Google ha completato l’August Spam Update, un aggiornamento dei sistemi automatici utilizzati per individuare pratiche che violano le spam policy della Ricerca. Il rollout ha riguardato tutte le lingue e tutte le località ed è durato 2 giorni e 16 ore, secondo il Google Search Status Dashboard.

La parte importante, però, non è soltanto sapere che è iniziato un nuovo aggiornamento. È capire che cosa Google ha realmente comunicato, che cosa possiamo osservare nei dati e che cosa invece sarebbe prematuro attribuire all’update.

Al momento non esiste, per esempio, una conferma ufficiale che Google stia conducendo una specifica operazione contro i contenuti generati con l’intelligenza artificiale. Non è stato neppure annunciato un nuovo insieme di spam policy. Google ha definito questo rollout un normale spam update, quindi un miglioramento dei sistemi che applicano regole già esistenti.

Per questo, se il traffico del tuo sito si sta muovendo, la domanda corretta non è subito “Google mi ha penalizzato?”. Prima bisogna stabilire se esiste davvero un’anomalia, quali pagine e query sono coinvolte e se il pattern è compatibile con un sistema antispam.

Stato dell’articolo: aggiornato dopo la conclusione del rollout. Google ha chiuso ufficialmente l’aggiornamento il 21 agosto. Le conclusioni su vincitori, perdenti e categorie maggiormente interessate verranno aggiunte soltanto quando esisteranno dati post-rollout sufficienti per distinguere pattern reali da semplici oscillazioni.

August Spam Update: cosa ha annunciato realmente Google

Le informazioni ufficiali disponibili sono poche, ma abbastanza chiare.

ElementoStato attuale
Tipo di aggiornamentoSpam update
Copertura geograficaGlobale
LingueTutte
Stato rolloutCompletato
Durata effettiva2 giorni e 16 ore
Nuove spam policy annunciateNo
Percentuale di query interessateNon comunicata
Target specifico dichiarato pubblicamenteAlcune spam policy; link spam e site reputation abuse esplicitamente esclusi

Il Search Status Dashboard conferma che il rollout globale è stato completato il 21 agosto, mentre Google Search Central lo ha definito un “normal spam update”.

Questo dettaglio cambia il modo in cui conviene interpretarlo.

Un dettaglio successivamente confermato restringe però il perimetro dell’aggiornamento: secondo le informazioni fornite da Google a Search Engine Roundtable, l’August Spam Update non prende di mira il link spam né la site reputation abuse policy. Google ha inoltre precisato che alcune altre spam policy non fanno parte di questo specifico aggiornamento, senza però fornire un elenco completo. Questo significa che non possiamo ancora identificare con certezza quali categorie siano state rafforzate, ma possiamo escludere almeno queste due aree dalla diagnosi specifica del rollout.

Uno spam update non è la stessa cosa di un core update

Un core update riguarda cambiamenti ampi nei sistemi con cui Google valuta e ordina i risultati. Un spam update, invece, riguarda miglioramenti nei sistemi automatici utilizzati per identificare comportamenti contrari alle spam policy.

Google spiega che i propri sistemi antispam funzionano continuamente e che, quando vengono introdotti miglioramenti abbastanza rilevanti, questi vengono annunciati come spam update. Fra questi sistemi Google cita anche SpamBrain, il proprio sistema basato sull’intelligenza artificiale per la prevenzione dello spam.

John Mueller ha chiarito ulteriormente questo meccanismo: molti sistemi di Google si aggiornano continuamente, spesso in modo automatico, mentre gli aggiornamenti vengono annunciati quando Google introduce cambiamenti più ampi o significativi. L’annuncio di uno spam update, quindi, non significa che il rilevamento dello spam inizi con il rollout e termini quando questo viene chiuso. Indica piuttosto un cambiamento sufficientemente rilevante nei sistemi da meritare una comunicazione pubblica. (Search Engine Roundtable)

Mueller ha aggiunto un’altra precisazione utile dopo la conclusione del rollout: l’annuncio pubblico di un Search update serve principalmente a dare trasparenza ai proprietari dei siti, non necessariamente a fornire una nuova istruzione operativa. Se Google introduce qualcosa che richiede un’azione specifica da parte dei publisher, tende invece a documentarlo separatamente attraverso policy, Help Center, documentazione o Search Central Blog. È quindi sbagliato interpretare il semplice nome “spam update” come prova che una determinata tecnica o una specifica policy sia stata il bersaglio dell’aggiornamento, come riportato da Search Engine Roundtable.

