CaaS, acronimo di Containers as a Service, è un modello cloud che permette di distribuire, eseguire e gestire applicazioni containerizzate utilizzando infrastruttura e componenti di orchestrazione forniti, almeno in parte, da un provider.

Il vantaggio non è semplicemente “avere Docker nel cloud”. Il punto è spostare verso il provider una parte del lavoro necessario per far funzionare i container in produzione: provisioning dell’infrastruttura, orchestrazione, control plane, networking, scaling o aggiornamenti possono essere gestiti in misura diversa a seconda del servizio.

È qui che CaaS trova il proprio spazio nel cloud computing. Offre normalmente più controllo rispetto a una piattaforma PaaS fortemente astratta, ma evita di costringerti a costruire e amministrare da zero tutto l’ambiente container sopra macchine virtuali IaaS.

Il confine, però, non è rigido. Un cluster Kubernetes gestito, un orchestratore proprietario e una piattaforma serverless che esegue container possono trasferire responsabilità molto diverse al provider. Per capire se una soluzione è adatta al tuo progetto, quindi, l’etichetta CaaS conta meno di ciò che devi continuare a gestire tu.

Cos’è CaaS e cosa significa Containers as a Service

Containers as a Service può essere tradotto come container forniti e gestiti come servizio.

IBM descrive Containers as a Service come un servizio cloud attraverso il quale gli sviluppatori possono distribuire e amministrare applicazioni containerizzate. Red Hat colloca invece CaaS tra IaaS e PaaS, evidenziando il compromesso fra controllo infrastrutturale e astrazione della piattaforma.

Questa posizione intermedia è un buon modello mentale, ma non va letta come una classificazione rigida.

Il riferimento classico del NIST per il cloud computing identifica infatti tre service model: IaaS, PaaS e SaaS. CaaS è una categoria emersa successivamente con la diffusione della containerizzazione e delle piattaforme cloud-native.

Quindi CaaS non è semplicemente un quarto modello NIST da aggiungere alla stessa tabella. È più utile considerarlo una famiglia di servizi costruiti intorno all’esecuzione e alla gestione dei container.

Cosa ricevi realmente con un servizio CaaS

Un ambiente CaaS può comprendere diversi componenti:

  • infrastruttura di calcolo su cui vengono eseguiti i workload;
  • container runtime;
  • orchestrazione;
  • gestione dei cluster;
  • networking;
  • load balancing;
  • storage persistente;
  • registry per le immagini;
  • API e strumenti di deployment;
  • autoscaling;
  • logging e monitoraggio;
  • funzioni di sicurezza e controllo degli accessi.

Non tutti i provider includono o gestiscono questi elementi allo stesso modo.

Con un Kubernetes gestito, per esempio, il provider può amministrare il control plane ma lasciare al cliente una quantità significativa di controllo sui nodi, sul networking e sulla configurazione dei workload.

Con una piattaforma container più astratta può invece scomparire anche il concetto di cluster dal lavoro quotidiano dello sviluppatore.

CaaS non significa semplicemente “container nel cloud”

Puoi creare alcune macchine virtuali, installare Kubernetes, configurare il networking e gestire autonomamente tutti i componenti.

In quel caso stai certamente eseguendo container nel cloud, ma il servizio acquistato a monte può essere ancora principalmente IaaS.

Il passaggio verso CaaS avviene quando una parte significativa della piattaforma necessaria a eseguire e orchestrare quei container viene fornita come servizio gestito.

È una distinzione importante perché cambia:

  • quanta operatività resta al tuo team;
  • quali componenti puoi personalizzare;
  • chi deve installare aggiornamenti e patch;
  • come funziona lo scaling;
  • quanto sei legato alle API e ai servizi del provider;
  • quali costi compongono il conto finale.

CaaS può significare anche Compute as a Service?

Sì. L’acronimo CaaS è ambiguo.

IBM, per esempio, utilizza anche l’espressione Compute as a Service per indicare capacità di calcolo ottenibile on demand.

In questo articolo CaaS indica Containers as a Service, che è il significato pertinente al mondo container, Kubernetes e cloud-native.

Quando incontri l’acronimo nella documentazione di un provider, conviene quindi controllare sempre come viene espanso.

Come funziona CaaS: dal container all’infrastruttura gestita

Per capire davvero CaaS bisogna seguire il percorso dell’applicazione.

Uno sviluppatore parte normalmente dal codice e crea un’immagine container. L’immagine viene archiviata in un registry e successivamente distribuita su un ambiente capace di eseguirla.

Quando i container diventano molti, devono però essere coordinati: bisogna decidere dove eseguirli, quante repliche mantenere, come sostituire quelle guaste, come raggiungerli dalla rete e come distribuire il traffico.

CaaS porta una parte o tutto questo livello operativo dentro un servizio gestito.

Immagine container, registry e runtime

La documentazione Kubernetes sui container definisce una container image come un pacchetto pronto all’esecuzione che contiene applicazione, runtime e librerie necessarie.

L’immagine non coincide con il container in esecuzione.

Puoi pensare all’immagine come al pacchetto immutabile da cui vengono create una o più istanze operative.

Normalmente il flusso è:

codice → build dell'immagine → registry → deployment → container in esecuzione

Il registry conserva e distribuisce le immagini. Il runtime si occupa invece della loro effettiva esecuzione sull’host.

