Un qubit, abbreviazione di quantum bit o bit quantistico, è l’unità fondamentale con cui viene rappresentata e manipolata l’informazione nel calcolo quantistico.
Paragonarlo al bit classico è utile per iniziare, ma il confronto ha dei limiti. Un bit assume uno dei valori 0 oppure 1. Un sistema quantistico a due livelli può invece trovarsi in uno stato formato da una combinazione di ∣0⟩|0\rangle e ∣1⟩|1\rangle e mantenere una relazione di fase che rende possibile l’interferenza.
Questo non significa semplicemente “essere 0 e 1 nello stesso momento”, né che un computer quantistico provi automaticamente tutte le soluzioni di un problema in parallelo.
Il punto decisivo è un altro: le ampiezze associate ai possibili stati possono essere trasformate, fatte interferire e correlate con quelle di altri sistemi prima della misurazione. È su questa dinamica che si costruisce il calcolo quantistico.
Per capire davvero come funziona un qubit bisogna quindi distinguere quattro passaggi: come viene descritto il suo stato, come viene trasformato, cosa accade quando interagisce con altri elementi del registro e cosa possiamo effettivamente leggere al momento della misura.
Cos’è un qubit
La definizione più utile è questa: un qubit è un sistema quantistico utilizzato per codificare un’unità di informazione quantistica.
Gli stati e svolgono un ruolo simile ai valori binari 0 e 1, ma non esauriscono tutti gli stati possibili.
Un singolo elemento può essere descritto come:
dove e sono numeri complessi chiamati ampiezze di probabilità e devono rispettare:
La stessa rappresentazione viene utilizzata nella documentazione Microsoft Learn dedicata ai fondamenti del quantum computing.
Da quantum bit a unità di informazione quantistica
Nel computer classico il bit è un’astrazione che può essere implementata fisicamente, per esempio, associando due intervalli di tensione a due stati distinguibili.
Nel quantum computing avviene qualcosa di analogo a livello concettuale: l’unità logica è astratta, mentre il supporto fisico può cambiare.
La codifica può sfruttare circuiti superconduttori, stati interni di ioni intrappolati, atomi neutri, fotoni, spin elettronici in semiconduttori e altri sistemi capaci di offrire due stati quantistici controllabili.
Non esiste quindi un unico “materiale dei qubit”. Aziende e laboratori stanno sviluppando architetture molto diverse, ciascuna con compromessi specifici.
Perché non basta dire “0 e 1 insieme”
La frase “un qubit può essere 0 e 1 contemporaneamente” è popolare perché rende intuitivo il concetto di sovrapposizione, ma nasconde una parte essenziale del meccanismo.
Consideriamo lo stato:
Se lo misuriamo nella base computazionale, otteniamo 0 oppure 1 con uguale probabilità.
A prima vista potrebbe sembrare equivalente al lancio di una moneta.
Non lo è.
Prima della misura, le due componenti possiedono ampiezze e una relazione di fase. Le operazioni quantistiche possono agire proprio su queste proprietà producendo interferenza costruttiva o distruttiva.
Una semplice distribuzione di probabilità classica non offre lo stesso meccanismo.
È questo il motivo per cui la formula “0 e 1 insieme” può servire come introduzione, ma non è sufficiente per comprendere il funzionamento reale.
Qubit e bit: qual è la differenza
Bit e bit quantistico sono entrambi modi di rappresentare informazione, ma seguono regole fisiche e matematiche differenti.
| Caratteristica | Bit classico | Sistema quantistico a due livelli |
|---|---|---|
| Stato | 0 oppure 1 | Combinazione di ( |
| Descrizione | Valore binario | Ampiezze complesse e fase |
| Lettura | 0 oppure 1 | La misura produce un esito compatibile con la base scelta |
| Trasformazioni | Porte logiche classiche | Trasformazioni quantistiche |
| Interferenza | No | Sì |
| Entanglement | No | Possibile con altri elementi |
| Copia dello stato | Un bit può essere copiato | Uno stato quantistico arbitrario sconosciuto non può essere clonato perfettamente |
| Sensibilità al rumore | Relativamente contenuta | Molto elevata |
Come rappresenta l’informazione un bit classico
Con bit possiamo rappresentare configurazioni diverse, ma un registro classico si trova in una configurazione determinata alla volta.