Questo non significa necessariamente che ogni sito che perde traffico abbia commesso una violazione. Significa piuttosto che, se un calo consistente coincide realmente con l’aggiornamento, le spam policy diventano una delle ipotesi da verificare.

Google non ha annunciato nuove regole

Questo punto merita di essere chiarito perché è facile confondere un aggiornamento dei sistemi con una modifica delle policy.

Al momento Google non ha presentato una nuova categoria di spam insieme all’August Spam Update. Anche Search Engine Journal rileva che non è stato pubblicato un nuovo set di regole o un blog post dedicato che modifichi le policy esistenti.

GOOGLE_CONFIRMED: è un normale spam update.

GOOGLE_CONFIRMED: riguarda tutte le lingue e località.

GOOGLE_CONFIRMED: il rollout richiederà alcuni giorni.

NON CONFERMATO: quale specifica tipologia di spam sia stata migliorata o pesata maggiormente.

Questa distinzione va mantenuta per tutto il rollout.

Cosa colpisce realmente un Google Spam Update

Google mantiene una pagina specifica dedicata alle spam policy della Ricerca. Le policy descrivono comportamenti che possono portare una pagina o un intero sito a perdere visibilità o, nei casi più seri, a non apparire nei risultati.

Fra le pratiche documentate troviamo, per esempio:

  • scaled content abuse;
  • cloaking;
  • doorway abuse;
  • expired domain abuse;
  • keyword stuffing;
  • scraping abusivo;
  • hidden text e hidden links;
  • site reputation abuse;
  • link spam;
  • pratiche ingannevoli o malevole.

Questo elenco non significa che l’August Spam Update stia intervenendo contemporaneamente su tutte queste aree.

È semplicemente il perimetro di policy all’interno del quale va condotto un audit se un sito mostra un calo compatibile con un sistema antispam.

Qui sta una differenza importante rispetto a molte analisi pubblicate nelle prime ore di un update: conoscere le policy esistenti non ci permette ancora di sapere quale segnale sia cambiato nel sistema.

L’August Spam Update colpisce i contenuti generati con l’AI?

Non abbiamo prove per dirlo.

Google non considera automaticamente spam un contenuto perché è stato creato o assistito da un sistema di intelligenza artificiale.

La sua documentazione sull’uso della generative AI nei contenuti chiarisce che questi strumenti possono essere utilizzati, per esempio, per ricerca e organizzazione del contenuto. Il problema emerge quando vengono utilizzati per produrre molte pagine senza valore aggiunto con l’obiettivo principale di manipolare i risultati.

La distinzione decisiva è quindi:

AI content ≠ scaled content abuse.

Confronto tra uso editoriale dell'AI e produzione su scala con scarso valore e rischio di scaled content abuse
L’AI non determina da sola il rischio: contano finalità, processo editoriale, scala e valore reale offerto all’utente.

Quando la produzione su scala può diventare spam

Google definisce lo scaled content abuse come la creazione di molte pagine principalmente allo scopo di manipolare il ranking invece di aiutare gli utenti. La produzione può avvenire tramite automazione, persone o una combinazione dei due metodi.

Questo significa che il problema non è lo strumento utilizzato.

Un sito potrebbe creare migliaia di pagine mediocri con persone, AI o processi misti e trovarsi comunque nello stesso scenario. Al contrario, utilizzare strumenti generativi all’interno di un processo editoriale che aggiunge ricerca, verifica, esperienza, analisi o un vero valore originale non coincide automaticamente con la violazione.

