Google sta dando agli utenti un controllo maggiore sulle fonti che desiderano vedere nella Ricerca. Con Preferred Sources, o Fonti preferite, una persona può indicare i siti e i publisher che considera particolarmente interessanti e aumentare così la probabilità di incontrarne i contenuti in alcune esperienze di Google Search.
La novità più interessante per chi gestisce un sito arriva dall’aggiornamento della documentazione Google Search Central sulle Preferred Sources del 20 agosto 2026: Google mette ora a disposizione dei publisher un pulsante interattivo ufficiale da integrare direttamente nelle proprie pagine.
Il lettore può utilizzarlo per aggiungere il dominio alle proprie fonti preferite e, completata l’operazione, tornare alla pagina che stava visitando.
Per editori, blog, siti verticali e progetti che producono regolarmente contenuti, Preferred Sources introduce quindi un nuovo punto di contatto tra audience, Search e brand.
Ma è importante capire bene cosa fa e, soprattutto, cosa non fa.
Cosa sono le Preferred Sources di Google
Preferred Sources è una funzione attraverso la quale gli utenti possono indicare a Google le fonti che desiderano privilegiare nella propria esperienza di ricerca.
Quando un utente seleziona un sito come fonte preferita, Google afferma che i contenuti di quel sito hanno maggiori probabilità di apparire in Top Stories, quando sono pertinenti alla ricerca, accompagnati dal badge che identifica la fonte preferita.
La preferenza non trasforma però il dominio in una fonte universalmente privilegiata.
È una scelta effettuata dal singolo utente e modifica la sua esperienza personale.
Questo punto è essenziale dal punto di vista SEO: Preferred Sources non è un nuovo fattore di ranking generale dichiarato da Google e non garantisce automaticamente maggiore visibilità per qualsiasi query.
La documentazione ufficiale sulle Preferred Sources parla invece di una maggiore probabilità che i contenuti della fonte selezionata vengano mostrati all’utente che ha espresso quella preferenza.
Dove possono apparire le fonti preferite di Google
Google indica tre aree principali nelle quali la preferenza può avere effetto:
- Top Stories;
- AI Mode;
- AI Overviews.
Per Top Stories la funzione Preferred Sources è disponibile globalmente nelle lingue supportate dalla Ricerca Google.
Per AI Mode e AI Overviews, le fonti preferite possono essere utilizzate nei paesi e nelle lingue in cui queste esperienze sono disponibili.
Questo rende la funzione interessante anche nell’evoluzione della ricerca basata sull’intelligenza artificiale.
Non significa che selezionare un sito garantisca una citazione in un AI Overview. Significa invece che, per l’utente che ha espresso la preferenza, Google può evidenziare contenuti provenienti da quella fonte nelle esperienze AI supportate.
Chi può essere aggiunto a Google Preferred Sources
Google specifica un requisito importante: sono eleggibili domini e sottodomini, non singole directory.
Un dominio come example.com può quindi essere una fonte.
Anche un sottodominio come news.example.com può esserlo.
Una directory come example.com/blog, invece, non può essere trattata come fonte indipendente.
Il sito deve inoltre essere disponibile nello strumento Source Preferences di Google. Prima di costruire una CTA dedicata conviene quindi controllare che il dominio possa essere trovato nel sistema.
Il nuovo pulsante Google Preferred Sources per i publisher
La vera novità dell’aggiornamento del 20 agosto è la possibilità di integrare sul sito un pulsante JavaScript interattivo gestito attraverso la libreria ufficiale di Google.
L’obiettivo è eliminare parte dell’attrito del vecchio flusso basato esclusivamente sul collegamento alla pagina delle preferenze.
Il visitatore può avviare la procedura dal sito del publisher e, una volta completata, ritornare al contenuto da cui era partito.
Google propone tre modalità:
- pulsante JavaScript standard;
- implementazione JavaScript avanzata con design personalizzato;
- deeplink verso lo strumento delle preferenze.
La prima è quella raccomandata da Google per l’esperienza utente più semplice.

Come aggiungere il pulsante Google Preferred Sources
L’implementazione standard richiede due elementi.
Nel documento HTML deve essere caricata la libreria ufficiale:
<script async src="https://news.google.com/swg/js/v1/publisher.js"></script>
Nel punto della pagina in cui vuoi visualizzare il pulsante inserisci:
<div google-add-preferred-source-btn></div>
La libreria individua l’elemento e genera il pulsante.
Google lo localizza automaticamente in base alla lingua del browser dell’utente.
È possibile anche specificare manualmente tema e lingua.
Per esempio:
<div google-add-preferred-source-btn data-theme="dark"></div>
imposta il tema scuro.