Questi componenti possono essere forniti dallo stesso cloud provider oppure combinati con strumenti esterni.

Container e macchine virtuali non sono la stessa cosa

Uno dei motivi per cui i container sono diventati così importanti è il diverso livello di astrazione rispetto a una macchina virtuale.

Nel modello container tradizionale, più container sullo stesso host possono condividere il kernel del sistema operativo mantenendo processi e filesystem isolati. Una VM dispone invece normalmente del proprio sistema operativo e kernel virtualizzati.

La documentazione Docker sui container mostra bene questa differenza.

Questo rende spesso i container più leggeri e veloci da avviare rispetto a una VM completa.

Non significa però che un container non utilizzi infrastruttura.

Sotto continuano a esserci CPU, memoria, storage, rete, host e sistemi operativi. CaaS serve proprio a ridurre quanto devi amministrare direttamente di questa catena.

Orchestrazione, scheduling e scaling

Un singolo container è relativamente semplice da avviare.

Il problema cambia quando devi gestire decine o centinaia di istanze distribuite su più nodi.

Un orchestratore deve poter rispondere a domande come:

  • su quale nodo deve partire il workload?
  • quante repliche devono essere mantenute?
  • cosa accade se un container smette di funzionare?
  • come viene effettuato un aggiornamento senza interrompere il servizio?
  • come vengono applicati limiti di CPU e memoria?
  • come viene distribuito il traffico?

Kubernetes è la piattaforma open source più riconoscibile per questo tipo di orchestrazione, ma CaaS non implica necessariamente Kubernetes.

Amazon ECS, per esempio, utilizza un modello di orchestrazione gestito proprio di AWS.

Networking, storage e bilanciamento del traffico

Un’applicazione reale raramente consiste in un container completamente isolato.

I componenti devono comunicare fra loro e spesso devono essere raggiungibili dall’esterno.

La piattaforma deve quindi integrare:

networking interno, per la comunicazione tra workload;

service discovery, per permettere a un servizio di trovare gli altri;

ingress e load balancing, per gestire il traffico in entrata;

storage persistente, quando i dati devono sopravvivere alla sostituzione del container;

policy di rete, per stabilire quali componenti possono comunicare.

Sono proprio questi aspetti a rendere l’operatività di una piattaforma container molto più complessa del semplice comando utilizzato per avviare un’immagine.

API, console e automazione del deployment

Una caratteristica importante dei servizi CaaS è la possibilità di amministrare le risorse attraverso API, CLI, file dichiarativi e sistemi Infrastructure as Code.

Questo permette di integrare l’ambiente nelle pipeline CI/CD.

Un nuovo commit può, per esempio, avviare la build dell’immagine, eseguire test, pubblicarla nel registry e distribuire automaticamente la nuova versione.

Il vantaggio non è soltanto la velocità.

Un processo dichiarativo e versionabile riduce la dipendenza da configurazioni manuali difficili da ricostruire.

Cosa gestisce il provider CaaS e cosa resta al cliente

Questa è la domanda più importante dell’intero articolo.

Dire “servizio gestito” non significa che il provider gestisca tutto.

LivelloProvider CaaSCliente
Data center e hardwarenormalmente gestiscenon gestisce direttamente
Virtualizzazione / compute di basenormalmente gestiscesceglie e dimensiona secondo il servizio
Control plane dell’orchestratorespesso gestisce nei servizi managedpuò restare suo nei cluster self-managed
Worker nodedipende dal serviziopuò doverli configurare e aggiornare
Container runtimespesso gestito o integratodeve comprenderne limiti e configurazioni
Immagini containerfornisce registry/tool opzionalicostruisce, aggiorna e protegge le immagini
Configurazione dei workloadfornisce API e piattaformaconfigura deployment, risorse e comportamento
Codice applicativonon lo sviluppasviluppa, testa e protegge
Datiprotegge l’infrastruttura secondo il serviziogoverna dati, accessi e utilizzo
IAM e ruolifornisce strumenticonfigura utenti, privilegi e policy
Networking applicativofornisce componentidefinisce esposizione, policy e regole
Osservabilitàpuò fornire servizi integratidecide metriche, alert e retention

Questa tabella è intenzionalmente generale.

Un servizio come Kubernetes gestito e una piattaforma serverless per container possono trovarsi entrambi nel territorio CaaS/cloud-native, ma trasferire quantità molto diverse di lavoro al provider.

Il punto critico è il control plane

In Kubernetes il control plane mantiene lo stato del cluster e coordina attività come scheduling e gestione dei workload.

Nei servizi Kubernetes gestiti è normalmente una delle parti che il provider prende in carico.

Questo elimina un’attività significativa, ma non elimina automaticamente la gestione dei worker node, delle applicazioni, del networking o della sicurezza.

Alcune modalità più automatizzate possono spostare ulteriori responsabilità verso il cloud provider.

Per questo due servizi entrambi descritti come “managed Kubernetes” possono richiedere livelli operativi differenti.

CaaS, IaaS, PaaS e SaaS: dove si colloca nello stack cloud

IaaS, CaaS, PaaS e SaaS possono essere letti come un continuum di astrazione, ma CaaS occupa una posizione meno canonica rispetto agli altri tre.

