Le criptovalute sono asset digitali trasferibili attraverso reti informatiche che utilizzano crittografia e sistemi distribuiti per registrare e verificare le operazioni. Bitcoin è l’esempio più conosciuto, ma il termine viene oggi utilizzato per indicare un ecosistema molto più ampio che comprende coin, token, stablecoin e altre criptoattività.

La definizione, però, rischia di creare subito un equivoco: non tutto ciò che chiamiamo criptovaluta funziona realmente come una valuta. La Banca d’Italia preferisce infatti il termine criptoattività, più ampio e preciso, perché molti di questi asset vengono soprattutto detenuti, scambiati o utilizzati all’interno di applicazioni digitali anziché come denaro per i pagamenti quotidiani.

Per capire come funzionano le criptovalute conviene separare quattro elementi che spesso vengono confusi: l’asset, cioè ciò che possiedi o trasferisci; la rete, che elabora le operazioni; il meccanismo di consenso, che permette ai partecipanti di concordare sullo stato corretto del sistema; e la custodia, cioè il modo in cui controlli le credenziali necessarie a movimentare gli asset.

È questa distinzione che permette di capire davvero blockchain, wallet, mining, staking e sicurezza senza ridurre tutto alla formula troppo semplice “le criptovalute sono soldi digitali”.

Nota: questa guida ha finalità informative e tecnologiche. Non indica quali criptoattività acquistare e non costituisce una raccomandazione d’investimento.

Cosa sono le criptovalute

Una criptovaluta è, nell’uso comune, un asset digitale che può essere trasferito tra utenti attraverso una rete informatica e la cui proprietà o disponibilità viene verificata mediante strumenti crittografici.

Bitcoin ha reso popolare questo modello a partire dal 2009. L’obiettivo descritto nel documento originale di Bitcoin era creare un sistema di pagamento elettronico peer-to-peer capace di trasferire valore senza dipendere, per ogni operazione, da un intermediario finanziario centrale.

Da allora il concetto si è esteso enormemente. Alcune cripto sono progettate soprattutto per trasferire valore; altre servono a pagare le operazioni di una rete; altre ancora permettono di interagire con applicazioni decentralizzate, rappresentano diritti o cercano di mantenere un prezzo collegato a un’attività esterna.

Per questo criptovaluta e criptoattività non sono sinonimi perfetti.

Perché “criptoattività” è spesso un termine più preciso

Una valuta tradizionale come l’euro viene utilizzata normalmente come mezzo di pagamento, unità di conto e riserva di valore. È inoltre emessa nell’ambito di un sistema monetario pubblico.

Molte criptovalute presentano caratteristiche differenti. Il loro prezzo può variare molto, la loro accettazione come mezzo di pagamento è limitata e il loro utilizzo principale può essere la speculazione, l’accesso a un servizio digitale o l’interazione con una determinata rete.

Il termine criptoattività consente quindi di comprendere nello stesso insieme asset digitali con funzioni molto diverse senza suggerire che tutti siano equivalenti a una moneta.

Anche il Regolamento europeo MiCA utilizza il concetto più ampio di crypto-asset, definendolo come una rappresentazione digitale di un valore o di un diritto trasferibile e memorizzabile elettronicamente mediante tecnologia a registro distribuito o tecnologia analoga.

Criptovalute, moneta digitale e denaro elettronico non sono la stessa cosa

Il fatto che qualcosa sia digitale non lo rende automaticamente una criptovaluta.

Gran parte degli euro che utilizziamo quotidianamente esiste già sotto forma di saldi elettronici nei conti bancari. Quando paghi con carta o tramite un wallet digitale, normalmente stai trasferendo euro attraverso infrastrutture di pagamento tradizionali: non stai utilizzando una blockchain e non stai trasformando l’euro in una criptovaluta.

La differenza può essere sintetizzata così:

StrumentoChi lo emette o garantisceValoreInfrastruttura tipicaCorso legale
EuroEurosistema1 euro = 1 eurosistema bancario e infrastrutture di pagamento
Saldo bancario in eurobanca, nell’ambito del sistema regolamentatodenominato in euroinfrastruttura bancariaÈ un credito denominato in moneta legale
Bitcoinprotocollo e rete Bitcoindeterminato dal mercatoblockchain BitcoinNo nell’area euro
Stablecoindipende dal modello e dall’emittentemira a seguire un riferimentoDLT/blockchainGeneralmente no
Euro digitalesarebbe emesso dall’Eurosistema1 euro digitale = 1 euroinfrastruttura pubblica dedicataProgettato come moneta di banca centrale

La Banca Centrale Europea chiarisce che l’euro digitale non sarebbe una criptoattività: sarebbe moneta della banca centrale in forma digitale.