Google documenta anche l’attributo data-lang per sovrascrivere la lingua rilevata automaticamente.
Come aggiungere Preferred Sources a WordPress
Su WordPress l’integrazione di Google Preferred Sources non richiede necessariamente un plugin dedicato.
Il principio è semplice: lo script deve essere caricato correttamente e il contenitore del pulsante deve trovarsi nel punto in cui vuoi mostrare la CTA.
Una soluzione pulita consiste nel caricare lo script attraverso il tema child o un plugin personalizzato, evitando modifiche dirette al tema parent.
Per esempio:
add_action( 'wp_enqueue_scripts', function() {
wp_enqueue_script(
'google-preferred-sources',
'https://news.google.com/swg/js/v1/publisher.js',
array(),
null,
array(
'strategy' => 'async',
'in_footer' => false,
)
);
} );
Nel template o nel componente in cui vuoi mostrare il pulsante puoi poi inserire:
<div google-add-preferred-source-btn></div>
Prima di utilizzare questo esempio in produzione è comunque opportuno verificarlo rispetto alla versione di WordPress, al tema e al sistema di ottimizzazione JavaScript utilizzati dal sito.
Plugin di performance, sistemi di delay JavaScript e Content Security Policy possono infatti modificare il caricamento degli script esterni.
L’obiettivo non è semplicemente “far comparire un bottone”, ma preservare il flusso previsto dalla libreria ufficiale.

Dove posizionare il pulsante sul sito
Google non impone una posizione unica.
Dal punto di vista editoriale, però, la CTA ha senso nei punti in cui il lettore ha già sviluppato un rapporto con il contenuto o con il brand.
Possibili placement sono:
- fine articolo;
- area autore;
- sidebar editoriale;
- pagina newsletter;
- area dedicata ai canali attraverso cui seguire il sito;
- footer, se non diventa una CTA invisibile tra decine di link.
Per un blog editoriale, la fine dell’articolo è spesso un contesto naturale: l’utente ha appena letto il contenuto e può decidere se desidera incontrare più spesso quella fonte nella propria esperienza Google.
È preferibile evitare pattern aggressivi o interruzioni invasive della lettura. Preferred Sources dovrebbe essere una scelta consapevole dell’utente, non un ostacolo da superare.
È possibile personalizzare il pulsante?
Sì.
Oltre alla modalità standard, Google documenta un’implementazione avanzata che permette di collegare il flusso Preferred Sources a elementi personalizzati dell’interfaccia.
Sono previste implementazioni tramite ES Module e tramite script tradizionale con callback.
Questa modalità è indicata quando il sito dispone di un proprio design system e vuole integrare la funzione senza utilizzare il badge standard.
L’aspetto importante è mantenere il flusso ufficiale anziché tentare di simulare la selezione della fonte con un semplice elemento grafico.
La documentazione Google dedicata alle Preferred Sources resta quindi il riferimento tecnico da controllare prima dell’implementazione.
L’alternativa senza JavaScript: il deeplink
Se il CMS o l’infrastruttura non permettono l’implementazione JavaScript, Google supporta anche un deeplink.
Il formato documentato utilizza il dominio come parametro della pagina Source Preferences.
Questo collegamento può essere utilizzato non soltanto sul sito, ma anche in:
- newsletter;
- social media;
- campagne dedicate alla community;
- pagine editoriali;
- immagini cliccabili.
È una soluzione più semplice rispetto al nuovo pulsante interattivo, ma porta l’utente fuori dalla pagina per completare la selezione.
Il nuovo sistema JavaScript nasce proprio per rendere il passaggio più fluido.
Preferred Sources migliora il ranking SEO?
Non esiste nella documentazione ufficiale di Google una dichiarazione secondo cui essere selezionati come Preferred Source migliori il ranking organico generale di un dominio.
Presentare la funzione come un nuovo “fattore SEO” sarebbe quindi scorretto.
Google Preferred Sources opera sulla personalizzazione dell’esperienza del singolo utente, non sul ranking generale del dominio.
Il valore strategico è diverso.
Un publisher può rendere più semplice per il proprio pubblico dichiarare esplicitamente a Google di voler incontrare più spesso i suoi contenuti nelle superfici supportate.
Per questo la funzione va interpretata più come uno strumento di audience relationship dentro l’ecosistema Search che come una tecnica tradizionale di posizionamento SEO su Google.
Google Preferred Sources e AI Overviews
L’estensione della funzione ad AI Overviews e AI Mode merita attenzione perché aggiunge una dimensione nuova alla relazione tra publisher e ricerca generativa.
Google dichiara che una fonte scelta dall’utente può essere evidenziata con il badge “preferred” nelle esperienze AI supportate.