ModelloCosa riceviGestisci soprattuttoIl provider gestisce soprattutto
IaaScompute, rete e storageOS, runtime, applicazioni e configurazionihardware e virtualizzazione
CaaSpiattaforma per workload containerizzatiimmagini, applicazione, dati e parte della configurazioneinfrastruttura e parte dell’orchestrazione
PaaSpiattaforma applicativacodice, dati e configurazioni applicativeinfrastruttura, OS, runtime e servizi di piattaforma
SaaSapplicazione prontautenti, dati, accessi e configurazioniapplicazione e gran parte dello stack

Le righe non rappresentano compartimenti stagni.

Un Kubernetes molto configurabile può avvicinarsi a IaaS. Una piattaforma serverless che accetta container può avvicinarsi molto a PaaS.

Il criterio più utile rimane quale unità distribuisci e quali livelli devi ancora amministrare.

Schema del continuum tra IaaS, CaaS e PaaS con progressivo trasferimento della gestione al cloud provider
CaaS occupa normalmente una zona intermedia tra il controllo infrastrutturale di IaaS e l’astrazione maggiore di PaaS; il confine reale varia però da servizio a servizio.

CaaS vs IaaS: container gestiti contro infrastruttura

Con IaaS normalmente parti da macchine virtuali, rete e storage.

Se vuoi Kubernetes, puoi installarlo sopra quelle risorse e amministrarlo direttamente.

Ottieni massimo controllo, ma devi occuparti anche della piattaforma container.

Con CaaS parti invece più in alto.

Il provider fornisce già parte dell’ambiente necessario per eseguire e coordinare container. Sacrifichi una parte del controllo sull’infrastruttura sottostante in cambio di minore lavoro operativo.

CaaS vs PaaS: controllo o maggiore astrazione

La distinzione più interessante è quella con PaaS.

Con una PaaS classica il team tende a ragionare soprattutto in termini di applicazione, runtime e servizi della piattaforma.

Con CaaS il container rimane normalmente una parte esplicita del modello operativo.

Costruisci l’immagine, definisci risorse e deployment e, nei sistemi Kubernetes, puoi controllare numerose primitive della piattaforma.

Questo aumenta la flessibilità, ma richiede anche maggiori competenze.

CaaS vs SaaS: costruire contro utilizzare

La differenza con SaaS è molto più netta.

Con SaaS utilizzi un’applicazione già sviluppata dal provider.

Con CaaS stai costruendo, distribuendo o gestendo una tua applicazione.

Se devi semplicemente utilizzare un CRM, non ti serve una piattaforma container per ricostruirlo da zero.

Se stai sviluppando invece il backend di un prodotto digitale, CaaS può diventare uno degli ambienti su cui eseguirlo.

Perché CaaS non è un quarto modello NIST equivalente agli altri tre

Il classico schema NIST rimane composto da IaaS, PaaS e SaaS.

CaaS, serverless, FaaS, managed Kubernetes e altre categorie moderne descrivono evoluzioni del mercato cloud che si sovrappongono in parte ai tre livelli originali.

Aggiungere semplicemente una quarta casella rischia quindi di creare una precisione apparente che la realtà dei servizi non possiede.

È molto più utile chiedersi:

quale parte dell’infrastruttura devo ancora gestire?

CaaS, Docker e Kubernetes non sono la stessa cosa

I tre termini vengono spesso messi nello stesso gruppo, ma descrivono livelli differenti.

Docker: immagini e container

Docker fornisce strumenti e tecnologie per costruire, distribuire ed eseguire container.

Puoi utilizzare Docker sul tuo computer, su un server fisico, su una VM IaaS o all’interno di servizi cloud più gestiti.

Docker non è automaticamente CaaS.

È una parte possibile della toolchain.

Kubernetes: orchestrazione dei workload

Kubernetes è una piattaforma open source per orchestrare workload containerizzati.

Puoi installarlo e amministrarlo completamente da solo.

In quel caso Kubernetes è tecnologia che stai gestendo, non un servizio CaaS fornito da un cloud provider.

Quando invece utilizzi Amazon EKS, Google GKE, Azure AKS o un altro Kubernetes gestito, il provider prende in carico parti della piattaforma e il modello si avvicina molto di più al concetto di CaaS.

CaaS: il servizio operativo

CaaS descrive il modo in cui consumi l’ambiente container come servizio.

Può utilizzare Kubernetes, ma può anche utilizzare un orchestratore differente.

La relazione corretta è quindi:

container → unità applicativa

Docker/container runtime → strumenti di build ed esecuzione

Kubernetes → orchestrazione

CaaS → servizio gestito che fornisce infrastruttura e capacità container

Kubernetes as a Service e CaaS coincidono sempre?

No.

Kubernetes as a Service è un caso molto importante di CaaS, ma il perimetro CaaS può essere più ampio.

Amazon ECS dimostra che puoi consumare orchestrazione container gestita senza utilizzare direttamente Kubernetes.

All’estremo opposto, servizi come Cloud Run e Azure Container Apps permettono di eseguire container nascondendo anche buona parte dell’orchestrazione.

Il mercato è quindi meglio rappresentato da un continuum di gestione che da una singola tecnologia obbligatoria.

CaaS nel cloud moderno: managed Kubernetes e serverless containers

È qui che la categoria è cambiata di più.

