una valuta.

Esistono token che cercano di seguire:

  • oro o altre materie prime;
  • panieri di attività;
  • combinazioni di diritti o valori.

In questi casi la parola stablecoin diventa ancora più ambigua.

Un token collegato all’oro può essere relativamente stabile rispetto all’oro, ma il prezzo dell’oro può cambiare rispetto all’euro o al dollaro.

La domanda corretta non è quindi solo “è una stablecoin?”, ma:

stabile rispetto a che cosa?

Stablecoin algoritmiche e modelli ibridi

Le stablecoin algoritmiche cercano di sostenere il peg attraverso regole economiche e variazioni dell’offerta, spesso combinate con altri token, pool di liquidità, riserve o meccanismi di arbitraggio.

È una categoria molto ampia e l’etichetta da sola dice poco sul rischio.

Alcuni sistemi utilizzano collaterale insieme ad algoritmi; altri dipendono maggiormente dagli incentivi economici.

Il caso TerraUSD ha dimostrato quanto possa diventare fragile una struttura nella quale la stabilità dipende fortemente dalla fiducia nel meccanismo di arbitraggio e nel valore di un asset collegato. Quando UST perse il peg, il meccanismo non riuscì a riportarlo stabilmente verso un dollaro e l’ecosistema Terra subì un collasso. La SEC ha successivamente documentato il caso e le dichiarazioni fuorvianti sulla stabilità del sistema.

C’è inoltre un dettaglio giuridico importante: “algoritmica” non costituisce una categoria MiCA separata. Se il token rientra materialmente nella definizione di EMT o ART, il meccanismo algoritmico utilizzato per stabilizzarlo non basta a sottrarlo a quella classificazione.

Perché il tipo di garanzia cambia il rischio

Due stablecoin che mostrano entrambe 1,00 sullo schermo possono avere strutture completamente differenti.

ModelloCosa sostiene il valoreRischio caratteristico
Fiat-backedriserve gestite dall’emittenteemittente, riserve, custodia, liquidità
Crypto-backedcollaterale on-chainvolatilità, liquidazioni, smart contract
Commodity/asset-backedasset o diritti di riferimentocustodia, prezzo del sottostante, rimborso
Algoritmico/ibridoincentivi, algoritmi, riserve e/o altri tokenspirale di depeg, liquidità, modello economico

Per questo non ha molto senso confrontare le stablecoin soltanto in base alla volatilità giornaliera.

Il rischio è soprattutto nella struttura che deve mantenere quella volatilità bassa.

Quali sono le stablecoin più conosciute

Il mercato cambia abbastanza rapidamente da rendere poco utile una classifica congelata.

È più robusto conoscere alcuni esempi che rappresentano modelli differenti.

StablecoinRiferimento principaleModello indicativoElemento da capire
USDTdollaro USAriserve gestite da Tethercomposizione e liquidità delle riserve
USDCdollaro USAriserve fiat/liquide gestite da Circleemissione, rimborso e riserve
EURCeuroriserve denominate in euroEMT, rimborso e regime europeo
USDSdollaro USAprotocollo crypto-backedcollaterale e governance del protocollo
DAIdollaro USAmodello crypto-backed storicocollaterale, protocollo e rapporto con l’evoluzione Sky

La lista non è una classifica di sicurezza o una raccomandazione.

USDT

USDT, emessa da Tether, è una delle stablecoin più riconoscibili dell’ecosistema crypto e circola su più reti.

Questo ultimo punto è importante: USDT su Ethereum, Tron o un’altra rete non significa possedere token intercambiabili tecnicamente senza considerare la blockchain scelta. Prima di un trasferimento bisogna verificare sempre rete di origine e rete di destinazione.

Tether pubblica informazioni sulla propria struttura e sulle riserve attraverso le sue pagine di trasparenza.

USDC

USDC è una stablecoin collegata al dollaro emessa da Circle.

Secondo la documentazione ufficiale di USDC, le riserve sono costituite da liquidità e attività altamente liquide e l’emittente pubblica attestazioni periodiche.

Un aspetto utile per comprendere il peg è che il prezzo sugli exchange e il valore di rimborso non sono esattamente lo stesso concetto. Circle stessa precisa nei propri fattori di rischio che il prezzo sui mercati di terze parti può discostarsi da un dollaro anche quando il meccanismo di rimborso dell’emittente resta operativo.