Tre bit, per esempio, consentono otto combinazioni:
000001010011100101110111
In un determinato momento il registro contiene una di queste configurazioni.
Stato quantistico e ampiezze di probabilità
Un registro di tre unità quantistiche può invece trovarsi in una sovrapposizione degli otto stati della base computazionale:
Con elementi, il vettore di stato richiede in generale ampiezze complesse per essere descritto.
Qui nasce uno degli equivoci più frequenti.
Non significa che possiamo memorizzare 2n2^n valori classici e poi leggerli tutti.
Una misura nella base computazionale restituisce una configurazione classica di bit. Le ampiezze non costituiscono un gigantesco database accessibile direttamente.
Il vantaggio del modello quantistico nasce dalla possibilità di trasformarle prima della misura, aumentando il peso associato ad alcuni risultati e riducendo quello di altri attraverso l’interferenza.
Cosa cambia quando aumenta il numero di elementi
La dimensione matematica dello spazio degli stati cresce esponenzialmente:
- 1 unità → 2 stati base;
- 2 → 4 stati base;
- 3 → 8 stati base;
- 10 → 1.024 stati base;
- → stati base.
È una proprietà potente, ma uno spazio degli stati più grande non equivale automaticamente a maggiore potenza computazionale utile.
Servono anche un algoritmo adatto, operazioni sufficientemente accurate, connettività adeguata, coerenza abbastanza lunga da completare il circuito e una strategia capace di far emergere l’informazione desiderata al momento della misura.
Come funziona un qubit
Per capire il meccanismo conviene seguire il percorso dell’informazione anziché fermarsi alla definizione.
In genere si prepara uno stato iniziale, si applicano operazioni controllate, si creano eventualmente correlazioni con altri elementi e infine si effettua una misura.
Sovrapposizione: cosa significa davvero
Uno stato del tipo:
è una sovrapposizione dei due stati della base.
Se:
la misura nella base computazionale produce 0 e 1 con probabilità del 50%.
Ma la sovrapposizione non è una moneta quantistica che continua semplicemente a girare.
IBM Quantum Learning sottolinea una differenza decisiva: lo stato conserva una relazione di fase fra le sue componenti, permettendo loro di interferire. La spiegazione di IBM Quantum Learning sulla sovrapposizione mostra proprio perché probabilità classica e sovrapposizione quantistica non sono equivalenti.
Fase e interferenza: il passaggio spesso dimenticato
La fase spiega perché due stati che producono le stesse probabilità di misura possano comportarsi diversamente durante un calcolo.
Consideriamo:
e:
Misurandoli immediatamente nella base computazionale, entrambi producono 0 oppure 1 con probabilità del 50%.
Eppure non sono lo stesso stato.
Il segno relativo modifica la fase e quindi il modo in cui le ampiezze interferiscono quando vengono applicate altre operazioni.
Un esempio semplice è la porta Hadamard, indicata con .
Applicata a :
Se applichiamo nuovamente :
Il secondo Hadamard non effettua un nuovo “lancio di moneta”. Le ampiezze interferiscono in modo deterministico e riportano il sistema nello stato iniziale.
L’interferenza è quindi uno dei meccanismi che permette a un algoritmo quantistico di amplificare determinati risultati e sopprimerne altri.
Non basta creare una sovrapposizione. Bisogna riuscire a manipolarla in modo utile.
Entanglement: cosa accade quando più elementi sono correlati
Con registri più grandi compare un’altra proprietà fondamentale: l’entanglement, cioè una correlazione quantistica non separabile.
Un esempio classico è lo stato di Bell:
Non possiamo descriverlo semplicemente assegnando ai due componenti stati indipendenti.
Se vengono misurati nella base prevista dall’esperimento, gli esiti mostrano correlazioni determinate dallo stato comune.