Parlare oggi di CaaS senza distinguere almeno orchestrazione gestita, Kubernetes gestito e container serverless produce una guida incompleta.

Orchestrazione container gestita: Amazon ECS

Amazon Elastic Container Service è un servizio di orchestrazione container completamente gestito.

Permette di distribuire e scalare workload containerizzati senza dover amministrare un control plane Kubernetes.

Il compute sottostante può essere fornito da istanze EC2 oppure da AWS Fargate.

Questo è un buon esempio di CaaS che non richiede Kubernetes come interfaccia principale.

Managed Kubernetes: EKS, GKE e AKS

Amazon EKS, Google Kubernetes Engine e Azure Kubernetes Service offrono Kubernetes come servizio gestito.

Il vantaggio è conservare le API, il modello dichiarativo e l’ecosistema Kubernetes trasferendo al provider almeno una parte dell’operatività del cluster.

Quanto controllo rimane al cliente dipende dalla modalità scelta.

GKE, per esempio, distingue modalità con maggiore controllo sui nodi da GKE Autopilot, dove Google gestisce una parte più ampia dell’infrastruttura dei nodi.

AKS distingue analogamente esperienze con diversi livelli di automazione.

Questa evoluzione mostra bene perché “managed Kubernetes” non definisce da solo una quantità fissa di responsabilità.

Serverless compute per container: AWS Fargate

AWS Fargate è un compute engine serverless per container utilizzabile con ECS ed EKS.

Il team non deve amministrare direttamente i server che eseguono le task o i pod.

Il container rimane l’unità applicativa, ma una parte ancora maggiore dell’infrastruttura viene astratta.

È un passaggio importante: il servizio container non riguarda più soltanto l’orchestrazione, ma anche quanto il compute sottostante viene nascosto al team.

Cloud Run e Azure Container Apps: quando CaaS sfuma nel PaaS

Google Cloud Run permette di distribuire workload containerizzati su una piattaforma completamente gestita e può scalare le istanze fino a zero.

Azure Container Apps applica una logica simile: il team esegue applicazioni containerizzate senza gestire direttamente l’infrastruttura o l’orchestrazione sottostante.

Questi servizi appartengono chiaramente all’ecosistema container, ma il livello di astrazione è così alto che vengono spesso descritti più correttamente come serverless container platform o PaaS container-based.

Non serve forzare un’etichetta unica.

Dal punto di vista di chi deve scegliere, la differenza pratica è più importante:

vuoi controllare il cluster e l’orchestratore oppure vuoi soltanto distribuire il container?

Quali sono i vantaggi di CaaS

Il valore di CaaS nasce principalmente dalla possibilità di conservare il container come unità di deployment senza dover costruire internamente tutta la piattaforma che lo sostiene.

Meno infrastruttura da amministrare

Gestire Kubernetes o un altro orchestratore in produzione richiede competenze, aggiornamenti, monitoraggio e procedure operative.

Un servizio gestito può trasferire al provider alcune delle attività più ripetitive o delicate.

Questo non elimina DevOps, SRE o platform engineering.

Sposta il lavoro verso ciò che rimane realmente sotto il controllo del team.

Deployment più ripetibili

Il container permette di distribuire insieme applicazione e dipendenze.

Se la stessa immagine passa dagli ambienti di test alla produzione, diminuisce il rischio di differenze introdotte da installazioni manuali.

La piattaforma CaaS aggiunge poi automazione per deployment, replica e aggiornamenti.

Il risultato è particolarmente utile quando vengono rilasciate nuove versioni frequentemente.

Scaling più semplice da automatizzare

Gli orchestratori possono aumentare o ridurre le repliche dei workload in risposta al carico.

Le piattaforme più gestite possono automatizzare anche il dimensionamento della capacità sottostante.

Questo non significa che qualsiasi applicazione containerizzata possa scalare correttamente.

Database, sessioni, code, storage, dipendenze esterne e architettura software continuano a determinare quanto il sistema sia realmente elastico.

Maggiore portabilità dell’unità applicativa

Un’immagine container standard può essere eseguita in ambienti differenti con maggiore facilità rispetto a un’applicazione costruita direttamente intorno a una VM configurata manualmente.

Ma bisogna evitare un mito frequente:

portabilità del container non significa portabilità completa dell’architettura.

Un’applicazione può dipendere da:

  • IAM del provider;
  • load balancer proprietari;
  • database gestiti;
  • storage class;
  • sistemi di secrets;
  • logging;
  • code;
  • DNS;
  • API cloud;
  • policy e strumenti operativi specifici.

Spostare l’immagine può essere semplice. Spostare tutto il sistema può non esserlo.

Integrazione con DevOps e CI/CD

La natura dichiarativa dei container e degli orchestratori si adatta bene alle pipeline automatizzate.

Build, test, vulnerability scanning, pubblicazione dell’immagine e deployment possono diventare parti dello stesso workflow.

Il vantaggio più importante è la ripetibilità: ciò che arriva in produzione può essere collegato a codice e configurazione versionati invece che a una sequenza di interventi manuali difficili da verificare.

Limiti e svantaggi di Containers as a Service

CaaS riduce una parte della complessità, ma non trasforma automaticamente la gestione delle applicazioni in un’attività semplice.

