L’EU Kids Act non è ancora una legge europea in vigore. Il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento per introdurre regole comuni sulla protezione dei minori online, con nuove soglie di accesso ad alcuni social network e piattaforme video, obblighi di sicurezza integrati nel design dei servizi e un sistema europeo per la verifica dell’età.

È una distinzione importante, perché ridurre tutto alla formula “l’Europa vieta i social agli under 13” racconta soltanto la parte più visibile del provvedimento. Per questo, quando si parla di EU Kids Act, conviene separare sempre lo stato legislativo dalle misure contenute nella proposta.

La proposta interviene anche su infinite scroll, notifiche, sistemi di raccomandazione, contatti con sconosciuti, chatbot AI, videogiochi, app store e parental control. Il principio di fondo è spostare una parte della protezione dai controlli che l’utente deve attivare manualmente al modo stesso in cui i servizi vengono progettati.

Vediamo quindi cosa prevede l’EU Kids Act, cosa cambierebbe davvero per bambini e adolescenti e, soprattutto, cosa non è ancora cambiato oggi.

EU Kids Act: cos’è e qual è lo stato della proposta

L’EU Kids Act, nome esteso EU Keeping Internet Digital Spaces Accountable and Trustworthy, è una proposta di regolamento europeo identificata come COM(2026) 681 final e collegata alla procedura legislativa 2026/0286(COD). La Commissione raccoglie il testo e i documenti di accompagnamento nella pagina ufficiale della proposta EU Kids Act.

L’obiettivo non è creare una versione separata di Internet per i bambini. La proposta cerca piuttosto di armonizzare a livello europeo alcune regole oggi frammentate, stabilendo sia condizioni di accesso basate sull’età sia requisiti di sicurezza per i servizi digitali utilizzati dai minori.

Perché non è ancora una legge in vigore

Il punto da chiarire subito è questo: la Commissione ha approvato e presentato una proposta, non un regolamento già applicabile ai cittadini e alle piattaforme.

Il dossier del Parlamento europeo risulta attualmente nella fase preparatoria. Il testo deve passare attraverso la procedura legislativa ordinaria, nella quale Parlamento europeo e Consiglio partecipano come colegislatori.

Questo significa anche che soglie, obblighi, formulazioni e tempistiche possono essere modificati prima dell’adozione definitiva.

Cosa deve succedere tra Parlamento europeo e Consiglio

Il fascicolo deve essere esaminato e negoziato dalle istituzioni europee. Puoi seguire lo stato formale della procedura nel dossier legislativo 2026/0286(COD) del Parlamento europeo.

Solo dopo un accordo e l’adozione di un testo definitivo potrà esserci la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Per questo oggi non esiste ancora una data di calendario alla quale poter dire: “da quel giorno i quattordicenni non potranno più avere un normale account social”.

Esistono soltanto le tempistiche relative previste dalla bozza attuale, che vedremo più avanti.

Cosa prevede l’EU Kids Act per l’accesso ai social

La proposta introduce una progressione per fasce d’età. Non va però trasformata nella regola generica “qualsiasi sito sarà vietato sotto i 15 anni”: le soglie riguardano in particolare i servizi di social networking e video-sharing che rientrano nel perimetro previsto dalla proposta.

EtàRegola propostaCosa significherebbe
Meno di 13 anniniente account sui social interessati dalla regolaaccesso fortemente limitato; alcune esperienze video per bambini potrebbero essere gestite attraverso l’account del genitore
13-14 anniaccount limitato creato e supervisionato da un genitore o tutoreparental control sempre attivo, controllo dei contatti e limite giornaliero
Da 15 annipossibilità di creare un account autonomoil servizio dovrebbe comunque rispettare le protezioni previste per i minori

La Commissione europea spiega queste fasce d’età come una forma di accesso progressivo al mondo digitale.

Fasce d’età proposte dall’EU Kids Act: under 13, 13-14 anni e dai 15 anni
Le tre fasce previste dalla proposta EU Kids Act per l’accesso ai social: under 13, 13-14 anni e dai 15 anni.

Under 13: niente account social personali

Per i bambini con meno di 13 anni la proposta esclude la possibilità di avere un normale account personale sui social interessati dalla misura.

Questo non significa essere esclusi da qualsiasi servizio online.

La Commissione prevede, per esempio, una possibilità circoscritta per servizi video specificamente progettati per bambini: il genitore potrebbe consentire l’accesso attraverso il proprio account, senza creare un profilo autonomo al minore e con personalizzazione e ricerca fortemente limitate.

