I Millennials, chiamati anche Generazione Y, sono la generazione che si colloca dopo la Generazione X e prima della Generazione Z. Fin qui sembra una definizione semplice. La difficoltà arriva quando si prova a stabilire esattamente quali anni comprendano o, peggio ancora, quando si trasforma una fascia di nascita in un identikit psicologico.
Non esiste infatti un confine scientifico universale che separi una generazione dalla successiva. Il Pew Research Center utilizza l’intervallo 1981–1996, mentre nella classificazione adottata da Istat i Millennial sono i nati tra il 1981 e il 1995. La differenza non è un errore: mostra che stiamo parlando di categorie analitiche, non di fenomeni biologici con una data di inizio esatta.
Il modo più utile di capire i Millennials è quindi un altro: osservare il periodo nel quale sono cresciuti, le trasformazioni che hanno incontrato durante gli anni formativi e distinguere questi elementi dagli stereotipi che nel tempo si sono accumulati intorno alla generazione.
Chi sono i Millennials e cosa significa Generazione Y
Con Millennials si indica generalmente la generazione nata tra l’inizio degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta.
Generazione Y è un altro nome utilizzato per la stessa coorte. La lettera nasce dalla sequenza che vede prima la Generazione X e successivamente la Generazione Z.
Il termine Millennial ha però finito per imporsi maggiormente nel linguaggio comune, giornalistico e di marketing.
La posizione della generazione è quindi, semplificando:
Generazione X → Millennials / Generazione Y → Generazione Z
Questo ordine è utile per orientarsi, ma non significa che una persona nata vicino al confine tra due gruppi acquisisca improvvisamente caratteristiche differenti da chi è nato pochi mesi prima.
Perché si chiamano Millennials
Il nome richiama il nuovo millennio, ma questo non significa che i Millennials siano le persone nate dopo l’anno Duemila.
È una delle confusioni più frequenti.
La definizione riguarda persone nate principalmente negli anni Ottanta e nella prima metà degli anni Novanta, che hanno raggiunto l’adolescenza o la vita adulta attorno al passaggio al nuovo millennio.
Anche Istat, nella propria classificazione delle generazioni, collega la definizione al momento di ingresso nella vita adulta e descrive come Millennial le persone entrate nell’età adulta nei primi quindici anni del nuovo millennio.
Il riferimento al millennio riguarda quindi soprattutto il periodo storico nel quale la generazione si forma e diventa adulta, non l’anno dal quale iniziano le nascite.
Millennials, Generazione Y e millennium generation: cosa cambia davvero
Millennials e Generazione Y vengono normalmente utilizzati per indicare la stessa generazione.
Anche millennium generation è un’espressione attestata: Treccani registra la locuzione “millennium generation” come “generazione del millennio” e documenta anche altre varianti entrate nell’uso.
Nella scrittura corrente, però, userei:
- Millennials quando si nomina la generazione;
- Generazione Y come sinonimo utile;
- millennial per indicare un singolo appartenente alla generazione o come aggettivo.
Millennium generation può essere spiegata perché viene cercata e compare nelle fonti, ma non è la formulazione su cui costruirei il linguaggio dell’intero articolo.
Quali anni comprende la generazione Millennial
Non esiste un intervallo accettato universalmente.
Due classificazioni autorevoli bastano per capire perché.
| Fonte | Intervallo utilizzato | Come interpretarlo |
|---|---|---|
| Pew Research Center | 1981–1996 | Definizione operativa usata nelle analisi generazionali del centro di ricerca |
| Istat | 1981–1995 | Classificazione italiana che collega le generazioni anche al momento di ingresso nella vita adulta |
La differenza di un anno non richiede di scegliere quale fonte abbia “ragione”.
Richiede di dichiarare quale classificazione si sta usando.
1981–1996: la definizione utilizzata dal Pew Research Center
Il Pew Research Center ha indicato il 1996 come ultimo anno della generazione Millennial e il 1997 come inizio della coorte successiva.
Nella propria spiegazione su dove terminano i Millennials e inizia la generazione successiva, Pew precisa però che i punti di separazione fra generazioni non sono una scienza esatta: servono come strumenti analitici per confrontare persone che hanno vissuto esperienze formative differenti.
Questo dettaglio è importante.