Kubernetes può restare complesso anche quando è gestito

Gestire meno control plane non significa smettere di comprendere Kubernetes.

Restano concetti come:

  • pod;
  • deployment;
  • service;
  • ingress;
  • namespace;
  • resource request e limit;
  • autoscaling;
  • storage;
  • secrets;
  • RBAC;
  • network policy.

Per un piccolo progetto o un team senza competenze cloud-native, utilizzare Kubernetes soltanto perché è uno standard molto diffuso può generare più lavoro del problema che dovrebbe risolvere.

La piattaforma gestita non elimina il troubleshooting

Se una nuova versione dell’applicazione non parte, consuma troppa memoria o perde connettività verso il database, il provider non può automaticamente correggere il codice.

Il team deve comunque osservare:

  • log;
  • metriche;
  • eventi;
  • stato dei workload;
  • dipendenze;
  • configurazioni;
  • errori applicativi.

CaaS elimina alcune responsabilità infrastrutturali, non la responsabilità di capire il comportamento dell’applicazione.

Vendor lock-in oltre il formato del container

I container vengono spesso associati alla portabilità, ma il vero lock-in tende a formarsi nei servizi che circondano il workload.

Più utilizzi funzionalità proprietarie di networking, identity, storage, observability e database, maggiore può essere il costo di migrazione.

Kubernetes può ridurre una parte di questa dipendenza grazie alle API standard, ma non la elimina.

Networking e workload stateful richiedono attenzione

Un’applicazione stateless che risponde a richieste HTTP è relativamente semplice da distribuire in più repliche.

Un database o un’applicazione con stato persistente richiede invece decisioni su storage, consistenza, backup, failover e posizionamento.

Non conviene quindi trattare qualsiasi workload come se fosse intercambiabile.

Sicurezza CaaS e responsabilità condivisa

Utilizzare una piattaforma gestita può eliminare alcune attività di hardening dell’infrastruttura, ma non trasferisce al provider tutta la sicurezza.

La stessa documentazione Kubernetes sulla sicurezza copre numerosi livelli: workload, API, autenticazione, autorizzazione, networking, segreti e sicurezza dei nodi.

La sicurezza CaaS va quindi letta come un sistema di responsabilità condivise.

Sicurezza delle immagini e software supply chain

Il provider può proteggere l’infrastruttura del servizio, ma l’immagine container rimane normalmente responsabilità del team che la produce.

Un’immagine può contenere:

  • librerie vulnerabili;
  • pacchetti non necessari;
  • credenziali inserite per errore;
  • versioni software obsolete;
  • configurazioni insicure.

La pipeline dovrebbe quindi includere controlli sulle dipendenze e sulle immagini prima del deployment.

IAM e RBAC

Un cluster tecnicamente sicuro può diventare vulnerabile se utenti e service account dispongono di privilegi eccessivi.

Kubernetes supporta Role-Based Access Control per assegnare autorizzazioni granulari.

Il principio operativo da applicare è semplice: concedere soltanto i permessi realmente necessari.

Questo vale sia per le persone sia per i workload.

Secrets e dati sensibili

Password, token e chiavi API non dovrebbero essere integrate direttamente nelle immagini.

Le piattaforme container possono integrarsi con sistemi di gestione dei secrets, ma il fatto che lo strumento esista non rende automaticamente sicura la configurazione.

Bisogna decidere:

  • chi può leggere il segreto;
  • come viene ruotato;
  • come viene cifrato;
  • dove viene registrato l’accesso;
  • cosa accade se viene compromesso.

Networking e isolamento

Non tutti i workload devono poter comunicare con tutti gli altri.

Policy di rete, subnet, firewall, ingress ed egress permettono di ridurre la superficie esposta.

Questo diventa particolarmente importante nei cluster condivisi tra più applicazioni o team.

Chi installa patch e aggiornamenti?

La risposta dipende dal servizio.

Il provider può aggiornare:

  • control plane;
  • host;
  • runtime;
  • nodi completamente gestiti.

Il cliente continua normalmente a essere responsabile almeno di:

  • immagini;
  • librerie applicative;
  • configurazioni;
  • codice;
  • strumenti installati nel container.

Prima di adottare un CaaS conviene quindi verificare esattamente quali componenti vengono aggiornati dal provider e quali no.

Quanto costa un servizio CaaS

Non esiste un unico modello di prezzo per CaaS.

Il conto finale può essere composto da più elementi indipendenti.

Compute

È normalmente la componente principale.

Puoi pagare:

  • VM utilizzate dai worker node;
  • CPU e memoria richieste dai workload;
  • istanze serverless;
  • GPU o acceleratori;
  • capacità riservata.

Una piattaforma serverless può ridurre la capacità inutilizzata, mentre un cluster con nodi sempre accesi genera una baseline di costo anche quando l’applicazione è poco utilizzata.

Gestione del cluster o control plane

Alcuni servizi Kubernetes applicano una tariffa specifica per la gestione del cluster o per determinate modalità del control plane.

Altri modelli includono l’orchestrazione e fatturano principalmente le risorse sottostanti.

Per questo confrontare soltanto il prezzo di una vCPU non è sufficiente.

Storage

Volumi persistenti, snapshot e backup generano costi distinti.

Un’applicazione stateless può utilizzare poco storage persistente; un workload stateful può trasformarlo in una parte importante della spesa.

