L’anchor text, o testo di ancoraggio, è la parte visibile e cliccabile di un link. In pratica, è il testo che anticipa all’utente cosa troverà dopo il clic e che può aiutare Google a comprendere la relazione tra la pagina che contiene il link e quella di destinazione.
Un buon anchor text non deve seguire percentuali prestabilite né formule del tipo “30% branded, 20% exact match”. La regola utile è molto più semplice: deve essere descrittivo, abbastanza conciso, pertinente e naturale nel contesto in cui compare. È anche la direzione indicata nelle best practice sui link di Google.
Questo vale sia per i collegamenti interni sia, con alcune differenze importanti, per i backlink. Il punto non è costruire un profilo di anchor che sembri “perfetto” a un tool SEO, ma aiutare persone e motori di ricerca a capire dove porta un link e perché quel collegamento ha senso.
Cos’è l’anchor text e come funziona in un link
Per capire davvero cos’è un anchor text conviene separarlo dal link nel suo insieme.
In un normale collegamento HTML ci sono almeno tre elementi:
- la pagina o risorsa di destinazione;
- il tag HTML che crea il collegamento;
- il testo che l’utente vede e può cliccare.
Se, per esempio, in un articolo voglio collegare una guida che spiega cos’è la SEO, le parole “cos’è la SEO” sono l’anchor text. Il collegamento completo comprende anche l’URL di destinazione e il markup HTML necessario a creare il link.
Questa distinzione sembra banale, ma diventa importante quando si analizzano linking interno, backlink o report SEO: l’anchor text non è l’URL e non coincide con l’intero collegamento.
Esempio di anchor text in HTML: tag <a>, href e testo cliccabile
Un collegamento HTML può apparire così:
<a href="https://www.example.com/guida-seo/">guida SEO</a>
In questo esempio:
<a> apre l’elemento che rappresenta il collegamento;
href contiene la destinazione;
https://www.example.com/guida-seo/ è l’URL;
guida SEO è l’anchor text.

Lo standard HTML definisce l’elemento a con attributo href come un hyperlink etichettato dal proprio contenuto. In altre parole, il testo compreso tra apertura e chiusura del tag è ciò che normalmente descrive il collegamento all’utente. Puoi trovare la definizione tecnica nello standard HTML WHATWG.
Google raccomanda inoltre di creare link crawlable tramite normali elementi <a> con un href che punti a una destinazione valida. Un elemento che sembra graficamente un link ma non espone una destinazione in modo interpretabile può essere molto meno affidabile per il crawling.
Anchor text, anchor link e URL: le differenze da non confondere
Il termine anchor text ha un significato abbastanza preciso: è il testo visibile associato al collegamento.
“Anchor link”, invece, viene usato sul web con significati meno uniformi. In alcune guide indica genericamente un hyperlink; in altre viene usato per i collegamenti che portano a un punto specifico della stessa pagina.
Per evitare ambiguità, è più utile ragionare così:
| Termine | Cosa indica |
|---|---|
| Anchor text | Testo visibile e cliccabile del link |
| Link o hyperlink | Il collegamento nel suo insieme |
| URL | L’indirizzo della risorsa di destinazione |
| Link a frammento | Collegamento a una sezione identificata, per esempio #prezzi |
Un link interno alla stessa pagina può infatti essere scritto così:
<a href="#esempi">vedi gli esempi di anchor text</a>
Qui vedi gli esempi di anchor text resta il testo di ancoraggio, mentre #esempi identifica il punto della pagina verso cui viene portato l’utente.
Se vuoi approfondire il concetto più generale, ho spiegato separatamente che cos’è un link e come funziona.
Tipi di anchor text: exact match, partial, branded, naked e generiche
Nel settore SEO si usano diverse categorie per descrivere gli anchor text. Sono categorie di analisi utili, non classi ufficiali alle quali Google dichiara di assegnare un punteggio specifico.