EURC e le stablecoin legate all’euro

Le stablecoin non devono necessariamente seguire il dollaro.

EURC, emessa da Circle, mira a mantenere il valore di un euro ed è un esempio particolarmente utile per un lettore europeo perché permette di distinguere una stablecoin privata denominata in euro dall’euro stesso e da un eventuale euro digitale.

Circle la presenta come EMT conforme al quadro MiCA e sostenuta da riserve denominate in euro.

Non è tuttavia corretto dedurre che qualsiasi token con “EUR” nel nome abbia automaticamente lo stesso status.

USDS e DAI

USDS mostra bene come il mercato delle stablecoin non sia composto soltanto da società che detengono contanti o titoli.

La documentazione di Sky Protocol descrive USDS come una stablecoin generata all’interno di un sistema collateralizzato e governato attraverso il protocollo. DAI continua a essere presente nell’ecosistema e rappresenta il predecessore diretto del modello USDS.

In questo caso il giudizio non può basarsi sulle riserve bancarie: bisogna capire quale collaterale sostiene il sistema, come vengono gestite le liquidazioni e chi modifica i parametri di governance.

Esiste una “migliore stablecoin”?

Non in senso assoluto.

Una stablecoin può essere migliore per liquidità su una determinata piattaforma e peggiore per esposizione all’emittente. Un’altra può ridurre la dipendenza da una società centrale ma aumentare la complessità degli smart contract e del collaterale.

La domanda più utile è:

quale struttura di rischio sto scegliendo per il mio specifico utilizzo?

È un criterio molto più informativo della semplice capitalizzazione o della notorietà del nome.

A cosa servono le stablecoin

Le stablecoin risolvono soprattutto il problema di avere un’unità relativamente stabile all’interno di ambienti nei quali gli altri asset possono essere molto volatili.

Da questa caratteristica derivano diversi utilizzi.

Trading e liquidità nei mercati crypto

Una delle applicazioni storicamente più importanti è il trading.

Un utente che vende un asset volatile può passare a una stablecoin senza necessariamente uscire immediatamente dall’infrastruttura crypto.

Le coppie come:

BTC / stablecoin

ETH / stablecoin

permettono inoltre agli exchange di esprimere il prezzo di un asset rispetto a un’unità che cerca di seguire dollaro o euro.

La stablecoin diventa così strumento di regolamento e unità di conto interna al mercato crypto, pur senza trasformarsi automaticamente in moneta legale.

Pagamenti e trasferimenti internazionali

Una stablecoin può essere trasferita attraverso una blockchain senza attendere necessariamente gli stessi orari operativi delle infrastrutture bancarie tradizionali.

Questo può rendere interessante il modello per pagamenti internazionali, regolamenti fra imprese e trasferimenti di valore programmabili.

Non significa però che un pagamento in stablecoin sia automaticamente più economico o più veloce.

Il risultato dipende da:

rete utilizzata + commissioni + conversione fiat + liquidità + provider + normativa

Se devi prima comprare il token pagando uno spread, trasferirlo su una rete costosa e successivamente riconvertirlo, la promessa di un pagamento “quasi gratuito” può sparire rapidamente.

DeFi, smart contract e collaterale

Nella finanza decentralizzata le stablecoin svolgono un ruolo ancora più strutturale.

Possono essere utilizzate per:

  • scambiare asset nei DEX;
  • fornire liquidità;
  • prendere o concedere prestiti attraverso protocolli;
  • costituire collaterale;
  • regolare automaticamente operazioni tramite smart contract.

La stabilità relativa dell’unità rende più semplice ragionare su debiti, interessi e garanzie rispetto a un asset che può variare sensibilmente nel corso della stessa giornata.

Ma entra un nuovo livello di rischio: oltre alla stablecoin devi valutare anche il protocollo nel quale la utilizzi.

Una stablecoin può mantenere perfettamente il peg e un protocollo DeFi può comunque subire un exploit.

Stablecoin come ponte tra valuta tradizionale e blockchain

Il modello può essere sintetizzato così:

euro/dollaro → stablecoin → applicazione blockchain → stablecoin → euro/dollaro

Questa funzione di ponte è uno dei motivi per cui le stablecoin occupano una posizione particolare nell’ecosistema.