La differenza è sostanziale: no account social personale non significa no Internet.

13 e 14 anni: mini-account con supervisione dei genitori

Tra 13 e 14 anni la proposta apre alla possibilità di un account limitato creato dal genitore o tutore.

In questa configurazione gli strumenti di controllo parentale resterebbero sempre attivi. Il testo prevede inoltre la possibilità per il genitore di stabilire un limite di utilizzo giornaliero che non può superare un’ora e di approvare in anticipo i nuovi contatti.

Non sarebbe quindi un normale account adulto con qualche filtro aggiuntivo.

Il modello proposto è quello di un account con meno autonomia e con una responsabilità concreta affidata al tutore.

Dai 15 ai 17 anni: account autonomi, ma con protezioni per i minori

Dai 15 anni diventerebbe possibile aprire autonomamente un account sui servizi interessati.

Autonomo, però, non significa trattato automaticamente come un account adulto.

Le regole di safety by design della proposta riguardano più in generale i minori, quindi molte protezioni continuerebbero a valere fino ai 18 anni.

È uno dei punti che rischiano di perdersi quando si parla soltanto di “età minima social”: il KIDS Act prova a regolare sia quando un ragazzo può accedere autonomamente sia che tipo di ambiente digitale deve incontrare una volta entrato.

Non solo limiti di età: come cambierebbe il design delle piattaforme

La parte più interessante dell’EU Kids Act non è probabilmente la soglia dei 13 o dei 15 anni.

È il tentativo di intervenire sul funzionamento dei servizi.

Un moderno social network non distribuisce infatti contenuti soltanto in base agli account che scegli di seguire. Feed, sistemi di raccomandazione, notifiche e segnali comportamentali contribuiscono a determinare cosa compare sullo schermo e per quanto tempo continui a utilizzarlo.

Per chi analizza i social media per minori, questa distinzione è essenziale: proteggere un ragazzo non significa soltanto decidere se può creare un account, ma anche stabilire come quel servizio deve funzionare una volta effettuato l’accesso.

La proposta parte proprio da questo problema: proteggere un minore soltanto con un’impostazione nel profilo può servire poco se il resto del prodotto continua a essere progettato per massimizzare attenzione e permanenza.

Scroll infinito, notifiche e meccanismi che spingono all’uso prolungato

La Commissione include tra i meccanismi da limitare per i minori l’autoplay senza pause reali, lo scroll infinito, alcune notifiche progettate per riportare continuamente l’utente nell’app e sistemi di ricompensa o “streak” che penalizzano psicologicamente l’assenza quotidiana.

Il punto non è vietare qualsiasi notifica o feed.

La distinzione riguarda il modo in cui una funzione viene progettata e utilizzata per spingere verso un uso compulsivo o eccessivo.

I servizi dovrebbero inoltre mettere a disposizione limiti temporali effettivi e interruzioni pensate per ridurre l’interferenza con sonno, scuola e altre attività.

Profili privati, contatti indesiderati e sistemi di raccomandazione

La proposta interviene anche sulla possibilità di essere contattati da sconosciuti e sulla visibilità dei profili dei minorenni.

Secondo la FAQ della Commissione, i minori non dovrebbero comparire automaticamente tra i contatti suggeriti, l’ingresso nei gruppi dovrebbe richiedere consenso e i profili dovrebbero partire da impostazioni maggiormente protettive.

Anche i sistemi di raccomandazione cambierebbero logica.

Per i minori, la personalizzazione basata sul tracciamento dovrebbe essere disattivata di default e dovrebbe essere sempre disponibile almeno un’opzione di feed non basata sulla profilazione. La proposta vuole inoltre dare maggior peso ai contenuti che il ragazzo ha scelto esplicitamente di seguire.

La sicurezza online dei minori diventerebbe quindi un requisito da considerare nella progettazione del servizio e non soltanto una serie di controlli opzionali aggiunti dopo.

Cosa potranno controllare genitori e tutori

Gli strumenti per i genitori dovrebbero permettere di intervenire su tempo di utilizzo, contatti, impostazioni e segnalazione di contenuti dannosi.

Nel caso degli account destinati ai ragazzi di 13 e 14 anni, questi strumenti sarebbero parte integrante del modello di accesso e non una funzione facoltativa da scoprire successivamente.

La proposta non trasforma però i genitori nei responsabili della sicurezza della piattaforma.