Prendere il 1996 come confine operativo può essere utile. Trattarlo come una barriera naturale tra due tipi di persone completamente diversi non lo è.
1981–1995: la classificazione usata da Istat
Nella classificazione delle generazioni elaborata da Istat, la Generazione del millennio (Millennial) comprende invece i nati dal 1981 al 1995.
La generazione successiva viene descritta come “Generazione delle reti”.
La scelta evidenzia anche un criterio interessante: non conta soltanto l’anno di nascita, ma il periodo nel quale una persona attraversa fasi formative importanti e incontra determinati cambiamenti storici, economici e tecnologici.
Per un contenuto rivolto a lettori italiani vale quindi la pena conservare entrambe le definizioni, anziché cancellare quella Istat per uniformarsi automaticamente alla scansione statunitense.
Millennials ed età: perché conviene partire dall’anno di nascita
La domanda “quanti anni hanno i Millennials?” sembra semplice, ma una risposta con una fascia d’età fissa è destinata a diventare obsoleta.
È più affidabile partire dagli anni di nascita.
Se adotti la classificazione Pew, consideri i nati tra 1981 e 1996. Se usi quella Istat, il limite finale è il 1995.
L’età si ricava quindi dall’anno corrente e dall’anno di nascita, tenendo conto del fatto che il compleanno possa essere già trascorso oppure no.
Questa soluzione è meno appariscente di una frase come “i Millennials hanno da X a Y anni”, ma evita di pubblicare un’informazione che smette automaticamente di essere corretta con il passare del tempo.
Millennial o Millennials: qual è la forma corretta in italiano
La questione linguistica è più interessante di quanto sembri perché nell’uso italiano convivono sia millennial sia millennials.
L’Accademia della Crusca, nel suo approfondimento sul termine millennial, rileva questa oscillazione e distingue tra la forma morfologicamente più regolare in italiano e quella inglese diventata molto comune nell’uso.
Perché “i millennial” è il plurale più regolare
Quando una parola straniera entra stabilmente nell’italiano, normalmente resta invariata al plurale.
Seguendo questo criterio:
- un millennial;
- una millennial;
- i millennial;
- le millennial.
È la soluzione che sceglierei quando il termine viene utilizzato come normale sostantivo italiano.
Perché “Millennials” resta molto diffuso nell’uso
La forma inglese plurale Millennials è comunque diffusissima e viene registrata da alcuni dizionari come alternativa d’uso.
C’è inoltre una ragione pratica: molto spesso il termine compare direttamente come nome collettivo della generazione, soprattutto in titoli, studi, articoli e materiali di marketing.
Per questo non vedo un problema nell’usare “i Millennials” quando si sta nominando esplicitamente la generazione, purché il testo sia coerente.
In questo articolo, per esempio, Millennials identifica prevalentemente la generazione, mentre millennial può indicare il singolo appartenente alla coorte.
Millenial e millenium: cosa non torna nelle grafie con una sola n
La grafia inglese standard è millennial, con due n.
Millenial, con una sola n, è una variante molto diffusa negli errori di digitazione e nell’uso informale, ma non è la forma da scegliere come lemma principale.
Lo stesso principio vale per millennium: la grafia inglese standard contiene due n.
Treccani documenta anche varianti entrate nell’uso, ma per una scrittura editoriale controllata sceglierei millennium generation.
Il fatto che una variante venga cercata o utilizzata non obbliga a trasformarla nella forma principale del testo.
Le caratteristiche dei Millennials non sono un identikit
Quando si cerca “caratteristiche dei Millennials” compaiono facilmente descrizioni come:
tecnologici, ambiziosi, impazienti, collaborativi, narcisisti, flessibili, attenti ai valori, poco fedeli al posto di lavoro.
Il problema non è che ogni osservazione sia necessariamente falsa.
Il problema è il passaggio logico che spesso viene fatto dopo:
alcune ricerche hanno osservato una differenza media → quindi tutti i Millennials possiedono quella caratteristica.
È un salto che la ricerca non autorizza.
Cosa può descrivere davvero un’etichetta generazionale
Una generazione può essere utile per studiare persone che hanno attraversato determinati eventi e trasformazioni in fasi simili della vita.