Le principali sono queste:
| Tipo | Esempio | Caratteristica |
|---|---|---|
| Exact match | consulenza SEO | Coincide con la query o espressione target |
| Partial match | come scegliere una consulenza SEO | Contiene il termine target dentro una frase più ampia |
| Branded | Creativemotions | Utilizza il nome del brand |
| Naked URL | www.example.com | Mostra direttamente l’indirizzo |
| Generica | clicca qui | Non descrive autonomamente la destinazione |
| Descrittiva | guida alla gestione dei backlink | Descrive naturalmente la risorsa collegata |
Questa tassonomia può essere utile durante un audit per capire come vengono descritti i collegamenti. Diventa fuorviante, invece, quando viene trasformata in una formula del tipo “exact match potente, branded sicura, naked naturale”.
Google non pubblica una gerarchia di questo genere e non prescrive un rapporto numerico ideale fra le diverse categorie.
A cosa servono queste categorie e cosa non dicono sul ranking
Sapere che un anchor è exact match o branded può aiutarti a descrivere ciò che stai osservando, ma la categoria da sola non permette di prevedere l’effetto di quel link sul ranking.
Prendi questi due esempi:
Per una panoramica completa consulta la nostra guida alla SEO tecnica.
SEO TECNICA MIGLIORE SEO TECNICA → pagina sulla SEO tecnica
Entrambi potrebbero contenere un’espressione vicina alla query target. Il primo collegamento, però, nasce dentro una frase comprensibile e prepara correttamente la destinazione. Il secondo è costruito intorno alla keyword e peggiora la qualità del testo.
La distinzione importante non è quindi semplicemente exact contro partial, ma:
il testo è utile al lettore? descrive correttamente la destinazione? è naturale nella frase? il link ha una ragione editoriale reale?
È lo stesso motivo per cui il keyword stuffing non diventa una buona pratica soltanto perché la keyword inserita è pertinente all’argomento.
Quando un’immagine è un link: l’alt text può funzionare come anchor text
Il caso delle immagini merita una nota separata.
Quando un’immagine viene usata come collegamento, Google può utilizzare il suo attributo alt come anchor text. È quindi utile che l’alt descriva in modo sensato l’immagine e, quando necessario, anche la funzione che svolge nel contesto del collegamento.
Questo non significa trasformare l’alt in un contenitore di keyword. Se un’immagine linkata porta alla pagina di un prodotto, di un servizio o di un approfondimento, il testo alternativo deve continuare a essere utile e comprensibile.
La logica rimane la stessa: descrivere correttamente ciò che l’utente sta usando e ciò che può aspettarsi dall’azione.
Come scrivere un buon anchor text secondo Google
Le indicazioni ufficiali di Google sono meno complicate di molte “regole SEO” diffuse negli anni.
Un anchor text dovrebbe essere:
descrittivo, perché deve dare informazioni sulla destinazione;
ragionevolmente conciso, perché non serve trasformare intere frasi o paragrafi in un collegamento;
pertinente, sia rispetto alla pagina in cui compare sia rispetto a quella collegata;
naturale, senza accumulare keyword o forzare formulazioni scritte principalmente per il motore di ricerca.
Queste quattro caratteristiche sono un criterio molto più solido di qualsiasi “anchor ratio”.
Testo descrittivo, conciso, pertinente e naturale
Immagina di avere un paragrafo sui backlink.
Una frase come:
Per approfondire puoi leggere questa guida.
offre pochissime informazioni sul collegamento.
Una formulazione come:
Per capire da dove arrivano e quali differenze esistono, puoi approfondire cosa sono i backlink.
permette invece di capire la destinazione prima ancora di cliccare.
Il miglior anchor non deve necessariamente contenere tutta la keyword primaria della pagina di destinazione. Deve soprattutto creare una promessa corretta.
Questo criterio è particolarmente utile nel linking interno: se il testo promette una guida ai backlink e la pagina collegata parla soprattutto di email marketing, il problema non è la distribuzione degli anchor. È la relazione semantica fra le due pagine.
Quando “clicca qui”, anchor troppo lunghe e keyword forzate diventano poco utili
Google cita espressioni generiche come “click here” o “read more” fra gli esempi di anchor poco descrittive. Non significa che la frase “clicca qui” provochi automaticamente un problema SEO: significa che, presa da sola, comunica pochissimo sulla destinazione.