Anche la guida ufficiale di Google sulle funzionalità generative avverte di non creare una pagina diversa per ogni possibile variazione o fan-out query soltanto per manipolare ranking o risposte generative: una strategia di questo tipo può rientrare nello scaled content abuse.

Per chi produce molti contenuti, il controllo utile diventa quindi:

“Questa pagina esisterebbe comunque se non ci fosse una keyword da intercettare?”

Se la risposta è no per centinaia o migliaia di URL quasi intercambiabili, il problema è molto più serio della presenza della parola “AI” nel workflow editoriale.

Sul tema abbiamo approfondito anche la differenza fra SEO e visibilità nelle risposte generative nella guida alla Generative Engine Optimization.

Link spam e site reputation abuse: cosa sappiamo davvero

Qui dobbiamo separare una dichiarazione pubblica ufficiale da un’informazione attribuita a Google attraverso una fonte specialistica.

Barry Schwartz di Search Engine Roundtable riferisce che Google gli ha indicato che questo specifico rollout non è un link spam update e non è rivolto alla site reputation abuse policy. L’informazione non compare però nel Search Status Dashboard pubblico.

La classificazione corretta è quindi:

THIRD_PARTY_OBSERVED / GOOGLE-ATTRIBUTED

e non:

GOOGLE_CONFIRMED tramite documentazione pubblica.

È una differenza apparentemente piccola, ma importante quando dobbiamo decidere cosa fare su un sito reale.

C’è però una novità successiva al rollout che riguarda questa policy e che va tenuta separata dall’August Spam Update. Google ha annunciato che dal 30 agosto le manual action per site reputation abuse non saranno applicate agli utenti nello Spazio Economico Europeo (EEA). La decisione arriva nel contesto del confronto con la Commissione europea sul Digital Markets Act e non significa che Google abbia incluso questa pratica nell’August Spam Update: al contrario, per questo specifico rollout la site reputation abuse era stata indicata fra le aree escluse. La modifica riguarda quindi il modo in cui questa policy viene applicata nell’EEA, non il perimetro dell’aggiornamento algoritmico di agosto, come riportato da Reuters.

Non iniziare un disavow soltanto perché l’update contiene la parola “spam”

Il nome dell’aggiornamento non è sufficiente per concludere che il problema riguardi i backlink.

Google distingue esplicitamente i normali spam update dai link spam update, che hanno un comportamento specifico: quando un sistema neutralizza il vantaggio prodotto da link spam, quel beneficio non viene semplicemente recuperato rimuovendo i link.

Di conseguenza, un calo durante questo rollout non giustifica da solo un disavow o un’operazione drastica di link cleanup.

Prima bisogna dimostrare che il problema riguarda realmente i link.

Cosa mostrano le SERP dopo la conclusione del rollout

La conclusione del rollout ci dà finalmente una finestra temporale precisa da analizzare, ma non basta da sola per identificare un pattern di siti colpiti. Servono dati successivi alla chiusura e campioni abbastanza ampi da separare l’effetto dell’update dalla normale volatilità delle SERP.

Le osservazioni pubblicate durante il rollout restano utili come fotografia iniziale, ma non devono essere trasformate retroattivamente in una spiegazione causale. I primi tracker non mostravano infatti un’unica dinamica evidente e, al momento, non abbiamo ancora un dataset post-rollout sufficientemente robusto per affermare che una specifica categoria di siti sia stata colpita più delle altre.

Questo non significa che l’update non stia producendo effetti. Significa semplicemente che il segnale aggregato non è ancora sufficiente per costruire una teoria generale.

Durante un rollout possono verificarsi contemporaneamente:

  • siti che perdono molto;
  • siti che guadagnano;
  • nicchie quasi immobili;
  • dataset aggregati ancora tranquilli;
  • community SEO molto rumorose perché i casi negativi vengono segnalati più rapidamente.

Da qui una regola pratica: un caso individuale non dimostra il comportamento complessivo dell’update.

Le oscillazioni precedenti all’annuncio non vanno attribuite automaticamente a questo rollout

Le SERP erano già volatili prima dell’annuncio. Questa vicinanza temporale può indurre a collegare eventi diversi.