Per esempio, può essere sensato chiedersi come l’arrivo di Internet, una recessione o un cambiamento del mercato del lavoro abbiano interessato persone che stavano entrando contemporaneamente nell’adolescenza o nell’età adulta.
Questo permette di studiare un contesto condiviso.
Non permette di dedurre automaticamente la personalità di ogni individuo che appartiene alla coorte.
Età, periodo storico e generazione non sono la stessa cosa
Qui entra in gioco un problema metodologico decisivo.
Quando due fasce d’età si comportano diversamente, la generazione è soltanto una delle possibili spiegazioni.
La differenza può dipendere da:
- età: una persona cambia preferenze e comportamenti durante la vita;
- periodo: un evento economico, sociale o tecnologico influenza contemporaneamente persone di generazioni differenti;
- coorte: alcune esperienze formative possono lasciare effetti più persistenti nel gruppo che le ha attraversate in una determinata fase della vita.
Il Pew Research Center ha rafforzato questa cautela metodologica spiegando, nel proprio documento su come analizzare e raccontare le generazioni, che i confronti dovrebbero cercare di distinguere gli effetti dell’età, del periodo storico e della coorte anziché attribuire automaticamente una differenza alla generazione.
È una distinzione che cambia molto il modo di leggere le famose “caratteristiche dei Millennials”.
Come nascono gli stereotipi sui Millennials
Una categoria semplice è facile da comunicare.
Dire “i Millennials vogliono X” è molto più immediato che dire:
in un campione specifico, osservato in un determinato paese e momento storico, una certa fascia di nascita ha mostrato una maggiore probabilità di preferire X, ma parte della differenza può dipendere da età, istruzione, reddito e altre variabili.
La seconda frase è meno efficace come slogan, ma descrive molto meglio il problema.
Nel tempo il termine Millennials è diventato anche un’etichetta mediatica e commerciale. Questo ha amplificato alcuni tratti fino a trasformarli in una specie di personalità collettiva.
La generazione diventa più utile quando facciamo il percorso contrario:
etichetta → contesto → evidenza → limite → interpretazione
Dall’analogico al digitale: la transizione che distingue molti Millennials
Una delle caratteristiche più interessanti della Generazione Y non è l’essere semplicemente “digitale”.
È aver attraversato una trasformazione digitale molto rapida durante gli anni formativi.
Per molti appartenenti alla parte più anziana della coorte, infanzia e adolescenza non erano ancora dominate da smartphone, streaming, social network moderni e connessione permanente.
Questi strumenti sono arrivati progressivamente.
Crescere prima della connessione permanente
Una parte consistente dei Millennials ha conosciuto una quotidianità nella quale essere offline non era un’eccezione.
Il computer poteva essere un dispositivo condiviso in famiglia. Internet non era necessariamente sempre disponibile. Il telefono serviva innanzitutto a telefonare e inviare SMS. Musica, fotografie, video e relazioni sociali non erano ancora concentrati nello stesso dispositivo tascabile.
Non tutti hanno avuto naturalmente la stessa esperienza: disponibilità economica, luogo di residenza, famiglia e istruzione cambiano profondamente l’accesso alla tecnologia.
Il punto è il contesto.
Per questa generazione, molte tecnologie che oggi sembrano parte naturale dell’ambiente quotidiano sono state novità introdotte nel corso della crescita.
Internet, cellulari, social network e smartphone arrivano durante gli anni formativi
La progressione è importante perché evita di trattare tutte le tecnologie digitali come se fossero comparse nello stesso momento.
Un Millennial può aver iniziato usando un computer senza connessione permanente, essere passato alle prime esperienze online, aver adottato successivamente social network e messaggistica e soltanto dopo aver trasferito una parte crescente della propria vita digitale sullo smartphone.
La Generazione Z incontra invece una parte di queste infrastrutture già più integrata nell’ambiente in cui cresce, e proprio questo rende più utile confrontare le due generazioni attraverso il momento della digitalizzazione anziché attraverso stereotipi sulle singole piattaforme.
La differenza più interessante non è quindi:
Millennials analogici, Gen Z digitale.
È:
digitalizzazione vissuta come trasformazione rispetto a digitalizzazione già incorporata in una parte maggiore degli anni formativi.
Perché definire i Millennials semplicemente “nativi digitali” è riduttivo
“Nativo digitale” è un’etichetta intuitiva, ma rischia di comprimere esperienze molto diverse.
