Larry Page e Sergey Brin sono i fondatori di Google. I due si incontrarono alla Stanford University nel 1995 e, l’anno successivo, iniziarono a collaborare a un motore di ricerca chiamato BackRub. Quel progetto sarebbe diventato Google, ma la sua nascita non coincide con una sola data: bisogna distinguere l’inizio della ricerca universitaria, il cambio di nome, la registrazione del dominio e la costituzione dell’azienda.
Anche la celebre storia del garage va rimessa nella giusta sequenza. Il lavoro che portò a Google iniziò negli ambienti universitari e nelle stanze degli studenti di Stanford; il garage di Menlo Park arrivò dopo, quando il progetto stava diventando una società vera e propria.
Capire questa evoluzione è più interessante che limitarsi ai nomi dei fondatori di Google, perché mostra quale problema cercavano di risolvere Page e Brin, perché BackRub era diverso dagli altri sistemi di ricerca e quale ruolo ebbero PageRank e la struttura dei link nel primo Google.
Chi ha fondato Google? La risposta breve
Google è stata fondata da Larry Page e Sergey Brin, due studenti di informatica della Stanford University.
La storia ufficiale di Google fa iniziare il loro incontro nel 1995. Page stava valutando Stanford per gli studi post-laurea e Brin, che frequentava già l’università, fu incaricato di mostrargli il campus. L’anno seguente iniziarono a lavorare insieme.
La società che conosciamo oggi non nacque però immediatamente. All’inizio c’era un progetto di ricerca che affrontava un problema molto concreto: come trovare e soprattutto ordinare meglio le informazioni disponibili in un Web che stava crescendo rapidamente.
Larry Page e Sergey Brin: i due cofondatori ufficiali
Page e Brin svilupparono insieme il sistema che sarebbe diventato Google. Nei documenti societari di Alphabet continuano ancora oggi a essere identificati come cofondatori.
Parlare dei fondatori di Google, però, non significa trasformare questo articolo nelle biografie di Larry Page e Sergey Brin. Per comprendere la fondazione di Google ci interessa soprattutto il loro ruolo nel progetto originario: l’incontro a Stanford, BackRub, la ricerca sui link, PageRank e il successivo passaggio dall’università all’impresa.
Infanzia, formazione completa, patrimonio, investimenti, attività successive e vita personale appartengono invece agli approfondimenti dedicati ai singoli fondatori. Nella biografia di Larry Page ricostruiamo il suo percorso dalla formazione e dal lavoro a Stanford fino a Google, Alphabet, patrimonio e progetti su cui si è concentrato dopo aver lasciato la gestione quotidiana del gruppo.
Per Sergey Brin trovi invece un approfondimento autonomo dedicato alla sua formazione, al contributo tecnico alla nascita di Google, ai ruoli ricoperti in Google e Alphabet e al successivo ritorno al lavoro sull’intelligenza artificiale. In questo modo questa pagina resta focalizzata sulla nascita di Google senza confondere la storia dell’azienda con quelle personali dei suoi cofondatori.
Scott Hassan e Alan Steremberg: collaboratori importanti, ma non fondatori di Google
Raccontare Google come il lavoro isolato di due studenti sarebbe altrettanto impreciso.
Nel paper accademico The Anatomy of a Large-Scale Hypertextual Web Search Engine, Sergey Brin e Lawrence Page attribuiscono a Scott Hassan e Alan Steremberg contributi critici allo sviluppo del sistema e ringraziano numerosi ricercatori e membri dell’ambiente Stanford per il loro supporto.
Puoi verificarlo direttamente nel paper originale pubblicato a Stanford.
Questo non rende Hassan e Steremberg dei “fondatori segreti” di Google. I fondatori di Google riconosciuti rimangono Larry Page e Sergey Brin: i contributi degli altri collaboratori non modificano l’attribuzione della fondazione della società.
La distinzione è importante perché mostra qualcosa di più realistico: Google ebbe due fondatori, ma il progetto crebbe all’interno di un ecosistema universitario fatto di ricerca, collaborazioni, infrastrutture e confronto tecnico.
Da BackRub a Google: il progetto nato a Stanford
Prima di chiamarsi Google, il motore sviluppato da Page e Brin si chiamava BackRub.
Il nome richiamava l’analisi dei backlink, cioè dei collegamenti che una pagina riceveva da altre pagine. Questa scelta fa già capire quale fosse uno dei punti centrali del progetto: il Web non veniva considerato soltanto come una grande collezione di testi, ma anche come una rete di documenti collegati fra loro.