L’entanglement non è però un sistema per inviare messaggi istantanei. Come chiarisce il NIST nella sua spiegazione divulgativa dell’entanglement, queste correlazioni non consentono di trasmettere informazione controllabile più velocemente della luce.
Nel calcolo quantistico il valore è diverso: permette di costruire stati globali che non possono essere ridotti alla semplice descrizione indipendente delle singole parti.
Misurazione: perché alla fine leggiamo ancora 0 o 1
Quando effettuiamo una misura nella base computazionale, non riceviamo sullo schermo i valori di e .
Per:
otteniamo:
- 0 con probabilità ;
- 1 con probabilità .
Dopo una misura proiettiva ideale, lo stato viene associato all’esito osservato nella base utilizzata.
Questo spiega perché un singolo run di un circuito raramente racconta tutta la storia. Molti algoritmi richiedono di ripetere l’esecuzione, raccogliere gli esiti e analizzarne la distribuzione.
Come si rappresenta lo stato
La notazione con e è precisa, ma non particolarmente intuitiva.
Per un singolo stato puro possiamo usare anche una rappresentazione geometrica: la sfera di Bloch.
La formula α|0⟩ + β|1⟩ senza complicazioni inutili
La formula:
contiene due informazioni strettamente collegate:
- quanto pesano le componenti e ;
- quale relazione di fase esiste tra loro.
La normalizzazione impone:
perché la somma delle probabilità dei possibili esiti deve essere 1.
Una fase globale comune all’intero stato non modifica le probabilità osservabili. È invece la fase relativa tra le componenti a poter cambiare il comportamento successivo.
Questa distinzione può sembrare puramente matematica, ma è operativamente essenziale: senza fase e interferenza verrebbe meno una parte decisiva del comportamento quantistico.
La sfera di Bloch come modello geometrico
La sfera di Bloch rappresenta lo stato puro di una singola unità come un punto sulla superficie di una sfera.

Convenzionalmente:
- il polo nord rappresenta ;
- il polo sud rappresenta ;
- gli altri punti corrispondono a differenti sovrapposizioni.
Molte porte a singolo elemento possono essere visualizzate come rotazioni sulla sfera.
È un ottimo modello mentale, ma ha un limite importante: non possiamo prendere semplicemente una sfera per ogni componente e ottenere una descrizione completa di un registro entangled.
Quando esiste entanglement, lo stato appartiene a uno spazio matematico più grande e la visualizzazione con sfere indipendenti non è più sufficiente. Questo limite viene discusso anche nella trattazione della sfera di Bloch di IBM Quantum Learning.
Dal singolo stato al calcolo
Un elemento isolato è interessante dal punto di vista fisico, ma un computer quantistico deve inserirlo in un processo computazionale controllato.
La sequenza concettuale è:
inizializzazione → porte quantistiche → interazioni → interferenza → misura → elaborazione classica del risultato.
Inizializzazione
Prima di eseguire un circuito bisogna preparare il registro in uno stato noto.
Nel modello a circuiti si usa spesso come punto di partenza.
Le operazioni successive preparano quindi lo stato richiesto dall’algoritmo.
Porte quantistiche e trasformazioni
Le porte modificano lo stato.
Fra gli esempi più comuni troviamo:
- X, con un ruolo paragonabile al NOT classico sugli stati base;
- H o Hadamard, utile per preparare particolari sovrapposizioni;
- Z e altre porte di fase, che modificano la fase relativa;
- CNOT, una porta a due elementi fondamentale per costruire determinate forme di entanglement.
Nel modello ideale, le operazioni prima della misura sono descritte da trasformazioni unitarie: conservano la normalizzazione e sono reversibili.
Un circuito non consiste quindi nel “leggere continuamente” il registro per controllare cosa sta facendo. Le trasformazioni vengono orchestrate mentre l’informazione quantistica rimane, per quanto possibile, coerente.
Interferenza e probabilità del risultato
Il lavoro di un algoritmo non consiste soltanto nel generare un grande numero di possibilità.
Deve organizzare le ampiezze.