Un Millennial nato all’inizio dell’intervallo generazionale può aver trascorso buona parte dell’infanzia prima della diffusione del web domestico e dell’adolescenza prima dello smartphone.
Chi appartiene alla parte più giovane della stessa coorte può aver incontrato queste tecnologie molto prima.
Persino all’interno dei Millennials, quindi, esiste una transizione.
È più preciso considerarli, nel loro complesso, una generazione che ha vissuto il passaggio verso un ambiente sempre più digitale, piuttosto che attribuire automaticamente a tutti competenze tecnologiche elevate.
Usare molto una tecnologia e comprenderla profondamente, del resto, non sono la stessa cosa.
Lavoro, economia e vita adulta della Generazione Y
Il rapporto tra Millennials e lavoro è uno dei terreni nei quali gli stereotipi si sono diffusi più facilmente.
Sono stati descritti, a seconda del momento e della fonte, come ambiziosi o poco fedeli, collaborativi o individualisti, idealisti o pragmatici, ossessionati dalla carriera o più interessati all’equilibrio tra vita e lavoro.
È difficile che una generazione composta da milioni di persone possa essere contemporaneamente tutte queste cose.
Per leggere meglio il tema conviene partire dalle condizioni nelle quali una parte della Generazione Y è entrata nella vita adulta.
Entrare nel mercato del lavoro durante grandi trasformazioni
La classificazione di Istat sulla Generazione del millennio collega esplicitamente questa coorte anche alle conseguenze economiche e sociali della crisi attraversata durante il passaggio alla vita adulta.
Questo tipo di contesto può influenzare:
stabilità lavorativa, possibilità di acquistare casa, costruzione di una famiglia, propensione alla mobilità, aspettative economiche e rapporto con il rischio.
Ma bisogna mantenere la direzione causale corretta.
Non è necessario ipotizzare che i Millennials abbiano una particolare personalità per spiegare una scelta economica quando esistono condizioni materiali che possono influenzarla.
Casa, famiglia e tappe della vita adulta
Lo stesso vale per molte decisioni interpretate come “stile di vita Millennial”.
Rimandare l’acquisto di una casa, convivere più a lungo con i genitori, sposarsi più tardi o cambiare più frequentemente percorso professionale possono essere osservazioni interessanti.
Per capire che cosa significano, però, bisogna chiedersi:
rispetto a quale generazione, alla stessa età, nello stesso paese e con quali condizioni economiche?
Confrontare un trentenne di oggi con una persona che oggi ha sessant’anni dice poco sulla generazione se non si considera come viveva quest’ultima quando aveva trent’anni.
Cosa dipende dal contesto e cosa non possiamo attribuire alla generazione
Un’etichetta generazionale diventa fuorviante quando sostituisce l’analisi.
Se un’azienda rileva che una certa fascia di clienti utilizza maggiormente un servizio digitale, il dato può essere utile.
Concludere che lo fa “perché sono Millennials” richiede molto di più.
Potrebbero intervenire istruzione, reddito, disponibilità del servizio, abitudine, professione, struttura familiare o semplicemente la fase della vita.
La generazione è una variabile possibile. Raramente è l’unica.
Millennials e Generazione Z: quali sono le differenze
Millennials e Gen Z vengono confrontati continuamente perché sono due generazioni confinanti e hanno entrambe un rapporto molto stretto con il digitale.
Le differenze diventano più comprensibili quando si evita di presentarle come una gara fra due personalità collettive.
Perché il confine cambia in base alla fonte
Pew colloca la fine dei Millennials nel 1996.
Istat utilizza invece il 1995 come ultimo anno della Generazione del millennio.
Di conseguenza, una persona nata proprio vicino a quel confine può essere classificata diversamente a seconda dello schema utilizzato.
Non è un paradosso.
Dimostra semplicemente che la realtà cambia gradualmente, mentre una classificazione ha bisogno di tracciare una linea.
Vivere la digitalizzazione e nascere in un ambiente già connesso
La distinzione più utile riguarda ancora una volta il momento nel quale le tecnologie entrano negli anni formativi.
Molti Millennials hanno visto svilupparsi:
Internet domestico → messaggistica → social network → smartphone → connessione permanente.
Una parte maggiore della Generazione Z incontra queste tecnologie quando sono già presenti e integrate.