Il problema che Page e Brin volevano risolvere
Alla metà degli anni Novanta trovare informazioni online era già possibile, ma farlo bene stava diventando sempre più complesso.
Da una parte esistevano directory organizzate e curate manualmente. Uno degli esempi più importanti era Yahoo, nato inizialmente come raccolta di siti classificati per aiutare gli utenti a orientarsi nel Web. Se vuoi approfondire quella fase della ricerca online, nella guida dedicata a Yahoo e al suo motore di ricerca trovi anche la sua evoluzione da directory a portale.
Dall’altra parte esistevano motori automatici che indicizzavano grandi quantità di pagine. Il problema non era soltanto trovare documenti contenenti determinate parole: bisognava anche capire quali risultati meritassero di comparire prima degli altri.
Nel loro paper, Brin e Page osservavano che gli indici mantenuti manualmente erano difficili da far crescere fino a coprire l’intero Web, mentre sistemi basati prevalentemente sulla corrispondenza delle parole potevano restituire molti risultati di qualità limitata.
Il loro approccio cercava quindi di utilizzare un’informazione che il Web possedeva già: le relazioni create dai link.
Come l’analisi dei link portò al PageRank
Un collegamento fra due pagine non dice soltanto che è possibile passare dall’una all’altra. Può anche rappresentare una relazione fra due documenti.
Page e Brin sfruttarono questa struttura per costruire un sistema capace di assegnare una diversa importanza alle pagine. Da questo lavoro nacque il PageRank, che non si limitava a contare quanti link ricevesse un documento: considerava anche l’importanza delle pagine da cui quei collegamenti provenivano.
In altre parole, un link proveniente da una pagina considerata importante poteva trasferire più peso rispetto a un collegamento proveniente da una pagina marginale.
Questo meccanismo è alla base del PageRank storico, ma non va confuso né con il vecchio valore visualizzato dalla Google Toolbar né con l’intero sistema di ranking utilizzato oggi. Nella guida su come funziona il PageRank di Google trovi separati proprio questi tre livelli: algoritmo originario, Toolbar PageRank e ruolo moderno dei segnali legati ai link.
Anche ridurre il primo Google alla frase “contava i backlink” sarebbe comunque troppo semplice. Il sistema descritto da Page e Brin utilizzava anche altre informazioni per migliorare i risultati.
Google utilizzava anche anchor text e struttura dei documenti
Un altro elemento interessante del progetto originario era l’utilizzo dell’anchor text, cioè le parole utilizzate all’interno di un collegamento.
Il testo di un link può infatti fornire informazioni sulla pagina verso cui punta. Se molte risorse utilizzano espressioni simili per collegare una determinata pagina, quelle parole possono aiutare un motore a comprenderne il contenuto o il significato.
Nel paper vengono descritte anche altre informazioni utilizzate dal sistema, comprese caratteristiche del testo e prossimità fra i termini.
È quindi più corretto interpretare il primo Google come una combinazione di tecniche di information retrieval, analisi della struttura ipertestuale e infrastruttura di crawling e indicizzazione, non come un singolo algoritmo isolato.
Dal progetto universitario a un motore progettato per crescere
Il problema della scala era presente fin dall’inizio.
Un buon algoritmo di ranking serve a poco se il sistema non riesce a raccogliere, archiviare e indicizzare una quantità crescente di documenti. Il lavoro di Brin e Page descrive infatti un’architettura composta da crawler, repository, indicizzazione, strutture per i link e componenti dedicate all’elaborazione delle query.
Questo dettaglio aiuta a capire perché il progetto avesse una portata maggiore rispetto a una semplice ricerca accademica su PageRank.
Google doveva essere in grado di analizzare il Web come rete, ma anche di seguirne la crescita.
Quando è nato Google? Le date che vengono spesso confuse
La storia dei fondatori di Google porta inevitabilmente a una seconda domanda: quando è nato davvero Google? La risposta cambia a seconda che si considerino il progetto universitario, il nome, il dominio o la costituzione della società.
| Anno / data | Cosa accade | Perché è importante |
|---|---|---|
| 1995 | Larry Page e Sergey Brin si incontrano a Stanford | Inizia il rapporto da cui nascerà il progetto |
| 1996 | viene sviluppato BackRub | È il predecessore diretto di Google |
| 1997 | BackRub assume il nome Google | Nasce l’identità del nuovo motore |
| 15 settembre 1997 | viene registrato google.com | Il progetto ottiene il dominio che utilizzerà come marchio |
| agosto 1998 | Andy Bechtolsheim investe 100.000 dollari | Il progetto ottiene capitale per trasformarsi in azienda |
| 4 settembre 1998 | viene costituita Google Inc. | È la data societaria della fondazione |
| 27 settembre | Google celebra tradizionalmente il proprio compleanno | È una data celebrativa, diversa dalla costituzione della società |
La differenza tra il 4 e il 27 settembre non è una ricostruzione esterna. In un articolo dedicato ai suoi primi vent’anni, Google stessa ha spiegato che Google Inc. fu incorporata il 4 settembre 1998, mentre da molti anni l’azienda celebra il proprio compleanno il 27 settembre.