Questa distinzione è importante perché evita di mettere nello stesso contenitore Bitcoin, una stablecoin privata, il saldo del conto corrente e un’eventuale valuta digitale della banca centrale.

Come funzionano le criptovalute

Non esiste un unico funzionamento valido per ogni cripto. Bitcoin, Ethereum, una stablecoin e un token creato sopra una blockchain possono avere architetture, governance e meccanismi di consenso differenti.

Esiste però un modello generale utile per capire cosa succede quando trasferisci un asset:

wallet e credenziali → creazione della transazione → firma crittografica → propagazione alla rete → verifica secondo le regole del protocollo → consenso/inclusione → aggiornamento dello stato condiviso.

Schema del percorso di una transazione crypto dalla firma con la chiave alla validazione della rete e al registro
Una transazione crypto passa dall’autorizzazione crittografica alla verifica della rete prima di modificare lo stato condiviso.

Dietro un’operazione apparentemente semplice ci sono quindi più livelli.

Chiave pubblica, chiave privata e indirizzo

Uno dei concetti centrali delle criptovalute è la crittografia a chiave pubblica.

In termini semplificati, un sistema può utilizzare una chiave privata, che deve rimanere segreta, e informazioni pubbliche matematicamente correlate che permettono di verificare le firme o derivare gli identificatori utilizzati per ricevere asset.

La chiave privata non serve a “decriptare le monete”. Serve soprattutto a dimostrare, attraverso una firma digitale, che una determinata operazione è stata autorizzata da chi possiede la credenziale necessaria.

Nel caso di Bitcoin, la documentazione sul funzionamento delle transazioni descrive proprio la chiave privata come l’informazione utilizzata per firmare digitalmente una transazione.

La conseguenza pratica è fondamentale: chi ottiene il controllo della chiave privata può potenzialmente autorizzare operazioni sull’asset associato.

Cosa fa davvero un crypto wallet

Il nome “wallet” porta facilmente a immaginare un portafoglio contenente monete digitali.

È una metafora utile, ma tecnicamente incompleta.

Le criptoattività rimangono rappresentate nello stato della rete o nel relativo registro. Il wallet gestisce invece le chiavi e le informazioni necessarie per individuare e controllare gli asset, creare operazioni e firmarle.

È anche il motivo per cui un crypto wallet è profondamente diverso dai wallet usati per carte e pagamenti contactless.

Con la self-custody sei tu a controllare direttamente le credenziali. Con un servizio custodial, invece, una parte fondamentale della gestione delle chiavi viene affidata al provider.

Questa differenza modifica completamente il modello di rischio.

Seed phrase e chiave privata non sono esattamente la stessa cosa

Molti wallet presentano durante la configurazione una seed phrase o recovery phrase: una sequenza di parole che può consentire di ricostruire le chiavi del wallet, a seconda dello standard e del software utilizzato.

Non va quindi considerata una semplice password.

Se qualcuno acquisisce una recovery phrase capace di rigenerare le chiavi, potrebbe ottenere lo stesso controllo degli asset del proprietario. Se invece la perdi e non esiste un altro sistema di recupero, una self-custody può diventare irrecuperabile.

Per questo seed phrase e chiavi private non dovrebbero essere inviate via email, chat, moduli web o presunti servizi di assistenza.

Come nasce e viene confermata una transazione

Supponiamo che tu voglia trasferire un determinato asset.

Il wallet costruisce una transazione secondo le regole della rete e utilizza la chiave privata per produrre una firma. La transazione viene quindi trasmessa alla rete.

I nodi verificano gli elementi previsti dal protocollo: per esempio la validità della firma, la disponibilità dell’asset o degli input utilizzati, il rispetto delle regole di formato e l’assenza di una spesa già effettuata.

Se l’operazione è valida, può essere inserita nel processo con cui la rete determina il proprio nuovo stato.

È qui che entra in gioco il consenso.

Blockchain, nodi e registro distribuito

Una blockchain è una particolare forma di registro distribuito.

Invece di mantenere l’unica copia autorevole delle operazioni in un database centrale, il sistema permette a più nodi di condividere e verificare lo stato del registro secondo un protocollo comune.

Le transazioni vengono organizzate in blocchi collegati crittograficamente. Il modo esatto in cui vengono prodotti, validati e considerati definitivi cambia da rete a rete.

È quindi meglio pensare alla blockchain come a una struttura per mantenere uno stato condiviso tra partecipanti che non devono affidarsi tutti allo stesso database centrale, non come a una “tecnologia magica che rende impossibile qualsiasi frode”.