La Commissione insiste sul principio opposto: i parental control devono integrare gli obblighi del servizio, non sostituirli.

Kids Act e verifica dell’età: come dovrebbe funzionare

Tutta la struttura appena descritta ha un problema evidente: come fa un servizio online a sapere se una persona ha 12, 14, 16 o 35 anni?

Una semplice data di nascita inserita durante la registrazione è facile da falsificare.

Per questo la verifica dell’età online diventa una componente centrale della proposta.

Perché dichiarare una data di nascita non sarebbe più sufficiente

Per i servizi ai quali si applicano le soglie di accesso, la sola età autodichiarata non dovrebbe più essere considerata sufficiente.

Social network e piattaforme video interessate dovrebbero verificare l’età quando viene aperto un nuovo account. Per gli account già esistenti entrerebbero invece in gioco controlli proporzionati, evitando dove possibile una verifica indiscriminata di ogni adulto già registrato.

Il tema della verifica dell’età online non riguarda quindi soltanto il blocco dei bambini più piccoli: serve anche a distinguere correttamente le diverse fasce previste dalla proposta senza trasformare ogni accesso in una procedura di identificazione completa.

Il problema è quindi passare da:

“Dimmi quanti anni hai”

a:

“Dimostrami di rientrare nella fascia d’età necessaria senza comunicarmi più informazioni del necessario”.

Verificare l’età senza comunicare l’identità alla piattaforma

Verificare l’età e verificare l’identità non sono necessariamente la stessa operazione.

La proposta punta su soluzioni indipendenti e privacy-preserving che possano comunicare al servizio il risultato necessario — per esempio se l’utente è sopra o sotto una determinata soglia — senza trasmettere automaticamente nome, documento e intero profilo anagrafico alla piattaforma.

La Commissione sta già lavorando a una soluzione europea per la verifica dell’età compatibile con l’infrastruttura europea dell’identità digitale. La documentazione ufficiale descrive un modello orientato a minimizzare i dati condivisi.

Questo è anche il motivo per cui la proposta parla di meccanismi assimilabili a zero-knowledge proof: il servizio dovrebbe poter verificare la condizione necessaria senza ottenere informazioni ulteriori utilizzabili per identificare, localizzare o profilare la persona.

Il nodo privacy e i limiti ancora da risolvere

La tecnologia non elimina automaticamente il problema.

Qualsiasi sistema di age assurance deve trovare un equilibrio fra accuratezza, inclusività, protezione dei dati, falsi positivi e possibilità di correggere un errore.

Una verifica troppo debole può essere facilmente aggirata. Una soluzione troppo invasiva può invece creare un nuovo rischio per la privacy proprio nel tentativo di proteggere i minori.

Per questo il tema non si esaurisce nella domanda “servirà il documento?”.

La vera domanda è quale informazione deve conoscere il servizio e chi è autorizzato a produrre quella prova.

Chatbot AI, videogiochi e app store: cosa copre l’EU Kids Act

Chiamarlo semplicemente “regolamento sui social” è riduttivo.

La proposta copre anche altre categorie di servizi utilizzati dai minori, tra cui giochi online, AI companion, determinati chatbot conversazionali e software application store. Gli obblighi non sono però identici per tutti: cambiano in base alla categoria e alla funzione del servizio.

Le regole proposte per chatbot e AI companion

Gli AI companion sono uno dei punti più nuovi del testo.

La proposta interviene sui sistemi progettati per mantenere interazioni personali o relazionali prolungate e sui chatbot conversazionali generali accessibili ai minori.

L’obiettivo è impedire design che simulino rapporti umani in modo tale da favorire una dipendenza emotiva del bambino o dell’adolescente.

Secondo la Commissione, questi sistemi dovrebbero inoltre partire disattivati in determinati contesti, essere facili da spegnere e non conservare automaticamente conversazioni precedenti per costruire una relazione sempre più personalizzata con il minore.

Non significa che qualsiasi chatbot o software di intelligenza artificiale rientri automaticamente nello stesso regime. Il perimetro è definito in modo più preciso dal tipo di sistema e dal fatto che sia accessibile ai minori.

Cosa cambia per i videogiochi online

Anche i giochi online rientrano nel modello di safety by design.

Qui assumono particolare importanza contatti fra giocatori, meccaniche di monetizzazione, sistemi che incentivano sessioni eccessivamente lunghe e classificazioni per età.

La proposta cerca quindi di collegare in modo più stretto il funzionamento del gioco, la fascia d’età e la possibilità effettiva del minore di accedervi.