Quindi, se la domanda è “quando è stata fondata Google come società?”, la risposta più precisa è il 4 settembre 1998.
Se invece vogliamo capire quando nasce il progetto che diventerà Google, dobbiamo tornare almeno al 1996 e a BackRub.
Perché si chiama Google
Il nome Google deriva da googol, termine matematico che indica il numero 1 seguito da 100 zeri.
La stessa azienda spiega nella propria storia che il nome fu scelto come gioco di parole legato a questo numero enorme: rappresentava bene l’ambizione di organizzare quantità sempre maggiori di informazioni.
Anche il paper originario di Brin e Page collega il nome alla volontà di costruire un motore di ricerca su larga scala.
Ma c’è un dettaglio ulteriore: “Google” non è la grafia corretta del termine matematico.
Google deriva da un errore di spelling?
Una ricostruzione conservata negli archivi Stanford permette di capire come sarebbe nata la grafia che conosciamo oggi.
Secondo il racconto di David Koller sull’origine del nome Google, nel 1997 Larry Page e alcuni colleghi stavano cercando un nome capace di evocare l’indicizzazione di enormi quantità di dati.
Sean Anderson avrebbe suggerito prima “googolplex” e successivamente “googol”. Durante la verifica della disponibilità del dominio avrebbe però digitato google.com, trovandolo libero. Page apprezzò quella grafia e il dominio venne registrato il 15 settembre 1997.
È corretto trattare questa parte come una ricostruzione storica proveniente dall’ambiente Stanford, non come un dettaglio societario certificato in ogni passaggio.
Resta comunque una delle coincidenze più fortunate della storia del Web: un errore ortografico produsse un nome breve, riconoscibile e destinato a diventare un marchio globale.
Google è nato davvero in un garage?
La risposta più precisa è: il progetto no, l’azienda appena nata vi stabilì il suo primo ufficio.
La storia del garage è reale, ma viene spesso raccontata in modo troppo sintetico.
Page e Brin svilupparono BackRub e il primo Google lavorando negli ambienti universitari di Stanford. La stessa ricostruzione ufficiale delle origini di Google parla delle loro stanze nel campus e del motore costruito utilizzando i link per determinare l’importanza delle pagine.
Solo dopo l’investimento di Andy Bechtolsheim e la costituzione della società il team si trasferì nel garage di una casa a Menlo Park di proprietà di Susan Wojcicki, che sarebbe poi diventata una delle prime dipendenti di Google e, molti anni più tardi, CEO di YouTube.
Google ha documentato anche quel luogo ricostruendo il garage originale di Menlo Park.
La distinzione da ricordare è quindi semplice:
Stanford è il luogo in cui nasce il progetto tecnologico.
Il garage è il primo ufficio della società.
Dire semplicemente che “Google fu inventato in un garage” elimina proprio la fase più interessante della sua origine: quella in cui un problema di ricerca accademica si trasformò progressivamente in un motore utilizzabile su scala molto più ampia.

Perché Google riuscì a distinguersi dagli altri motori di ricerca
Non esiste un’unica causa che spieghi il successo successivo di Google e sarebbe scorretto attribuirlo automaticamente a PageRank.
Possiamo però identificare che cosa il motore originario cercava esplicitamente di fare in modo diverso.
Nel lavoro di Page e Brin emergono almeno quattro elementi: analisi della struttura dei link, PageRank, utilizzo dell’anchor text e progettazione di un sistema capace di crescere insieme al Web.
PageRank trattava il Web come una rete
Il passaggio decisivo è smettere di considerare ogni documento come un’entità completamente isolata.
Le pagine Web si citano e si collegano continuamente. Questa struttura può essere analizzata per ricavare informazioni sulle relazioni fra i documenti.
PageRank applicava una logica ricorsiva: non contava soltanto quanti collegamenti arrivassero a una pagina, ma attribuiva peso anche all’importanza delle pagine che effettuavano quei collegamenti.
La differenza rispetto a un semplice conteggio dei backlink è sostanziale.
Una pagina non acquisiva importanza esclusivamente perché riceveva molti link: contava anche da quale parte della rete quei link arrivavano.