Una blockchain può funzionare correttamente e, allo stesso tempo, un utente può essere truffato, perdere le proprie chiavi, utilizzare uno smart contract vulnerabile o affidare gli asset a un intermediario che fallisce.

Sicurezza del protocollo e sicurezza dell’utente sono problemi differenti.

Proof of Work e Proof of Stake

Perché una rete distribuita funzioni, i partecipanti devono riuscire a concordare su quale stato del registro considerare valido.

Bitcoin utilizza un modello basato sulla Proof of Work. Il white paper di Bitcoin descrive l’utilizzo della prova di lavoro per costruire la catena e rendere costosa la modifica della cronologia già consolidata.

Ethereum utilizza invece un sistema basato sulla Proof of Stake. Nella documentazione tecnica di Ethereum sulla PoS i validatori impegnano ETH come stake e partecipano alla proposta e alla verifica dei blocchi, con incentivi e penalità legati al loro comportamento.

AspettoProof of WorkProof of Stake
Risorsa centralelavoro computazionalecapitale messo in stake
Partecipanti tipiciminervalidatori
Produzione/validazionecompetizione computazionale + regole del protocolloselezione e attestazioni dei validatori
Penalizzazione economicacosti hardware ed energia, mancati ricaviperdita di ricompense e possibili penalità sullo stake
Esempio notoBitcoinEthereum

La tabella descrive i due modelli a livello concettuale. Le implementazioni reali sono molto più articolate.

Perché mining e criptovalute non sono sinonimi

Una delle semplificazioni più resistenti nelle guide alle criptovalute è l’idea che tutte le nuove unità vengano create attraverso il mining.

Non è così.

Il mining appartiene alle reti che utilizzano determinati meccanismi Proof of Work. Altre reti utilizzano Proof of Stake o sistemi differenti; inoltre un token può essere emesso secondo regole che non prevedono alcun mining.

Dire “le criptovalute vengono create con il mining” significa quindi prendere il modello Bitcoin e applicarlo a un ecosistema molto più eterogeneo.

A cosa servono le criptovalute

La risposta dipende dall’asset e dalla rete.

Per Bitcoin l’idea originaria è il trasferimento peer-to-peer di valore. In altri sistemi l’asset nativo serve anche a pagare le risorse necessarie per eseguire operazioni e applicazioni. Token differenti possono rappresentare diritti, accessi, strumenti utilizzati in protocolli finanziari o altre forme di valore digitale.

È quindi più utile chiedere “che funzione ha questa specifica criptoattività?” invece di cercare una funzione universale.

Trasferire valore e fare pagamenti

Una criptovaluta può essere utilizzata per trasferire valore fra indirizzi compatibili con la relativa rete.

Questo non significa però che sia automaticamente un buon sostituto di carta, bonifico o altri metodi di pagamento ecommerce.

Per un pagamento concreto contano almeno stabilità del valore, commissioni, velocità, semplicità per il cliente, possibilità di rimborso, gestione contabile, regolamentazione e accettazione da parte dell’esercente.

Un asset molto volatile può essere tecnicamente trasferibile ma poco pratico come unità con cui esprimere il prezzo di un prodotto.

Utilizzare applicazioni e servizi blockchain

Su reti programmabili come Ethereum, l’asset nativo non serve soltanto a essere trasferito da una persona all’altra.

Può essere necessario per pagare le operazioni eseguite dalla rete e interagire con smart contract e applicazioni decentralizzate.

Da qui nascono ecosistemi che comprendono finanza decentralizzata, marketplace, giochi, sistemi di identità, tokenizzazione e numerosi altri esperimenti.

L’esistenza di un caso d’uso, però, non dimostra automaticamente che un token abbia un valore sostenibile o che l’applicazione sia sicura.

Detenere e scambiare asset digitali

Una parte consistente dell’attività economica nel settore crypto riguarda compravendita e detenzione degli asset.

Qui il confine fra utilizzo tecnologico e esposizione finanziaria diventa evidente.

Il fatto che una rete abbia una funzione concreta non impedisce che il prezzo del relativo asset possa essere guidato anche da liquidità, aspettative, leva finanziaria, narrativa di mercato e speculazione.

Comprendere il protocollo aiuta quindi a sapere cosa stai osservando; non permette di prevedere automaticamente il prezzo futuro.

Tipi di criptovalute e criptoattività

Parlare genericamente di “crypto” può nascondere differenze enormi.

Una prima classificazione utile distingue l’asset nativo di una rete dai token creati sopra un’infrastruttura esistente e dagli asset che cercano di mantenere un riferimento stabile.