Consentono di portare un’unità di conto familiare all’interno di sistemi programmabili senza obbligare ogni applicazione a utilizzare un asset fortemente volatile.

Stablecoin e blockchain: che rapporto c’è

Stablecoin e blockchain sono strettamente collegate, ma non coincidono.

Una stablecoin è l’asset, la blockchain è l’infrastruttura

La distinzione è la stessa che abbiamo approfondito nell’articolo su come funziona una blockchain.

La blockchain può registrare:

  • chi possiede i token;
  • quanti token vengono trasferiti;
  • quali smart contract possono interagire con essi;
  • emissioni e burn quando avvengono on-chain.

Non può però verificare magicamente che i dollari dichiarati dall’emittente esistano davvero in un conto bancario.

Questo è un ottimo esempio del confine fra verità on-chain e realtà off-chain.

Una stessa stablecoin può circolare su reti differenti

Molte stablecoin sono disponibili su più blockchain.

Questo migliora l’accessibilità ma introduce un problema operativo concreto: la rete scelta fa parte dell’asset che stai trasferendo.

Inviare un token utilizzando una rete non supportata dal destinatario può causare problemi o perdita dei fondi.

La sigla del token da sola non è quindi sufficiente.

Prima di una transazione vanno controllati:

token → network → contract address → indirizzo destinatario

Rischio della blockchain e rischio dell’emittente sono problemi diversi

Immagina una stablecoin con riserve perfettamente liquide emessa su una rete che smette temporaneamente di produrre blocchi.

Il valore economico delle riserve potrebbe rimanere intatto, ma il token diventerebbe temporaneamente difficile da trasferire.

Ora immagina l’opposto: una blockchain perfettamente funzionante che continua a registrare transazioni di una stablecoin il cui emittente non riesce più a soddisfare i rimborsi.

La rete continuerebbe a funzionare, mentre il peg potrebbe crollare.

Per analizzare correttamente una stablecoin bisogna quindi separare:

rischio dell’asset → rischio dell’emittente/protocollo → rischio della blockchain → rischio del servizio utilizzato.

Stablecoin e MiCA nell’Unione europea

In Europa la parola stablecoin è utile nel linguaggio comune, ma MiCA utilizza categorie giuridiche più precise.

Il Regolamento Markets in Crypto-Assets distingue soprattutto e-money token (EMT) e asset-referenced token (ART). La stessa distinzione è utilizzata dalla Banca d’Italia nella propria sezione dedicata ai soggetti MiCAR.

Cosa sono gli e-money token (EMT)

Un EMT è una criptoattività che mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento a una singola valuta ufficiale.

Una stablecoin che cerca di mantenere un valore di un euro o un dollaro può quindi rientrare, in base alla propria struttura, in questa categoria.

MiCA considera inoltre gli EMT moneta elettronica e prevede requisiti specifici per gli emittenti. La Banca d’Italia chiarisce che l’attività di emissione di EMT nell’Unione è riservata alle categorie di intermediari previste dalla normativa.

Cosa sono gli asset-referenced token (ART)

Un ART è invece una criptoattività diversa da un EMT che mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento a un altro valore, diritto o combinazione di elementi, comprese una o più valute ufficiali.

Non basta quindi chiedersi:

“questa stablecoin vale un euro?”

Bisogna capire a che cosa fa riferimento il meccanismo di stabilizzazione.

MiCA impone agli emittenti di ART, tra le altre cose, requisiti relativi alle riserve, al meccanismo di stabilizzazione e al rimborso.

Cosa cambia per chi utilizza stablecoin in Europa

Il cambiamento più concreto è che non si può più trattare qualsiasi stablecoin disponibile online come se la regolamentazione europea fosse irrilevante.

ESMA mantiene un registro MiCA che include, tra le altre informazioni, emittenti ART, emittenti EMT e prestatori di servizi crypto.

Le autorità europee hanno inoltre chiarito che i servizi relativi ad ART ed EMT non conformi al quadro MiCA possono essere soggetti a restrizioni nell’Unione. Questo spiega perché la disponibilità di una stessa stablecoin può differire fra piattaforme e giurisdizioni.

Per un utente italiano il controllo dovrebbe quindi riguardare separatamente:

token → emittente → servizio/exchange → rete utilizzata.