Il punto di partenza utile per questa analisi è invece il momento in cui Google ha dichiarato di avere avviato l’update. Attribuire automaticamente movimenti precedenti allo stesso sistema significa trasformare una coincidenza in causalità.

Su questo punto è arrivata anche una precisazione diretta di John Mueller: Google non distribuisce questi update in anticipo rispetto all’annuncio e cerca di far coincidere la comunicazione il più possibile con l’avvio effettivo. Di conseguenza, le oscillazioni osservate prima dell’inizio ufficiale dell’August Spam Update non devono essere attribuite a questo specifico rollout. (Search Engine Roundtable)

Nel nostro metodo useremo quindi quattro livelli distinti:

GOOGLE_CONFIRMED — Google lo ha dichiarato o documentato.

THIRD_PARTY_OBSERVED — tracker, dataset o specialisti osservano un fenomeno.

CORRELATION — il fenomeno coincide temporalmente con l’update.

HYPOTHESIS — esiste una spiegazione plausibile che deve ancora essere dimostrata.

È un approccio più lento, ma evita di correggere un sito per la causa sbagliata.

Come capire se il tuo sito è stato colpito dall’August Spam Update

Questa è la parte più importante dell’analisi.

Un grafico che scende nello stesso momento di un update non dimostra che l’update sia la causa. Google stesso, nella guida dedicata ai cali di traffico Search, invita a distinguere aggiornamenti algoritmici, problemi tecnici, sicurezza, spam, stagionalità e cambiamenti della domanda.

La diagnosi deve quindi restringere progressivamente il problema.

Percorso diagnostico per verificare se un calo SEO è compatibile con uno spam update di Google
Un calo coincidente con l’update è solo il punto di partenza: prima della causalità vanno isolate pagine, query e possibili cause alternative.

1. Parti dalle date corrette, non dal grafico complessivo

In Search Console imposta un confronto che comprenda il periodo successivo all’inizio del rollout.

Non scegliere finestre casuali soltanto perché producono un grafico evidente. Confronta periodi equivalenti e, quando serve, utilizza anche una finestra più lunga per verificare stagionalità e trend ricorrenti.

Google consiglia di utilizzare fino a 16 mesi di dati per contestualizzare una perdita e di confrontare periodi equivalenti.

Il primo obiettivo non è trovare “la penalizzazione”. È verificare che esista davvero un’anomalia.

2. Separa clic, impressioni e posizione

Tre scenari apparentemente simili possono raccontare storie molto diverse.

Clic in calo, impressioni relativamente stabili: potrebbe essere cambiato il CTR, la SERP o la distribuzione dei click.

Impressioni e clic in calo, posizione relativamente stabile: potrebbe essersi ridotta la domanda.

Impressioni, clic e posizioni in forte calo sulle stesse query: l’ipotesi di un cambiamento di ranking diventa molto più consistente.

La posizione media non deve essere interpretata isolatamente, ma aiuta a capire se il sito ha realmente perso spazio nei risultati.

3. Analizza le pagine che hanno perso, non soltanto il dominio

Un calo complessivo del 20% dice poco sulla causa.

La domanda più utile è:

quali URL producono quel 20%?

Ordina le pagine per differenza di clic e cerca pattern.

Se perdono principalmente:

  • pagine create dallo stesso template;
  • articoli estremamente simili;
  • directory programmatiche;
  • contenuti tradotti o riscritti in massa;
  • pagine con scarso valore autonomo;

il pattern diventa molto più interessante di una semplice linea discendente del dominio.

Se invece perde una sola pagina importante, la diagnosi deve rimanere focalizzata su quella pagina e sulla sua SERP.

4. Scendi dalle pagine alle query

Una pagina può perdere traffico mantenendo alcune query e crollando su altre.

Il confronto delle query aiuta a capire quale intento Google sta rivalutando.

Controlla:

  • query perse completamente;
  • query che passano dalla prima pagina molto più in basso;
  • query che mantengono posizione ma perdono impressioni;
  • nuove query che compensano parzialmente le perdite;
  • eventuali spostamenti fra URL diversi del tuo stesso sito.