CategoriaCaratteristica centraleEsempio concettuale
Coin nativaappartiene direttamente alla reteBTC sulla rete Bitcoin
Tokenviene creato utilizzando un’altra piattaforma/protocollotoken emesso tramite smart contract
Stablecoinmira a mantenere il valore rispetto a un riferimentotoken collegato a una valuta ufficiale
NFTrappresenta un elemento non fungibile o con caratteristiche unichecertificato/token associato a un asset digitale
Utility/governance tokensvolge una funzione in un protocollo o ecosistemaaccesso, voto o utilizzo di servizi

Le categorie possono sovrapporsi e il nome commerciale utilizzato da un progetto non determina da solo la sua classificazione tecnica o giuridica.

Bitcoin e le coin native

Bitcoin è contemporaneamente il nome del protocollo/rete e, nell’uso comune, dell’asset BTC.

Una coin nativa è strettamente legata al funzionamento della propria rete e non è semplicemente un token creato tramite uno smart contract ospitato su un’altra blockchain.

Ether svolge un ruolo analogo nell’ecosistema Ethereum, pur all’interno di un’architettura e di un modello di consenso differenti.

Altcoin: cosa significa davvero

“Altcoin” è un termine storico e informale utilizzato per indicare criptovalute alternative a Bitcoin.

Ha utilità descrittiva limitata perché mette nello stesso gruppo progetti molto differenti: reti general purpose, privacy coin, meme coin, asset orientati ai pagamenti e molti altri.

Per capire un progetto è più utile analizzare rete, funzione, emissione, governance, sicurezza e modello economico piuttosto che fermarsi all’etichetta altcoin.

Coin e token: qual è la differenza

La distinzione più pratica è questa: una coin è normalmente l’asset nativo di una rete, mentre un token sfrutta l’infrastruttura di una rete esistente.

Un token su Ethereum, per esempio, può essere definito da uno smart contract e trasferito utilizzando l’infrastruttura Ethereum.

La differenza ha conseguenze concrete. Per effettuare un’operazione con un token potresti dover pagare le commissioni della rete utilizzando l’asset nativo della blockchain sottostante.

Stablecoin

Una stablecoin cerca di mantenere il proprio valore rispetto a un riferimento: spesso una valuta come dollaro o euro, ma possono esistere modelli differenti.

“Stable” non significa però garantita o priva di rischio.

La capacità di mantenere l’ancoraggio dipende dalla struttura. Possono contare la qualità e disponibilità delle riserve, il diritto al rimborso, l’affidabilità dell’emittente, la liquidità del mercato e il meccanismo utilizzato per stabilizzare il prezzo.

Nel quadro europeo MiCA assume inoltre particolare importanza la distinzione fra e-money token (EMT), collegati al valore di una singola valuta ufficiale, e asset-referenced token (ART), che mirano a mantenere un valore stabile facendo riferimento ad altri valori, diritti o combinazioni di questi.

NFT

Un NFT, Non-Fungible Token, rappresenta un elemento non fungibile: le singole unità non sono necessariamente intercambiabili fra loro come due unità dello stesso token fungibile.

Questo lo rende diverso da Bitcoin o da una stablecoin.

Dire che “gli NFT sono criptovalute” rischia quindi di confondere categorie differenti. Sono più correttamente un’altra possibile forma di token o criptoattività, con caratteristiche proprie e una classificazione giuridica che dipende dalla struttura concreta.

Perché le criptovalute hanno valore e perché il prezzo cambia

Non esiste una formula che determini il valore corretto di ogni criptoattività.

Per gli asset liberamente negoziati, il prezzo emerge dall’incontro tra domanda e offerta nei mercati in cui vengono scambiati.

Dietro quella domanda possono esserci motivazioni molto diverse: utilizzo della rete, aspettativa di crescita, scarsità programmata, speculazione, domanda di liquidità, utilizzo come collaterale o semplice interesse momentaneo.

Domanda, offerta e scarsità

Alcuni protocolli stabiliscono regole precise sulla creazione di nuove unità.

Bitcoin, per esempio, prevede un’offerta massima definita dal protocollo.

La scarsità da sola, però, non crea automaticamente valore. Un asset può essere molto raro e non avere domanda. Il prezzo nasce dall’interazione tra disponibilità e interesse effettivo del mercato.

Utilità e domanda della rete

Quando l’asset è necessario per utilizzare una rete, l’attività sull’infrastruttura può contribuire alla domanda.

Il rapporto non è però lineare.

Un protocollo tecnologicamente utile può avere un token con un’economia debole; al contrario, un asset può sperimentare forti aumenti di prezzo senza un corrispondente aumento dell’utilizzo reale.

Separare qualità della tecnologia e valutazione dell’asset evita molte conclusioni affrettate.

Liquidità e struttura del mercato

Un mercato molto liquido permette generalmente di comprare o vendere quantità significative con un impatto relativamente minore sul prezzo.