Anche l’estremo opposto è poco utile. Collegare una frase molto lunga soltanto per includere varianti della keyword rende più difficile capire quale sia davvero il concetto associato al link.
Per esempio:
la migliore guida SEO completa per imparare la SEO e migliorare il posizionamento SEO su Google
non diventa un anchor migliore perché contiene più termini.
Google raccomanda esplicitamente di scrivere in modo naturale e di evitare di stipare nel testo del link ogni parola correlata alla query.
Anchor text nei link interni: come usarlo senza sovraottimizzare
Nei link interni hai un livello di controllo che normalmente non possiedi sui backlink: scegli pagina sorgente, destinazione, posizione e testo cliccabile.
Proprio per questo conviene usare quel controllo per rendere l’architettura più chiara, non per costruire artificialmente una determinata percentuale di exact match.
Google utilizza i link anche per scoprire pagine e comprenderne la rilevanza. Nel linking interno, quindi, il testo di ancoraggio contribuisce al contesto insieme al contenuto della pagina sorgente, alla destinazione e agli altri segnali presenti sul sito.
Coerenza tra pagina sorgente, testo del link e pagina di destinazione
Un controllo pratico molto efficace consiste nel valutare tre elementi insieme:
pagina sorgente → anchor text → pagina di destinazione
Se sto spiegando come analizzare un problema tecnico e inserisco un link con anchor “SEO audit”, la destinazione dovrebbe effettivamente aiutare chi vuole approfondire quell’analisi.
Se invece uso “SEO audit” per portare a una pagina generica sui social media soltanto perché voglio spingere quel URL, il collegamento è debole indipendentemente dalla keyword.
Una buona domanda da farsi è:
se leggessi soltanto questa frase, capirei perché dovrei seguire il link e cosa troverei dall’altra parte?
Questa logica vale anche nell’organizzazione complessiva della SEO on-site e dei collegamenti interni: l’anchor è un elemento della relazione, non una variabile da isolare dal resto della pagina.
Exact match nei link interni: quando è naturale e quando diventa forzato
Usare un anchor exact match nei link interni non è automaticamente un errore.
Se sto scrivendo:
Una SEO audit serve a individuare problemi tecnici e strutturali del sito.
e voglio collegare proprio una pagina dedicata alla SEO audit, usare quelle parole può essere perfettamente naturale.
Il problema nasce quando l’exact match diventa un obbligo editoriale e viene ripetuto anche dove una formulazione diversa sarebbe più chiara.
Non esiste nelle linee guida Google una percentuale pubblicata oltre la quale un sito “ha troppi exact match” nei collegamenti interni. Trasformare un numero arbitrario in una soglia di sicurezza crea quindi una precisione che la documentazione disponibile non supporta.
È più utile osservare la qualità delle relazioni: pagine importanti raggiungibili, anchor comprensibili, destinazioni pertinenti, assenza di collegamenti costruiti soltanto per ripetere una keyword.
Anchor text nei backlink e nella link building
Con i backlink il problema cambia perché il collegamento nasce su un altro sito.
Se il backlink è realmente editoriale, spesso è l’autore della pagina esterna a decidere come descrivere la tua risorsa. Pretendere che tutti utilizzino la stessa keyword non è realistico e, soprattutto, non è un obiettivo che richieda una percentuale predefinita.
Qui bisogna separare due domande:
come viene descritto il link?
perché quel link esiste?
La seconda è spesso più importante della prima quando si parla di spam.
Perché backlink e link interni non vanno gestiti allo stesso modo
Su un sito che controlli puoi modificare un anchor poco chiaro in pochi minuti.
Su un backlink editoriale, invece, il testo dipende normalmente dal publisher che ti cita. Potresti ricevere il nome del brand, il titolo della risorsa, una frase descrittiva, un URL visibile o una formulazione che non avevi previsto.
Per questo non ha molto senso applicare al profilo backlink la stessa logica operativa del linking interno.
Puoi analizzare gli anchor per individuare anomalie, spam o citazioni inattese. Non puoi però dedurre automaticamente che un sito sia “ottimizzato” perché il suo profilo rispetta una distribuzione matematica scelta a priori.