Non ne consegue che il publisher ottenga automaticamente citazioni o visibilità per ogni risposta generativa.
Restano fondamentali la pertinenza del contenuto e il funzionamento dei sistemi di Google.
La preferenza dell’utente costituisce invece un ulteriore segnale di personalizzazione dell’esperienza.
Per chi lavora sulla visibilità nella ricerca AI, la distinzione è importante: Preferred Sources non sostituisce contenuti utili, scansione da parte di Googlebot, indicizzazione, SEO tecnica o autorevolezza editoriale.
Li affianca con un meccanismo esplicito di preferenza dell’audience.
Preferred Sources può essere interessante anche per siti piccoli?
La funzione non va interpretata esclusivamente come strumento per grandi testate.
Google parla di siti e publisher selezionabili dagli utenti e il sistema opera a livello di dominio o sottodominio.
Per un sito verticale con un pubblico fedele, una CTA Google Preferred Sources può quindi avere senso anche senza le dimensioni di una grande testata.
Il criterio corretto non è “quanto è grande il sito?”, ma piuttosto:
esiste un pubblico che potrebbe voler ritrovare questo publisher più facilmente nella propria esperienza Google?
Se la risposta è sì, il pulsante merita almeno una valutazione.
Cosa controllare prima dell’implementazione
Prima di inserire il pulsante su tutte le pagine conviene eseguire alcuni controlli.
Verifica innanzitutto che il dominio sia disponibile nello strumento Preferred Sources di Google.
Controlla poi:
- caricamento corretto della libreria Google;
- compatibilità con cookie manager e Content Security Policy;
- eventuali ottimizzazioni o ritardi JavaScript;
- visualizzazione desktop e mobile;
- tema chiaro e scuro;
- comportamento del pulsante dopo l’interazione;
- ritorno corretto alla pagina di origine;
- impatto sulle performance;
- accessibilità della CTA nel contesto del layout.
Su WordPress è inoltre opportuno evitare di inserire lo script manualmente in decine di articoli. Una gestione centralizzata nel tema child o in un componente dedicato rende l’implementazione più facile da mantenere.
Cosa non fare con Preferred Sources
La disponibilità di una nuova funzione Google porta inevitabilmente a interpretazioni eccessive.
Meglio evitare almeno quattro errori.
Non presentarla come fattore di ranking
Google non la descrive come un nuovo fattore generale di ranking.
Non promettere presenza negli AI Overviews
Una preferenza non equivale a una garanzia di inclusione nelle risposte AI.
Non confonderla con l’indicizzazione
Aggiungere il pulsante non aiuta una pagina non indicizzata a entrare automaticamente nell’indice Google.
Per questo problema occorre lavorare su crawling, indicizzazione del sito su Google e qualità tecnica del sito.
Non sostituire la strategia editoriale con una CTA
Un utente sceglie una fonte perché la considera utile. Il pulsante può facilitare quella scelta, ma non crea da solo autorevolezza, qualità o fedeltà.
Come integrare Preferred Sources in una strategia SEO
L’utilità maggiore emerge quando la funzione viene inserita in un ecosistema già strutturato.
Il sito dovrebbe continuare a lavorare su:
- crawling e indicizzazione;
- qualità e originalità dei contenuti;
- architettura informativa;
- internal linking;
- SEO tecnica;
- riconoscibilità del brand;
- contenuti aggiornati quando il topic lo richiede;
- immagini e video utili;
- relazione diretta con l’audience.
Google Preferred Sources aggiunge un livello ulteriore: permette al lettore di esprimere direttamente una preferenza all’interno dell’ecosistema Google.
Per publisher e siti editoriali è quindi una funzione da considerare, senza attribuirle capacità che Google non dichiara.
Conclusione
Google Preferred Sources rende più esplicito il rapporto tra pubblico, publisher e risultati personalizzati della Ricerca.
L’aggiornamento del 20 agosto 2026 rende la funzione particolarmente interessante per i proprietari di siti perché introduce un pulsante interattivo ufficiale che può essere integrato direttamente nelle pagine.
L’implementazione standard richiede poche righe, mentre siti con esigenze grafiche più avanzate possono utilizzare l’integrazione personalizzata o il deeplink.
Il punto strategico, però, è ancora più importante del codice: Preferred Sources non è una scorciatoia per il ranking. È uno strumento che permette a un pubblico già interessato di dichiarare a Google quali fonti desidera incontrare più facilmente.
Per un sito che pubblica contenuti originali e costruisce nel tempo una propria audience, vale quindi la pena verificarne l’idoneità e valutare una CTA discreta e coerente con il layout.