Se due pagine si scambiano continuamente le stesse query, prima di parlare di spam conviene verificare anche la cannibalizzazione.

5. Guarda cosa è successo ai competitor

La causalità diventa più credibile quando il movimento non riguarda soltanto te.

Se diversi concorrenti stabili guadagnano esattamente sulle query che hai perso, analizza cosa li distingue realmente.

Non limitarti a:

“hanno più parole”
“hanno più backlink”
“hanno la keyword nel title”.

Cerca differenze strutturali:

  • intento soddisfatto meglio;
  • contenuto realmente originale;
  • maggiore esperienza o evidenza;
  • meno pagine duplicate;
  • migliore specializzazione del sito;
  • SERP cambiata verso un altro tipo di risultato.

Un update non deve diventare la spiegazione universale di qualsiasi perdita.

6. Escludi problemi tecnici

Prima di riscrivere centinaia di pagine, controlla almeno:

  • indicizzazione;
  • errori server;
  • robots.txt;
  • noindex;
  • canonical;
  • problemi di sicurezza;
  • migrazioni o cambi URL;
  • modifiche importanti a template e internal linking.

Google include esplicitamente problemi tecnici e di sicurezza fra le principali cause possibili di un calo organico.

Una direttiva noindex inserita per errore non diventa uno spam update soltanto perché è comparsa nella stessa settimana.

7. Controlla la domanda

Una perdita di impressioni può dipendere semplicemente da un calo delle ricerche.

Per query stagionali o legate a prodotti, eventi e trend, confronta Search Console con Google Trends.

Se la domanda dell’intero mercato scende contemporaneamente, attribuire tutta la variazione all’algoritmo produce una diagnosi sbagliata.

8. Solo a questo punto confronta il pattern con le spam policy

Una volta esclusi gli scenari precedenti, controlla se le pagine interessate condividono caratteristiche compatibili con una policy specifica.

La domanda cambia da:

“Sono stato colpito dallo spam update?”

a:

“Quale comportamento presente nelle pagine colpite potrebbe essere interpretato dai sistemi come una violazione?”

È una domanda molto più utile perché può portare a una correzione verificabile.

Manual action e spam update algoritmico non sono la stessa cosa

Questa distinzione viene spesso trascurata.

Google può individuare violazioni attraverso sistemi automatici oppure tramite una revisione umana che produce una manual action.

Se ricevi una manual action, la trovi nell’apposito report di Search Console e puoi richiedere una reconsideration dopo aver corretto il problema.

Un effetto prodotto da un sistema algoritmico non funziona nello stesso modo.

Google può individuare violazioni attraverso sistemi automatici oppure tramite una revisione umana che produce una manual action.

Se ricevi una manual action, la trovi nell’apposito report di Search Console e puoi richiedere una reconsideration dopo aver corretto il problema.

Un effetto prodotto da un sistema algoritmico non funziona nello stesso modo.

Dal 30 agosto questa distinzione richiede anche una precisazione geografica. Nello Spazio Economico Europeo Google non applicherà le manual action relative alla site reputation abuse policy. Questo cambiamento riguarda però l’enforcement manuale di quella specifica policy nell’EEA e non implica che gli altri sistemi algoritmici antispam siano stati disattivati o modificati nello stesso modo.

Quindi:

nessuna manual action in Search Console ≠ prova che un sistema automatico non abbia rivalutato il sito.

Allo stesso tempo:

un calo algoritmico ≠ prova di violazione spam.

Serve ancora la diagnosi.

Quindi:

nessuna manual action in Search Console ≠ prova che un sistema automatico non abbia rivalutato il sito.

Allo stesso tempo:

un calo algoritmico ≠ prova di violazione spam.

Serve ancora la diagnosi.

Cosa non fare subito dopo la conclusione del rollout

La conclusione del rollout non significa che ora sia corretto modificare tutto contemporaneamente. Al contrario, è proprio questo il momento in cui conviene conservare una baseline stabile e lasciare emergere eventuali pattern nelle pagine e nelle query interessate.