Rete e traffico

Load balancer, indirizzi IP, NAT e soprattutto trasferimento dati possono incidere sul costo.

Il traffico tra regioni o zone può essere fatturato diversamente dal traffico interno.

Un’architettura distribuita che sembra conveniente sul compute può quindi diventare costosa per effetto del network.

Registry e software supply chain

Il registry può generare costi per storage, trasferimento o funzionalità avanzate.

Anche scanning delle immagini e strumenti di sicurezza possono essere componenti separati.

Logging e observability

Log, metriche e trace possono produrre una quantità enorme di dati.

Nei workload ad alto traffico, una retention configurata senza criterio può diventare un costo rilevante.

Licenze e supporto

Piattaforme enterprise, distribuzioni commerciali Kubernetes e servizi di supporto possono introdurre costi indipendenti dal consumo dell’infrastruttura.

La domanda corretta non è quindi:

“quanto costa CaaS?”

È:

“qual è il TCO del workload con il livello operativo che voglio delegare?”

Esempi di servizi CaaS

Il mercato attuale mostra bene quanto sia ampio il perimetro della categoria.

Provider / piattaformaServizioModello prevalenteQuanto rimane visibile
AWSECSorchestrazione container gestitaorchestratore e workload
AWSEKSKubernetes gestitoAPI Kubernetes e cluster
AWSFargatecompute serverless per containerworkload, non server
Google CloudGKEKubernetes gestitoAPI Kubernetes; gestione variabile
Google CloudCloud Runpiattaforma container serverlessprincipalmente applicazione/container
Microsoft AzureAKSKubernetes gestitoAPI Kubernetes e cluster
Microsoft AzureContainer Appspiattaforma container serverlessprincipalmente applicazione/container
IBM CloudKubernetes ServiceKubernetes gestitoAPI Kubernetes e workload
Red Hat / partnerOpenShiftcontainer application platformdipende dall’offerta managed/self-managed
Polo Strategico NazionaleCaaSKubernetes / OpenShift / Tanzupiattaforma container per PA

Amazon ECS, EKS e Fargate

AWS offre tre approcci che mostrano chiaramente la differenza fra orchestrazione e compute.

ECS fornisce orchestrazione container gestita.

EKS offre Kubernetes gestito.

Fargate fornisce invece un layer di compute serverless utilizzabile con ECS ed EKS, eliminando la necessità di amministrare direttamente i server sui quali vengono eseguiti alcuni workload.

La scelta non dipende quindi soltanto da “AWS sì o no”, ma da quanto Kubernetes e infrastruttura vuoi continuare a vedere.

Google Kubernetes Engine e Cloud Run

GKE conserva l’esperienza Kubernetes e permette livelli diversi di gestione dell’infrastruttura.

Cloud Run sposta invece il team verso un modello molto più astratto: distribuisci il workload e la piattaforma gestisce l’infrastruttura necessaria per eseguirlo e scalarlo.

Se devi costruire una piattaforma Kubernetes completa, GKE è il modello più naturale.

Se devi semplicemente distribuire una web app o un’API containerizzata senza gestire il cluster, Cloud Run può ridurre drasticamente il lavoro operativo.

Azure Kubernetes Service e Azure Container Apps

AKS rappresenta il Kubernetes gestito di Azure.

Container Apps si colloca più in alto nello stack e nasconde l’orchestrazione sottostante.

Microsoft descrive esplicitamente Container Apps come una piattaforma serverless per applicazioni containerizzate.

Anche qui il criterio di scelta è controllo contro semplicità, non una presunta superiorità assoluta di una tecnologia.

IBM Cloud Kubernetes Service

IBM Cloud Kubernetes Service offre un ambiente Kubernetes gestito nel quale IBM amministra parti come master, host OS, container runtime e processo di aggiornamento Kubernetes secondo le caratteristiche del servizio.

È un esempio molto diretto dell’idea CaaS: Kubernetes rimane visibile allo sviluppatore, ma parte del lavoro operativo viene delegato.

Red Hat OpenShift

Red Hat OpenShift Container Platform è una piattaforma applicativa basata su Kubernetes che aggiunge numerosi componenti per sviluppo e gestione dei workload.

Può essere utilizzata in modalità self-managed oppure all’interno di offerte gestite.

È anche un buon esempio di sovrapposizione CaaS/PaaS: quando alla base Kubernetes vengono aggiunti workflow, servizi per sviluppatori, pipeline e automazione, l’esperienza può avvicinarsi molto a una application platform.

CaaS di Polo Strategico Nazionale

Il servizio CaaS di Polo Strategico Nazionale è rivolto alla Pubblica Amministrazione e utilizza Kubernetes come base dell’erogazione dei container.

L’offerta comprende soluzioni costruite intorno a VMware Tanzu e Red Hat OpenShift.

È un esempio interessante perché mostra che CaaS non appartiene soltanto al public cloud degli hyperscaler: può essere erogato anche all’interno di infrastrutture private e ambienti con requisiti specifici di governance.

Quando usare CaaS: i principali casi d’uso

CaaS ha maggiore senso quando il container è già una scelta architetturale motivata, non quando viene introdotto soltanto perché è una tecnologia popolare.

Microservizi

Un’applicazione composta da molti servizi indipendenti beneficia di deployment, scaling e aggiornamenti separati.