L’obiettivo può essere far interferire costruttivamente i percorsi associati a informazioni utili e distruttivamente quelli meno rilevanti.
È il motivo per cui l’immagine del computer quantistico che “prova contemporaneamente ogni risposta” è insufficiente.
Anche se uno stato può coinvolgere moltissime componenti della base, la misura non le restituisce tutte. L’algoritmo deve preparare il sistema affinché l’informazione utile abbia una probabilità osservabile sufficientemente alta.
Misura e output classico
Alla fine del circuito una o più misure trasformano l’informazione di interesse in risultati classici.
La documentazione Microsoft sui circuiti quantistici e sulle operazioni di misura rende esplicita questa separazione fra registri, porte e output classico.
Il computer tradizionale non scompare dal workflow.
Serve per preparare programmi, controllare l’hardware, inviare istruzioni, ripetere i circuiti, raccogliere le misure ed elaborarne i risultati.
Come si realizza fisicamente un qubit
La descrizione teorica non impone un’unica implementazione.
Nella pratica, la scelta dell’hardware cambia profondamente prestazioni, errori, temperature di esercizio, modalità di controllo, connettività e possibilità di scalare.
Il NIST descrive le principali tecnologie studiate per costruire sistemi quantistici, evidenziando perché non esiste ancora un’architettura capace di eliminare tutti i compromessi.
| Tecnologia | Principio di codifica | Punti interessanti | Principali difficoltà |
|---|---|---|---|
| Superconduttori | Livelli energetici di circuiti quantistici | Porte rapide, controllo elettronico, microfabbricazione sviluppata | Criogenia, decoerenza, cablaggio e scaling |
| Ioni intrappolati | Stati interni di atomi ionizzati | Coerenza lunga e controllo molto preciso | Operazioni più lente e sistemi laser/vuoto complessi |
| Atomi neutri | Stati atomici controllati con laser | Array riconfigurabili e potenziale di scalabilità | Controllo, fidelità e maturità dei sistemi |
| Fotoni | Polarizzazione, fase o altri gradi di libertà della luce | Trasmissione dell’informazione e integrazione con reti ottiche | Generazione, rilevazione e interazioni fra fotoni |
| Spin / quantum dot | Stato di spin in strutture a semiconduttore | Possibile compatibilità con processi dei semiconduttori | Uniformità, accoppiamento, controllo e readout |
| Topologici | Informazione codificata in proprietà topologiche | Protezione teorica da alcuni errori locali | Realizzazione sperimentale estremamente complessa |
La tabella non è una classifica. Ogni piattaforma ottimizza compromessi differenti.
Circuiti superconduttori
I sistemi superconduttori utilizzano circuiti elettrici che, a temperature estremamente basse, manifestano un comportamento quantistico controllabile.
Architetture come i transmon sfruttano elementi non lineari, fra cui le giunzioni Josephson, per isolare livelli energetici utilizzabili per la codifica.
Uno dei vantaggi è la possibilità di eseguire porte relativamente rapide e di sfruttare tecniche di fabbricazione vicine al mondo dei circuiti integrati.
Il prezzo è un’infrastruttura criogenica impegnativa e una forte sensibilità a rumore, difetti, crosstalk e perdita di coerenza.
Ioni intrappolati
Negli ion trap l’informazione viene codificata in stati interni di atomi ionizzati mantenuti in posizione mediante campi elettromagnetici.
Laser estremamente controllati consentono di preparare, manipolare e misurare gli stati.
Questi sistemi possono raggiungere tempi di coerenza molto lunghi e ottime fidelità operative, ma le operazioni tendono a essere più lente rispetto ad altre piattaforme e la gestione di grandi registri introduce notevoli problemi ingegneristici.
Fotoni
Nei sistemi fotonici l’informazione può essere codificata in proprietà della luce come polarizzazione, fase, cammino o time-bin.
I fotoni sono particolarmente interessanti quando l’informazione quantistica deve viaggiare e costituiscono una tecnologia naturale per comunicazioni e reti.