Se cambi contenuti, internal linking, template, title, canonical e struttura nello stesso momento, anche un eventuale recupero diventa difficile da interpretare. Non saprai quale intervento abbia realmente inciso, né se il movimento sarebbe avvenuto comunque dopo la stabilizzazione delle SERP.

In questa fase eviterei soprattutto cinque reazioni.

Non cancellare pagine soltanto perché hanno perso posizione nei giorni dell’update o immediatamente dopo. I risultati sono dinamici e alcuni movimenti possono rientrare senza interventi. Prima verifica se il calo persiste e se coinvolge query, URL o cluster riconoscibili.

Non riscrivere in massa il sito senza aver trovato un pattern. Se il problema riguarda una famiglia precisa di URL, cambiare anche le pagine sane aggiunge rumore e rende più difficile capire la causa reale.

Non fare disavow perché hai letto “spam update”. Per questo specifico aggiornamento Google ha confermato che il link spam non rientra nel target del rollout. Se hai un problema reale con il profilo backlink va valutato separatamente, ma una perdita coincidente con l’August Spam Update non è, da sola, una ragione per intervenire sui link.

Non aumentare o ridurre artificialmente la keyword density. Il keyword stuffing riguarda un uso manipolativo e innaturale delle parole chiave, non il mancato raggiungimento di una percentuale suggerita da un plugin SEO.

Non copiare le correzioni dei competitor senza sapere perché stanno funzionando. Un concorrente può aver guadagnato per intent, qualità della pagina, struttura del sito, variazione della domanda o altri fattori. Vedere due eventi nello stesso momento non significa aver dimostrato un rapporto di causa-effetto.

Se il calo rimane: come fare un audit delle spam policy

Dopo che il rollout è terminato e il dataset diventa più leggibile, un calo persistente merita un audit sistematico.

Non partire dall’intero catalogo delle policy. Parti dal pattern delle pagine che hanno perso.

Scaled content abuse

Chiediti se esistono grandi gruppi di pagine create principalmente per intercettare varianti di query e che offrono poco valore autonomo.

La produzione su scala non è automaticamente una violazione. Diventa problematica quando la finalità dominante è manipolare il ranking e le pagine non aiutano realmente l’utente.

Keyword stuffing

Cerca ripetizioni innaturali di keyword, elenchi di città, numeri o varianti inserite prevalentemente per manipolare la rilevanza.

Non correggere però un termine tecnico necessario soltanto per abbassare una percentuale.

Doorway abuse

Verifica famiglie di pagine estremamente simili create per intercettare query o località differenti e convogliare gli utenti verso la stessa destinazione o esperienza.

Il problema non è avere più landing page. È avere pagine che esistono sostanzialmente come porte di ingresso intercambiabili.

Expired domain abuse

Controlla eventuali domini scaduti acquisiti e riutilizzati soprattutto per sfruttarne i segnali storici attraverso contenuti che non hanno una relazione credibile con il precedente sito.

Cloaking e contenuti nascosti

Verifica che Googlebot e utenti ricevano sostanzialmente lo stesso contenuto e che non esistano elementi nascosti progettati per manipolare la Ricerca.

Scraping e contenuti trasformati solo superficialmente

Aggregare informazioni può essere utile quando produce un risultato nuovo.

Ripubblicare, tradurre o parafrasare materiale altrui su scala senza un contributo sostanziale è un problema diverso.

Il principio comune è abbastanza chiaro: il valore deve stare nella pagina, non soltanto nella query che la pagina riesce a intercettare.

Quanto può richiedere il recupero dopo uno spam update

Non esiste una finestra universale di recupero.

Google spiega che, se un sito modifica comportamenti contrari alle spam policy, i sistemi automatici possono impiegare mesi prima di riconoscere stabilmente la nuova conformità.

Questo è uno dei motivi per cui gli interventi cosmetici hanno poco senso.

Cambiare qualche titolo o cancellare alcune occorrenze di keyword non risolve un problema sistemico di scaled content, doorway o altra pratica abusiva.