In mercati sottili, invece, pochi ordini possono produrre movimenti molto più ampi.

Questo è uno dei motivi per cui due asset definiti entrambi “criptovalute” possono avere profili di rischio radicalmente differenti.

Perché il prezzo può scendere quasi a zero

L’assenza di una garanzia pubblica o di un diritto economico sottostante per molti asset significa che la domanda può ridursi drasticamente.

Un protocollo può essere abbandonato, una vulnerabilità può distruggere la fiducia, la liquidità può sparire, la regolamentazione può influire sul mercato oppure l’interesse può semplicemente spostarsi altrove.

Per questo l’esistenza su blockchain non costituisce una garanzia di valore.

Come si comprano, si vendono e si conservano le criptovalute

In termini operativi esistono due problemi distinti: ottenere l’asset e decidere chi controllerà le chiavi necessarie a movimentarlo.

Puoi infatti acquistare una criptoattività attraverso un servizio e lasciarla in custodia allo stesso intermediario oppure trasferirla successivamente verso un wallet sotto il tuo controllo.

Le due scelte producono rischi differenti.

Exchange e crypto-asset service provider

Un exchange consente normalmente di scambiare criptoattività con altre crypto o, dove supportato, con valute ufficiali.

Nel mercato europeo non mi fermerei alla notorietà del marchio o alla qualità dell’interfaccia.

Il punto da verificare è chi fornisce realmente il servizio e con quale autorizzazione.

Il quadro MiCA prevede requisiti specifici per i prestatori di servizi per le criptoattività. Banca d’Italia mantiene una sezione dedicata ai soggetti operanti nel mercato MiCAR, mentre ESMA pubblica il registro MiCA europeo.

Essere autorizzati non elimina il rischio dell’asset. Significa però che stai distinguendo un operatore che rientra nel quadro previsto dalla normativa da un sito che potrebbe presentarsi come exchange senza possederne i requisiti.

Custodial e self-custody

Con un servizio custodial, l’intermediario controlla o gestisce per tuo conto le credenziali utilizzate per movimentare gli asset.

Il vantaggio può essere una maggiore semplicità operativa e la presenza di procedure di accesso e recupero dell’account.

Il rovescio della medaglia è che dipendi dall’infrastruttura, dalla sicurezza e dalla solidità del custodian.

Con la self-custody, invece, controlli direttamente le chiavi.

Riduci la dipendenza da un intermediario ma ti assumi una responsabilità molto maggiore: backup, conservazione della seed phrase, sicurezza del dispositivo e capacità di recuperare il wallet diventano problemi tuoi.

Non esiste quindi una scelta priva di compromessi.

Hot wallet e cold wallet

Un hot wallet opera su un ambiente collegato a Internet. È normalmente più pratico per operazioni frequenti, ma la superficie esposta a software malevolo, furto di credenziali o compromissione del dispositivo può essere maggiore.

Un cold wallet mantiene invece le chiavi in un ambiente progettato per ridurre l’esposizione online, per esempio attraverso hardware dedicato.

“Cold” non significa invulnerabile. Il dispositivo può essere perso o danneggiato, la recovery phrase può essere sottratta e una transazione sbagliata può comunque essere firmata.

La domanda corretta non è quindi “qual è il wallet più sicuro in assoluto?”, ma da quali rischi deve proteggermi e quali nuove responsabilità introduce?

Quali sono i rischi delle criptovalute

La parola “rischio” comprende problemi molto differenti. Ridurre tutto alla volatilità significa ignorare alcuni degli scenari più pericolosi.

RischioCosa può succedereControllo utile
Mercatoforte perdita di valorecapire la natura dell’asset e l’esposizione
Custodiaperdita o furto delle chiavibackup e procedure di custodia adeguate
Exchange/providerblocco, violazione o insolvenzaverificare operatore e modello di custodia
Phishingconsegna involontaria di credenziali o seedverificare dominio e richieste ricevute
Accountfurto delle credenziali di accessoautenticazione robusta
Smart contractbug o comportamento imprevistocomprendere il protocollo e il rischio tecnico
Stablecoinperdita dell’ancoraggioanalizzare struttura, emittente e riserve
Liquiditàimpossibilità di vendere al prezzo attesovalutare profondità e mercato
Operativoindirizzo/rete sbagliati, errori irreversibilicontrollare attentamente ogni transazione

Le autorità europee hanno ribadito che, anche con l’applicazione di MiCA, le tutele possono variare in base alla criptoattività e al servizio utilizzato. La raccomandazione centrale della comunicazione congiunta EBA, ESMA ed EIOPA è verificare, tra le altre cose, che il provider sia autorizzato nell’Unione europea.