Il problema è che la luce interagisce poco con altra luce. Questa caratteristica è ottima per trasportare informazione con poche perturbazioni, ma rende più complicata la realizzazione di determinate porte a più elementi.
Atomi neutri
Gli atomi neutri possono essere intrappolati mediante sistemi ottici e organizzati in array.
Interazioni fra stati fortemente eccitati, come quelli di Rydberg, permettono di eseguire operazioni controllate.
Una caratteristica interessante è la possibilità di costruire e riconfigurare geometrie con molti atomi. Anche in questo caso, però, il numero degli elementi fisici non indica da solo quanto calcolo affidabile possa essere realmente eseguito.
Spin e quantum dot
Un elettrone confinato in un quantum dot può fornire uno stato di spin utilizzabile per codificare informazione quantistica.
Il richiamo di questa strada è la possibile compatibilità con processi e materiali del settore dei semiconduttori.
Passare dalla compatibilità teorica alla realizzazione di processori molto grandi, uniformi e controllabili richiede tuttavia di risolvere problemi di variabilità, accoppiamento, rumore e lettura.
Approcci topologici: perché richiedono cautela
L’idea è codificare l’informazione in proprietà globali del sistema in modo da renderla meno vulnerabile a determinate perturbazioni locali.
Sulla carta è una strada estremamente interessante per ridurre parte del peso della correzione degli errori.
Ma “promettente” e “risolto” non sono sinonimi.
La realizzazione di sistemi topologici general-purpose resta un’area di ricerca molto complessa. Il NIST sottolinea che queste architetture sono difficili da costruire e che la verifica sperimentale delle proprietà necessarie rappresenta una parte sostanziale del problema.
Per questo non ha senso presentarle come il successore già determinato delle piattaforme superconduttrici o degli ioni intrappolati.
Qubit fisici e logici: perché la distinzione conta
Quando un produttore presenta un processore con un certo numero di elementi, la prima domanda utile è:
sta parlando di componenti fisici o di unità logiche protette?
La differenza diventa fondamentale quando si passa da dispositivi rumorosi a sistemi realmente fault-tolerant.

Cos’è un elemento fisico
Il componente fisico è l’implementazione hardware reale: per esempio un circuito superconduttore, uno ione o un atomo.
È manipolabile, ma inevitabilmente imperfetto.
Preparazione dello stato, porte, lettura e conservazione della coerenza introducono errori.
Cos’è un qubit logico
Un qubit logico è un’unità di informazione protetta mediante un codice di correzione degli errori.
L’idea non è creare molte copie indipendenti dello stesso stato sconosciuto: questo violerebbe il principio di non-clonazione.
L’informazione viene invece codificata in modo distribuito su più componenti fisici, utilizzando ridondanza quantistica e misure di controllo che permettono di rilevare sindromi d’errore senza leggere direttamente l’informazione logica che vogliamo preservare.
Google Quantum AI descrive questa logica nei suoi lavori sulla correzione degli errori e sui logical qubits.
Perché una unità logica richiede più componenti fisici
Un elemento logico deve resistere agli errori molto meglio dei singoli componenti che lo formano.
Quanti elementi hardware siano necessari dipende da diversi fattori:
- qualità del dispositivo;
- tasso e tipologia degli errori;
- codice di correzione utilizzato;
- connettività;
- operazioni logiche richieste;
- livello di affidabilità desiderato.
Non esiste quindi un rapporto universale del tipo “X componenti fisici = un elemento logico”.
La direzione corretta è:
hardware migliore + codice efficace + errori sotto la soglia necessaria → possibilità di ottenere unità logiche sempre più affidabili aumentando opportunamente la protezione.
È uno dei passaggi fondamentali verso il calcolo quantistico fault-tolerant.
Decoerenza, rumore ed errori: il vero limite
La difficoltà non consiste soltanto nel creare uno stato quantistico controllabile.
Bisogna mantenerlo abbastanza stabile da completare una sequenza utile di operazioni.
Il NIST descrive questi sistemi come estremamente fragili, sensibili a campi elettrici e magnetici, temperatura e altre interazioni con l’ambiente.