Un orchestratore permette di coordinare questi componenti mantenendo regole comuni per networking, disponibilità e risorse.

Ma un monolite ben progettato non deve essere trasformato in microservizi solo per giustificare Kubernetes.

La complessità distribuita ha un costo.

Applicazioni cloud-native

Applicazioni progettate per automazione, deployment frequenti, elasticità e resilienza possono sfruttare bene un ambiente container gestito.

Il valore aumenta quando più team condividono la stessa piattaforma e hanno bisogno di procedure standardizzate.

Modernizzazione di applicazioni esistenti

Containerizzare un’applicazione può essere un passaggio intermedio fra l’esecuzione su VM tradizionali e una modernizzazione più profonda.

Il vantaggio è poter standardizzare packaging e deployment senza dover riscrivere immediatamente ogni componente.

Non tutte le applicazioni legacy, però, possono essere containerizzate senza modifiche.

Dipendenze dall’OS, storage locale, licensing e architettura possono rendere il processo molto più complesso.

CI/CD e deployment frequenti

Quando un team rilascia spesso nuove versioni, poter costruire un’immagine una volta e distribuirla attraverso pipeline standardizzate riduce il lavoro manuale.

Rolling update, rollback e strategie di deployment diventano più controllabili.

Il beneficio è particolarmente evidente nelle organizzazioni che mantengono numerosi servizi.

Batch e workload elastici

Job di elaborazione dati e workload temporanei possono essere eseguiti in container creati solo quando servono.

Se la piattaforma consente provisioning e scaling dinamici, la capacità può essere adattata al carico invece di mantenere permanentemente server dimensionati per il picco.

AI e machine learning

Container e Kubernetes vengono utilizzati anche per training, inference e servizi AI, soprattutto quando servono GPU, scheduling di risorse e ambienti riproducibili.

Ma “AI” non è di per sé un motivo per adottare Kubernetes.

Un singolo modello servito attraverso una piattaforma completamente gestita potrebbe richiedere molta meno infrastruttura operativa.

Quando scegliere CaaS e quando preferire IaaS, PaaS o serverless

La scelta dovrebbe partire dal livello di controllo necessario.

ScenarioPunto di partenza
Devi controllare sistema operativo e VMIaaS
Vuoi distribuire container mantenendo controllo sull’orchestrazioneCaaS / managed Kubernetes
Vuoi container ma non vuoi amministrare clusterserverless container platform
Vuoi distribuire codice senza occuparti del runtime sottostantePaaS
Vuoi utilizzare software prontoSaaS
Devi costruire una piattaforma interna comune a molti teamCaaS / Kubernetes / platform engineering
Hai un’applicazione piccola con pochi deploymentverifica se CaaS aggiunge complessità inutile
Hai workload legacy fortemente dipendenti dall’OSIaaS o modernizzazione graduale

Scegli CaaS quando il container è parte del requisito

CaaS ha senso quando vuoi mantenere il controllo su immagini, configurazioni e modalità di deployment, ma non vuoi amministrare completamente l’infrastruttura necessaria all’orchestrazione.

È particolarmente adatto quando:

  • utilizzi già container;
  • hai più workload;
  • distribuisci frequentemente;
  • hai bisogno di scaling;
  • vuoi standardizzare il deployment;
  • Kubernetes o l’orchestrazione producono un vantaggio reale.

Scegli IaaS quando devi controllare il livello infrastrutturale

Se devi gestire direttamente sistema operativo, networking particolare, kernel, appliance o componenti non supportati da una piattaforma container, IaaS può essere più appropriato.

Costruire CaaS sopra requisiti che necessitano comunque di controllo completo rischia di aggiungere un livello inutile.

Scegli PaaS quando non ti interessa il container

Se l’obiettivo è distribuire una web application e il formato del runtime non rappresenta un requisito strategico, una PaaS può ridurre ulteriormente il lavoro.

Il team si concentra maggiormente sul codice e accetta le convenzioni della piattaforma.

Valuta serverless containers quando non vuoi gestire il cluster

Questo è uno dei casi più interessanti.

Puoi voler mantenere il container come pacchetto applicativo senza avere alcun interesse a configurare nodi Kubernetes, ingress controller o autoscaler.

Cloud Run, Azure Container Apps o l’uso di Fargate in determinate architetture possono soddisfare proprio questo scenario.

Container non significa necessariamente cluster Kubernetes da amministrare.

Come scegliere un provider CaaS

Confrontare i provider soltanto sulla presenza di Kubernetes porta facilmente alla scelta sbagliata.

Parti dal livello di gestione

Chiedi esplicitamente:

  • chi gestisce il control plane?
  • chi gestisce i worker node?
  • chi installa patch?
  • chi esegue gli upgrade Kubernetes?
  • come funziona l’autoscaling?
  • il provider gestisce la capacità o devo dimensionarla io?

È molto più informativo di una generica etichetta “fully managed”.

Verifica quanto Kubernetes ti serve davvero

Kubernetes offre portabilità ed ecosistema, ma richiede competenze.

Se il team non necessita delle sue API o dell’accesso alle primitive del cluster, una piattaforma più astratta può ridurre drasticamente l’operatività.

Viceversa, un runtime proprietario molto semplice può diventare limitante se devi controllare scheduling, networking o componenti avanzati.