Il ruolo degli app store nella verifica dell’età

Gli app store avrebbero un ruolo diretto.

La proposta prevede sistemi di classificazione per età delle applicazioni e meccanismi per impedire che un minore possa accedere o acquistare software non adatto alla propria fascia d’età. Gli store dovrebbero inoltre supportare la soluzione europea per la verifica dell’età.

Questa scelta prova a spostare una parte del controllo più a monte.

Invece di lasciare ogni singola app completamente sola nel verificare l’età, anche il livello attraverso cui le applicazioni vengono distribuite entrerebbe nel sistema.

Cosa cambia oggi in Italia e cosa no

Oggi, 30 settembre 2026, l’EU Kids Act non modifica ancora le regole con cui utilizzi Instagram, TikTok o altri social in Italia.

Continua a valere il quadro normativo e contrattuale attuale, insieme alle condizioni e alle protezioni già applicate dalle singole piattaforme.

È proprio qui che possono nascere gli equivoci maggiori.

Le regole attuali restano valide finché il regolamento non sarà approvato e applicabile

Prendiamo Instagram.

Nell’approfondimento sugli Instagram Teen Account abbiamo separato tre soglie attuali che vengono spesso confuse: 13 anni come requisito minimo indicato da Meta, 14 anni come soglia italiana rilevante per l’autonomia del consenso al trattamento dei dati nei servizi della società dell’informazione e 16 anni come soglia utilizzata da Instagram per rendere autonome alcune modifiche alle protezioni del Teen Account.

Questi numeri appartengono al quadro attuale.

Le soglie 13 e 15 dell’EU Kids Act appartengono invece a una proposta europea futura.

Non vanno sovrapposte.

Instagram Teens oggi vs EU Kids Act: perché 13, 14, 15 e 16 anni non vanno confusi

SogliaSituazione attuale / propostaSignificato
13 anniInstagram oggietà minima indicata da Meta
14 anninormativa italiana attualesoglia relativa all’autonomia del consenso privacy nei casi disciplinati dalla legge italiana
16 anniInstagram Teen Account oggimaggiore autonomia su alcune impostazioni
meno di 13EU Kids Act propostoniente account sui servizi social coperti dalla regola
13-14EU Kids Act propostoaccount limitato con supervisione
da 15EU Kids Act propostoaccount autonomo, con protezioni da minore

La differenza diventa ancora più chiara se consideri come funziona Instagram nel suo complesso: condizioni della piattaforma, protezioni automatiche, privacy e raccomandazioni sono livelli differenti che possono sovrapporsi senza essere la stessa regola.

Se il KIDS Act venisse approvato, Meta e gli altri provider dovrebbero adattare i propri sistemi al testo definitivo e alle tempistiche effettive di applicazione.

Fino a quel momento, dire semplicemente “l’età minima dei social in Italia è diventata 15 anni” sarebbe prematuro.

Quando entra in vigore l’EU Kids Act

Non esiste ancora una data certa.

Il testo proposto contiene soltanto un meccanismo temporale da applicare dopo un’eventuale adozione definitiva e pubblicazione.

La bozza dell’articolo 43 stabilisce l’entrata in vigore il ventesimo giorno successivo alla futura pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e l’applicazione generale sei mesi più tardi. Alcune disposizioni seguirebbero scadenze differenti.

Iter legislativo dell’EU Kids Act dalla proposta UE all’eventuale applicazione del regolamento
L’iter previsto per l’EU Kids Act: proposta, negoziato, adozione, pubblicazione, entrata in vigore e applicazione. Le date definitive non sono ancora note.

Le tempistiche previste dal testo proposto

La sequenza, se il testo restasse invariato, sarebbe quindi:

adozione definitiva → pubblicazione in Gazzetta ufficiale → 20 giorni → entrata in vigore → altri 6 mesi → applicazione generale.

Non possiamo però trasformare oggi questi intervalli in una data.

Manca ancora il punto di partenza: un regolamento definitivo pubblicato.

Cosa potrebbe succedere agli account già esistenti

La proposta non guarda soltanto ai nuovi account.

Entro sei mesi dall’applicazione delle regole, i provider interessati dovrebbero stabilire se i titolari degli account esistenti hanno meno di 15 anni. Gli account autonomi non conformi, o quelli per i quali l’età necessaria non può essere stabilita secondo le condizioni previste, dovrebbero essere gestiti in modo coerente con il nuovo regime.