Se il problema è strutturale, anche la correzione deve esserlo.

Non confondere recupero algoritmico e reconsideration request

La reconsideration request riguarda una manual action.

Se non esiste una manual action, non hai una decisione manuale da far riesaminare.

Per una rivalutazione algoritmica la strada è diversa: correggere realmente il problema, permettere a Google di recrawlare e rielaborare il sito e osservare i dati nel tempo.

Cosa dobbiamo verificare ora che il rollout è terminato

Il rollout è terminato, ma fine dell’aggiornamento non significa automaticamente fine dell’analisi. Ora possiamo delimitare con precisione la finestra ufficiale del rollout e confrontarla con i dati successivi. Rispetto ai primi giorni, però, abbiamo un elemento in più: esiste finalmente un primo dataset quantitativo abbastanza ampio da confermare che l’August Spam Update ha prodotto movimenti significativamente superiori alla normale volatilità delle SERP.

Un’analisi pubblicata da Search Engine Land sui dati raccolti da SE Ranking prende in esame 100.000 keyword negli Stati Uniti distribuite in 20 settori, confrontando i ranking del 17 e del 22 agosto con una baseline del 26-31 luglio, periodo in cui Google non aveva confermato ranking update. Durante la finestra dello spam update, il 16,71% degli URL che occupavano una posizione in Top 10 è sceso oltre la posizione 100, contro il 9,2% della baseline. In termini relativi, significa un aumento dell’82% delle uscite dalla Top 100.

Il movimento non si è limitato alle perdite, anche se il ricambio verso l’alto è stato molto meno marcato. Nel dataset di SE Ranking, il 12,86% degli URL entrati in Top 3 proveniva da oltre la Top 20, contro l’11,5% della baseline: una variazione relativamente contenuta rispetto all’aumento osservato nelle uscite dalla Top 100. La volatilità ha inoltre interessato tutti i 20 settori analizzati, con valori in Top 10 compresi fra il 74,64% del real estate e l’85,55% del fashion & beauty.

Questi dati permettono di fare una distinzione importante: l’impatto del rollout è ormai abbastanza ben documentato, mentre le cause specifiche dei movimenti richiedono ancora cautela. Dopo la pubblicazione del dataset SE Ranking sono però arrivati anche i primi case study dettagliati a livello di sito.

Glenn Gabe ha analizzato quattro domini pesantemente colpiti durante l’August Spam Update. I casi comprendono un sito YMYL con produzione programmatica e contenuti AI che ha perso oltre 200.000 query, un grande progetto thin-affiliate basato sui dati Amazon che ne ha perse oltre 14.000, un dominio con più di 1,5 milioni di URL di cui circa l’85% appartenenti alla componente programmatica e un sito con oltre 250.000 URL caratterizzato da produzione scalata e comportamenti particolarmente aggressivi, che ha perso o peggiorato ranking per circa 25.000 query.

La classificazione corretta resta però THIRD_PARTY_OBSERVED. Questi casi mostrano che produzione programmatica su larga scala, scarso valore autonomo delle pagine, thin affiliation e altri comportamenti compatibili con le spam policy ricorrono in alcuni dei siti pesantemente colpiti. Non dimostrano che una singola di queste caratteristiche sia stata il bersaglio specifico dell’update, né che programmatic SEO o contenuti AI siano automaticamente spam.

Possiamo quindi iniziare a parlare di primi pattern osservati, ma non ancora di causalità dimostrata. In particolare, lo scaled content abuse diventa un’area di indagine più concreta rispetto ai primi giorni del rollout, mentre l’ipotesi generica secondo cui Google starebbe “penalizzando l’AI” rimane troppo ampia e non supportata dai dati disponibili.

Dopo la pubblicazione di questi dati sono emersi anche alcuni casi individuali che meritano di essere monitorati, senza trasformarli ancora in una conclusione generale. Glenn Gabe ha documentato forti cali coincidenti con l’August Spam Update su un sito arrivato a circa 1,3 milioni di URL e caratterizzato da una produzione fortemente programmatica, oltre a un secondo dominio colpito con circa 250.000 URL indicizzati.