Perché non esiste una percentuale “sicura” di exact match
Una delle semplificazioni SEO più persistenti consiste nel cercare la percentuale ideale di anchor exact match.
Google non pubblica una soglia di questo tipo.
Le spam policy di Google definiscono il link spam in base alla creazione di collegamenti verso o da un sito principalmente allo scopo di manipolare i ranking. Fra gli esempi compaiono schemi di link, acquisti di collegamenti che trasferiscono ranking credit e inserimenti artificiali con anchor ottimizzate. Il criterio è quindi il comportamento manipolativo, non il superamento di una percentuale universale.
Questo cambia parecchio il modo di leggere un audit.
Un 20% di exact match non diventa automaticamente sicuro; un valore più alto non dimostra automaticamente una violazione. Devi capire da dove arrivano quei link, perché esistono, come sono stati ottenuti e quale schema complessivo mostrano.
Link spam, sponsored, nofollow e ugc: la relazione del link è diversa dall’anchor text
Un’altra distinzione importante riguarda gli attributi rel.
Il testo cliccabile e la qualificazione del collegamento rispondono a problemi diversi.
Secondo la documentazione Google sulla qualificazione dei link in uscita, un normale link editoriale non richiede automaticamente nofollow. Per collegamenti pubblicitari o pagati Google indica rel="sponsored"; per contenuti generati dagli utenti può essere usato rel="ugc"; nofollow rimane disponibile negli altri casi in cui non vuoi associare il sito alla destinazione o non vuoi attribuire normalmente il collegamento.
Quindi:
<a href="https://example.com/">guida SEO</a>
e:
<a href="https://example.com/" rel="sponsored">guida SEO</a>
possono avere lo stesso anchor text ma rappresentare relazioni editoriali differenti.
Anchor text e attributo rel non sono intercambiabili.
Esempi pratici: come trasformare anchor deboli in testi utili
Il modo più semplice per capire la differenza è confrontare situazioni reali.
| Anchor debole | Versione migliore | Perché |
|---|---|---|
| Clicca qui | guida ai backlink | Anticipa la destinazione |
| Leggi questo articolo | come funziona la SEO | Spiega cosa verrà approfondito |
| Servizi | consulenza SEO per il tuo progetto | Riduce l’ambiguità |
| SEO SEO Google posizionamento SEO | guida al posizionamento sui motori di ricerca | Elimina la ripetizione artificiale |
| Approfondisci tutti i dettagli completi della nostra guida avanzata ai backlink SEO | cosa sono i backlink | Mantiene il collegamento conciso |
| Questo sito | nome del sito o della risorsa | Identifica la destinazione |
Non esiste comunque un obbligo a riscrivere ogni anchor generico.
In un’interfaccia dove il contesto è già evidente, un pulsante “Scopri di più” può avere una funzione comprensibile. In un elenco di dieci collegamenti tutti chiamati “Scopri di più”, invece, la destinazione diventa molto più difficile da distinguere.
La qualità di un anchor va quindi giudicata nel suo contesto reale, non attraverso una lista di parole vietate.
Come controllare gli anchor text di un sito
Un audit degli anchor text dovrebbe servire a individuare collegamenti poco chiari, destinazioni incoerenti, link obsoleti e pattern realmente anomali.
Non dovrebbe partire dalla ricerca di una percentuale da raggiungere.
Per il linking interno puoi costruire un inventario con:
| Campo | Cosa controllare |
|---|---|
| Pagina sorgente | Dove compare il collegamento |
| Anchor text | Cosa legge l’utente |
| URL di destinazione | Dove porta realmente |
| Contesto | Se il link è pertinente al passaggio |
| Stato destinazione | Se la pagina è ancora valida |
| Intent | Se la destinazione soddisfa la promessa |
| Ripetizioni | Se lo stesso target viene collegato inutilmente più volte |
In un sito grande, questo controllo può essere fatto con un crawler, un export dei link o attraverso dati ricavati dal CMS. L’obiettivo non è produrre un “anchor score”, ma trovare problemi che richiedono una decisione editoriale.