Regolamentato non significa privo di rischio

MiCA migliora il quadro di regole, disclosure, riserve e vigilanza.

Non elimina però tutti i rischi.

Un EMT può essere regolamentato e un utente può comunque:

  • inviarlo sulla rete sbagliata;
  • perdere le proprie credenziali;
  • subire un attacco all’account dell’exchange;
  • utilizzare uno smart contract vulnerabile;
  • comprare il token su un mercato temporaneamente illiquido.

Regolamentazione, stabilità del peg e sicurezza operativa sono tre livelli distinti.

Quali sono i rischi delle stablecoin

La presenza della parola stable spinge facilmente a considerare la stablecoin come la parte sicura dell’universo crypto.

È un errore.

Il rischio può essere inferiore alla volatilità di Bitcoin sotto un certo aspetto e contemporaneamente maggiore sotto altri.

Depeg: quando la stablecoin perde l’ancoraggio

Un depeg si verifica quando il prezzo si allontana materialmente dal riferimento.

Un piccolo scostamento può essere temporaneo e risolversi con l’arbitraggio.

Il problema diventa molto più serio quando il mercato non crede più che il token tornerà al valore previsto.

Un depeg può derivare da:

dubbio sulle riserve → problemi di liquidità → blocco dei rimborsi → crisi del collaterale → errore del protocollo → corsa alle vendite

Non tutti i depeg hanno quindi la stessa causa o la stessa gravità.

Rischio delle riserve e dell’emittente

Per una stablecoin sostenuta da attività off-chain bisogna capire:

  • cosa contengono le riserve;
  • chi le custodisce;
  • quanto sono liquide;
  • con quale frequenza vengono pubblicate informazioni;
  • quali diritti possiede il titolare;
  • come avviene il rimborso.

“100% backed” è un’informazione incompleta se non sai backed by what?

Contanti depositati presso più istituti, titoli molto liquidi, prestiti, criptovalute o altre attività possono produrre profili di rischio differenti.

Rischio di liquidità e rimborso

Una stablecoin può essere teoricamente sostenuta da attività sufficienti e avere comunque difficoltà se deve liquidarne rapidamente una grande quantità.

È la differenza tra solvibilità e liquidità.

Per questo la normativa e gli standard prudenziali attribuiscono grande importanza alla possibilità di trasformare rapidamente le riserve in fondi necessari per i rimborsi.

Rischio degli smart contract

Un token può contenere vulnerabilità nel proprio contratto oppure essere utilizzato attraverso protocolli che introducono nuovi smart contract.

Il rischio cresce quindi a strati:

stablecoin → blockchain → bridge → protocollo DeFi → wallet → interfaccia

Un problema in uno di questi componenti non implica necessariamente che gli altri siano compromessi, ma può comunque causare una perdita per l’utente.

Blacklist, congelamento e controllo dell’emittente

Alcune stablecoin centralizzate includono funzioni che consentono all’emittente di bloccare determinati indirizzi o token in circostanze previste dal proprio sistema e dalla normativa applicabile.

È una differenza sostanziale rispetto all’idea semplicistica secondo cui “se è su blockchain nessuno può intervenire”.

La blockchain può essere decentralizzata mentre il contratto del token conserva funzioni amministrative centralizzate.

Chi valuta una stablecoin dovrebbe quindi comprendere anche governance e privilegi del contratto.

Il caso TerraUSD: cosa insegna sul rischio algoritmico

TerraUSD è il caso più chiaro di ciò che può succedere quando stabilità del token, incentivi economici e valore di un altro asset diventano fortemente interdipendenti.

UST mirava a mantenere il peg con il dollaro attraverso un meccanismo collegato a LUNA.

Quando la fiducia diminuì e il sistema entrò sotto forte pressione, il meccanismo non riuscì più a sostenere il valore di UST. Il depeg alimentò ulteriormente la crisi di LUNA, che a sua volta indebolì il sistema che avrebbe dovuto ristabilire il peg.

Il risultato non dimostra che “tutte le stablecoin algoritmiche falliscono”.

Dimostra qualcosa di più utile:

un meccanismo che funziona in condizioni normali non è necessariamente robusto quando tutti cercano di uscire contemporaneamente.