Questo può modificare il modo in cui vengono apprese alcune abitudini di comunicazione, scoperta dell’informazione e intrattenimento.
Non significa però che un Millennial sia automaticamente meno competente digitalmente o che una persona della Gen Z sia esperta di tecnologia soltanto perché più giovane.
Per approfondire questa distinzione senza ridurla a una lista di luoghi comuni, la guida dedicata alla Generazione Z analizza proprio il diverso contesto formativo della coorte successiva.
Le differenze utili senza trasformare Millennials e Gen Z in due stereotipi
Un confronto utile osserva il contesto.
Uno debole crea contrapposizioni come:
Millennials = Facebook
Gen Z = TikTok
Millennials = carriera
Gen Z = equilibrio
Millennials = idealisti
Gen Z = pragmatici
Queste formule sono facili da ricordare ma difficili da generalizzare.
È molto più utile chiedersi quando, dove, in quale campione e in quale situazione una differenza è stata osservata.
In molti casi una variabile comportamentale concreta spiega il pubblico meglio dell’appartenenza generazionale.
Cosa significa parlare di Millennials nel marketing
Nel marketing le generazioni sono attraenti perché consentono di descrivere rapidamente gruppi molto grandi.
“Vogliamo raggiungere i Millennials” sembra già una decisione strategica.
In realtà è soltanto l’inizio della segmentazione.
Quando l’etichetta generazionale può essere utile
La generazione può avere valore quando aiuta a formulare una domanda.
Per esempio:
- il prodotto è più rilevante in una determinata fase della vita?
- questa fascia ha incontrato una tecnologia in un momento particolare?
- esistono comportamenti osservabili che differiscono tra coorti?
- il canale raggiunge effettivamente il pubblico che ci interessa?
Sono domande che appartengono a una corretta impostazione di marketing, perché spostano l’attenzione dalla semplice etichetta anagrafica al problema concreto che stiamo cercando di risolvere.
Il limite nasce quando la generazione diventa la risposta invece di essere soltanto una delle variabili da osservare.
Perché “il nostro target sono i Millennials” non è una strategia
All’interno della stessa generazione puoi trovare persone con:
redditi differenti, professioni differenti, figli o senza figli, interessi opposti, livelli di istruzione diversi, comportamenti digitali diversi e problemi d’acquisto completamente differenti.
L’anno di nascita non racconta tutto questo.
Per trasformare un gruppo demografico in un pubblico utile servono variabili più vicine alla decisione:
problema → bisogno → situazione → comportamento → criterio di scelta → canale
È anche il motivo per cui una buyer persona costruita su dati reali può essere più utile della semplice etichetta “Millennial”, perché costringe a descrivere motivazioni, problemi, comportamento e contesto invece di fermarsi all’età.
Bisogni, comportamenti e contesto contano più dell’etichetta
Lo stesso principio vale sui social.
Sapere che una piattaforma è molto utilizzata da una determinata fascia d’età può aiutare nella discovery iniziale, ma non basta per scegliere un canale.
Una strategia di social media marketing dovrebbe partire dal pubblico che vuoi raggiungere, dal comportamento che ti interessa e dall’obiettivo che vuoi ottenere, usando l’età o la generazione soltanto quando aggiungono davvero informazione.
Una segmentazione generazionale può essere il primo filtro.
Non dovrebbe diventare l’intero modello del cliente.
Conclusione
Il modo più utile di parlare di Millennials è considerarli una coorte generazionale, non un tipo di persona.
Puoi usare 1981–1996 se stai seguendo la classificazione Pew o 1981–1995 se stai lavorando con quella Istat. In entrambi i casi, conviene dichiarare la fonte invece di presentare il confine come universale.
Puoi anche riconoscere elementi comuni nel contesto formativo: il passaggio al nuovo millennio, la diffusione progressiva di Internet, l’arrivo dei social network e degli smartphone, trasformazioni economiche importanti durante l’ingresso nella vita adulta.
Quello che non conviene fare è il passo successivo: trasformare queste condizioni in una personalità collettiva.
La distinzione vale nella ricerca e ancora di più nel marketing.
“Millennials” può aiutarti a iniziare a descrivere un pubblico. Per capire davvero quel pubblico devi continuare a fare domande.