Per un ragazzo di 13 o 14 anni questo non equivale necessariamente alla perdita definitiva di qualsiasi possibilità di accesso: il modello proposto prevede infatti la strada dell’account supervisionato dal genitore.

Ma è uno degli aspetti che dovranno essere riletti sul testo definitivo.

Quali parti possono ancora cambiare durante l’iter legislativo

Praticamente tutti gli elementi materiali della proposta possono essere oggetto di negoziazione: soglie di età, perimetro dei servizi, obblighi tecnici, scadenze e modalità di enforcement.

Non significa che cambieranno necessariamente.

Significa che, finché Parlamento e Consiglio non avranno concluso la procedura, il documento del 17 settembre resta la proposta della Commissione.

Per un tema così volatile, lo status legislativo viene prima di qualsiasi headline.

Controlli e responsabilità: come verrebbero applicate le nuove regole

Una regola sull’età serve poco se resta affidata soltanto alla buona volontà dell’utente o della piattaforma.

Il KIDS Act cerca quindi di collegare i nuovi obblighi alle strutture di controllo già create dalla legislazione digitale europea.

Perché l’onere della conformità si sposta sulle piattaforme

Uno dei principi evidenziati dalla Commissione è lo spostamento dell’onere verso i provider.

In particolare, le piattaforme di dimensioni molto grandi dovrebbero poter dimostrare che il proprio servizio è stato progettato per rispettare gli obblighi di sicurezza previsti per i minori, invece di aspettare che siano autorità, famiglie o ragazzi a dimostrare ogni singolo danno.

È una differenza importante rispetto al semplice modello “pubblichiamo delle impostazioni di sicurezza e lasciamo che sia l’utente a configurarle”.

Piani di conformità e verifiche per le grandi piattaforme

Per le Very Large Online Platforms, cioè le piattaforme che rientrano nella categoria delle grandi piattaforme ai sensi della normativa europea, la proposta prevede piani di conformità e controlli indipendenti.

La FAQ della Commissione indica inoltre la possibilità di sanzioni fino al 6% del fatturato mondiale annuo nei casi previsti.

Il dato va letto nel suo contesto: non significa che ogni singola violazione di qualsiasi provider produrrà automaticamente una multa del 6%.

È il limite massimo indicato dal quadro di enforcement descritto dalla proposta.

Il rapporto con Digital Services Act e AI Act

Il KIDS Act non nascerebbe in un vuoto normativo.

Per le piattaforme online l’enforcement si appoggerebbe in larga parte alle strutture del Digital Services Act, che già contiene obblighi specifici sulla protezione dei minori e vieta sulle piattaforme online la pubblicità mirata ai minori basata sulla profilazione.

Per AI companion e chatbot entrerebbe invece in gioco anche l’architettura di vigilanza dell’AI Act europeo.

Il KIDS Act va quindi letto più come un nuovo strato specializzato sulla tutela dei minori che come una normativa destinata a sostituire DSA, GDPR o AI Act.

Conclusione

L’EU Kids Act segna un passaggio interessante perché prova ad affrontare insieme due problemi che finora sono stati spesso separati: l’età alla quale un minore può utilizzare autonomamente determinati servizi e il modo in cui quei servizi vengono progettati.

La parte più immediata è facile da ricordare: sotto i 13 anni niente normale account sui social interessati, a 13 e 14 anni un accesso supervisionato, dai 15 anni la possibilità di un account autonomo.

Ma fermarsi qui farebbe perdere il punto principale.

La proposta interviene anche su sistemi di raccomandazione, scroll infinito, notifiche, contatti con sconosciuti, privacy predefinita, verifica dell’età, chatbot AI, videogiochi e app store. Cerca quindi di spostare la sicurezza dal modello “attiva qualche protezione dopo esserti registrato” a un ambiente che dovrebbe essere progettato tenendo conto dei minori fin dall’inizio.

Oggi, però, resta una proposta.

Le regole attuali delle piattaforme continuano a valere e non esiste ancora una data alla quale il KIDS Act diventerà applicabile. Seguire l’EU Kids Act nei prossimi mesi significa quindi osservare soprattutto l’evoluzione del testo tra Parlamento europeo e Consiglio, non prepararsi a una scadenza già fissata per gli utenti italiani.

Solo quando quel processo sarà concluso avrà senso tradurre le soglie e le tempistiche del regolamento definitivo in cambiamenti concreti per gli account già esistenti e per quelli nuovi.