Volatilità e rischio di perdita

Bitcoin e molte altre cripto possono registrare variazioni di prezzo molto più ampie rispetto alle principali valute ufficiali.

Un forte rialzo passato non impedisce una perdita futura e non costituisce una garanzia sulla capacità dell’asset di recuperare dopo un crollo.

Questa è la ragione per cui una guida informativa sulle criptovalute non dovrebbe trasformarsi in una lista di “migliori crypto da comprare”: significherebbe confondere comprensione del sistema e previsione dei mercati.

Phishing e furto delle credenziali

Gli utenti crypto sono bersagli particolarmente interessanti perché alcune operazioni possono essere difficili o impossibili da annullare.

Il criminale non deve necessariamente violare una blockchain. Può essere molto più semplice convincere l’utente a collegarsi a un sito imitazione, installare un’app falsa o comunicare la seed phrase.

Il meccanismo è lo stesso approfondito nella guida sul phishing e sui siti fraudolenti: l’attacco cerca spesso di ottenere una decisione sbagliata dall’utente, non di rompere la crittografia.

Un presunto servizio di supporto che chiede la recovery phrase è un segnale sufficiente per interrompere la procedura.

Protezione dell’account e 2FA

Se utilizzi un exchange custodial, oltre alla sicurezza della piattaforma conta quella del tuo account.

Una password unica e robusta è il punto di partenza. Quando il provider lo consente, anche l’autenticazione a due fattori aggiunge un livello di protezione.

Va però ricordato che non tutti i metodi 2FA resistono allo stesso modo al phishing. Un codice OTP può essere sottratto in tempo reale da una pagina fraudolenta; tecnologie basate su FIDO/WebAuthn hanno proprietà diverse.

La sicurezza concreta dipende quindi dall’intera catena: provider, account, dispositivo, metodo di autenticazione e comportamento dell’utente.

Smart contract e protocolli

Quando utilizzi servizi decentralizzati non stai assumendo soltanto il rischio del prezzo dell’asset.

Stai affidando una parte dell’operazione al codice.

Una vulnerabilità nello smart contract, un errore nella logica economica, un’oracle compromesso o un meccanismo di governance problematico possono generare perdite anche se la blockchain sottostante continua a funzionare normalmente.

“È sulla blockchain” non equivale quindi a “non può rompersi”.

Stablecoin e depeg

Una stablecoin mira a mantenere un valore stabile, ma l’ancoraggio può essere perso.

Questo fenomeno viene spesso chiamato depeg.

La probabilità e la gravità dipendono dal modello: riserve, liquidità, capacità di rimborso, qualità degli asset sottostanti, struttura legale ed eventuali meccanismi algoritmici.

La stabilità è quindi un obiettivo del sistema, non una proprietà matematica garantita dal nome.

Le criptovalute sono anonime?

“Le criptovalute sono anonime” è un’altra semplificazione da evitare.

Su molte blockchain pubbliche le transazioni sono visibili e possono essere analizzate da chiunque. Ciò che normalmente compare nel registro non è il nome e cognome dell’utente, ma indirizzi e dati della transazione.

Questo modello viene descritto più correttamente come pseudonimato.

Pseudonimato e anonimato

Un indirizzo blockchain può non contenere direttamente l’identità civile del proprietario.

Se però quell’indirizzo viene collegato a una persona attraverso un exchange, una pubblicazione online, un pagamento, un’indagine o altre informazioni, la cronologia pubblica può diventare molto più significativa.

Banca d’Italia ha evidenziato proprio come l’analisi delle blockchain pubbliche possa consentire il clustering degli indirizzi e, quando sono disponibili ulteriori informazioni, contribuire alla loro associazione con identità reali.

Privacy, anonimato e decentralizzazione sono quindi tre concetti diversi.

Cosa rimane visibile sulla blockchain

Dipende dalla rete, ma una blockchain pubblica può rendere osservabili dati come indirizzi coinvolti, importi, timestamp, identificativo della transazione e interazioni con smart contract.

Una volta pubblicati, questi elementi possono rimanere disponibili per molto tempo.

L’assenza del nome nel registro non dovrebbe quindi essere confusa con l’assenza di tracce.

Criptovalute, euro e stablecoin: cosa cambia

Mettere a confronto questi tre sistemi permette di capire perché l’espressione “moneta digitale” sia troppo generica.