L’anchor text aiutava a interpretare le pagine
Il testo utilizzato nei collegamenti forniva un secondo livello di informazione.
Un documento può descrivere sé stesso, ma anche le altre pagine possono descriverlo attraverso le parole utilizzate per collegarlo. Il primo Google sfruttava anche queste descrizioni esterne.
Page e Brin non furono i primi in assoluto a utilizzare l’anchor text e il loro stesso paper riconosce esperimenti precedenti. Il vantaggio interessante sta piuttosto nell’integrazione di diverse tecniche all’interno dello stesso sistema di ricerca.
È una precisazione importante anche dal punto di vista storico: presentare ogni componente di Google come un’invenzione completamente nuova dei suoi fondatori rende il racconto più semplice, ma meno accurato.
Google e Yahoo rappresentavano due modi diversi di organizzare il Web
Il confronto con Yahoo aiuta a capire il periodo.
Yahoo nacque inizialmente come una raccolta di siti organizzata da persone. Quel modello aveva un grande valore quando il Web era ancora sufficientemente piccolo da poter essere esplorato attraverso categorie e directory.
Google affrontava invece un problema diverso: automatizzare la scoperta, l’indicizzazione e l’ordinamento di una quantità di pagine destinata a crescere rapidamente.
Non significa che Page e Brin avessero già previsto ogni sviluppo successivo né che il successo di Google fosse inevitabile. Significa che la crescita del Web rendeva sempre più importante un modello capace di scalare senza dipendere interamente dalla classificazione manuale delle risorse.
Chi possiede Google oggi? Google, Alphabet e il ruolo dei fondatori
Per rispondere alla domanda “chi è il proprietario di Google?” bisogna distinguere società, azionisti e potere di voto.
Google oggi opera all’interno di Alphabet Inc., la holding creata nel 2015 durante una riorganizzazione del gruppo. Google è quindi parte di Alphabet, che è una società quotata.
Non esiste, di conseguenza, una singola persona che possa essere indicata semplicemente come “il proprietario di Google”.
Google fa parte di Alphabet
Quando Alphabet fu creata, Google divenne una società controllata dalla nuova holding. La documentazione societaria continua a indicare Google LLC tra le principali società del gruppo.
La gestione operativa è affidata a Sundar Pichai, che ricopre il ruolo di CEO sia di Google sia di Alphabet.
Larry Page e Sergey Brin non guidano quindi più quotidianamente Google come avveniva nelle prime fasi della società, ma continuano ad avere un ruolo importante nella struttura di Alphabet.
Page e Brin mantengono un forte potere di voto
Alphabet utilizza diverse classi di azioni con diritti di voto differenti. È questo meccanismo, più della semplice percentuale di capitale economico posseduta, che permette di capire l’influenza ancora esercitata dai due fondatori.
Nell’ultimo proxy statement disponibile di Alphabet presso la SEC, Larry Page risulta titolare di circa il 27,4% del potere di voto, mentre Sergey Brin dispone di circa il 25,3%.
Considerati insieme, i due superano quindi la metà del potere di voto.
La percentuale precisa può cambiare nel tempo e andrà riverificata negli aggiornamenti futuri. Il concetto strutturale, però, è quello importante: Google fa parte di Alphabet e Page e Brin, pur non gestendo quotidianamente l’azienda, conservano un’influenza societaria molto forte grazie alla struttura delle azioni con voto differenziato.
Per questo chiedere semplicemente “chi possiede Google?” porta facilmente a risposte incomplete.
Conclusione
Larry Page e Sergey Brin sono i fondatori di Google, ma cercare soltanto i loro nomi non basta per capire come nacque il motore di ricerca.
Google nasce prima di tutto come progetto di ricerca a Stanford. BackRub sperimenta un modo diverso di interpretare il Web, PageRank sfrutta la struttura dei collegamenti e il sistema viene progettato per indicizzare una rete di documenti in rapida espansione.
Poi arrivano il nome Google, il dominio, l’investimento di Andy Bechtolsheim, la costituzione della società e il garage di Susan Wojcicki. Sono passaggi successivi della stessa evoluzione, non un unico momento fondativo.
La distinzione più utile è quindi questa: Google nasce tecnologicamente a Stanford prima di nascere come azienda.
Ed è proprio per questo che la storia dei suoi fondatori merita di essere separata dalle loro biografie. Qui il centro è il progetto che Page e Brin costruirono insieme; le storie personali di Larry Page e Sergey Brin possono invece essere approfondite autonomamente, senza ripetere ogni volta la nascita di Google.