Stablecoin, Bitcoin, euro ed euro digitale: differenze

Mettere questi strumenti nella stessa tabella rende evidente perché “moneta digitale” sia una categoria troppo generica.

CaratteristicaEuroBitcoinStablecoin privataEuro digitale
Emittente centraleBCE/Eurosistema nel sistema monetarioNodipende dal modelloEurosistema
Valore rispetto all’euro1 € = 1 €variabiledipende dal riferimento1 € digitale = 1 €
Rischio di depegNo rispetto a se stessonon applicabile nello stesso sensoNo rispetto all’euro
Blockchain necessariaNoSì, rete Bitcoingeneralmente DLT/blockchainNo, secondo l’architettura attualmente prevista
Rischio emittente privatoNonessun emittente tradizionalepuò essere centraleNo
Corso legale nell’area euroNoNosarebbe moneta di banca centrale

Stablecoin vs Bitcoin

Bitcoin non cerca di mantenere un valore rispetto al dollaro o all’euro.

Il suo prezzo viene determinato dal mercato.

Una stablecoin sacrifica parte di questa libertà di prezzo per perseguire un obiettivo differente: mantenere un riferimento stabile.

La differenza non è quindi:

Bitcoin = rischioso

stablecoin = sicura

ma:

Bitcoin → rischio di prezzo libero

stablecoin → rischio del meccanismo che cerca di eliminare quel movimento di prezzo

Stablecoin vs euro

Una stablecoin denominata in euro non è l’euro stesso.

È un token che cerca di rappresentare quel valore attraverso una specifica struttura giuridica, economica e tecnologica.

Nel caso degli EMT europei, MiCA attribuisce ai possessori specifici diritti nei confronti dell’emittente e impone l’emissione e il rimborso al valore nominale secondo le condizioni previste dal regolamento.

Resta però un rapporto con un emittente privato, non direttamente con la banca centrale.

Stablecoin vs euro digitale

L’euro digitale appartiene a una categoria ancora diversa.

La BCE chiarisce nelle FAQ sull’euro digitale che si tratterebbe di una passività dell’Eurosistema e che l’architettura attualmente progettata non si basa su una blockchain pubblica. Al momento resta un progetto in preparazione e la decisione definitiva sull’emissione non è ancora stata presa.

Quindi:

stablecoin in euro = token privato

euro digitale = eventuale moneta digitale della banca centrale

La somiglianza del valore nominale non rende i due strumenti equivalenti.

Come valutare una stablecoin senza fermarsi al nome

Una buona analisi non comincia dalla capitalizzazione.

Comincia dal meccanismo.

Qual è il riferimento?

Prima domanda:

che cosa dovrebbe valere questo token?

Un dollaro? Un euro? Un paniere di asset? Oro?

Solo dopo puoi giudicare se il peg sta funzionando.

Che cosa sostiene il valore?

Bisogna poi capire da dove arriva la garanzia economica.

Può trattarsi di:

  • riserve fiat;
  • titoli liquidi;
  • criptoattività sovracollateralizzate;
  • altri asset;
  • un sistema algoritmico;
  • una combinazione dei precedenti.

La parola “collateralizzata” non basta: conta qualità, liquidità e accessibilità del collaterale.

Come funziona il rimborso?

Il peg è molto più credibile quando esiste un percorso chiaro fra token e valore sottostante.

Vanno controllati:

chi può riscattare → presso chi → a quale valore → con quali tempi → con quali costi → in quali condizioni

Il rimborso teorico disponibile soltanto a determinate categorie di utenti può comunque sostenere il mercato attraverso intermediari e arbitraggisti, ma non equivale a dire che qualsiasi possessore abbia automaticamente lo stesso accesso operativo.

Chi controlla il sistema?

Per una stablecoin centralizzata devi capire chi è l’emittente.

Per una decentralizzata devi capire:

  • governance;
  • smart contract;
  • oracle;
  • chi può modificare i parametri;
  • quali chiavi amministrative esistono;
  • come vengono gestite le emergenze.

“DAO” o “decentralizzato” non rispondono automaticamente a queste domande.

Su quali reti circola?

La stessa stablecoin può essere distribuita attraverso più blockchain.

Questo comporta differenze in:

  • fee;
  • tempi;
  • liquidità;
  • integrazioni;
  • bridge;
  • sicurezza operativa.