CaratteristicaEuroBitcoin e crypto similiStablecoin privata
Emittente/garante pubblicoNoNo, salvo struttura prevista dalla normativa
Valore nominale stabile in euroNoÈ l’obiettivo se ancorata all’euro
Corso legale nell’area euroNoNo
Prezzo determinato liberamente dal mercatoNon nel rapporto 1 € = 1 €Dovrebbe oscillare vicino al riferimento
Registro blockchain necessarioNoDipende dalla reteGeneralmente DLT/blockchain
Rischio emittentelegato al sistema monetario pubblicospesso non esiste un emittente tradizionalepuò essere rilevante
Rischio di depegNo rispetto all’euro stessoconcetto non applicabile nello stesso senso

L’euro digitale, se introdotto, rappresenterebbe un’altra categoria ancora.

La BCE lo descrive come moneta della banca centrale, quindi non come criptovaluta o stablecoin privata.

Il fatto che due strumenti siano digitali non significa che abbiano la stessa struttura economica, giuridica o tecnologica.

Le criptovalute sono legali e come sono regolamentate nell’Unione europea

In Italia e nell’Unione europea possedere o utilizzare criptoattività non è in generale vietato, ma il settore non può più essere descritto correttamente come un territorio completamente privo di regolamentazione.

Il riferimento centrale è il Regolamento MiCA — Markets in Crypto-Assets, che ha creato un quadro armonizzato europeo per specifiche criptoattività, emittenti e prestatori di servizi.

È però importante capire anche il limite della frase precedente: MiCA non trasforma ogni criptoattività in un prodotto garantito e non copre automaticamente qualsiasi attività digitale che venga chiamata “crypto”.

Cosa disciplina MiCA

Il testo ufficiale del Regolamento MiCA disciplina, tra le altre cose, emissione e offerta di determinate criptoattività, requisiti informativi, token che cercano di mantenere un valore stabile e prestatori di servizi per le criptoattività.

Il regolamento distingue in particolare gli e-money token, gli asset-referenced token e le altre criptoattività rientranti nel relativo perimetro.

Alcuni strumenti digitali possono invece ricadere in altre normative finanziarie o essere esclusi dal perimetro MiCA in base alle loro caratteristiche.

È quindi il funzionamento reale dell’asset, non il modo in cui viene commercializzato, a contare.

Cosa sono i CASP

CASP significa Crypto-Asset Service Provider.

Sono soggetti che forniscono determinati servizi relativi alle criptoattività, per esempio custodia e amministrazione, gestione di piattaforme di negoziazione o alcuni servizi di scambio e trasferimento previsti dal regolamento.

Il periodo transitorio italiano è terminato: per questo oggi la verifica dell’operatore non dovrebbe basarsi su un vecchio riferimento a registrazioni precedenti o sulla sola dichiarazione presente nel footer del sito.

Puoi controllare la sezione MiCAR della Banca d’Italia e il registro pubblicato da ESMA.

Regolamentato non significa privo di rischio

Questa distinzione merita di essere esplicita.

Un provider può essere autorizzato e l’asset che acquisti può comunque perdere una parte molto ampia del proprio valore.

Una stablecoin regolamentata può presentare rischi differenti da Bitcoin. Un servizio custodial può essere sottoposto a requisiti normativi, ma ciò non rende irrilevanti sicurezza dell’account e modello di custodia.

Autorizzazione del provider, rischio operativo e rischio economico dell’asset sono tre livelli differenti.

Come valutare un servizio crypto prima di usarlo

Non serve diventare esperti di crittografia per fare alcune verifiche essenziali.

La prima domanda non dovrebbe essere “quanto promette di rendere?”, ma chi gestisce il servizio e quale operazione sto realmente autorizzando?

VerificaCosa controllareSegnale problematico
Identitàsocietà, sede, contatti, soggetto contrattualeidentità vaga o difficilmente verificabile
Autorizzazioneregistri ufficiali applicabili“licenza” dichiarata senza riscontro
Custodiachi controlla le chiavicondizioni poco chiare
Prelievomodalità, tempi, limiti e commissioniostacoli inattesi al ritiro
Costispread, fee, conversione e reteprezzo finale non comprensibile
Sicurezza account2FA, recovery, gestione dispositivisola password o procedure deboli
Comunicazionerischi e condizioni spiegati chiaramenteguadagni garantiti o rischio minimizzato
Indirizzo webdominio e applicazione ufficialilink ricevuti via messaggi non verificati

Un altro criterio è separare sempre la sicurezza dell’intermediario dalla qualità dell’asset.

Un exchange ben progettato non rende automaticamente buona una criptovaluta; una rete tecnicamente interessante non rende automaticamente affidabile il sito attraverso cui la stai acquistando.

Domande frequenti sulle criptovalute

Le criptovalute sono soldi veri?

Dipende da cosa intendi per “soldi”.

Una criptovaluta può avere un prezzo di mercato ed essere accettata volontariamente per alcuni pagamenti, ma nell’area euro non equivale alla moneta legale emessa nel sistema monetario pubblico.