Che cos’è la coerenza quantistica
La coerenza permette alle componenti di una sovrapposizione di mantenere le relazioni di fase necessarie all’interferenza.
Quando l’interazione con l’ambiente distrugge queste relazioni, parliamo di decoerenza.
Nell’hardware vengono spesso considerate grandezze come:
- T1, associato al rilassamento energetico;
- T2, legato alla perdita di coerenza di fase.
Non sono però gli unici parametri importanti.
Perché l’ambiente disturba il calcolo
Il sistema deve essere isolato abbastanza da non perdere lo stato, ma allo stesso tempo dobbiamo poterlo controllare e misurare.
È un conflitto ingegneristico inevitabile.
Per comandarlo servono microonde, laser, tensioni o altri segnali. Per leggerlo deve interagire con apparati di misura. Per collegare parti differenti bisogna introdurre accoppiamenti.
Ogni interazione utile può diventare anche una sorgente di errore.
A questo si aggiungono:
- errori delle porte;
- errori di lettura;
- crosstalk;
- drift della calibrazione;
- rumore termico ed elettromagnetico;
- leakage verso stati indesiderati;
- difetti di fabbricazione.
Correzione degli errori e fault tolerance
Nei computer classici possiamo proteggere i dati con ridondanza relativamente semplice.
Nel mondo quantistico la situazione è più delicata perché non possiamo misurare direttamente uno stato sconosciuto per verificare che sia ancora corretto senza influenzarlo.
I codici quantistici aggirano il problema distribuendo l’informazione e misurando proprietà collettive che rivelano la presenza di errori senza estrarre direttamente il contenuto logico.
Quando il sistema riesce a mantenere l’errore logico sufficientemente basso anche durante circuiti lunghi e operazioni protette, entriamo nel territorio del fault-tolerant quantum computing.
Più qubit significa un computer quantistico più potente?
No, almeno non se guardiamo soltanto il numero riportato sulla scheda tecnica.
Il conteggio è importante perché determina la dimensione del sistema controllabile, ma non misura da solo la capacità di eseguire un algoritmo utile.
Cento elementi estremamente rumorosi possono essere meno utili, per un determinato circuito, di una macchina più piccola ma molto più controllabile.
Perché il numero grezzo non basta
Per valutare un processore servono almeno altri elementi:
- fidelità delle porte a uno e due elementi;
- errori di lettura;
- tempi di coerenza rispetto alla durata delle operazioni;
- connettività;
- possibilità di eseguire operazioni in parallelo;
- crosstalk;
- qualità della calibrazione;
- profondità dei circuiti eseguibili;
- supporto alla correzione degli errori;
- numero e qualità delle unità logiche, quando disponibili.
Nemmeno una singola metrica composita può descrivere perfettamente ogni workload.
Qualità, fedeltà, connettività e protezione logica
Supponiamo che un algoritmo richieda frequenti operazioni fra parti lontane nell’architettura fisica.
Un processore molto grande ma con connettività limitata potrebbe dover inserire operazioni aggiuntive per spostare logicamente l’informazione, aumentando profondità ed errori.
Una macchina più piccola ma con una topologia più adatta al circuito potrebbe ottenere un risultato migliore.
La qualità di un computer quantistico è quindi una proprietà dell’intero sistema, non del solo contatore dei qubit.
Cosa guardare quando viene annunciato un nuovo processore
Quando leggi “nuovo computer quantistico con N qubit”, non fermarti al numero.
Chiediti:
- sono elementi fisici o logici?
- quale tecnologia viene utilizzata?
- quali errori presentano le operazioni?
- quali parti possono interagire direttamente?
- quale circuito utile può essere eseguito con affidabilità?
- è presente correzione degli errori?
- il risultato è stato dimostrato su hardware reale o soltanto simulato?
Sono domande molto più informative del semplice confronto “500 è maggiore di 100”.
A cosa servono nei computer quantistici
I qubit sono le unità fondamentali con cui un computer quantistico costruisce registri e circuiti capaci di sfruttare fenomeni quantistici per elaborare l’informazione in modi che non hanno un equivalente diretto nel calcolo classico.