Se l’analisi deve comprendere anche architettura, indicizzazione, linking e problemi tecnici più ampi, questi controlli possono entrare in una SEO audit invece di essere trattati come una metrica isolata.
Cosa verificare nei link interni
Durante l’audit concentrerei l’attenzione soprattutto su questi casi:
- anchor generiche dove la destinazione non è comprensibile;
- anchor che promettono un argomento diverso da quello presente nella pagina target;
- collegamenti verso URL rimossi, reindirizzati o non più corretti;
- molte ripetizioni artificiali della stessa formulazione senza necessità editoriale;
- pagine importanti difficili da raggiungere perché ricevono pochi collegamenti contestuali;
- anchor sovraccariche di keyword che rendono la frase innaturale.
Qui la priorità è risolvere problemi verificabili, non rendere il profilo graficamente più uniforme.
Cosa può mostrarti Search Console e cosa non puoi dedurre dai dati
Il report Link di Google Search Console può essere utile, ma va interpretato correttamente.
Google precisa che il report mostra un campione dei link conosciuti, non un inventario completo. Fra le informazioni disponibili ci sono le pagine maggiormente linkate, siti che collegano il dominio e il testo di collegamento rilevato nei link esterni. I dati possono inoltre includere collegamenti non più attuali.
Puoi quindi usare il report per capire, per esempio, se il tuo sito viene frequentemente descritto con un certo nome o se emergono anchor esterne insolite.
Non puoi usarlo per affermare:
“Google mostra il 18% di exact match, quindi il profilo completo contiene il 18% di exact match.”
Il dataset non è progettato per ricostruire un profilo esaustivo né per determinare un rapporto ideale.
È una distinzione importante perché evita di trasformare un campione diagnostico in una metrica di ottimizzazione che Google non fornisce.
Anchor text e accessibilità
Un buon testo di ancoraggio non serve soltanto alla SEO.
Aiuta anche l’utente a capire la funzione del collegamento mentre legge o scansiona una pagina.
Le WCAG 2.2 prevedono, nel criterio dedicato allo scopo dei link, che la destinazione o funzione di un collegamento possa essere determinata dal testo del link oppure dal testo insieme al suo contesto programmaticamente determinabile, salvo i casi in cui lo scopo risulti inevitabilmente ambiguo. Puoi consultare direttamente le WCAG 2.2 del W3C.
Questo chiarisce anche perché non serve trasformare ogni collegamento in una mini descrizione.
Considera:
Per modificare il file robots.txt, consulta la guida completa.
Nel contesto, “guida completa” può risultare comprensibile.
Se invece una pagina contiene una serie di voci come:
Clicca qui Clicca qui Scopri di più Leggi qui
diventa molto più difficile distinguere rapidamente le destinazioni.
SEO, usabilità e accessibilità non sono la stessa disciplina, ma in questo caso condividono un principio pratico utile: un link dovrebbe avere un significato comprensibile per la persona che deve decidere se seguirlo.
Conclusione
L’anchor text è un elemento semplice dell’HTML, ma diventa facile complicarlo quando lo si trasforma in una formula SEO.
La parte verificabile è più concreta: Google usa i link per scoprire contenuti e come segnale di rilevanza, e raccomanda testi di collegamento descrittivi, concisi, pertinenti e naturali. Ciò che non fornisce è una distribuzione ideale fra exact match, partial, branded e URL visibili.
Per i link interni, quindi, usa il controllo che hai sul sito per costruire relazioni chiare fra i contenuti. Un exact match va bene quando è la formulazione più naturale; non deve diventare una regola da replicare ovunque.
Per i backlink, osserva gli anchor come parte del contesto complessivo del collegamento, ma valuta soprattutto provenienza, motivazione e natura della relazione. Un profilo non diventa “sicuro” perché rispetta una percentuale teorica.
La domanda finale da farti è molto meno matematica: questo testo fa capire correttamente dove porta il link e perché vale la pena seguirlo?
Se la risposta è sì, sei già molto più vicino a un buon anchor text di quanto possa portarti qualsiasi anchor ratio.