La classificazione corretta resta THIRD_PARTY_OBSERVED. I casi rafforzano l’interesse verso siti con grandi quantità di pagine programmatiche o prodotte su scala, ma non dimostrano che questa caratteristica sia stata il target dell’aggiornamento. Per passare da correlazione a evidenza servirebbe confrontare sistematicamente questi siti con domini programmatici rimasti stabili o che hanno guadagnato visibilità.

Il pattern è comunque coerente con una delle aree che stiamo già monitorando: lo scaled content abuse. La spam policy di Google riguarda la produzione di molte pagine principalmente finalizzate a manipolare il ranking e non la tecnologia utilizzata per crearle. Per questo programmatic SEO, automazione o AI non costituiscono da sole una violazione: ciò che resta da verificare è se le pagine colpite condividano scala elevata, scarso valore autonomo e una finalità prevalentemente orientata a intercettare query.

Da questo momento i segnali realmente interessanti da monitorare sono:

  • andamento delle SERP nei giorni successivi alla chiusura;
  • ulteriori dataset indipendenti che confermino o ridimensionino i dati di SE Ranking;
  • distribuzione dei cali e dei guadagni per settore e tipologia di sito;
  • caratteristiche comuni fra domini e URL che hanno perso visibilità;verifica su campioni più ampi dei primi pattern emersi nei domini colpiti, in particolare produzione scalata/programmatica, thin affiliation e scarso valore autonomo delle pagine;
  • caratteristiche delle pagine che hanno sostituito i precedenti risultati;
  • eventuali dichiarazioni successive di Google;
  • differenze fra siti che hanno perso e competitor che hanno guadagnato;
  • eventuale conferma o smentita delle ipotesi circolate durante e dopo il rollout.

Il dato temporale resta certo: secondo il Google Search Status Dashboard, il rollout è iniziato il 18 agosto ed è terminato il 21 agosto, dopo 2 giorni e 16 ore. Ora possiamo aggiungere anche un secondo elemento abbastanza solido: durante quella finestra i ranking hanno mostrato una volatilità sensibilmente superiore a una baseline senza update confermati.

Un primo passo in quella direzione è ora disponibile: i case study post-rollout mostrano alcuni pattern ricorrenti nei siti colpiti, soprattutto produzione scalata o programmatica, scarso valore aggiunto e, in alcuni casi, thin affiliation e contenuti AI prodotti su larga scala. Il passaggio successivo è verificare se gli stessi pattern emergano su campioni più ampi e, soprattutto, se distinguano sistematicamente i perdenti dai siti rimasti stabili o cresciuti.

Fino a quel momento, affermare che “Google sta penalizzando l’AI”, che “l’update colpisce i backlink” o che una specifica spam policy sia stata il vero bersaglio significa ancora andare oltre l’evidenza disponibile.

Conclusione

L’August Spam Update va letto per quello che Google ha effettivamente annunciato: un miglioramento dei sistemi automatici antispam già in funzione, non una nuova filosofia SEO e non una dichiarazione di guerra ai contenuti generati con l’intelligenza artificiale.

Se il tuo sito perde visibilità durante il rollout, il primo passo non è correggere. È diagnosticare.

Controlla quando è iniziato il calo, quali URL sono coinvolti, quali query hanno perso, cosa è successo ai competitor, se la domanda è cambiata e se esistono problemi tecnici. Solo dopo ha senso confrontare il pattern con le spam policy.

Se emerge una violazione reale, la soluzione non è cercare una scorciatoia per “recuperare dall’update”, ma eliminare la causa strutturale. Se invece il pattern non è compatibile con lo spam, continuare a inseguire quella spiegazione rischia soltanto di peggiorare pagine che non avevano quel problema.

Per confrontare un calo organico con dati, query, pagine e cause tecniche puoi partire da un SEO Audit. Quando invece il problema richiede una lettura più ampia fra contenuti, SERP, architettura e priorità d’intervento, una consulenza SEO permette di separare evidenze, correlazioni e ipotesi prima di intervenire.