Analizza networking e storage

La parte difficile delle piattaforme container spesso emerge fuori dal container.

Controlla:

  • VPC e reti private;
  • ingress;
  • load balancer;
  • IP;
  • service mesh se necessario;
  • storage persistente;
  • snapshot e backup;
  • database;
  • connettività on-premise.

Un proof of concept stateless può funzionare perfettamente e non dire quasi nulla sulla difficoltà del workload reale.

Valuta sicurezza e compliance

Prima della migrazione verifica:

  • identity provider;
  • RBAC;
  • isolamento;
  • encryption;
  • gestione secrets;
  • vulnerability scanning;
  • audit log;
  • regioni;
  • data residency;
  • certificazioni richieste.

Non basta che il provider dichiari la piattaforma “secure by default”.

La configurazione applicativa rimane una parte rilevante della sicurezza.

Considera l’exit strategy

Chiediti cosa dovresti cambiare se tra due anni volessi spostare il workload.

Se utilizzi Kubernetes standard e componenti portabili, una parte della migrazione può essere semplificata.

Ma verifica anche tutte le dipendenze esterne:

  • database;
  • object storage;
  • identity;
  • code;
  • DNS;
  • load balancing;
  • observability;
  • secrets;
  • pipeline;
  • servizi proprietari.

È lì che si forma spesso il lock-in più costoso.

Calcola il TCO, non soltanto il prezzo del compute

Il costo mensile del cluster è solo una componente.

Il confronto dovrebbe includere anche:

  • personale necessario;
  • reperibilità;
  • aggiornamenti;
  • monitoring;
  • sicurezza;
  • capacità inutilizzata;
  • traffico;
  • storage;
  • supporto;
  • licenze;
  • tempo necessario per gestire la piattaforma.

Un servizio più costoso per unità di compute può risultare economicamente migliore se elimina abbastanza lavoro operativo.

Il contrario è altrettanto possibile.

Domande frequenti su CaaS

CaaS è la stessa cosa di Kubernetes?

No. Kubernetes è una piattaforma open source di orchestrazione. CaaS è un modello di servizio per l’esecuzione e la gestione di container. Kubernetes può essere la tecnologia utilizzata da un servizio CaaS, ma non è obbligatorio.

CaaS è un tipo di IaaS o di PaaS?

Dipende dalla classificazione adottata. CaaS viene spesso collocato fra IaaS e PaaS e può essere visto come un’estensione dell’infrastruttura dedicata ai container. I servizi più astratti possono però avvicinarsi molto al PaaS. È più utile confrontare le responsabilità reali che forzare una singola etichetta.

Docker è un servizio CaaS?

Non automaticamente. Docker fornisce tecnologie per creare ed eseguire container. Puoi utilizzare Docker dentro un ambiente CaaS, su un server locale o sopra una macchina virtuale.

CaaS richiede sempre Kubernetes?

No. Amazon ECS è un esempio di orchestrazione container gestita che non richiede Kubernetes come interfaccia principale. Kubernetes è molto diffuso nel CaaS, ma non ne costituisce la definizione.

Qual è la differenza tra CaaS e serverless?

CaaS mantiene normalmente più visibili container, orchestrazione o cluster. Una piattaforma serverless trasferisce più gestione al provider. I due mondi possono sovrapporsi: AWS Fargate, Cloud Run e Azure Container Apps mostrano come sia possibile eseguire container con un livello molto alto di astrazione dell’infrastruttura.

Containers as a Service e Container as a Service significano la stessa cosa?

Nella pratica sì: vengono utilizzate entrambe le formulazioni per descrivere servizi cloud dedicati alla distribuzione e alla gestione di container. Containers as a Service è la forma molto diffusa nella documentazione internazionale, mentre alcuni provider utilizzano il singolare Container as a Service.

CaaS significa anche Compute as a Service?

Può significarlo. L’acronimo viene utilizzato anche per Compute as a Service. Il contesto permette normalmente di capire quale significato è pertinente: container e Kubernetes indicano Containers as a Service; capacità di calcolo on demand può invece riferirsi a Compute as a Service.

Conclusione

CaaS ha senso quando vuoi mantenere il container come unità controllata dal tuo team senza possedere tutta la complessità della piattaforma necessaria a eseguirlo.

Non coincide con Docker e non coincide automaticamente con Kubernetes. Un servizio può offrire Kubernetes gestito, un orchestratore differente oppure astrarre quasi completamente cluster e server.

È proprio questo continuum a rendere poco utile cercare una definizione commerciale universale.

Se devi amministrare sistema operativo e infrastruttura, IaaS lascia più controllo nelle tue mani. Se vuoi distribuire applicazioni senza occuparti del runtime sottostante, PaaS riduce ulteriormente l’operatività. Se vuoi usare direttamente un software, SaaS sposta il confine ancora più in alto.

CaaS occupa il territorio in mezzo: controlli applicazione, immagini e workload, mentre deleghi al provider una parte crescente dell’infrastruttura container.

Per scegliere bene, quindi, non chiedere soltanto “questo servizio è CaaS?”. Chiedi chi gestisce control plane, nodi, scaling, rete, patch, sicurezza e costi. È lì che emerge la differenza reale tra due piattaforme che sulla carta sembrano appartenere alla stessa categoria.