La scelta della stablecoin e quella della rete sono quindi due decisioni separate.

Quale normativa si applica?

Per un utente nell’Unione europea è utile controllare anche lo status dell’emittente e del servizio.

Il registro MiCA di ESMA e le informazioni pubblicate dalla Banca d’Italia sono riferimenti più solidi di un badge “regulated” mostrato in una landing page commerciale.

È inoltre normale che una stablecoin sia disponibile su un servizio e non su un altro: la normativa, la giurisdizione e le decisioni del singolo provider possono cambiare l’offerta.

Domande frequenti sulle stablecoin

Le stablecoin sono davvero stabili?

Sono progettate per esserlo rispetto a un riferimento, ma la stabilità non è garantita dal nome.

Il prezzo può allontanarsi dal peg per problemi di liquidità, dubbi sulle riserve, difficoltà di rimborso, errori del protocollo o perdita di fiducia.

Una stablecoin può perdere tutto il suo valore?

Sì, almeno in scenari estremi.

Il caso TerraUSD ha mostrato che una stablecoin può perdere quasi completamente il proprio valore quando il meccanismo che sostiene il peg collassa. Stablecoin con strutture differenti presentano però rischi differenti e non vanno considerate equivalenti.

Esistono stablecoin in euro?

Sì.

Esistono token progettati per mantenere un valore vicino all’euro, come EURC e altri EMT offerti nell’Unione.

È però necessario verificare emittente, status normativo, disponibilità sulla piattaforma e rete supportata, non affidarsi soltanto al ticker del token.

Le stablecoin sono criptovalute?

Nel linguaggio comune vengono normalmente incluse nel mondo delle criptovalute.

“Criptoattività” è però un termine più ampio e spesso più preciso. Nel quadro MiCA, inoltre, token che cercano di mantenere un valore stabile possono essere classificati come EMT o ART in base alle loro caratteristiche.

Le stablecoin sono anonime?

Non necessariamente.

Su una blockchain pubblica le transazioni possono essere visibili e analizzabili. L’indirizzo non contiene necessariamente il nome del titolare, ma questo non equivale ad anonimato.

Inoltre emittenti centralizzati, exchange e altri provider possono essere soggetti a obblighi di identificazione e controllo.

Una stablecoin genera interessi?

La stablecoin in sé e il rendimento ottenuto depositandola in un servizio sono due cose diverse.

Una piattaforma può offrire ricompense o un protocollo DeFi può pagare un rendimento a chi presta liquidità, ma quel rendimento introduce un nuovo rapporto e nuovi rischi.

Nel quadro MiCA, inoltre, esistono specifici divieti relativi alla concessione di interessi da parte degli emittenti e dei prestatori di servizi in relazione a EMT e ART.

Conviene conservare denaro in stablecoin?

Non esiste una risposta universale.

Una stablecoin non dovrebbe essere considerata automaticamente equivalente a un deposito bancario soltanto perché cerca di mantenere lo stesso valore nominale di una valuta.

Per valutarla servono almeno:

meccanismo del peg → riserve/collaterale → rimborso → emittente/protocollo → custodia → rete → normativa.

Conclusione

Le stablecoin cercano di risolvere un problema reale: portare un’unità relativamente stabile dentro infrastrutture blockchain e applicazioni programmabili.

La parte interessante, però, non è il numero 1,00 mostrato sull’exchange. È ciò che lo mantiene vicino a 1.

In una stablecoin fiat-backed quel risultato può dipendere da riserve liquide, emissione, rimborso e arbitraggio. In un sistema crypto-backed entrano collaterale, liquidazioni, oracle e governance. Nei modelli algoritmici il peg può dipendere ancora di più dalla robustezza degli incentivi economici.

Questo porta alla distinzione più importante di tutta la guida:

prezzo stabile non significa rischio assente; significa che il rischio è stato spostato nel meccanismo che cerca di mantenere stabile il prezzo.

Prima di utilizzare una stablecoin conviene quindi chiedersi non soltanto “quanto vale?”, ma perché dovrebbe continuare a valere quella cifra anche quando il mercato entra sotto pressione.

È questa domanda che separa una comprensione reale delle stablecoin dalla semplice etichetta “dollari o euro sulla blockchain”.