Questo non rende il quantum computing universalmente più veloce.
Il vantaggio, quando esiste, dipende dal problema e dall’algoritmo.
Tra i campi studiati troviamo:
Simulazione quantistica. Molecole, materiali e altri sistemi quantistici diventano rapidamente difficili da rappresentare con metodi classici al crescere della complessità.
Crittografia. Alcuni algoritmi hanno implicazioni profonde per sistemi crittografici a chiave pubblica, ma richiedono macchine fault-tolerant su scala molto superiore rispetto alla maggior parte dei dispositivi attuali.
Ottimizzazione. È un’area molto esplorata, ma non bisogna trasformare ogni problema di ottimizzazione in un caso automaticamente vantaggioso.
Machine learning. Esiste un campo di ricerca dedicato al quantum machine learning, ma “quantistico” non significa automaticamente più efficiente: per molti problemi già gestiti bene dai computer classici non è affatto scontato ottenere un vantaggio.
Il ruolo di queste unità è quindi permettere l’accesso a un nuovo modello di elaborazione. Il valore emerge quando un algoritmo riesce a utilizzare sovrapposizione, fase, interferenza ed entanglement per un problema adatto.
Domande frequenti
Quanti stati può avere un qubit?
Un singolo stato puro può assumere un insieme continuo di configurazioni descrivibili come combinazioni normalizzate di e .
Questo non significa che una misura restituisca un numero infinito di informazioni. Nella base computazionale otteniamo 0 oppure 1, con probabilità determinate dallo stato precedente alla misura.
Un qubit contiene più informazioni di un bit?
Lo stato matematico richiede più informazione per essere descritto rispetto a un singolo bit, perché comprende ampiezze e fase.
Non possiamo però leggere arbitrariamente tutti questi parametri da una singola copia.
Dire che “memorizza infinitamente più dati di un bit” sarebbe quindi fuorviante. La forza del modello deriva da come le ampiezze possono essere trasformate e fatte interferire prima della misura.
Deve essere raffreddato allo zero assoluto?
No.
Alcune tecnologie, in particolare molti circuiti superconduttori, richiedono temperature estremamente vicine allo zero assoluto. Altre piattaforme utilizzano ioni, atomi o fotoni e hanno requisiti ambientali differenti.
Inoltre lo zero assoluto non viene fisicamente raggiunto.
Quanti qubit servono per costruire un computer quantistico?
Non esiste un numero minimo universalmente valido.
La domanda più interessante è quanti elementi sufficientemente controllabili o logici servano per eseguire un determinato algoritmo con un livello di errore accettabile.
La risposta cambia in base al problema, all’hardware e al codice di correzione.
Che differenza c’è tra componente fisico e logico?
Il primo è l’elemento hardware reale e rumoroso.
Il secondo rappresenta informazione quantistica codificata su più componenti fisici e protetta mediante tecniche di quantum error correction.
Per costruire sistemi fault-tolerant questa distinzione è molto più significativa del semplice numero totale di elementi presenti su un chip.
Conclusione
Il modo più utile per capire un qubit non è pensarlo come “un bit più potente”.
È un sistema il cui stato può essere preparato come sovrapposizione, modificato attraverso trasformazioni quantistiche, correlato con altri elementi tramite entanglement e fatto interferire prima che una misura produca un risultato classico.
È proprio la sequenza stato → fase → trasformazione → interferenza → misura a spiegare perché il quantum computing può affrontare alcuni problemi in modo radicalmente diverso dal calcolo tradizionale.
Ma la stessa fisica che rende questo modello interessante lo rende anche difficile da utilizzare: rumore, decoerenza ed errori limitano la profondità dei circuiti e rendono necessaria la progressiva costruzione di unità logiche protette.
Per questo, quando si parla del futuro dei computer quantistici, la domanda non dovrebbe essere soltanto “quanti qubit ha?”.
Quella più utile è: quanta informazione quantistica affidabile riesce realmente a mantenere, trasformare e misurare?