Molte criptoattività non svolgono inoltre in modo stabile tutte le funzioni tipiche della moneta.

Per questo “asset digitale” o “criptoattività” è spesso una definizione più precisa.

Bitcoin e criptovaluta sono la stessa cosa?

No.

Bitcoin è una specifica rete e una specifica criptoattività. “Criptovaluta” identifica una categoria molto più ampia.

Dire Bitcoin = criptovalute sarebbe un po’ come usare il nome di un singolo sistema per indicare l’intero settore.

Tutte le criptovalute usano la blockchain?

Blockchain è la forma di distributed ledger più conosciuta nel settore, ma non bisogna assumere che tutte le criptoattività utilizzino la stessa struttura o funzionino come Bitcoin.

Anche la normativa europea utilizza il concetto più generale di tecnologia a registro distribuito o tecnologia analoga.

Quando analizzi un asset è quindi meglio verificare la rete concreta su cui esiste.

Tutte le criptovalute vengono create con il mining?

No.

Il mining è associato a sistemi Proof of Work come Bitcoin. Altre reti utilizzano Proof of Stake o altri meccanismi, mentre molti token vengono emessi secondo regole differenti e non richiedono mining.

Un crypto wallet contiene realmente le criptovalute?

Non nel senso in cui un portafoglio fisico contiene banconote.

Il wallet gestisce le chiavi e le informazioni necessarie a controllare e movimentare asset rappresentati sulla rete.

È una distinzione tecnica importante perché spiega perché perdere una chiave o una recovery phrase può essere molto più grave che perdere la password di un normale account recuperabile.

È possibile perdere definitivamente le criptovalute?

Sì, soprattutto in self-custody.

Se perdi le credenziali necessarie e non possiedi un backup valido, potrebbe non esistere un’autorità centrale capace di ripristinare l’accesso.

Con servizi custodial il recupero può funzionare diversamente perché esiste un account gestito dal provider.

Le transazioni in criptovaluta possono essere annullate?

Molte reti non prevedono un meccanismo equivalente al chargeback di una carta.

Dopo che una transazione è stata confermata o finalizzata secondo le regole della rete, recuperare l’asset può richiedere la collaborazione del destinatario o risultare impossibile.

Prima di inviare asset è quindi essenziale controllare indirizzo, rete e importo.

Le criptovalute sono sicure?

La domanda è troppo ampia per avere una risposta sì/no.

Una rete può avere un protocollo molto robusto mentre il wallet dell’utente viene compromesso. Un exchange può utilizzare ottime misure tecniche mentre l’asset perde il 70% del proprio valore. Uno smart contract può avere una vulnerabilità pur funzionando sopra una blockchain sicura.

Bisogna separare sicurezza della rete, sicurezza della custodia, sicurezza dell’applicazione e rischio economico.

Le criptovalute sono anonime?

Non necessariamente.

Molte blockchain sono pubbliche e consentono di seguire i movimenti tra indirizzi. Gli indirizzi sono pseudonimi, ma possono essere collegati a identità reali attraverso dati esterni.

Esistono tecnologie progettate con caratteristiche di privacy differenti, quindi il livello di tracciabilità dipende dal sistema concreto.

Le criptovalute possono essere usate per pagare?

Sì, quando chi riceve il pagamento le accetta e l’infrastruttura lo consente.

Questo non significa che siano sempre il metodo più conveniente. Volatilità, commissioni, tempi di conferma, gestione dei rimborsi e complessità operativa possono renderle meno adatte rispetto ai sistemi di pagamento tradizionali in molti scenari.

Conclusione

Per capire le criptovalute non serve partire dal prezzo di Bitcoin e nemmeno da quale token potrebbe salire domani.

Serve capire chi controlla cosa.

La rete stabilisce le regole. Il meccanismo di consenso permette ai partecipanti di concordare sullo stato corretto. La crittografia consente di autorizzare e verificare determinate operazioni. Il wallet gestisce le credenziali con cui eserciti il controllo. Il mercato, infine, determina quanto altri soggetti sono disposti a pagare per l’asset.

Una volta separati questi livelli diventano più facili da leggere anche i rischi.

Una blockchain robusta non protegge da una seed phrase consegnata a un truffatore. Un provider autorizzato non impedisce a un asset di perdere valore. Una stablecoin non è priva di rischio perché contiene la parola “stable”. E una criptovaluta non diventa automaticamente denaro soltanto perché può essere trasferita da una persona all’altra.

È questa la distinzione da conservare: tecnologia, custodia, regolamentazione e valore economico sono parti dello stesso ecosistema, ma rispondono a problemi diversi.